Estratto del documento

Luci e ombre del ‘900

Luigi Pirandello

Pablo Picasso e Gandhi

Salvador Dalì. (Great-Soul)

L’Italia dalla II guerra e Spagna

Ombre del ‘900

Mondiale a ‘900

Oggi. Dittatori e Beat Generation

Portatori di pace

L’Europa dopo la II guerra mondiale

Al termine della II Guerra Mondiale, gli stati europei si trovarono ad affrontare la miseria e la distruzione provocate dalla guerra, e dovettero affrontare le conseguenze economiche e politiche degli anni passati a sostenere l’attività bellica.

Malgrado la formazione di organizzazioni atte a evitare nuovi conflitti come l’ONU nata nel 1945, presto si delineò un nuovo conflitto mondiale in cui i due Paesi interessati ebbero l’intelligenza di non trasformarlo in guerra armata, si tratta della Guerra Fredda tra URSS e USA.

I due Paesi entrarono in conflitto tra di loro, dopo essere stati, peraltro, “alleati” durante il conflitto mondiale, per due ragioni: la prima era di motivo militare, infatti furono i primi Paesi al mondo a scoprire il nucleare e questo li poneva come le maggiori potenze militari capaci di sottomettere chiunque con la bomba atomica che aveva dimostrato il suo potenziale con i bombardamenti di Nagasaki e Hiroshima.

Il secondo motivo era di tipo politico, ma anche economico, infatti, prima di quel periodo il capitalismo americano non aveva avuto rivali, invece adesso con l’affermazione del comunismo sovietico poteva avere problemi a imporre la propria autorità sugli altri Paesi occidentali.

Lo scenario della Guerra Fredda continuò fino alla caduta del muro di Berlino del 1989, che sancì l’unione di una città che per decine di anni era il simbolo del conflitto tra il blocco americano e quello russo.

La situazione in Italia

Dopo la fine della guerra, in Italia la situazione politica stava tornando alla normalità, i partiti politici ritornarono alla loro normale attività, ma il Paese era devastato dal calo demografico provocato dai morti e molti rappresentanti dell’ex Partito Fascista dovettero fuggire per evitare di essere linciati, inoltre il numero di persone ancora esiliate e in prigione a causa delle ingiustizie di Mussolini era elevato ma l’amnistia per i reati politici approvata in quegli anni dal ministro della Giustizia, Palmiro Togliatti risolse questo problema.

L’Italia adesso doveva decidere se rimanere una monarchia o diventare una repubblica. Il 2 giugno 1946 si tenne il referendum istituzionale che vide l’affermarsi della repubblica, anche perché il re Vittorio Emanuele III aveva ormai perso il suo seguito e molti pensavano che non poteva più rappresentare l’Italia, soprattutto dopo gli errori commessi durante il fascismo.

Nel dicembre di quello stesso anno si votò per l’Assemblea Costituente, quelle elezioni videro la vittoria della DC di Alcide De Gasperi nata dalle ceneri del Partito Popolare, ottennero buoni risultati il Partito Socialista e quello Comunista, anche per questo De Gasperi decise di formare un governo al quale parteciparono, appunto, anche i socialisti e i comunisti.

Ma questa collaborazione era destinata a durare poco, infatti finì quando la Guerra Fredda arrivò in Italia e il governo doveva decidere se appoggiare gli Stati Uniti o la Russia, in particolare:

  • La DC, i repubblicani e i liberali avevano intenzione di schierarsi con l’USA.
  • Il Partito Comunista, naturalmente, ambiva a un governo simile a quello sovietico, considerato come il paradiso della classe operaia, infatti le atrocità di Stalin non si erano ancora diffuse.
  • I socialisti, invece, erano divisi al loro interno perché la maggior parte era con i comunisti ma una consistente minoranza stava con la DC, infine, all’inizio del 1947 il partito si divise e si formò il Partito Socialdemocratico che si unì di fatto con la Democrazia Cristiana.

La Guerra Fredda in Italia

La Guerra Fredda aveva “obbligato” la maggior parte del mondo a scegliere se stare con i comunisti o con i capitalisti.

L’Italia era vicina al confine tra i due blocchi quindi la decisione delicata provocò divisioni all’interno della neo-repubblica, come già detto.

A quel punto la DC, che aveva la maggioranza al governo, colse la palla al balzo per formarne uno nuovo, questa volta lasciando i socialisti e i comunisti all’opposizione, questo nuovo governo era anche appoggiato dai socialdemocratici, dai liberali e dai repubblicani.

Quando il Paese si trovò a decidere se accettare o meno il Piano Marshall, ossia un programma statunitense di aiuti economici ai Paesi europei occidentali, che naturalmente portava a un’alleanza con gli USA, i contrasti aumentarono.

