Estratto del documento

Istituto Tecnico Industriale I.T.I. Artigianelli

Maturità A.S. 2008/2009

Studente:

Roberto Petissi

Argomento trattato:

La legge e l’uomo

“ ”.

Ambiti di relazione attraverso le epoche passate

Ottica di valutazione:

Religione, Letteratura italiana, Storia.

I.T.I. Artigianelli - Tesi di maturità

Roberto Petissi

Indice

Introduzione: Presentazione III

1. La legge di Dio IV

1.1 La creazione e la legge della natura IV

2.1 La legge di Dio nella visione biblica IV

1.2.1 La legge nell’Antico Testamento V

3.1 Mosè il mediatore di Dio per la legge VI

1.3.1 Il comando del Signore e la liberazione VI

2.3.1 Il monte Sinai e il Decalogo delle leggi VII

3.3.1 Il vitello d’oro e l’ira del Signore VII

4.3.1 Mosè e il Decalogo nelle tradizioni religiose VIII

2. La legge nell’antica Roma XII

1.2 Il significato nuovo della legge: la Storia XII

2.2 Contenuto delle Dodici Tavole XIII

3. La legge negli scritti del Nuovo Testamento XV

1.3 Nei Vangeli sinottici (Matteo, Marco e Luca) XV

2.3 Negli Atti degli Apostoli XV

3.3 Negli scritti di Giovanni XV

4.3 Nelle lettere di Paolo XVI

4. La nascita della legislazione sociale italiana e la Costituzione XVIII

1.4 Le radici dell’Italia: la nascita dello Stato italiano XVIII

2.4 Caratteristiche e principi della Costituzionale XIX

1.2.4 Principi fondamentali. XX

2.2.4 Parte prima: diritti e doveri dei cittadini XXI

3.2.4 Parte seconda: ordinamento della Repubblica XXII

5. Uno sguardo ottimista per il futuro della legge XXIII

La legge e l’uomo II

“Ambiti di relazione attraverso le epoche passate”

I.T.I. Artigianelli - Tesi di maturità

Roberto Petissi

Introduzione: presentazione

Prendo spunto dal motto della Polizia italiana che recita: “sub lege libertas” per cercare di esporre un pensiero caro all’umanità sin dai suoi primordi. Sono consapevole del limite e della parzialità di questo mio contributo che pur tuttavia senza ambizione alcuna, vuole offrire un’occasione di riflessione su di un tema che come un sottile filo d’oro accompagnerà la storia umana fino al suo termine.

L’esposizione ha la sua matrice nel chiarimento del concetto di “legge”. Legge che, nel corso delle epoche storiche fino ad arrivare ai nostri giorni, ha suscitato per motivi distinti e consapevolmente deformati guerre e rivoluzioni, contrapposti a passaggi importanti di civiltà, autentiche pietre miliari su cui si costruiscono le moderne democrazie.

A questo punto sorge una domanda, se la legge per sua natura sorge per un necessario equilibrio e ordine che regola la vita degli uomini, per quale motivo costoro si sono sempre battuti per modificarla a proprio piacere?

Lo studio prende avvio dall’ottica religiosa del mondo, parte quindi dalla creazione su iniziativa di Dio, passando al monte Sinai e precisamente alle tavole dei dieci comandamenti, affidate a Mosè poi attraverso i secoli, l’analisi si sofferma sull’epoca romana su cui si fonda il nuovo significato di legge proprio della modernità fino ai nostri giorni.

Numerosi sono i riferimenti alle leggi vigenti del nostro paese, intendendo l’insieme dei diritti e doveri che l’uomo è tenuto a osservare per l’edificazione del bene comune, in equilibrio con le libertà individuali e quindi la Costituzione.

La conclusione è uno sguardo ottimista verso il domani: interrogandoci sui modi con cui la legge organizzerà la società futura.

