Estratto del documento

Percorso multidisciplinare

Alunno Marco Generali

I.T.G. “Vacchelli” Cremona

Classe 5B a.s. 2006/2007

Koenig Albert

In viaggio verso un sogno

Marco Generali Classe 5B a.s. 2006/2007 “Konig Albert”

Materie ed argomenti coinvolti nel percorso

Storia: La S.S. Koenig Albert

Ellis Island, l’isola delle lacrime

Cause e conseguenze sociali dell’immigrazione italiana

New York, la grande mela

Impianti: Gli ascensori

Progettazione: L’Empire State Building

Il Chrysler Building

Il museo Guggenheim

Costruzioni: Il World Trade Center, prima e dopo l’11 Settembre

Documentazione personale: documenti ricavati dall’archivio di Ellis Island

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La S.S. Koenig Albert

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Inizio trattazione della mia tesina illustrando la storia di questo transatlantico in quanto nel 1910 trasportò il mio trisnonno Angiolla Angelo dal porto di Palermo a quello di New York, lungo una rotta di 8000 km attraverso l’oceano Atlantico.

La S.S. Koenig Albert venne costruita nel 1899 per North German Lloyd presso il cantiere navale Aktien-Gesellschaft Vulcan a Settin, in Germania.

Lunga 152.27 metri e larga 18.25 aveva una stazza di 10643 tonnellate ed era dotata di due ciminiere. Con i suoi due motori a carbone a quadrupla espansione poteva raggiungere una velocità massima di 15,5 nodi.

Compì il suo viaggio inaugurale salpando da Amburgo, per poi dirigersi in India attraversando il Canale di Suez. Compì 8 viaggi lungo quella rotta, fino al 16 Aprile 1903, quando venne trasferita a garantire i collegamenti tra l’Italia e l’America. Venne da subito destinata al trasporto di passeggeri e merci verso gli Stati Uniti, potendo imbarcare 227 passeggeri di prima classe, 119 di seconda, 1799 di terza e 10794 metri cubi di materiali. Svolse questo compito fino all’11 Giugno 1914.

Con lo scoppio della prima guerra mondiale divenne parte della flotta italiana e rientrò in servizio nel Maggio 1915 come nave ospedale. Venne rinominata “Ferdinando Palasciano”, come tributo all’omonimo fondatore della Croce Rossa, morto nel 1891.

Nel 1920, a conflitto finito, divenne proprietà della Navigazione Generale Italiana ed il 15 Giugno 1920 venne rassegnata al suo compito originale e svolse il suo primo viaggio sulla rotta Genova – Napoli - New York. Compì 6 volte questo giro, fino al 13 Aprile 1921. Da quella data venne rinominata come “Italia” e svolse il ruolo di nave da esposizione fino al 1926 quando venne demolita.

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Ellis Island

L’isola delle lacrime

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Luogo di sofferenza e speranza, Ellis Island raccoglie le storie di milioni di americani ed è un perenne ricordo del nostro passato.

Storia

Ellis Island, situata a sud di Manhattan, è rimasta per anni una comune isola, come le tante che compongono il piccolo arcipelago formatosi alla foce del fiume Hudson. Nei secoli è stata prima un luogo detentivo per i pirati catturati dal governo inglese, e poi un deposito munizioni. Inizialmente chiamata Gibbet Island, prese poi il nome da Samuel Ellis, un colono che nel 1700 vi costruì una taverna per dar ricovero ai pescatori del luogo.

Non è certamente stato il suo passato, diversamente da altri luoghi nel mondo, a renderla famosa nella storia moderna, ma il ruolo che assunse nei primi del ‘900 come centro di smistamento per uno dei più imponenti flussi immigratori della storia. Infatti, da quando il 1° Gennaio 1892 il governo federale americano prese il controllo del flusso migratorio che stava ormai aumentando in maniera esponenziale, più di 20 milioni di persone hanno attraversato i suoi imponenti saloni. Era infatti il più importante dei 30 centri di smistamento aperti dal governo americano su gran parte delle coste del paese (a San Francisco l’isola di Alcatraz, poi divenuta famosa come prigione, iniziò la sua triste storia proprio con questo ruolo). Di fatto gestì circa il 70% del flusso migratorio verso il nuovo continente, basti pensare che i suoi locali, progettati per ospitare 500000 persone l’anno, nel primo periodo di attività del centro ne ricoverarono il doppio.