Ma dopo aspre discussioni, l’Italia aderì al piano, anche perché molti politici capirono che poteva servire per la ricostruzione economica del nostro Paese, fu anche vero che, in effetti, tale scelta ebbe come conseguenza l’alleanza definitiva con gli USA.

Lo sport: Coppi e Bartali

Naturalmente, durante il secondo conflitto mondiale tutte le attività sportive agonistiche vennero sospese.

In Italia, ad esempio, nel giugno 1946, immediatamente dopo il referendum che sancì la fine della monarchia, riprese il Giro d’Italia, una competizione in grado di suscitare grandi emozioni nel popolo italiano, che dopo gli orrori della guerra e della dittatura, vedevano nel ciclismo uno dei simboli del possibile riscatto del Paese.

Fausto Coppi e Gino Bartali furono due figure di assoluto rilievo nel panorama sportivo mondiale degli anni Quaranta e Cinquanta.

I nomi di questi due campioni sportivi sono indissolubilmente legati tra loro, dal momento che la loro rivalità assunse un carattere mitologico, rimanendo al centro delle cronache sportive per più di un decennio.

Bartali nacque nel 1914 in una famiglia di contadini, profondamente cattolico e legato alla sua Toscana, si può dire che abbia lasciato l’aratro per la bicicletta.

Era così legato alla religione che si può dire pregava pedalando. Alza la testa solo per guardare il cielo e i suoi angeli invisibili, ringraziandoli per ogni vittoria.

Coppi nasce nel 1919, anch’egli in una famiglia di contadini del Piemonte, è l’esatto opposto di Bartali, razionale, meccanico, scettico verso la religione e legato al progresso scientifico, sa che ogni vittoria dipende da lui e non dalla Provvidenza.

Coppi crede al motore che gli è stato affidato, il suo stesso corpo. Non teme l’inferno, ma il secondo posto nell’ordine di arrivo, aveva anche un rapporto diverso con la campagna, che lasciò ancora prima di diventare un ciclista.

Bartali durante il Giro d’Italia del 1949 (sotto) e Coppi durante il Tour de France del 1950.

Due campioni, due Italie

Gino Bartali aveva esordito nel ciclismo agonistico nella metà degli anni ’30, vincendo il Giro d’Italia del 1937 e il Tour de France nel ’38.

Nel Giro d’Italia del ’40 Bartali era favorito ma si infortunò, così vinse un giovanissimo Fausto Coppi che aveva poco più di vent’anni.

La competizione si chiuse il giorno prima dell’entrata in guerra dell’Italia, guerra che portò all’interruzione della loro carriera per cinque anni.

Durante il conflitto mondiale, Bartali si adoperò clandestinamente per mettere in salvo molti cittadini ebrei, tanto che nel 2005 gli è stata assegnata la medaglia d’oro al merito civile per aver aiutato più di 800 italiani ebrei.

Coppi, invece, fu arruolato e mandato a combattere in Africa, dove venne anche imprigionato dagli Inglesi.

Nel ’46 ricominciò l’attività agonistica e la loro leggendaria rivalità continuò fino al 1960 quando Coppi morì per un’infezione di malaria.

La coppia Coppi-Bartali dominò, dunque, il mondo del ciclismo per più di dieci anni, vincendo otto Giri d’Italia, quattro Tour de France e altre competizioni minori, come la Milano-Sanremo o la Parigi-Roubaix.

Date le differenti personalità e le visioni opposte del mondo, la loro rivalità divenne spesso una metafora del contrasto politico tra il cattolicesimo della DC e il laicismo del PCI, e l’Italia si divise anche ideologicamente tra ‘’coppiani’’ e ‘’bartaliani’’.

Se consideriamo queste radicali differenze tra i due campioni, anche per lo stile in gara infatti il toscano eccelleva nelle salite mentre il piemontese era un velocista, i due campioni non si odiarono mai e si affrontarono sempre con grande lealtà, dando un esempio eccellente dei valori più alti dello sport, valori di cui lo sport, se vissuto con lo spirito giusto, può e deve farsi portatore.

Gli anni del miracolo economico

Le elezioni del 1948 furono l’ultima possibilità che avevano i comunisti per evitare l’alleanza con gli USA e quindi l’ingresso definitivo dell’Italia al blocco occidentale.

Queste elezioni videro, ancora una volta, la DC contro i comunisti e i socialisti, uniti nel Fronte popolare, i partiti minori che avevano sempre appoggiato De Gasperi parteciparono con liste proprie, che ebbero scarso successo.

La vittoria andò ai democristiani che però furono avvantaggiati anche dal fatto che gli orrori di Stalin e del comunismo iniziavano a diffondersi quindi gli indecisi a quel punto non ebbero più dubbi.