La legge e l’uomo III

“Ambiti di relazione attraverso le epoche passate”

I.T.I. Artigianelli - Tesi di maturità

Roberto Petissi

1. La legge di Dio

La creazione e la legge della natura

1.1

All’inizio di tutto si colloca il misterioso disegno divino. Dio crea il cielo e la terra, tutti gli esseri viventi e infine per un preciso progetto di completamento, l’uomo creato a Sua immagine, l’essere “perfetto” nella sua conformazione.

Dio gli dona ogni cosa che cresce nel “Giardino dell’Eden”, lo lascia libero da ogni vincolo mettendolo però in guardia riguardo l’albero proibito, l’albero del peccato: “«Mangia pure da ogni albero del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare; perché nel giorno che tu ne mangerai, (Genesi 2:15,16).

Certamente morirai»”

Con questo preciso comando, Dio impone all’uomo obbedienza, come per tutto il creato circondato dalle leggi naturali, così quest’ultimo è sottoposto ad un obbligo chiaro.

È così che la Bibbia proprio nei suoi stessi esordi, unisce insieme due principi indissolubili:

  • E
  • Ubbidienza alla legge vita.

In questo contesto è inserito il diniego al comando, la donna, Eva, che Dio ha posto accanto all’uomo si lascia persuadere dal serpente, simbolo del male scatenando la Sua ira. Il sommo Creatore li scaccia dal luogo divino lasciandoli vittime della loro disubbidienza.

In Genesi 3, con la disubbidienza sorgono anche altri concetti:

  • La cattiva coscienza: “Poi udirono la voce di Dio il Signore, il quale camminava nel giardino sul far della sera; e l’uomo e sua moglie si nascosero dalla presenza di Dio il Signore fra gli alberi del giardino” (Genesi 3:8).
  • Il sentimento di amore verso la donna viene sostituito dal risentimento: “L’uomo rispose: «La donna che tu mi hai messa accanto, è lei che mi ha dato del frutto dell’albero, e io ne ho mangiato»” (Genesi 3:12), ma anche:
  • La corruzione del matrimonio: “Alla donna disse: «Io moltiplicherò grandemente le tue pene e i dolori della tua gravidanza; con dolore partorirai figli; i tuoi desideri si volgeranno verso tuo marito ed egli dominerà su di te»” (Genesi 3:16).

Il dipinto della creazione, si sfigura a causa di questa grave disubbidienza lasciando una traccia che solo mediante il Battesimo è possibile eliminare.

Da principio, quindi, la creazione possedeva in essa l’insieme delle leggi mediante le quali la natura poteva continuare il proprio corso. Nel corso delle ere queste si sono modificate, secondo esigenze ambientali e atmosferiche.

La legge di Dio nella visione biblica

2.1

Il resto dell’Antico Testamento perpetua la concezione precedentemente esposta dell’essere umano nel suo ambiente: solo dando ascolto alla Legge di Dio esso può vivere con successo e prosperare nel mondo di Dio.

Lo stesso ambiente si rivolta contro i disubbidienti. La terra è contaminata dai trasgressori della Legge e c’è il rischio concreto che la terra “vomiti tali fuori” creature umane: “Osserverete dunque tutte le mie leggi e le mie prescrizioni e le metterete in pratica affinché il paese dove io vi conduco per abitarvi non vi vomiti fuori” (Levitico 20:22).

Dietro a questo concetto di vitalità morale dell’ambiente si pone quello del coinvolgimento diretto di Dio nella storia umana. Lo Spirito di Dio è attivo alla creazione e quest’attività è vista sia nel rinnovamento che nel decadimento delle piante “Tu mandi il tuo Spirito e sono creati, e tu rinnovi la faccia della terra” (Salmo 104:30); e ancora: “L’erba si secca, il fiore appassisce

La legge e l’uomo IV

“Ambiti di relazione attraverso le epoche passate”

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Roberto Petissi

quando il soffio del Signore vi passa sopra; certo, il popolo è come l’erba” (Isaia 40:7). Per questo la vita che dà vitalità all’ambiente è la vita stessa di Dio, piena della Sua santità.

