A.S. 2007-2008
Esame di Stato
Alessandro Giraudo
Classe V B
Prefazione
La monografia relativa alla guerra civile spagnola esprime una delle mie più grandi passioni: l’interesse per la storia e per la politica.
Il risultato finale è l’evoluzione di un progetto iniziale che non riguardava solo la guerra civile spagnola ma un contesto più ampio.
L’idea era balenata dal “Bellum Civile” di Lucano, che, vissuto e morto sotto Nerone, rappresentava la condizione degli intellettuali scissi tra rimpianto della repubblica e intenti celebrativi verso l’impero. Nativo di Cordova e nipote di Seneca, Lucano scrive l’ultimo poema antiepico della letteratura latina in cui i due “antieroi”, Cesare e Pompeo, si fronteggiano nella battaglia di Farsalo, discrimine tra la Repubblica e Principato.
I collegamenti erano ampi e molteplici e la mappa concettuale, strutturata dal nucleo centrale intitolato “Bellum Civile”, offriva moltissimi e variegati riferimenti: dal latino alla filosofia, dalla guerra civile alla resistenza, da scrittori di varia matrice politica e culturale alla nascita della Repubblica, dal cinema del neorealismo all’arte figurativa……, ma si rischiava di dilagare a macchia d’olio.
Lavorando, il mio obiettivo si è man mano ristretto e focalizzato sulla Spagna e su quel periodo di storia così interessante nel quadro della politica del ‘900 e degli sviluppi prebellici e postbellici sul piano internazionale.
Da Picasso, che fa da sfondo alla mappa concettuale, a Hemingway, che racconta una storia nella storia, ho scoperto e approfondito quegli aspetti culturali che da sempre mi hanno appassionato. Alessandro
Indice
L’alzamiento………………………………….
- Pag. 1
- La Spagna prima del 1931………………………………… pag. 2
- La Chiesa in Spagna nel 1931……………………………… pag. 4
- Dal 1931 al 1933: il governo di centrosinistra…………………….. pag. 5
- Dal 1933 al 1935: il governo di centrodestra…………………………… pag. 9
- L’ultimo governo del centrosinistra…………………………………… pag. 11
- La guerra………………………………………………………… pag. 14
- L’alzamiento in breve……………………………………… pag. 16
Ernest Hemingway: For whom the bell tolls………………………..
- Pag. 18
- Biography……………………………………….. pag. 19
- Genesis of the novel ……………………………………… pag. 20
- Summary…………………………………… pag. 21
- Comment…………………………………… pag. 22
Pablo Picasso-Guernica……………………………………
- Pag. 24
- Il bombardamento di Guernica……………………………… pag. 24
- Il quadro…………………………………… pag. 25
Bibliografia……………………………………
- Pag. 28
Il titolo spagnolo, il cui significato potrebbe tradursi con il termine “sollevazione militare”, vuole essere rappresentativo della mia ricerca, non finalizzata tanto a descrivere gli eventi bellici, che contrapposero i generali golpisti e i repubblicani, ma ad un’attenta analisi del clima politico precedente lo scontro. Se la guerra è stata documentata con dovizia di particolari già a partire dal quel fatidico 17 luglio del ‘36 è la situazione precedente che rimane tuttora di difficile interpretazione. Questo, sicuramente, fu causato dall’impossibilità di consultare gli archivi ufficiali spagnoli se non dopo il 1975, anno della morte di Franco. Non stupisce che, a distanza di più di settant’anni, escano gli studi più maturi su questa triste vicenda, come dimostra quello compiuto da Pietro Barbieri nel suo saggio “Le cause della guerra civile spagnola” del 2006. Ho voluto quindi cimentarmi anch’io nella ricostruzione storica dei fatti: per maggior chiarezza ho suddiviso l’arco temporale precedente l’“alzamiento”, in quattro momenti.
