Conoscere il mondo, di persona (Erodoto)
Armanda Nessi
Collegio “A. Volta”
Classe quinta
Anno scolastico 2006/2007
Indice
1. Introduzione
2. Il viaggio nella letteratura
2.1 “A Zacinto”, Ugo Foscolo
2.2 “Dialogo della natura e di un Islandese”, Giacomo Leopardi
2.3 “Il treno ha fischiato”, Luigi Pirandello
2.4 “I Fiumi”, Giuseppe Ungaretti
2.5 “Ulysses” by Alfred Tennyson
2.6 “Ulysses” by James Joyce
3. Il viaggio nella scienza
3.1 Il viaggio delle informazioni
3.1.1 I segnali
3.1.2 Le onde elettromagnetiche
3.1.3 I circuiti oscillanti
3.1.4 Emissione e ricezione di onde elettromagnetiche
3.1.5 Propagazione delle onde elettromagnetiche nell’atmosfera
3.1.6 I satelliti geostazionari
4. Il viaggio nella mente umana
4.1 Freud e la psicoanalisi
4.1.1 Es, Super-Ego, Ego
4.1.2 Il metodo psicanalitico
- Ipnosi
- Associazioni libere
- Interpretazione dei sogni
- Interpretazione degli atti mancati
- Transfert
4.2 Il movimento degli Hippie e il trip mentale
4.2.1 Gli anni ’60
4.2.2 Gli Hippie
Usi e costumi
- Politica
- Libertà sessuale
- Droghe
4.2.3 Il trip
5. Bibliografia 2
Introduzione
Motivazioni
Ho 19 anni e una voglia smodata di essere viva e attiva, sono curiosa e ho molteplici interessi e desideri di scoprire il mondo.
Sono ambiziosa, non mi piace arrendermi e nemmeno pensare di non farcela.
Ed è qui che sopraggiunge l’argomento della mia tesina: il viaggio per scoprire, sapere, conoscere tutto quello che ancora mi manca.
Il viaggio, perché ogni giorno si percorrono metri e chilometri irreali senza rendersene conto, attraversando confini e limiti ed arrivando, inconsapevolmente, a mete e a traguardi fantastici.
Ognuno di noi ha il desiderio di arrivare, di approdare ad una meta, sulla quale si fantastica di giorno e non si dorme la notte. In questo mondo dove tutto scorre e incalza, tutti guardano al domani con un misto di emozioni e debolezze.
Noi abbiamo imparato a navigare rimanendo seduti senza muovere niente, arrampicandoci tra montagne caotiche di sogni e idee, correndo veloce tra colori, musica e vita...
E le mete? Quali sono le mete?
Dentro ognuno di noi, sono lì, silenziose, a volte si fanno sentire più vivaci, a volte inaspettatamente fluiscono fuori, come magma, fluiscono da un vulcano di immagini incandescenti.
L’uomo non può rimanere fermo per sempre, il suo istinto lo ha portato oltre la sua stessa immaginazione ritornando anche ferito, ma con quella maledetta voglia di andare sempre avanti, passo dopo passo e allora...
Buon viaggio!
Contenuti
Ho deciso di approfondire il contenuto della mia tesina dividendolo in tre parti:
quella umanistica, quella scientifica ed infine quella, che potrebbe definirsi più interiore, più vicina all’uomo, quella della Mente Umana.
Riferendomi alla letteratura italiana, ho interpretato l’idea del viaggio secondo Foscolo, Leopardi, Pirandello ed Ungaretti, analizzando per ciascuno una loro opera.
Nel mondo degli autori inglesi, invece, ho voluto fare un confronto fra l’Ulisse di Omero dell’Odissea, grande figura del tipico eroe viaggiatore, con le caratteristiche comuni dell’Ulisse di Tennyson e di Joyce.
Nell’ambito scientifico tecnologico mi sono dedicata al mondo delle telecomunicazioni, mettendo in evidenza l’importanza dell’informazione, dal momento in cui si genera, a come viene trasportata e quindi ricevuta.
Concludendo ho voluto avvicinarmi all’uomo stesso che, reso unico e potente dalla sua mente, viene studiato nelle sue debolezze e psicosi attraverso il metodo psicoanalitico di Freud, ma nello stesso tempo permette alla propria mente di viaggiare non solo grazie all’immaginazione, ma con l’uso di sostanze stupefacenti ed è questo il caso degli Hippy del ’69 in America a cui mi sono riferita.
