Salvatore Russotto
VB - Liceo Scientifico “S. Cannizzaro”
A.S. 2008/2009
Liberi di essere
Indice
Una libertà responsabile ................................................................................................................................... 7
Søren Kierkegaard: la paralisi del possibile ..................................................................................................... 11
Fascismo e libertà: come la persona si perde creando il consenso ................................................................ 19
La libertà del saggio: tra Seneca e San Paolo .................................................................................................. 29
Luigi Pirandello: prigionieri della forma .......................................................................................................... 35
Verso la libertà della forma: Cubismo, Futurismo e Surrealismo .................................................................... 43
Uomini senza coscienza: lo stato vegetativo ................................................................................................... 51
Percy Shelley: freedom without institutions .................................................................................................... 59
Differenziale di una funzione ........................................................................................................................... 69
Circuiti in corrente alternata ........................................................................................................................... 75
5
Introduzione
Una libertà responsabile
«Libertà significa Responsabilità:
ecco perché molti la temono»
George Bernard Shaw
In base alla corrente funzionalistico-attualistica della società contemporanea sempre più si è andata operando una spaccatura tra essere umano e persona, il primo inteso come individuo incapace di autodeterminarsi e predeterminato dalla sola natura su cui è preordinato, la seconda intesa come individuo capace di autodeterminazione poiché in possesso di volontà e di ragione.
Allo stesso modo la libertà, da elemento costitutivo e ontologico dell’essere umano, viene ridotta a sua mera funzione. La libertà dell’uomo assume quindi una forma personale e una forma non personale, disgiungendosi in “libertà della persona” e in “libertà dell’individuo”.
La libertà dell’individuo, essendo propria di un essere che soggiace al solo istinto, conduce inevitabilmente al trionfo delle emozioni, a ciò che Z. Bauman definisce “legami liquidi”; la libertà della persona, propria di un essere autodeterminato, porta l’uomo ad essere causa sui, lo rende in grado di autopossedersi e dire: «Questa azione è mia».
La responsabilità esiste solo nella persona: tutte le forme individualistiche di responsabilità sono irresponsabili. Se la libertà si riducesse a mera scelta individualistica, essa non approderebbe a nessun progetto esistenziale: sarebbe un esercizio fine a sé stesso, privo di spessore metafisico.
In questo caso libertà e verità sono sganciate, poiché non esistono verità assolute. Se San Paolo nella Lettera ai Galati (Gal 5, 13a) scrive: «Voi, fratelli, siete chiamati alla libertà», J. P. Sartre ne “L’essere e il nulla” afferma che: «Siamo condannati alla libertà».
La libertà cambia il suo significato: priva di verità si trasforma da vocazione dell’uomo a sua condanna, da compito a caso. Chiarisce Luigi Alici: «Quando tutto ha un valore solo perché scelto, nulla è scelto perché ha valore».
dalla libertà”:
Secondo Erich Fromm l’individualismo porta alla cosiddetta “fuga aumenta la “libertà da” a scapito della “libertà per”. La libertà dell’individuo è una libertà priva di legami, in preda alla spasmodica ricerca di evasioni.
Le evasioni diventano strumenti per compensare le ansietà, per tentare di rimuovere le domande di senso, schiacciandole sotto il peso della routine quotidiana. L’individuo vuole non scegliere, spesso senza accorgersi che la scelta di non scegliere è già di per sé una scelta.
Fugge dall’isolamento tramite le evasioni, tuttavia esse non gli fanno trovare la verità e, anzi, aumentano quell’isolamento da cui fugge. Rimossa la domanda etica (Chi sono? Cosa scelgo? Perché?), l’individuo cerca un’altra persona a cui cedere la propria libertà. cessione della propria libertà ad altri il conformismo da automi.
Sono due le vie di fuga dalla libertà: la e
La cessione della propria libertà ad altri
- L’individuo cerca una persona che abbia la risposta pronta, un capo che pensa e decide al posto suo, il “tutto facile”. Ci vuole troppo tempo per capire da sé. Da questa strada si giunge presto alla seconda via di fuga.