È così che l’Antico Testamento porta in sé un chiaro e distinto ambientalismo, ed al suo centro sta la Legge di Dio, il Creatore.

1.2.1 La legge nell’Antico Testamento

Per l’Antico Testamento la Legge è norma insostituibile di ogni rapporto della creatura umana con Dio perché definisce la volontà di Dio per la sua vita. Nel Giudaismo la Legge di Dio, raccolta e codificata in scritti sacri, costituisce il centro stesso della pietà religiosa.

L’osservanza dei comandamenti è l’atto religioso fondamentale.

Storicamente, all’origine della Legge in Israele è la figura di Mosè, il legislatore per eccellenza, coadiuvatore dell’ordine terreno. È alla sua opera che tutte le leggi sono fatte risalire.

Egli, però, non è che il mediatore che Dio ha scelto per comunicare al Suo popolo la Sua volontà (Esodo 19:23-25). La Legge, infatti, proviene da Dio e non riguarda solo l’ambito cosiddetto religioso della vita, tutta la vita umana, in ogni suo ambito, pubblico e privato.

La Legge di Dio è il contenuto dell’Alleanza che Dio ha stabilito con il Suo popolo. La Legge di Dio è ciò che Israele si è impegnato ad osservare e che determina la sua identità e funzione nella storia.

La legge di Dio è frutto della rivelazione ed è chiara, certa, costante ed universale. A differenza delle divinità immaginate da altri popoli, Dio è costante e fedele ai Suoi impegni certificati in quello stesso patto.

Il termine ebraico che noi traduciamo con Legge, Torah significa originalmente insegnamento e designa la tradizione legale tramandata dai Leviti e dai sacerdoti presso i santuari e probabilmente mediante la consultazione di oracoli.

A differenza della parola profetica, dal carattere improvviso e occasionale, le singole leggi erano considerate universalmente ed eternamente valide. Presto esse sono messe per iscritto ed incorporate nel Pentateuco.

Con il ritrovamento e la lettura pubblica del “Libro della Legge” (2 Re 22,23), avviene, però, una profonda trasformazione: essa diventa libro, testo scritto solennemente promulgato con lettura pubblica.

Da allora il “Libro della Legge” comincia a sostituire il Tempio come simbolo della presenza di Dio. Con Esdra il processo è compiuto, la legge è letta di fronte al popolo e da allora s’identifica con l’intero Pentateuco.

Anche al tempo di Gesù e fino ad oggi, per gli Israeliti, “Legge” o Torah è la designazione dei primi cinque libri della Bibbia (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio).

Con Esdra, accanto al sacerdote, appare così la figura dello scriba, cioè “l’uomo del libro”, l’interprete delle prescrizioni divine rivelate una volta per tutte.

La Legge finisce così per essere considerata una collezione di comandamenti. La vita religiosa diventa, così, sempre di più osservanza, spesso esteriore, di questi comandi divini e si ritiene che la salvezza sia il risultato della loro osservanza.

In termini tecnici si designa questo come salvezza per le opere della legge.

È necessario tenere in debito conto questi aspetti molto vivi della religione della legge, per valutare giustamente la polemica che il Nuovo Testamento rivolge alla Legge, opponendola alla fede ed alla grazia.

Nell’originale concezione biblica, la Legge non si oppone alla grazia, ma ne è espressione. In questo i concetti più profondi del Nuovo Testamento sono prefigurati e preannunciati nell’Antico.

La legge e l’uomo V

“Ambiti di relazione attraverso le epoche passate”

I.T.I. Artigianelli - Tesi di maturità

Roberto Petissi

3.1 Mosè il mediatore di Dio per la legge

Negli scritti biblici e più nello specifico nel libro dell’Esodo la figura di Mosè prende forma attorno alla narrazione della liberazione degli ebrei dalla condizione di schiavitù, nel paese d’Egitto (Esodo 14:19-31).