La Spagna prima del 1931
Napoleone aveva conquistato la Spagna nel 1808 insediando sul trono suo fratello Giuseppe Bonaparte. La guerra d’indipendenza che seguì riuscì a scacciare i francesi e il potere ritornò nelle mani dell’odiato Ferdinando VII. Dopo la parentesi napoleonica la monarchia aveva perso tutto il suo tradizionale prestigio. Il mezzo secolo seguente fu quindi caratterizzato da un’accesa lotta per l’adozione di una costituzione liberale. I due avversari erano la Chiesa e l’esercito: la prima voleva imporsi in Spagna a tutela dei suoi interessi e di quelli dell’aristocrazia, il secondo era animato da principi più liberali.
Ne derivò una vera e propria guerra allorché nel 1834, morto Ferdinando VII, la Chiesa sostenne l’investitura di don Carlos, il fratello, mentre l’esercito quella della figlia, Isabella II, del resto designata dallo stesso re. Le ostilità si conclusero con la vittoria dell’esercito che tuttavia non fu totale. Si aprì un periodo durato fino al 1868 durante il quale la lotta tra liberali e conservatori assunse la forma di una serie incessante di colpi di Stato (pronunciamenti) da parte di generali appartenenti ai due schieramenti. Nel 1868 uno dei più importanti generali liberali spagnoli, il generale Prim, depose Isabella II. I sette anni successivi furono molto confusi: dapprima il potere passò nelle mani del duca d’Aosta, Amedeo I, che rinunciò al potere dopo solo un anno di governo.
In seguito fu proclamata la prima Repubblica che tuttavia non riuscì a risanare la crisi in cui stava scivolando la Spagna. L’instabilità della Repubblica permise ai carlisti, sostenuti dalla Chiesa e guidati da un nipote del vecchio pretendente don Carlos, di riorganizzarsi. L’esercito comunque uscì vincitore dal nuovo scontro ma non trovò altra soluzione se non quella di richiamare il figlio dell’ex regina Isabella II, Alfonso XII.
Seguirono trenta anni di Restaurazione e Reggenza: Alfonso XII morì all’età di 28 anni nel 1885, lasciando un figlio, Alfonso XIII.
In questi anni la Spagna vide una serie di riforme in senso democratico: adottata una costituzione (1875), istituito un parlamento e concesso il suffragio universale maschile. La piaga sociale, però, vedeva una forte corruzione, specialmente elettorale che, di fatto, vanificava gli ordinamenti democratici.
Tale clima contribuì alla diffusione d’idee anarco-sindacaliste e socialiste che si tradussero rispettivamente in due grandi strutture, il CNT e l’UGT.
(Confederación Nacional del Trabajo)
Il CNT aveva inaugurato a partire dal 1890 una serie di violenti attentati e scioperi-lampo che gettarono il paese nel caos.
(Unión Nacional de Trabajadores).
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Nel trentennio successivo altri fattori contribuirono a peggiorare la situazione: la richiesta di una maggiore autonomia da parte della Catalogna, la perdita, nel 1898, delle rimanenti colonie americane e la crisi seguente il tentativo di conquista del Marocco, culminata con la disfatta di Anual nel 1921. Nel 1923 il sistema parlamentare era ferito a morte: non fu difficile per il generale Primo de Rivera impossessarsi del potere inaugurando una dittatura durata fino al gennaio 1930.
Gli anni che seguirono furono caratterizzati da un notevole sviluppo economico del paese. Un ambizioso programma di lavori pubblici dette alla Spagna degli anni venti un’aria di prosperità, che si rese concreto in politica estera con l’annessione del Marocco. Il periodo favorevole per il generale durò fino al 1929 quando la depressione economica lo fece cadere in disgrazia presso gli stessi gerarchi militari e lo costrinse a dimettersi. Il potere ritornò nelle mani di Alfonso XIII ma per poco: la monarchia era caduta in disgrazia, come l’altra grande istituzione, la Chiesa. A San Sebastian, nell’autunno del 1930, socialisti e repubblicani firmarono un patto in chiave anti-monarchica e scatenarono una serie di rivolte popolari in tutta la penisola iberica. Il re fu costretto a indire elezioni per il 12 aprile del ‘31, che avrebbero deciso il futuro assetto del paese.
