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D’Imperio Paolo

Modelli economici e propaganda politica nell’età dei totalitarismi

Presentazione lavoro di ricerca

Nell’era della globalizzazione, della mondializzazione,

dell’omologazione sociale, culturale, economica, è evidente che

l’intera specie umana rischia di trasformarsi in una massa

omogenea, con le stesse caratteristiche, le stesse abitudini, le

stesse idee. Il rischio di tale trasformazione è l’atomizzazione

dell’uomo: milioni di persone identiche non possono che divenire

massa a discapito della soggettività, dell’io.

Se è vero che condizione basilare per la nascita e la crescita di un totalitarismo è la presenza di una

società massificata, risulta chiaro quale sia il rischio che corriamo nel XX secolo: la nascita di un

nuovo totalitarismo globale. Data la ciclicità della storia, ritengo

indispensabile che una diffusa conoscenza di ciò che furono i

totalitarismi possa evitarne di futuri.

In questo senso va il lavoro di ricerca che propongo, studio analitico

delle caratteristiche dei totalitarismi del XX secolo, con particolare

attenzione alla propaganda e ai modelli economici degli stati totalitari.

1 D’Imperio Paolo

Modelli Economici e Propaganda Politica nell’età dei Totalitarismi

Retorica e oratoria alle origini della propaganda

Uno degli strumenti più importanti dei regimi totalitari fu la propaganda politica, mezzo di

informazione e persuasione collettiva. Attraverso l’arte, i giornali i cine-giornali i regimi autoritari

riuscirono a raggiungere milioni di persone, intaccando fortemente la loro psiche. Grazie alla

propaganda l’ideologia del partito diveniva verità assoluta, incontestabile profezia da accettare

senza riserva. Alla base della propaganda totalitaria (ma della propaganda in genere) vi sono gli

studi di retorica e oratoria ai quali fin dall’antichità veniva attribuita notevole importanza.

Le origini della retorica e dell’oratoria

vanno ricercate nella Grecia antica del VII secolo

a.C. Fin dai tempi più remoti, infatti, la civiltà

classica ha attribuito una notevole importanza

all’abilità di saper comunicare in modo corretto e

allo stesso tempo persuasivo. La parola era un

mezzo per comunicare messaggi, formare la

pubblica opinione, influire sui processi decisionali.

Già nei poemi Omerici ritroviamo esempi di eloquenza. Per arrivare ad una più compiuta presa di

coscienza dobbiamo analizzare gli studi della Grecia Attica che per prima nel V secolo delineò i 3

politico, epidittico, giudiziario.

generi fondamentali: Il genere giudiziario era utilizzato da esperti

logografi che scrivevano arringhe di difesa e accusa (tali orazioni erano poi pronunciate dagli stessi

clienti) Il primato nel genere giudiziario va a Lisia che meglio di tutti gli altri seppe adeguare il

tessuto argomentativo e formale dell’orazione alla personalità del cliente. Il genere epidittico era

utilizzato in occasioni ben precise ed era di carattere celebrativo. Uno dei più grandi scrittori di

questo genere fu Isocrate. In fine il genere politico o deliberativo, consisteva nel pronunciare

orazioni atte ad influenzare deliberazioni nelle assemblee.

2 D’Imperio Paolo

Modelli Economici e Propaganda Politica nell’età dei Totalitarismi

Tacito e le critiche all’impero di Domiziano

Se negli antichi studi di retorica greca, possiamo trovare un preludio

della propaganda totalitaria, non possiamo non notare una chiara

corrispondenza tra i regimi totalitari e l’impero che a Roma si venne a

formare con la nomina ad imperatore a vita di Ottaviano. Ancora maggiori

sono le analogie che ritroviamo durante l’età di Domiziano il quale svuotò

completamente di ogni facoltà decisionale e politica il senato. Nel secondo

capitolo dell’Agricola di Tacito, troviamo alcune narrazioni che potrebbero

perfettamente adattarsi ai regimi del ‘900. L’uccisione di Aruleno

Rustico ed Erennio Senecione, l’incendio dei libri nel foro,

richiamano i metodi usati da Hitler, da Mussolini, da Stalin per

eliminare gli oppositori e cancellare una scomoda cultura, non

10 maggio 1933

pertinente all’ideologia. Il a Berlino ebbe luogo un

rogo di libri, il primo di una lunga serie. Sotto l’occhio benedicente

Goebbels

del ministro della Propaganda Joseph vennero accesi

enormi falò in cui furono bruciate le opere di autori di fama

mondiale.