La DC ottenne anche la maggioranza assoluta in parlamento quindi era capace di governare da sola l’Italia ma nonostante ciò De Gasperi cercò comunque l’appoggio di altri partiti, appoggio che trovò ancora una volta nei socialdemocratici, nei liberali e nei repubblicani.

Iniziò così l’epoca del centrismo e, con l’elezione nel maggio del ’48 di Luigi Einaudi come presidente della repubblica, poteva iniziare seriamente la ricostruzione economica del Paese.

Gli anni del “miracolo economico” furono caratterizzati soprattutto dalla crescita delle medie e piccole industrie che portarono la percentuale dei lavoratori del settore secondario dal 17% al 32%, lo sviluppo aumentò fra il ’50 e il ’63.

In quegli anni grazie agli sforzi degli operai che risparmiavano e degli imprenditori, che investivano bene, la crescita economica si diffuse anche negli altri settori, come quello delle infrastrutture che agevolò anche i trasporti e il commercio.

La competizione fra comunisti e DC fu dura ma restò sul piano della propaganda e delle parole. La FIAT fu una grande protagonista dell’industrializzazione del Paese.

La musica beat

La musica beat è stato un genere musicale nato in Inghilterra all’inizio degli anni ’60; in Italia si diffuse esattamente nel 1964.

I complessi beat erano caratterizzati da una formazione dominata dalle chitarre elettriche, con armonie vocali e melodie orecchiabili.

I ritmi veloci e cadenzati rivelano un’evidente derivazione da quelli usati nella musica soul, ma con linee melodiche in grado di addolcire certe asprezze del rock and roll e del blues.

Le parti vocali possono ricordare il doo-wop, con i cori che ripetono sillabe senza senso.

Naturalmente, la musica beat era legata alla Beat Generation che viene considerata un vero e proprio movimento culturale.

Questo movimento modificò non solo la letteratura e la cultura dell’epoca, ma la stessa visione della vita e la coscienza collettiva di una società che portava ancora le ferite causate dalla II Guerra Mondiale.

In Italia il beat inizia a diffondersi grazie ad alcuni complessi che dal Regno Unito si trasferiscono a suonare in Italia e, soprattutto, grazie al successo dei Beatles, dei Rolling Stones e di altri gruppi britannici: il risultato è che si diffondono in tutta la penisola complessini di giovani che iniziano a suonare, e molte case discografiche li mettono sotto contratto, puntando sul loro successo.

Già nel 1964 debutta l’Equipe 84, che diventa una delle punte di diamante del beat italiano.

Tra il 1965 e il 1966 il beat italiano diventa il genere dominante nelle classifiche di vendita e nei programmi televisivi, sia per l’arrivo di nuovi gruppi d’oltremanica che per i nuovi gruppi che arrivano alla sala d’incisione, come i Dik Dik, I Giganti, i Camaleonti, i Nomadi, i Pooh.

Vi è inoltre anche una nuova generazione di cantanti solisti, soprattutto donne, come Rita Pavone, Caterina Caselli, Patty Pravo che arrivano al successo in quel periodo.

I “Camaleonti”

Tra i complessi che aderirono alla musica beat più famosi degli anni ’60, si possono ricordare i “Camaleonti”.

Fondato nel 1963 a Milano, nel 1965 viene notato da Miki Del Prete, collaboratore e paroliere di Adriano Celentano, che propone ai musicisti della band un contratto con la sua casa discografica.

Il successo arriva quasi subito, cavalcando il fenomeno beat con Chiedi chiedi e Sha la la la la che nel 1966 vende 400.000 copie.

Dopo l’abbandono di Riki Maiocchi, che si dedica alla carriera solista, l’anno d’oro è il 1968, in cui raggiungono la vetta delle classifiche di vendita con L’ora dell’amore, uscito alla fine del 1967 e che ottiene la prima posizione il 16 dicembre.

Questo brano diventa un inno dei giovani di allora e rimane al 1º posto della classifica dei dischi per 10 settimane vendendo 1.600.000 copie.

Con Mamma mia, scritta da Mogol e Lucio Battisti, con Viso d’angelo e poi con Eternità, presentata al Festival di Sanremo, il complesso si affaccia agli anni Settanta al massimo della sua popolarità: questi sono anche gli anni dei dischi d’oro.

Ad oggi sono passati oltre 45 anni dal primo contratto discografico dei Camaleonti.

Aspettando un nuovo anniversario, con alle spalle 30.000.000 di dischi venduti, non smetteranno mai di regalare emozioni, infatti sono ancora in attività quindi si può proprio dire che la loro musica sia senza tempo.

L’ingresso nel sistema occidentale e l’arrivo di un governo di centrosinistra

Negli anni ’50 e ’60 si diffuse in Italia un certo benessere, legato sia ai risultati del miracolo economico sia all’ingresso del Paese nel sistema occidentale che portò alla diffusione dei cosiddetti beni durevoli come i televisori, telefoni, elettrodomestici eccetera.