Il generale Primo de Rivera dittatore dal 1923 al 1930
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La Chiesa in Spagna nel 1931
La Chiesa nella Spagna dell’Ottocento ebbe una grande influenza, specialmente nella nomina dei re. Contraria a qualsiasi tipo d’ammodernamento sociale tutelava i suoi interessi e quelli della grande aristocrazia. L’egemonia clericale durò fino al 1931, quando il malcontento popolare scoppiò, dapprima in forme civili e democratiche, poi, purtroppo, in episodi d’ingiustificata violenza.
Negli anni trenta la Chiesa contava 20.000 monaci, 60.000 suore e 31.000 sacerdoti; c’erano circa 5.000 comunità religiose, maschili e femminili.
Secondo alcuni cattolici moderati, circa i due terzi degli Spagnoli non erano praticanti, cioè, anche se ricorrevano alla Chiesa per battesimi, nozze e funerali, non si confessavano mai e non andavano a messa. Secondo il Gesuita Francisco Peirò, nel 1931, solo il 5% della popolazione contadina della Nuova Castiglia santificò le feste pasquali. In certi villaggi dell’Andalusia, appena l’1% degli uomini andava in chiesa. C’erano villaggi dove il parroco diceva messa da solo. Nella ricca parrocchia di San Ramon, sobborgo madrileno di “Vallecas”, il 90% delle persone educate negli istituti religiosi non si confessava più e non andava più a messa, una volta fuori da quelle scuole.
Benché sia quasi impossibile rintracciare statistiche riguardanti la Spagna nel suo complesso, le cifre citate confortano la brutale affermazione del capo del governo Manuel Azana secondo cui la Spagna aveva “cessato di essere cattolica”.
Madrid, 7 agosto 1931: un gruppo di miliziani punta le armi contro la statua del Sacro Cuore del monastero del Cerro de los Angeles
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Dal 1931 al 1933: il governo di centrosinistra
Le elezioni amministrative del 12 aprile 1931 sancirono la fine della monarchia: il re, Alfonso XIII si rifugiò a Roma senza abdicare convinto che la situazione “rivoluzionaria” si sarebbe presto risolta.
Il 14 aprile fu proclamata la seconda Repubblica. Lo stesso giorno si formò un governo provvisorio, presieduto dal cattolico Niceto Alcalà Zamora, che assunse anche la carica di Presidente della Repubblica. Don Niceto Alcalà Zamora mantenne entrambe le cariche fino al 10 dicembre dello stesso anno quando la presidenza del consiglio passò nelle mani di Manuel Azana: le cariche istituzionali erano così definite e il governo poteva iniziare la sua opera riformatrice.
L’esecutivo, profondamente anticlericale, era composto di membri ideologicamente poco inclini al compromesso:
- Manuel Azana capo del governo e ministro della Guerra: era ateo, repubblicano progressista e esperto di arte militare;
- Alejandro Lerroux ministro degli Esteri: fenomenale doppiogiochista e fondatore del Partito Radicale;
- Largo Caballero ministro del Lavoro: capo del Partito Socialista e dell’omologo sindacato UGT (Union general de trabajadores), era più vicino a posizioni comuniste che a quelle riformatrici;
- Indalecio Prieto: avversario di Caballero, rappresentava nel governo l’anima riformatrice del Partito Socialista.
Il nuovo esecutivo approvò il 9 dicembre la nuova Costituzione, moderna ma eccessivamente progressista che spaventò i conservatori e le autorità ecclesiastiche. La Chiesa fu duramente colpita:
- Netta distinzione tra Chiesa e Stato;
- Abolito l’insegnamento religioso obbligatorio;
- Istituito il matrimonio civile e il divorzio;
- Gli articoli 26 e 27 della Costituzione obbligarono lo scioglimento di molti ordini ecclesiastici, tra cui i Gesuiti.
Queste clausole anticlericali furono una follia politica: dal punto di vista anche se tali misure avrebbero condotto ad una società più giusta, tuttavia sarebbe stato più saggio pazientare qualche tempo, prima di arrivare ad una così totale esautorazione della Chiesa, che, di fatto, inasprì irrimediabilmente i rapporti tra destra e sinistra.