Mentre i libri bruciavano Goebbels dichiarava: «L’anima del popolo germanico potrà tornare ad

esprimersi. Questi roghi non soltanto illuminano la fine di un’era: annunciano quella nuova».

« Raptores orbis, postquam cuncta vastantibus defuere terrae, mare scrutantur; si locuples hostis

est, avari, si pauper, ambitiosi, quos non Oriens, non Occidens satiaverit; soli omnium opes atque

inopiam pari adfectu concupiscunt. Auferre, trucidare, rapere falsis nominibus imperium, atque ubi

solitudinem faciunt, pacem appellant. »

3 D’Imperio Paolo

Modelli Economici e Propaganda Politica nell’età dei Totalitarismi

La propaganda

Totalmente distorto fu l’utilizzo dell’eloquenza durante i regimi

totalitari del XX secolo. Infatti, mai come in questo periodo, l’eloquenza

fu utilizzata come arma di livellamento e persuasione del genere umano.

Ma cos’è la propaganda? Prendiamo in considerazione il significato

negativo del termine che ben rappresenta i regimi totalitari.

<<Nel senso comune, propaganda è distorsione della verità, manipolazione o

cancellazione.(…)Dai suoi esordi, dunque, scopo della propaganda è creare e

diffondere consenso intorno a una visione del mondo e a un insieme di credenze funzionali a un potere forte

o a un gruppo di interessi. La finalità precipua della propaganda non è descrivere il mondo, ma giudicarlo,

edificando un sistema del bene da contrapporre ad un sistema del male, (…) Non c’è propaganda senza

censura. La censura riguarda ogni dato di fatto difforme dall’immagine di mondo che deve essere

propaganda. La propaganda rendendo inaccessibile una porzione di mondo, agisce sul reale .>>*

Queste descrizioni di propaganda si addicono perfettamente al suo ruolo durante i regimi totalitari,

la propaganda aveva, infatti, il ruolo di trasmettere “il messaggio”, verità

univoca e incontestabile del partito. Per perseguire tale scopo è obbligatorio

l’uso della censura che evita informazioni e opinioni discordi.

Proprio tramite la propaganda, che effettuò un controllo politico su

tutti i mezzi di comunicazione, avvenne la fascistizzazione dell’Italia, con lo

scopo di orientare l’opinione pubblica, comunicando l’esaltazione della

missione nazionale. I messaggi furono rivolti a tutte le

categorie della società italiana e vennero diffusi

incessantemente attraverso la radio la stampa e il cinema. In seguito alla

nascita dell’impero, l’Italia fascista venne celebrata sulla stampa con tutta

l’enfasi comunicativa possibile; le popolazioni furono investite da una

emissione continua di messaggi in cui era prevalente il tema dello scontro

ideologico. Si cercò di dare una giustificazione alle iniziative di guerra e di

conquista dell’impero, evidente è l’uso politico che si fece della storia riscritta

sulla base dei miti della romanità e delle imprese coloniali riviste in chiave

eroica, per la costruzione del consenso al fascismo. Molteplici furono le iniziative di propaganda

dopolavoro organizzazioni giovanili

del fascismo, dal alle (come

la G.I.L.) Di grande importanza fu l’uso dei mass media come la

radio e la stampa che vennero quasi del tutto assoggettate al potere

fascista (alcuni giornali di opposizioni rimasero in vita come il

Sport

Corriere della Sera e La Stampa). Anche lo divenne un mezzo

di propaganda, sport che ben rappresentava le doti di un perfetto

fascista.

* Propaganda di Regime e informazione indipendente, Elisabetta Beussi)

( 4 D’Imperio Paolo

Modelli Economici e Propaganda Politica nell’età dei Totalitarismi

Propaganda e terrore alla base del totalitarismo

Uno dei filosofi che più si interessò al ruolo della propaganda nei

totalitarismi fu Hannah Arendt. Secondo la Arendt la propaganda aveva due

fini:quello di persuadere gli strati di società non totalitarizzati (la classe

media) e soprattutto quello della comunicazione al di fuori del contesto

nazionale.

“Perché agiscono in un Mondo che non è totalitario, i movimenti totalitari sono

costretti a servirsi di quella che è comunemente considerata propaganda. Ma tale

propaganda si rivolge sempre ad una sfera esterna, gli strati non totalitari della

popolazione in patria o i paesi stranieri”

Secondo l’accezione della Arendt, poi, possiamo definire totalitari il Nazismo e lo

Stalinismo ma non il Fascismo il quale non attuò mai una vera e

propria politica del terrore. In Italia, infatti, vi era sicuramente una

sfrenata propaganda (attraverso l’arte, i giornali, i cine-gionali). Non

mancavano arresti, confini e condanne per i ribelli, ma mai ci fu un

clima di terrore come in Germania e in Russia. Possiamo dire che il

Fascismo fu un regime autoritario, un totalitarismo imperfetto ma non

un totalitarismo vero e proprio (certo non va per questo sottovalutato

o revisionato).

