L’immigrazione: un problema o una risorsa?
L'Italia per gran parte della sua storia recente è stato un paese di emigrazione; si stima che tra il 1876 e il 1976 partirono oltre 24 milioni di persone. Per tutto questo periodo, il fenomeno dell'immigrazione era stato invece pressoché inesistente e l'Italia rimase tendenzialmente un paese dal saldo migratorio negativo.
La situazione iniziò a cambiare nel 1973, quando l'Italia ebbe per la prima volta un leggerissimo saldo migratorio positivo (101 ingressi ogni 100 espatri), caratteristica che sarebbe diventata costante, amplificandosi negli anni a venire. In questo periodo gli ingressi erano ancora in gran parte costituiti da emigranti italiani che rientravano nel Paese, piuttosto che da stranieri.
Il flusso di stranieri cominciò a prendere consistenza solo verso la fine degli anni Settanta, sia per la politica delle porte aperte praticata dall'Italia, sia per politiche più restrittive adottate da altri paesi.
Nell’ultimo ventennio anche l’Italia, come già da tempo è accaduto ad altri paesi europei a sviluppo avanzato, è entrata a pieno titolo a far parte delle mete privilegiate dai flussi di immigrazione extracomunitari e non solo.
In seguito ai sempre più ingenti fenomeni di circolazione di beni e prodotti, materie prime e merci, la globalizzazione del mercato ha comportato infatti anche lo spostamento di un numero crescente di persone verso i paesi detentori del trend economico e produttivo, tra cui appunto l’Italia.
Le tipologie di migrazione
I fenomeni migratori si suddividono in:
- Migrazioni interne, quando lo spostamento avviene dentro i confini di uno stesso paese, per esempio come è avvenuto in Italia nel corso degli anni 50-60 del XX secolo, dove vi è stato un intenso travaso di popolazione dalle regioni meridionali a quelle settentrionali, e lo spostamento, in tutte le regioni, dalle aree rurali a quelle urbane e da quelle di montagna a quelle di pianura.
- Migrazioni internazionali, quando lo spostamento avviene da un paese all’altro.
Tra le differenti motivazioni che spingono un individuo ad emigrare la più diffusa, in genere, è la ricerca di un lavoro, a causa delle difficili condizioni economiche presenti nel paese d’origine.
Nel mondo esistono inoltre numerosi profughi, persone costrette a lasciare il proprio Paese per sottrarsi a guerre o a persecuzioni di diversa natura (religiosa, etnica, ecc.).
I flussi migratori verso l’Italia
Fino a pochi anni fa gli emigrati provenivano principalmente dall’Africa, mentre adesso provengono soprattutto dall’Est Europeo, dai paesi ex socialisti, infatti attualmente, la comunità europea più numerosa presente in Italia è quella rumena, seguita da quella africana.
L’eredità lasciata dal passato regime comunista, certamente pesante, è il primo elemento, anche se solo uno degli elementi da tener presente per spiegare la genesi e il movente dei notevoli flussi migratori.
La Romania è stata caratterizzata per più di vent’anni dalla dittatura di Ceausescu, segretario generale del Partito Comunista Rumeno, che governò il paese fino al dicembre del 1989, anno in cui fu deposto e processato con le accuse di crimini contro lo stato, genocidio e “distruzione dell'economia nazionale”.
Nonostante il suo dominio fosse sempre più totalitario, l'indipendenza politica di Ceausescu dall'Unione Sovietica e le sue proteste contro l'invasione della Cecoslovacchia nel 1968 fecero crescere l'interesse delle potenze Occidentali che credettero, brevemente, che fosse un anti-sovietico ed un anticonformista, e sperarono tramite lui di creare uno scisma nel Patto di Varsavia.
Ceausescu non comprese che il finanziamento non gli fu sempre molto favorevole. Ceausescu accettò un grosso prestito (più di $13 miliardi) dall'occidente per finanziare programmi di sviluppo economico, ma questi prestiti in ultimo devastarono la situazione finanziaria del paese.
La crisi della Romania
Negli anni Ottanta, Ceausescu ordinò l'esportazione della maggior parte della produzione agricola ed industriale del paese per rimborsare i debiti.
La penuria nazionale risultante trasformò la vita quotidiana dei cittadini rumeni in una lotta per la sopravvivenza: fu introdotto il razionamento del cibo, la mancanza di riscaldamento, la penuria di benzina e le interruzioni di corrente divennero la regola.
Si registrò un netto calo nella qualità della vita (specialmente riguardo alla disponibilità di cibo e di beni nei negozi) tra il 1980 ed il 1989.
La spiegazione ufficiale era che il paese stava pagando i suoi debiti e le persone accettavano le conseguenti sofferenze, credendo che sarebbero durate per poco e che alla fine la situazione sarebbe migliorata.
Inoltre le condizioni economiche e sociali pesantissime derivano in buona parte anche dal tipo particolare di fuoruscita dal sistema comunista.
In particolare il fallimento dell’industria pesante e arcaica voluta dal regime e non in grado di competere sul mercato ha dato origine ad un forte processo di “deindustrializzazione” con licenziamenti di massa.
Le dissennate politiche familiari e sociali di Ceausescu hanno poi portato a conseguenze anche socialmente disastrose con migliaia di bambini abbandonati in orfanotrofi o senza fissa dimora e sottoposti a ogni peggiore rischio di degrado e mercificazione ed abuso.
Storia
La Romania di Ceausescu
Geografia
Flussi migratori
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Diritti e doveri degli immigrati
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Contributo degli immigrati alle finanze italiane
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Scontri di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio
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Illegal immigration in Italy