Il viaggio

Mentre prima del 1890 gli immigrati provenivano principalmente dall’Europa del nord, da quell’anno si nota un graduale spostamento del fenomeno emigratorio verso le aree più a sud del vecchio continente. Le navi partivano dai maggiori porti europei ed i biglietti avevano costi esorbitanti per l’epoca, tanto che ogni famiglia non poteva permettersi di mandare più di due esponenti nel nuovo mondo. Molto importante era

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la distinzione fatta tra i passeggeri di prima e seconda classe, e quelli di terza. I primi infatti, all’arrivo venivano sottoposti ad un veloce controllo nelle loro cabine, prima di essere ammessi negli Stati Uniti e scortati a terra dagli ufficiali del dipartimento immigrazione, mentre per i passeggeri di terza classe, allo sbarco iniziava una lunga ed estenuante selezione. Questo portava le povere famiglie a vendere tutto pur di comprare almeno un biglietto di seconda classe per assicurarsi l’ingresso negli Stati Uniti.

Gli immigrati venivano ammassati su quelle enormi navi che potevano trasportare migliaia di persone (tra queste c’era anche il Titanic, la nave più grande del mondo al momento del varo, divenuto poi tristemente noto per il disastro che ne causò l’inabissamento). Il viaggio durava parecchi giorni ma per i viaggiatori, che ovviamente scendevano a terra duramente provati da quella odissea, dopo lo sbarco non era ancora finita. Il trasporto dal porto ad Ellis Island avveniva tramite dei traghetti sovraffollati che riuscivano a malapena a tenere il mare. Col loro carico di disperati a bordo, abbandonati senza acqua, cibo né tanto meno servizi igienici, queste imbarcazioni venivano lasciate in sosta per ore in mezzo all’acqua. Gelidi d’inverno e bollenti d’estate, è stato calcolato che oltre il 30% dei bambini giunti a New York con una qualsiasi malattia, moriva proprio durante questa interminabile attesa per essere sbarcati sull’isola.

Gli esami

Giunti finalmente al “cancello” per gli Stati Uniti, gli immigrati dovevano sostenere una lunga trafila di esami medici e test per dimostrare che potevano entrare a far parte della società americana.

Per prima cosa uomini e donne venivano divisi ed indirizzati verso le sale utilizzate per gli esami medici. Dopo una ispezione sommaria, coloro che venivano giudicati idonei procedevano verso la Sala di registrazione. Al contrario, gli immigrati affetti da qualche patologia venivano marchiati con un gesso sulla schiena con un codice diverso a seconda della malattia prima di essere indirizzati verso un esame più approfondito.

Ecco riportati alcuni codici utilizzati:

  • C: congiuntivite
  • E: occhi
  • H: cuore
  • Pg: donna gravida
  • X: sospetta infermità mentale
  • X (cerchiata): effettivi segni di infermità mentale
  • S.I.: inchiesta speciale

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Coloro marchiati con S.I. venivano interrogati da un apposito ispettore in una stanza d’ascolto.

Tra le tante domande che venivano sottoposte a questi immigrati le seguenti 3 erano le più difficili:

  • “Chi vi aspetta?”: veniva posta alle donne sole e se la risposta era “il mio fidanzato” doveva attendere sull’isola il suo arrivo ed, in alcuni casi, gli ufficiali pretendevano il matrimonio prima dell’ingresso negli Stati Uniti.
  • “Chi ti ha pagato il viaggio?”
  • “Hai un lavoro che ti attende?”

Quest’ultima domanda era la più insidiosa per i poveri immigrati, in quanto molti arrivavano dal paese d’origine dopo aver siglato un contratto di lavoro negli Stati Uniti per garantirsi il pagamento del biglietto, ma questa pratica in America era illegale.

Terminati gli esami medici, gli immigrati procedevano verso la parte centrale della grande Sala di registrazione, dove venivano interrogati singolarmente dagli ispettori dell’isola. In questa fase si formavano lunghe code ed alla gente spesso veniva data una Inspection Card con sopra un numero, per organizzare l’attesa. In questo colloquio venivano richieste in particolare la nazionalità e l’affiliazione politica. Dopo essere stati interrogati gli immigrati scendevano per le Scale della Separazione che segnavano la divisione di molte famiglie i cui componenti erano diretti verso destinazioni diverse. Dopo quasi una giornata di esami e colloqui gli immigrati potevano finalmente sbarcare negli Stati Uniti e raggiungere coloro che li avevano a lungo aspettati al porto.