Il conformismo da automi
- L’individuo assume la personalità offerta dai modelli culturali correnti, decide di diventare in tutto come gli altri (come gli altri pretendono che lui sia). Configura sé stesso sulle aspettative di chi ha vicino, adattandosi ed entrando spesso in crisi. Egli rinuncia al suo io individuale e diventa automa. Il fine di tutto ciò è non sentirsi soli; il prezzo, la perdita del proprio io. L’io viene sostituito da uno pseudo-io: il riflesso di ciò che gli altri si attendono da lui.
L’individuo vive un grande autoinganno: pensa di agire come a sé stesso piace, ma in realtà agisce come piace agli altri; crede di essere libero quando invece ha uno “spirito di gregge”.
Si dà alle mode, sempre diverse, mutevoli e brevi fino al punto da fargli credere di avere una maggiore libertà nel seguirle. Confonde la libertà con la volubilità, un cambiamento che deriva da una scelta consapevole con uno che scaturisce dal semplice gusto di cambiare.
automi auto-
Commenta Erich Fromm: «Siamo diventati che vivono nell’illusione di essere nomi».
Non importa che ciò sia avvenuto con consapevolezza: c’è chi si rende conto di non essere libero. Ciascuno è libero di essere libero. Tuttavia, essere liberi di non esserlo equivale a viversi addosso, a lasciarsi vivere.
A questo proposito, Norberto Bobbio afferma: «Quel fuga dalla schiavitù, fuga dalla libertà».
che in altri tempi era oggi si è convertito in un uomo piccolo piccolo.
La conseguenza più tragica di questa libertà deresponsabilizzante è la produzione di una verità sganciata dall’essere dell’uomo non ha senso. La libertà, prima che al fare, attiene all’essere.
È una caratteristica qualitativa, non quantitativa: non si può ridurre la libertà alla “quantità di cose che posso fare”. Un uomo piccolo piccolo è “spettatore indifferente della realtà” (Agamben).
Senza alcun retroterra metafisico si diventa animali, solo provvisoriamente più evoluti: la convivenza sociale e politica degli individui viene portata avanti da uomini ridotti, che si accontentano di vivere alla giornata.
Ridurre l’individuo a contingenza pura trasforma la libertà in strumento di lotta in cui prevale la legge del più forte. Si genera così litigiosità infinita fra gli individui.
La nozione di soggetto mette in risalto che l’uomo ha dentro di sé il principio che dà origine ai propri atti. Per definire l’uomo post-moderno e la fine della modernità, Gianni Vattimo prende la parola “soggetto” in latino
sub-iectum
e dice che il “sub” è stato tolto, perché dentro il soggetto non c’è più nulla. L’uomo ha perso ciò che “aveva sotto”, ciò che lo rendeva soggetto. essere esserci.
La grande lotta degli esistenzialisti è tra ed Secondo la visione ontologica, essere è ciò che chiamo persona; secondo la visione esistenzialista, esserci è ciò che chiamo individuo.
Esserci è la caratteristica propria di chi sa che c’è, ma non sa chi è (e forse non gli interessa neppure saperlo). Nel mondo moderno la maggioranza delle persone ci sono, ma non sono.
Dice E. Mounier, il padre del personalismo cristiano: «Oggi il nostro compito principale è ritrovare la vera nozione di uomo». Un tale recupero consente di interpretare la libertà dell’uomo come dimensione costitutiva della persona e non come “capacità di scegliere” (Sartre).
Io sono libero, per questo sono persona. Questo si ottiene solo quando la libertà è legata alla verità dell’essere. «La Verità vi farà liberi» (Gv 8,32), non “la libertà vi farà veri”.
Solo se c’è corrispondenza tra libertà e verità si arriva alla responsabilità, verso noi stessi, verso gli altri e verso il mondo. La responsabilità consiste nell’autodeterminazione in forza della quale posso dire: “Questa azione è mia, l’ho voluta io, è da attribuire al mio volere cosciente e intelligente”.
L’uomo non deve essere né spettatore, né produttore dei propri atti; deve esserne responsabile (causa sui). Se la persona fosse semplicemente un “fascio di emozioni”, nessuno sarebbe responsabile di niente.