Leggendo i primi capitoli del Libro “Arcipelago Gulag” si ha una netta idea di quello che fosse il

clima di terrore presente durante lo Stalinismo. Decine di arresti senza una precisa colpa, istruttorie

durissime che finivano sempre e comunque con confessioni. Molteplici sono i metodi descritti da

Soljenycin che permettevano, attraverso il terrore e la violenza psicologica, di ottenere una

confessione. Eccone un esempio:

<< Umiliazione Preventiva. Nei famosi sotterranei della GPU di Rostov sotto gli spessi vetro del

marciapiede, i detenuti in attesa di interrogatorio erano costretti a

sdraiarsi bocconi nel corridoio comune per diverse ore col divieto di

sollevare la testa o emettere qualsiasi suono. Se ne stavano così, come

maomettani in preghiera, fino a quando il secondino gli toccava una

spalla e li portava all’interrogatorio.(…) Lo scopo era unico:indurre

uno stato d’animo depresso >>

5 D’Imperio Paolo

Modelli Economici e Propaganda Politica nell’età dei Totalitarismi

Il totalitarismo e gli intellettuali del tempo

Un importantissimo ruolo di propaganda e legittimazione del potere

fascista lo ebbero gli intellettuali. Su tutti spicca la figura di D’Annunzio, la

sua visione dell’estetismo, i suoi scritti sul superomismo, l’impresa di Fiume,

risultano un manifesto programmatico del fascismo al quale D’Annunzio

aderirà in pieno (visto come la materializzazione dei suoi ideali).

Molti furono gli intellettuali che aderirono al fascismo, oltre a D’Annunzio non possiamo non

menzionare Marinetti (il cui manifesto è in perfetta sintonia con il fascismo). Dopo l’omicidio

Matteotti, Pirandello si iscrisse al partito fascista. Altri poeti, che ricordiamo come antifascisti

militanti, inizialmente appoggiarono il partito fascista (Vittorini, Pavese). Tuttavia se D’Annunzio e

Marinetti furono coerenti con la loro adesione, lo stesso non possiamo dire di Pirandello, di Pavese,

Vittorini, i quali appoggiarono il partito più per necessità che per loro volontà. Gli intellettuali che

si opposero al partito vennero arrestati o uccisi (Gramsci morì in prigione, Gobetti fu ucciso dagli

squadristi, i fratelli Rosselli uccisi in Francia). Tra gli intellettuali, due figure divennero sinonimo

di fascismo e antifascismo Giovanni Gentile e Benedetto Croce (Da notare è la tolleranza del

fascismo di intellettuali antifascisti, il che sarebbe stato impossibile nel

nazismo e nello stalinismo).

Complicato fu il rapporto che Carlo Levi ebbe con il fascismo. Nel

1931 si unisce al movimento antifascista di “Giustizia e libertà”, fondato tre

anni prima da Carlo Rosselli. Per sospetta attività antifascista, nel marzo 1934

Levi si procurerà il primo arresto, e l’anno successivo, dopo un secondo arresto,

fu condannato al confino nel piccolo centro lucano di Aliano (Gagliano).

Proprio dall’esperienza del confino nasce l’opera “Cristo si è fermato ad Eboli”

un’opera in cui si denuncia la difficile situazione dei popoli del sud, in cui il

progresso, le scoperte scientifiche, la stessa medicina sembrano non essere mai

arrivate

<<a quella mia terra senza conforto e dolcezza, dove il contadino vive, nella miseria e nella

lontananza, la sua immobile civiltà, su un suolo arido, nella presenza della morte. - Noi non siamo

cristiani, - essi dicono, - Cristo si è fermato a Eboli - >>

Nel libro di Carlo Levi è chiara l’idea che così come lo sviluppo non è mai arrivato nel sud, allo

stesso modo non è arrivato il fascismo, il quale non è riuscito ad entrare nelle mentalità dei poveri

contadini Lucani, nella mentalità del sud. Il fascismo si è fermato al centro, non è arrivato nelle

periferie. (La stessa tesi che avrà Pasolini nel suo Acculturazione, acculturazione)