Nello specifico si comprende la sua funzione di Profeta, non solo in merito alla liberazione del popolo ebreo dagli egizi, ma anche in virtù della mansione di legislatore ottenuta attraverso le rivelazioni divine sul Monte Sinai.

Egli, infatti ha ottenuto l’importante incarico di diffondere e spiegare le leggi collezionate nel Decalogo al popolo ebreo, rendendo fertile il terreno che col tempo avrebbe consentito la nascita della Torah.

Dal secondo libro della Bibbia, si delineano le vicende più emblematiche di Mosè sia in relazione ai rapporti con il faraone sia per quanto riguarda la sfera famigliare.

In principio l’Esodo spiega la disumana condizione degli israeliti in terra d’Egitto: ” «Allora sorse sull’Egitto un nuovo re, che non aveva conosciuto Giuseppe. E disse al suo popolo: “Ecco che il popolo dei figli d’Israele è più numeroso e più forte di noi. Prendiamo provvedimenti nei suoi riguardi per impedire che aumenti, altrimenti, in caso di guerra si unirà ai nostri avversari, combatterà contro di noi e poi partirà dal paese”. Perciò vennero imposti loro dei sovrintendenti ai lavori forzati per opprimerli con i loro gravami, e così costruirono per il faraone la città-deposito, cioè Piton e Ramses»” (Esodo 1:8-12).

Dopodiché l’Esodo continua la narrazione in riferimento alla nascita di Mosè e alla sua giovinezza già contraddistinta da elementi prefiguranti il suo ruolo futuro nella civiltà ebrea.

Il secondo sapiente del faraone Jetro, già predice la venuta di un bambino che avrebbe liberato gli schiavi ebrei dall’oppressione e distrutto il popolo egizio; il chiaro evento cui si fa riferimento riguarda il comando, mosso dal timore, del faraone quando comanda alle levatrici ebraiche:

“«Quando assisterete al parto delle donne ebree osservate quando il neonato è ancora tra le due sponde del sedile per il parto: se è maschio, lo farete morire; se sarà femmina potrà vivere». Ma le levatrici temettero Dio: non fecero come aveva loro ordinato il re d’Egitto e lasciarono vivere i bambini»” (Esodo 1:15-8).

È famoso l’episodio del ritrovamento del bimbo Mosè lungo la riva del Nilo da parte della figlia del faraone la quale, di nascosto dal padre, affida il bambino alle cure materne di una balia ebrea.

E lei che porrà il nome al bimbo “Mosè”, che significa “Salvato dalle acque”.

1.3.1 Il comando del Signore e la liberazione

Di grande importanza nella vita di Mosè, e senz’altro la vicenda del roveto ardente che non cessa di ardere davanti ai suoi occhi, quale espressione della forza di Dio sulla natura.

In quel contesto è particolare l’ordine deciso e amorevole del Signore quando incita Mosè a levare i calzari spiegando che egli cammina su terra santa; è la Sua terra, la terra che consentirà a Lui mediante la persona di Mosè di liberare, il popolo che Egli ama.

Proprio qui il Signore Dio pronuncia le parole trasparenti la Sua volontà: ”«Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sorveglianti; conosco infatti le sue sofferenze.

Sono sceso per liberarlo dalla mano dell’Egitto e per farlo uscire da questo paese verso un paese dove scorre latte e miele, verso un luogo dove si trovano il Cananeo, l’Hittita, l’Amorreo, il Perizzita, l’Eveo, il Gebuseo.

Il grido degli Israeliti è arrivato fino a me e io ho visto l’oppressione con cui gli egizi li tormentano.

Ora va! Io ti mando dal faraone. Fa uscire dall’Egitto il mio popolo, gli Israeliti!»” (Esodo 3:7-11).

Come noto il faraone, alle intimazioni da parte di Mosè di lasciare partire il popolo dei figli d’Israele, non si attiva e spaventa in alcun modo non dando minima importanza alle sue parole.

