Estratto del documento

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Argomenti trattati per ogni materia

Storia: conquiste giuridiche ed economico-sociali delle donne.

Diritto: parità e pari opportunità.

Italiano: lettura del libro “Donne al Lavoro” di Maria Letizia Pruna, e di articoli di giornale inerenti l’occupazione lavorativa delle donne.

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Presentazione e motivazione

In occasione della festa delle donne ho letto alcuni articoli sulla condizione della donna nel lavoro oggi e da qui l’idea di approfondire l’argomento attraverso una tesina interdisciplinare che spaziasse dalle conquiste storiche alle odierne leggi.

L’obiettivo che mi sono posta è analizzare questi due campi: storicamente ho voluto osservare la rivoluzione che le donne italiane hanno combattuto per ottenere alcuni diritti e per eliminare i pregiudizi che pesavano su di loro. Di fronte a quest’analisi era indispensabile farne una in materia giuridica per vedere fino a che punto i diritti rivendicati dalle donne sono stati loro concessi.

Il confronto con la realtà, secondo me, mostra al di là delle rivendicazioni e al di là delle leggi come è veramente cambiata la situazione per le donne. I molteplici grafici rendono bene l’idea della condizione della donna nella società lavorativa di oggi.

Il mio lavoro si basa su diversi articoli e documenti, su trasmissioni televisive e su alcuni libri.

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Conquiste giuridiche ed economico-sociali delle donne

Il mondo femminile avrebbe potuto giungere a un’uguaglianza con il mondo maschile solo a determinate condizioni: l’acquisizione del diritto di voto; la promulgazione di leggi capaci di garantire la parità sul piano giuridico; una crescita della scolarizzazione femminile che permette alle donne di svolgere lavori prevalentemente maschili e giungere inoltre all’autonomia economica senza dover più dipendere dal marito o dal padre; la libertà di decidere come e quando sposarsi e quando e quanti figli avere.

L’acquisizione del diritto di voto è stata la prima battaglia compiuta dalle donne per ottenere la parità tra maschi e femmine iniziata in Europa con il movimento delle suffragette ad opera di Emmeline Pankhurst in Gran Bretagna. In Italia il diritto di voto venne esteso alle donne solo dopo la fine della seconda guerra mondiale, più precisamente le donne votarono per la prima volta il 2 giugno 1946 per la scelta tra monarchia e repubblica e per l’elezione dell’Assemblea Costituente.

La prima legge in assoluto che garantisse parità sul piano giuridico fu l’articolo 3 della nostra costituzione, voluto dalle 21 donne che facevano parte dell’Assemblea Costituente:

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali di fronte alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

Questo articolo riporta due tipi di uguaglianza, quella formale e quella sostanziale.

L’uguaglianza formale consiste nel fatto che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge.

L’uguaglianza sostanziale indica che lo Stato deve rimuovere gli ostacoli di ordine sociale ed economico che di fatto limitano l’uguaglianza e la libertà dei cittadini, e che impediscono la realizzazione della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale della nazione.

Sono poi state approvate e promulgate altre leggi che garantissero pari dignità come la legge che permette alle donne di fare qualsiasi professione anche quelle convenzionalmente maschili (1963), la riforma del diritto di famiglia (1975) che aboliva ogni gerarchia e ogni diritto di superiorità dell’uomo nel quadro familiare. Vi furono poi delle riforme sulla tutela della maternità (dal 1971 al 1977), la legge del 1991 che indicava ambiti e strumenti per fornire “pari opportunità” a tutti i cittadini e quella del 1996 che attribuiva alla violenza sessuale il carattere di reato contro la persona.

L’aumento del reddito disponibile delle famiglie dovuto alla ripresa economica post-bellica ha permesso a molte famiglie di investire più denaro per l’istruzione delle ragazze. Nel secondo dopoguerra aumentarono le ragazze che compirono gli studi superiori e frequentarono le università, queste ragazze rappresentavano il 30% degli studenti totali e questa percentuale andrà sempre più aumentando. Oggi il 57% degli iscritti all’università sono donne. Rispetto al passato queste donne erano per lo più di provenienza borghese e colte, esse non lavoravano per necessità

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ma per trovare nel lavoro realizzazioni e soddisfazioni. Prima erano le donne povere a dover lavorare per garantire alla famiglia la sopravvivenza.

Il lavoro permise alla donna di diventare una figura indipendente dotata di personalità e capacità decisionale, e di non essere più appendice del marito.

L’incremento del livello di scolarizzazione femminile permise a un maggior numero di donne di entrare nei processi lavorativi e di ricoprire cariche sempre più importanti. Inoltre, permise alle donne di essere più consapevoli della loro condizione e consentì loro di sensibilizzare l’opinione pubblica denunciando i fattori che ancora ne ostacolavano una piena emancipazione e valorizzazione.