Diversa la sorte di coloro che non superavano gli esami medici e venivano quindi giudicati inidonei per l’ingresso nel paese. Questi venivano reimbarcati sulle navi che li avevano portati oltreoceano e che erano obbligate a rimpatriare gli immigrati espulsi. Comunque solo una minima parte degli immigrati veniva rifiutata, circa il 2%, e di questi molti si suicidavano per non dovere sostenere il viaggio di ritorno o tentavano di raggiungere New York a nuoto.

Struttura

L’edificio principale, prima tappa per tutti gli immigrati, fu costruito nel 1903. Il complesso venne poi ampliato negli anni aggiungendo interramenti all’isola, per adeguare la struttura al crescente numero di immigrati in ingresso nel paese.

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La struttura ricevette la medaglia d’oro per il design all’Esposizione di Parigi del 1900.

Ellis Island fu abbandonata a metà degli anni 50 e solo nel 1976, dopo molti anni di restauro, venne riaperta prima per delle visite guidate alla struttura e poi, nel 1990, come Museo dell’Immigrazione.

Altri ruoli dell’isola

Il suo ruolo di centro di smistamento degli immigrati terminò nel 1917, quando venne destinata ad accogliere deportati e rifugiati politici. Dopo la prima guerra mondiale, con l’emissione di severe leggi che limitarono fortemente l’immigrazione, venne destinata a centro di detenzione fino al 12 Novembre 1954, quando venne chiusa.

Museo

Oggi la struttura ospita in maniera permanente il Museo dell’Immigrazione e percorrendo le sue ampie sale si ha la sensazione di incrociare le storie dei milioni di persone che le hanno attraversate.

La Registry Room, l’ampia sala centrale con copertura a volta, è lasciata vuota con soltanto due enormi bandiere americane che vi campeggiano nel mezzo. Nelle altre sale sono raccolte le testimonianze audio e tutti gli oggetti lasciati dai viaggiatori.

La parte più importante e la più visitata è il grande archivio multimediale, dal quale sono stati ricavati i documenti proposti, che consente a chiunque, pagando una piccola somma, di rintracciare i propri cari che hanno cercato la fortuna nel grande paese d’oltreoceano.

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Cause e sviluppi sociali dell’immigrazione italiana

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La maggior parte degli immigrati non partì mai col progetto di stabilirsi definitivamente in America. C’è addirittura un’espressione coniata appositamente per gli italiani: ”Uccelli di passaggio”. Nonostante il 75% degli emigrati italiani fossero agricoltori in Italia, non aspiravano ad esserlo negli Stati Uniti (in quanto questo implicava una permanenza che non era nei loro piani). Al contrario, si diressero verso le città dove c’era richiesta di lavoratori e dove le paghe erano relativamente alte. Molti uomini lasciarono a casa mogli e bambini, perché convinti di ritornare (e molti lo fecero). In ogni caso, per molti immigrati italiani l’emigrazione non fu mai da intendere come un ripudio dell’Italia. In effetti, essa rappresentò una difesa dello stile di vita italiano, in quanto i soldi spediti a casa aiutavano al mantenimento della struttura tradizionale. Piuttosto che una sistemazione permanente, cercavano in città la possibilità di lavorare per un salario (relativamente) alto, così da risparmiare abbastanza da poter tornare in Italia a condurre una vita migliore. Fatto certamente lodevole, anche considerate le difficili condizioni di vita dell’Italia meridionale in quei tempi.

Queste condizioni furono il risultato di molti fattori diversi.

Storia

La maggior parte dell’immigrazione italiana venne dalle regioni meridionali del nostro paese. All’unificazione dell’Italia, in queste regioni, seguirono anni di guerre civili e privazioni economiche da parte del governo. Stremate da una continua pressione fiscale e da una crisi agricola che peggiorava di anno in anno, alle famiglie non restava altra scelta che emigrare fuori dal nostro paese.

A questa situazione di stallo si arrivò in modo graduale ma inarrestabile.

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Sintesi

Emigrazione italiana e New York

Partendo dall'esperienza di emigrato del mio trisnonno ai primi del 1900, ho sviluppato l'argomentazione analizzando il fenomeno emigratorio italiano e la città di New York.

Materie trattate: Storia, Impianti, Progettazione, Costruzioni.

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