La persona è libera dal momento in cui risponde dei propri atti di fronte agli altri. L’animale non è soggetto imputabile, perché non è soggetto. L’uomo agisce secondo una volontà cosciente.
Solo la libertà percepisce la doverosità, l’ “io devo”. Solo un essere libero può avere dei doveri: non avrebbe senso dire “sei obbligato” ad un essere predeterminato da una natura istintiva.
In un’esistenza predeterminata non c’è dovere, né obbedienza, né possibilità di disubbidire, né colpa o merito. Noi siamo liberi perché possiamo obbedire o disubbidire, condividere o non condividere una decisione.
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Filosofia
Søren Kierkegaard: la paralisi del possibile
1. La vita
Søren Kierkegaard nasce a Copenaghen il 5 maggio 1813 da Michael Pedersen, un ricco commerciante, e dalla sua seconda moglie Ane Lund. Fu l’ultimo di sette figli, dei quali ne vide cinque morire quando ebbe solo vent’anni.
Questo, unitamente alla rigida educazione pietista ricevuta dai suoi genitori, fece di lui un ragazzo molto introspettivo, nonché orientato al pessimismo. La sua vita ruota attorno a tre momenti principali: il rapporto con il padre
Il rapporto con il padre
- Come abbiamo detto, l’infanzia di Kierkegaard fu triste. Il padre era un pastore protestante, di rigida moralità. A 30 anni non poté più lavorare per malattia. Gli morì la prima moglie e rimase senza figli.
- Pochi mesi dopo il funerale si risposò con la domestica (Ane Lund, la madre di Kierkegaard). La figura del padre per Kierkegaard fu sempre quella di un vegliardo. A lui non rimprovererà mai la mancanza di affetto.
- In nessuna occasione ruppe il rapporto con lui, tranne che per una breve lite all’età di 20 anni. Durante gli studi universitari si dedicò a una vita gaudente (impiegò dieci anni per laurearsi in teologia).
- Un avvenimento lo segnò profondamente: il padre, morente, gli confessò una grave colpa, che costituirà la sua «scheggia nelle carni» e che custodirà sempre nel segreto.
Nessuno sa di che genere di colpa si trattasse: ciò che sappiamo è che dopo la confessione del padre la sua vita cambiò totalmente. Decise di sposarsi, poiché su di lui sentì gravare una responsabilità; spese la propria vita per espiare il peccato del padre.
«Ci sono uomini il cui destino deve essere sacrificato per gli altri, in un modo o nell’altro, per esprimere un’idea, ed io con la mia croce particolare fui uno di questi» S. Kierkegaard
Fidanzamento con Regina Olsen
- Nel 1840 si fidanza con Regina Olsen, ma dopo circa un anno interrompe il rapporto senza spiegare il motivo. Alcuni studiosi suppongono che avvertisse una chiamata alla vita religiosa, tuttavia molti di più sono coloro che ritengono tale decisione dettata, come tutte le altre, dal peso ossessivo della colpa del padre e dalla conseguente necessità di espiazione.
- Fece il possibile per apparire disgustoso a Regina, la quale si diceva disposta a tutto pur di sposarlo. Nella sua vita futura proverà grande rimpianto per questa decisione.
13
Apologia del Cristianesimo
- Con la sua vita e la sua filosofia tentò di recuperare il vero significato del cristianesimo. Rimase atterrito dalla superficialità dei cristiani del suo tempo.
Nella sua vita non si decise mai per nulla: scelse di vivere in una sorta di “punto zero”, mostrando l’aspetto paralizzante della possibilità.
Muore l’11 Novembre 1855 per un ictus, mentre camminava per le strade di Copenaghen, città nella quale trascorse quasi tutta la sua esistenza.