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Le riforme non riguardarono solamente la Chiesa ma l’intera società, penalizzando soprattutto esercito e grandi proprietari terrieri, nonché l’aristocrazia.
Così esordiva la Costituzione: “La Spagna è una Repubblica democratica di lavoratori di tutte le classi, organizzati in un regime di libertà e giustizia. Il governo è emanazione del popolo e tutti i cittadini sono uguali”. Il paese avrebbe quindi rinunciato alla guerra come strumento di politica nazionale e sarebbero stati abbattuti tutti i privilegi nobiliari.
La riforma dell’esercito, in sintonia con la Costituzione, fu la prima ad essere attuata: fu drasticamente ridotto il numero degli ufficiali che passarono da 21000 a 9517. Questa rivoluzione porterà ad un diffuso malcontento tra le gerarchie militari che inizieranno a prospettare un golpe.
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Tesina - Premio maturità 2008
Titolo: L'alzamiento
Autore: Alessandro Giraudo
Descrizione: le cause che portarono alla guerra civile spagnola
Materie trattate: storia, inglese, arte
Area: umanistica
Sommario
Il titolo spagnolo, il cui significato potrebbe tradursi con il termine "sollevazione militare", vuole essere rappresentativo della mia ricerca, non finalizzata tanto a descrivere gli eventi bellici, che contrapposero i generali golpisti e i repubblicani, ma ad un'attenta analisi del clima politico precedente lo scontro. Se la guerra è stata documentata con dovizia di particolari già a partire da quel fatidico 17 luglio del "36 è la situazione precedente che rimane tuttora di difficile interpretazione. Questo, sicuramente, fu causato dall'impossibilità di consultare gli archivi ufficiali spagnoli se non dopo il 1975, anno della morte di Franco. Non stupisce che, a distanza di più di settant'anni, escano gli studi più maturi su questa triste vicenda, come dimostra quello compiuto da Pietro Barbieri nel suo saggio "Le cause della guerra civile spagnola" del 2006. Ho voluto quindi cimentarmi anch'io nella ricostruzione storica dei fatti: per maggior chiarezza ho suddiviso l'arco temporale precedente l'"alzamiento", in quattro momenti.
Napoleone aveva conquistato la Spagna nel 1808 insediando sul trono suo fratello Giuseppe Bonaparte. La guerra d'indipendenza che seguì riuscì a scacciare i francesi e il potere ritornò nelle mani dell'odiato Ferdinando VII. Dopo la parentesi napoleonica la monarchia aveva perso tutto il suo tradizionale prestigio. Il mezzo secolo seguente fu quindi caratterizzato da un'acc aesa lotta per l'adozione di una costituzione liberale. I due avversari erano la Chiesa e l'esercito: la prima voleva imporsi in Spagna a tutela dei suoi interessi e di quelli dell'aristocrazia, il secondo era animato da principi più liberali. Ne derivò una vera e propria guerra allorché nel 1834, morto Ferdinando VII, la Chiesa sostenne l'investitura di don Carlos, il fratello, mentre l'esercito quella della figlia, Isabella II, del resto designata dallo stesso re. Le ostilità si conclusero con la vittoria dell'esercito che tuttavia non fu totale. Si aprì un periodo durato fino al 1868 durante il quale la lotta tra liberali e conservatori assunse la forma di una serie incessante di colpi di Stato (pronunciamenti) da parte di generali appartenenti ai due schieramenti.
Nel 1868 uno dei più importanti generali liberali spagnoli, il generale Prim, depose Isabella II. I sette anni successivi furono molto confusi: dapprima il potere passò nelle mani del duca d'Aosta, Amedeo I, che rinunciò al potere dopo solo un anno di governo. In seguito fu proclamata la prima Repubblica che tuttavia non riuscì a risanare la crisi in cui stava scivolando la Spagna. L'instabilità della Repubblica permise ai carlisti, sostenuti dalla Chiesa e guidati da un nipote del vecchio pretendente don Carlos, di riorganizzarsi. L'esercito comunque uscì vincitore dal nuovo scontro ma non trovò altra soluzione se non quella di richiamare il figlio dell'ex regina Isabella II, Alfonso XII.