Nel 1960 negli Stati Uniti iniziò la commercializzazione della pillola anticoncezionale, e successivamente di altri anticoncezionali anche meno invasivi, che ebbero un duplice effetto: le famiglie e soprattutto le donne poterono controllare la loro fecondità e quindi decidere quanti figli avere e quando averli, evitando che gravidanze indesiderate compromettessero la loro carriera. La riduzione del numero dei figli per coppia ha contribuito anche a ridurre il peso del lavoro domestico a carico delle donne, che è stato ancor più ridotto dalla creazione ad opera dello Stato sociale, dopo numerose battaglie, di asili d’infanzia e scuole materne. Il peso del lavoro domestico fu alleggerito anche dalla rivoluzione dei consumi che immise sul mercato un numero sempre crescente di elettrodomestici che permettevano di ridurre il tempo da dedicare alle “faccende domestiche”.

Durante gli anni Sessanta entra in crisi la differenziazione dei ruoli sessuali. Gli uomini iniziano a dare una mano in casa occupandosi delle faccende domestiche e dei bambini. Agli inizi degli anni Settanta nacque poi il movimento femminista negli Stati Uniti che lottava contro il dominio dei maschi sulle donne. Nascono dei gruppi in cui le donne si trovano per discutere della loro posizione all’interno della famiglia e della società, nel mondo in cui vivevano e il rapporto con il proprio corpo e la propria sessualità.

Nel frattempo vengono “organizzate” manifestazioni ed altre forme di pressione perché i Parlamenti approvassero nuove leggi sui temi del divorzio, dell’aborto e degli anticoncezionali, che furono intesi come altrettanti strumenti capaci di liberare la donna dalla tradizionale tirannia del matrimonio, della violenza sessuale, della procreazione non desiderata. In effetti le legislazioni dei vari Stati seguirono il mutamento dei consumi. La maggior parte dei paesi cambiò il diritto di famiglia, in modo da riconoscere pari dignità alla moglie, il divorzio, l’aborto.

La legge sul divorzio venne introdotta in Italia nel 1970 e confermata poi da un referendum nel 1974 che spaccò in due l’opinione pubblica, anche l’aborto fece molto scalpore: la legge venne introdotta nel 1978 e confermata da un referendum popolare nel 1981 destando una violenta discussione, entrambi questi argomenti vedono una parte della popolazione contraria a queste leggi ed è per lo più la componente cattolica.

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Nel 1984 veniva istituita la Commissione Nazionale per la parità e la pari opportunità tra uomo e donna presso la Presidenza del Consiglio. Sulla base di questi organismi vengono create le Commissioni Regionali di Parità, costituite con leggi regionali e le commissioni di parità provinciali e comunali.

Conferenza di Pechino

Dal 4 al 15 settembre 1995 si è tenuta a Pechino la Conferenza Mondiale sulle donne a cui hanno partecipato quindicimila delegate provenienti da 189 paesi membri delle Nazioni Unite, affiancate dalle rappresentanti degli organismi internazionali e degli Stati osservatori. Inoltre, sono intervenute al Forum delle ONG trentaseimila donne appartenenti a movimenti, associazioni, all’imprenditoria, al mondo della scienza, dell’arte e della cultura.

Per la prima volta i diritti delle donne vengono definiti diritti umani universali con la conseguenza che nessuna ragione di fede, cultura o estremismo religioso possa giustificarne la violazione.

In questa conferenza furono proclamati due principi guida:

L’empowerment implica l’attribuzione di potere alle donne, ma non limitata ai processi politici di decision-making; c’è bisogno di una loro partecipazione attiva a tutti i livelli e questo potere costituisce uno stimolo ad accrescere le proprie abilità e competenze.

Il mainstreaming, invece, si riferisce alla necessità di inserire nelle politiche generali tematiche propriamente femminili.

Questi due concetti hanno spostato il dibattito dalla donna alla società intesa come relazioni tra uomini e donne; durante la Conferenza di Pechino è stata sottolineata anche l’importanza di includere la parità fra i sessi in tutte le istituzioni e le politiche degli Stati membri delle Nazioni Unite, accrescendo e rafforzando la presenza delle donne nelle posizioni di rilievo all’interno dei governi e della società.

La quarta Conferenza mondiale si è chiusa con l’adozione della Dichiarazione di Pechino e la Piattaforma d’Azione. Quest’ultimo documento contiene gli obiettivi strategici e le azioni da intraprendere per favorire la promozione dello sviluppo delle donne e, parallelamente, individua

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Sintesi

Tesina - Premio maturità  2009

Titolo: Le donne: una rivoluzione incompiuta

Autore: Carenini Sara

Descrizione: la tesina analizza le conquiste più importanti delle donne italiane e successivamente verifica fino a che punto le leggi sono state applicate nella realtà .

Materie trattate: Italiano, Diritto, Storia

Area: umanistica

Sommario: Italiano, Maria Letizia Pruna, Donne al lavoro, articoli di giornale, Diritto, Costituzione, Legge 903/1977, Legge 125/1991, Storia, Trasmissione televisiva, Libri di testo.

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