Nel frattempo si sviluppavano anche il turismo e il commercio anche se è necessario precisare che tutto ciò era vero al Nord, il Sud infatti viveva ancora di agricoltura.

Ecco perché furono anni di forte emigrazione dal Sud verso il Nord, dove le fabbriche assumevano migliaia e migliaia di lavoratori, furono circa 5 milioni quelli che andarono al Nord in cerca di fortuna, ciò causò anche problemi d’integrazione che oggi sono quasi del tutto svaniti.

In questo periodo, inoltre, l’Italia aderì sia alla NATO che alla CEE.

L’adesione alla NATO portò all’installazione di centinaia di basi militari, dato che gli USA consideravano la nostra posizione strategica per la vicinanza al blocco comunista.

L’adesione alla CEE portò vantaggi direttamente agli italiani che ora potevano liberamente emigrare verso altri Paesi come la Germania, la Francia, il Belgio, ma soprattutto la Svizzera.

Gli anni della ricostruzione economica avevano portato gli operai ad enormi sacrifici in cambio di salari bassissimi.

In poche parole, la manodopera a basso costo e l’alto livello di produzione consentivano di mantenere costi competitivi e di vendere moltissimo all’estero.

Gli alti profitti che ne derivavano avevano arricchito le aziende, che di fatto lasciarono agli operai quegli stessi salari perciò si diffuse un grande malcontento della classe operaia che pretendeva una parte delle ricchezze che loro stessi creavano con il loro lavoro.

Tutto ciò obbligò la DC, nel 1963, a cercare l’appoggio di una forza di sinistra, così i democristiani costituirono un governo con i socialisti.

Lo presiedeva il democristiano Aldo Moro e fu chiamato “governo di centrosinistra”.

Questo fu un periodo di alcune importanti riforme ma fu anche l’inizio della corruzione.

Il Sessantotto italiano e gli anni del terrorismo

Verso la fine degli anni ’60, in Italia come in molte altre zone d’Europa, si diffuse un movimento di ribellione giovanile, chiamato Sessantotto, dall’anno in cui fu più attivo.

Fu un periodo di contestazioni dovuto al fatto che i giovani rivendicavano valori che erano stati persi durante il secondo dopoguerra, e si battevano per le caratteristiche negative della società come la discriminazione verso i poveri o le donne, l’emarginazione degli stessi giovani nella società eccetera.

In alcuni casi queste proteste si saldavano con quelle operaie che rivendicavano migliori condizioni lavorative.

Questi ultimi riuscirono durante gli anni ’70 a ottenere vantaggi come la settimana di 40 ore e una rappresentanza più forte nelle fabbriche.

Accanto alle manifestazioni più o meno tranquille del Sessantotto, sorsero gruppi rivoluzionari e radicali che volevano ottenere un colpo di Stato attraverso lotta armata e più tardi, attraverso il terrorismo.

Ebbero così inizio i cosiddetti “anni di piombo”, caratterizzati da numerosi attentati.

Il terrorismo in Italia aveva due correnti, la prima corrente era formata da organizzazioni neofasciste che agivano con attentati pubblici, esplosioni, dirottamenti eccetera.

La seconda corrente era formata da organizzazioni che si proclamavano comuniste, prima fra tutte le Brigate Rosse e volevano ottenere una svolta politica verso un governo di sinistra.

Il culmine di questi attentati fu quello del leader democristiano Aldo Moro, nel 1978.

Questo evento ebbe effetti importanti e portò il governo ad agire seriamente con la costituzione di un governo di coalizione nazionale che vedeva anche l’appoggio dei comunisti guidati da Berlinguer.

Quando poi cessò questa situazione di emergenza il PCI ritornò all’opposizione e tornò a perdere voti.

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Sintesi

Introduzione Luci e ombre del '900, tesina

La seguente tesina di terza media descrive il Novecento, con analisi dei seguenti argomenti: l'Italia dalla II guerra mondiale a oggi, Coppi e Bartali, musica Beat, Luigi Pirandello, Spagna '900 e Pablo Ruiz Picasso, Salvador Dalì, Mahatma Gandhi, l'India. La tesina permette quindi il collegamento a varie materie scolastiche.

Collegamenti

Luci e ombre del '900, tesina

Storia -

L'Italia dalla II guerra mondiale a oggi

. Ed. Fisica -

Coppi e Bartali

. Musica -

La musica Beat

. Letteratura -

Luigi Pirandello

. Spagnolo -

Spagna '900 e Pablo Ruiz Picasso

. Arte -

Salvador Dalì

. Inglese -

Mahatma Gandhi

. Geografia -

L'India

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