2. Le opere
Riportiamo le sue opere principali:
- Enten-Eller (tradotto come Aut-Aut – 1843), nel quale evidenzia che la dialettica non è opposizione (l’et-et di Hegel), ma conseguenza;
- I Diari, opera autobiografica di cui esistono più di cinquemila pagine;
- Il Diario di un seduttore (1843);
- Timore e tremore (1843);
- Il concetto dell’angoscia (1844);
3. Il pensiero
Non a torto Kierkegaard viene definito il padre dell’esistenzialismo: è il primo filosofo a incentrare la sua indagine sulle domande di senso e sulla possibilità di scegliere e, soprattutto, è il primo a vivere l’esistenzialismo in modo consapevole (la sua vita è lo specchio della sua incapacità di scegliere).
Riflette sui limiti della realtà. Il momento drammatico è quello che segue la scelta: ogni possibilità implica la minaccia di scegliere male; ogni possibilità-che-si è accompagnata dalla possibilità-che-non.
L’uomo non può protendere al sì o al no, ma al forse. È impossibile stabilire l’oggettività. La conseguenza di un atto di libertà è quindi l’angoscia.
Si sofferma molto a parlare dell’angoscia: in Il concetto dell’angoscia scrive che «l’angoscia è la vertigine della libertà».
A differenza della paura, che ha un oggetto (è sempre “paura di…”), l’angoscia è caratterizzata dall’indeterminatezza (non c’è qualcosa di cui essere angosciati; si è angosciati e basta).
Kierkegaard si oppone alla mentalità ottimistica della dialettica hegeliana. La vita non è un “et…et”, ma un “aut…aut”: dobbiamo vivere la nostra vita consapevoli che ad essa esistono tante altre alternative a cui abbiamo rinunciato nel momento in cui abbiamo operato la nostra scelta.
Ad Hegel rimprovera anche di aver “polverizzato” l’uomo: se nell’idealismo è il genere a prevalere sul singolo (es. nello Stato di Hegel non conta l’individuo), Kierkegaard replica che è il singolo a prevalere sul genere.
L’essenza profonda della verità è la soggettività, perché ciascuno è singolo: non esiste la verità, ma la verità per me. La vera verità consiste dunque nell’appropriazione della verità.
Ciascun uomo è solo, unico e irripetibile. La filosofia personalistica parlerà a questo riguardo di irriducibilità della specie.
Altro elemento non condiviso dell’idealismo hegeliano è il panteismo idealistico (Uomo = Dio). Per Kierkegaard c’è assoluta differenza fra Dio e l’uomo.
L’unica accettazione di questa idea la opera nella fede: nel cristianesimo, paradossalmente, Dio si fa uomo. La fede è un elemento fondamentale per Kierkegaard: è quell’assurdo che trova nell’angoscia il prezzo da pagare affinché possa esprimersi.
Ogni scelta è del singolo, non può coinvolgere altri. L’esistenza implica un’assunzione di responsabilità personale (e che quindi prescinde anche quella coniugale). Il singolo è un essere assolutamente unico e che come tale deve trovare una scelta di vita propria.
Kierkegaard rintraccia tre stadi dell’esistenza, delle scelte di vita non legate da una consequenzialità logica, ma da un salto, una rottura (ogni stadio prescinde dall’altro):
- Vita estetica;
- Vita etica;
- Vita religiosa;
Ognuno di questi stadi ha un personaggio simbolico.
3.1 La vita estetica
L’esteta è colui che coglie l’attimo (“carpe diem” o, più precisamente, “carpe oram”) e decide di vivere la propria vita scegliendo sempre delle avventure innovative.
Ogni esperienza deve essere nuova e superiore alla precedente: non si accontenta del piacere, vuole il meglio del piacere (“il piacere del piacere”).
L’esteta sceglie di non scegliere e proprio per questo non può innamorarsi. A lungo andare ricade in un movimento continuo che porta alla noia, perché comprende che in fondo al piacere c’è il nulla.
È la noia la “molla”, l’elemento che può permettere (un “può” che non implica un “deve”) il salto alla vita etica. Il personaggio simbolo della vita estetica è il don Giovanni.
3.2 La vita etica
Nella vita etica avviene la scelta: l’assessore Guglielmo (personaggio-simbolo di questo stadio) si sposa.