<<Oggi erano tutti fascisti, si sa. Ma questo non voleva dir nulla. Prima erano nittiani o

salandrini, e risalendo nel tempo, giolittiani o antigiolittia-ni, della Destra o della Sinistra, per

i briganti o contro i briganti, borbonici o liberali, e prima ancora, chissà. Ma questa era la

6 D’Imperio Paolo

Modelli Economici e Propaganda Politica nell’età dei Totalitarismi

vera origine: c’erano i galantuomini e c’erano i briganti, i figli

dei galantuomini e i figli dei briganti. Il fascismo non aveva

cambiato le cose.>>

Nel rapporto con i totalitarismi, più problematico fu il

rapporto che ebbe Primo Levi con il nazismo. Nei lager tedeschi,

Levi conobbe il nazismo più spietato, quel nazismo che guidava i

prigionieri verso il viaggio dell’annullamento; le persone nei lager perdevano ogni sembianza

umana, perdevano la loro identità.

<<Allora per la prima volta ci siamo accorti che la nostra lingua manca di parole per

esprimere questa offesa la demolizione di un uomo. In un attimo, con intuizione quasi

fondo. Più giù di così non si può

profetica, la realtà ci si è rivelata: siamo arrivati al

andare: condizione umana più misera non c’è, e non è pensabile.>>

Anche Montale fu formalmente avverso al fascismo e al totalitarismo.

L’autore genovese, denuncia il loro sostanziale rifiuto della cultura, la loro

ideologia paragonando, nella sua celebre poesia “Primavera Hitleriana”, il

fuhrer ad un messo infernale.

<< Da poco sul corso è passato a volo un messo infernale tra un alalà di

scherani, un golfo mistico acceso e pavesato di croci a uncino l'ha preso e

inghiottito>>

Non meno violenta fu la critica ai partiti che dopo la caduta dei totalitarismi, non crearono le

condizioni per dare vita a quel nuovo Umanesimo da Montale tanto auspicato, ma favorirono

l’avvento di una nuova e più completa società di massa.

7 D’Imperio Paolo

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Orwell e l’antiutopia dei regimi totalitari

Possiamo cogliere in filigrana nel libro 1984 di Orwell una sintesi di cosa furono i regimi

totalitari, di dove arrivava la loro spietata logica. Winston Smith, il

protagonista del romanzo, unico scampato alle violenze psicologiche del

partito (che aveva assoggettato attraverso la propaganda e il terrore l’intera

umanità) attraverso l’isolamento e terribili torture viene completamente

svuotato di ogni sentimento, di ogni facoltà umana. Smith arriverà ad

accettare in pieno la volontà del partito, confessando di essere colpevole di

un non ben precisato crimine. La brillante rappresentazione di Orwell

descrive esattamente quanto accaduto in Germania e Russia prima e durante

la II guerra mondiale; persone senza colpa, vittime di uno scellerato

progetto di annullamento e livellamento umano, venivano condannate a

torture atroci se non alla morte senza un reale capo d’accusa. Ciò che maggiormente stupisce è che

molti di loro ammetteranno, prima della condanna, di aver commesso fatti a loro completamente

estranei.

<< «Al futuro o al passato, a un tempo in cui il pensiero è libero, quando gli uomini sono differenti l’uno

dall’altro e non vivono soli... a un tempo in cui esiste la verità e quel che è fatto non può essere disfatto.

Dall’età del livellamento, dall’età della solitudine, dall’età del Grande Fratello, dall’età del Bispensiero...

tanti saluti!>> (G. Orwell)

8 D’Imperio Paolo

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Le scienze nell’età dei totalitarismi

Distorto fu l’uso che i regimi totalitari fecero delle scienze e in particolare

della matematica, durante il periodo fascista grande importanza si dette alla

matematica applicata, a discapito di quella più puramente teorica. Questo fu

un grave danno per gli anni che seguirono, il fascismo non comprese

l’importanza di una matematica pura che sola poteva far compiere un salto di

qualità al progresso e alla ricerca. Se in Italia la matematica era assoggettata

e limitata dal potere fascista, la situazione non migliorava nell’URSS e in

Germania. In Russia la Matematica moderna, veniva vista con molto

sospetto; Il regime Nazista non perse l’occasione di fare un discorso di razza anche sulla

matematica, un gruppo di importanti matematici raccolti attorno a Ludwig Bieberbach teorizzarono

una Matematica ariana superiore a quella ebrea.

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Nell'era della globalizzazione, della mondializzazione, dell'omologazione sociale, culturale, economica, è evidente che l'intera specie umana rischia di trasformarsi in una massa omogenea, con le stesse caratteristiche, le stesse abitudini, le stes

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