L’ira del Signore non tarda, infliggendo sull’Egitto le profetiche “dieci piaghe d’Egitto”.

La legge e l’uomo VI

“Ambiti di relazione attraverso le epoche passate”

I.T.I. Artigianelli - Tesi di maturità

Roberto Petissi

Finalmente Mosè come da comando divino parte con il popolo ebraico per la “Terra Promessa”. Dopo il passaggio del Mar Rosso con la separazione delle sue acque (Esodo 14:25,29), il popolo d’Israele ringrazia Dio e il suo sensale con canti di lode.

2.3.1 Il monte Sinai e il Decalogo delle leggi

Il popolo dei salvati, giunto ai piedi del monte Sinai, ode la voce di Dio che chiama Mosè, egli infatti ha il compito di informare il popolo che il giorno successivo il Signore si presenterà in “una nube caliginosa”, e che costoro dovranno essergli fedeli per la grazia della salvezza ricevuta.

Al terzo giorno dopo la liberazione dall’oppressione egizia, iniziano tuoni e lampi e il Signore Dio si manifesta al popolo, prolungando con Mosè un discorso di quaranta giorni e quaranta notti.

Al termine di essi Mosè riceve le due tavole su cui erano incisi i dieci comandamenti.

Il Liberatore pronunziò queste parole: “«Io sono il Signore tuo Dio che ti ha fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla condizione di schiavitù: non avrai altri dei all’infuori di me.

Non ti farai idolo né immagine alcuna di quanto è lassù nel cielo né di quanto è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra(…).

Non pronunzierai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascerà impunito chi pronunzia il suo nome invano.

Ricordati del giorno di sabato per santificarlo: sei giorni faticherai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: tu non farai alcun lavoro(…).

Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che ti dà il Signore tuo Dio. Non uccidere. Non commettere adulterio. Non rubare. Non pronunziare falsa testimonianza contro il tuo prossimo.

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Sintesi

Tesina - Premio maturità 2009

Titolo: La legge e l'uomo

Autore: Petissi Roberto

Scuola: Istituto tecnico industriale

Descrizione: Prendo spunto dal motto della Polizia italiana che recita: "sub lege libertas" per cercare di esporre un pensiero caro all'umanità sin dai suoi primordi. Sono consapevole del limite e della parzialità di questo mio contributo che pur tuttavia, senza ambizione alcuna, vuole offrire un'occasione di riflessione su di un tema che, come un sottile filo d'oro, accompagnerà la storia umana fino al suo termine. L'esposizione ha la sua matrice nel chiarimento del concetto di "legge". Legge che, nel corso delle epoche storiche fino ad arrivare ai nostri giorni, ha suscitato per motivi distinti e consapevolmente deformati guerre e rivoluzioni, contrapposti a passaggi importanti di civiltà, autentiche pietre miliari su cui si costruiscono le moderne democrazie. A questo punto sorge una domanda: se la legge per sua natura sorge per un necessario equilibrio e ordine che regola la vita degli uomini, per quale motivo costoro si sono sempre battuti per modificarla a proprio piacere? Lo studio prende avvio dall'ottica religiosa del mondo, parte quindi dalla creazione su iniziativa di Dio, passando al monte Sinai e precisamente alle tavole dei dieci comandamenti, affidate a Mosè; poi, attraverso i secoli, l'analisi si sofferma sull'epoca romana, su cui si fonda il nuovo significato di legge proprio della modernità, fino ai nostri giorni. Numerosi sono i riferimenti alle leggi vigenti del nostro paese, intendendo l'insieme dei diritti e doveri che l'uomo è tenuto a osservare per l'edificazione del bene comune, in equilibrio con le libertà individuali e quindi la Costituzione. La conclusione è uno sguardo ottimista verso il domani: interrogandoci sui modi con cui la legge organizzerà la società futura.

Materie trattate: Religione (Antico e nuovo Testamento), Storia (l'epoca romana), Diritto (la Costituzione)

Area: umanistica

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