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Tesina - Premio maturità 2009
Titolo: Liberi di essere
Autore: Russotto Salvatore
Scuola: Liceo scientifico
Descrizione
In base alla corrente funzionalistico-attualistica della società contemporanea sempre più si è andata operando una spaccatura tra essere umano e persona, il primo inteso come individuo incapace di autodeterminarsi e predeterminato dalla sola natura su cui è preordinato, la seconda intesa come individuo capace di autodeterminazione poiché in possesso di volontà e di ragione. Allo stesso modo la libertà, da elemento costitutivo e ontologico dell'essere umano, viene ridotta a sua mera funzione. La libertà dell'uomo assume quindi una forma personale e una forma non personale, disgiungendosi in "libertà della persona" e in "libertà dell'individuo".
La libertà dell'individuo, essendo propria di un essere che soggiace al solo istinto, conduce inevitabilmente al trionfo delle emozioni, a ciò che Z. Bauman definisce "legami liquidi"; la libertà della persona, propria di un essere autodeterminato, porta l'uomo ad essere causa sui, lo rende in grado di autopossedersi e dire: «Questa azione è mia». La responsabilità esiste solo nella persona: tutte le forme individualistiche di responsabilità sono irresponsabili.
Se la libertà si riducesse a mera scelta individualistica, essa non approderebbe a nessun progetto esistenziale: sarebbe un esercizio fine a sé stesso, privo di spessore metafisico. In questo caso libertà e verità sono sganciate, poiché non esistono verità assolute. Se San Paolo nella Lettera ai Galati (Gal 5, 13a) scrive: «Voi, fratelli, siete chiamati alla libertà», J. P. Sartre ne "L'essere e il nulla" afferma che: «Siamo condannati alla libertà».
La libertà cambia il suo significato: priva di verità si trasforma da vocazione dell'uomo a sua condanna, da compito a caso. Chiarisce Luigi Alici: «Quando tutto ha un valore solo perché scelto, nulla è scelto perché ha valore».
Secondo Erich Fromm l'individualismo porta alla cosiddetta "fuga dalla libertà": aumenta la "libertà da" a scapito della "libertà per". La libertà dell'individuo è una libertà priva di legami, in preda alla spasmodica ricerca di evasioni. Le evasioni diventano strumenti per compensare le ansietà, per tentare di rimuovere le domande di senso, schiacciandole sotto il peso della routine quotidiana.
L'individuo vuole non scegliere, spesso senza accorgersi che la scelta di non scegliere è già di per sé una scelta. Fugge dall'isolamento tramite le evasioni, tuttavia esse non gli fanno trovare la verità e, anzi, aumentano quell'isolamento da cui fugge. Rimossa la domanda etica (Chi sono? Cosa scelgo? Perché?), l'individuo cerca un'altra persona a cui cedere la propria libertà.
Sono due le vie di fuga dalla libertà:
- La cessione della propria libertà ad altri
- Il conformismo da automi
L'individuo cerca una persona che abbia la risposta pronta, un capo che pensa e decide al posto suo, il "tutto facile". Ci vuole troppo tempo per capire da sé. Da questa strada si giunge presto alla seconda via di fuga.
Area
umanistica
Materie trattate
- Filosofia (Søren Kierkegaard: la paralisi del possibile)
- Storia (Fascismo e libertà: come la persona si perde creando il consenso)
- Letteratura latina (La libertà del saggio: tra Seneca e San Paolo)
- Italiano (Luigi Pirandello: prigionieri della forma)
- Arte (Verso la libertà della forma: Cubismo, Futurismo e Surrealismo)
- Biologia (Uomini senza coscienza: lo stato vegetativo)
- Letteratura inglese (Percy Shelley: freedom without institutions)
- Matematica (Differenziale di una funzione)
- Fisica (Circuiti in corrente alternata)
Sommario
- Una libertà responsabile
- Søren Kierkegaard: la paralisi del possibile
- Fascismo e libertà: come la persona si perde creando il consenso
- La libertà del saggio: tra Seneca e San Paolo
- Luigi Pirandello: prigionieri della forma
- Verso la libertà della forma: Cubismo, Futurismo e Surrealismo
- Uomini senza coscienza: lo stato vegetativo
- Percy Shelley: freedom without institutions
- Differenziale di una funzione
- Circuiti in corrente alternata