I. Il viaggio nella letteratura
Il termine “viaggio” deriva dal latino VIATICUS, che indica l’occorrente per mettersi in cammino.
Il motivo del viaggio e del viaggiatore è al centro di gran parte della letteratura moderna e contemporanea, specialmente, ma non solo, sotto la forma del mito di Ulisse. Il viaggio è una delle metafore più presenti nell’immaginario collettivo occidentale.
Viaggiare sì, ma verso dove? C’è una meta o un limite al viaggiare?
La categoria del viandante si è con il tempo, e grazie a innumerevoli interpretazioni letterarie, arricchita di caratteri sempre più vari. Alle molteplici fisionomie del viaggiatore corrispondono i molti percorsi che si possono intraprendere. Il viaggio può avvenire per terra o per mare, nel cielo o solo con la fantasia. Può diventare un volo o un naufragio, svilupparsi sulla strada o per via d’acqua.
Ma perché si tratta di un tema tanto fortunato?
Forse perché rappresenta con i suoi aspetti indicativi la metafora del cammino umano, inteso come percorso di crescita che ognuno vive in maniera diversa, anche se apparentemente sembra seguire identiche tappe già prestabilite.
Rappresentano la figura del viaggiatore
Ulisse ed Enea nel Mondo classico
- Antico, l’eroe, l’uomo coraggioso, in grado di affrontare spostamenti faticosi e sorprendenti, incontri magici e soprannaturali. Attraverso il viaggio, eroi come Ulisse affermano la propria autonomia in opposizione ad ogni disegno, umano o divino, che possa ostacolare la libertà e il desiderio di conoscenza.
Nel Medioevo, invece, l’interpretazione religiosa del viaggio è quella prevalente.
- Nascono nuove figure di viaggiatori come quella del pellegrino, interessato al viaggio come penitenza da affrontare per scontare peccati commessi, che approfondisce attraverso l’avventura del viaggio la conoscenza di sé per il raggiungimento della perfezione morale; del mercante, che, come Marco Polo, può diventare il narratore di paesi lontani e di popoli sconosciuti.
Con il Rinascimento, il viaggio diventa occasione di scoperte di nuove terre, di nuove civiltà, di nuovi valori che mettono in crisi i vecchi modelli universalmente riconosciuti come tali. In questo periodo i viaggi si intensificano anche a prescindere dalle grandi scoperte geografiche.
- Nel Seicento, la concezione del viaggio coincide ormai con quella moderna: si viaggia con precisi interessi e finalità. Protagonisti del Seicento sono i mercanti, i geografi, i missionari. Ma si affronta un viaggio anche solo per provare forti emozioni, per visitare paesaggi e popoli diversi.
Nella letteratura del ’900 il viaggio diventa un’esperienza al di fuori del tempo e dello spazio e anche se nella realtà moderna ha perso il suo antico significato di scoperta del mondo, mantiene invece il suo valore di metafora di tutte le esperienze umane.
Fino all’epoca moderna, dunque, il viaggio presenta due caratteri: quello simbolico, l’uomo attraverso il viaggio si mette alla prova; e quello pratico, il viaggio avviene perché risponde ad una necessità e all’interesse di un singolo o di un gruppo (la guerra, il commercio, il turismo).
Il viaggio assume quindi “significati” diversi in base al contesto in cui viene usato o in base all’epoca in cui viene “utilizzato”. Può essere visto quindi come “fuga”, come “distacco forzato” nonché “esilio”, come “metafora di vita” oppure come mezzo per “Conoscere se stessi e il mondo”.
4
Letteratura italiana
Viaggio come distacco forzato: l’esilio
È anche possibile vedere l’aspetto negativo del viaggio, se questo viene inteso come spostamento forzato o costretto; che comporti un allontanamento dagli affetti e dalle cose care, se non un distacco definitivo dalla propria terra. Il tema dell’esilio, visto appunto come abbandono della patria per motivi politici o comunque personali è riscontrabile nella letteratura italiana, soprattutto in quegli autori che hanno legato la propria vita ad una componente politica; di cui spesso hanno lodato o criticato le vicende e i personaggi che la animavano.
Ugo Foscolo nel sonetto “A Zacinto”, scritto fra il 1802 e 1803, esprime il suo dolore per l’impossibilità evidente di tornare nella sua terra natìa; senza una patria, costretto a trasferirsi da una città all’altra, egli si sente un esule. Una volta trasferitosi a Venezia, dopo la morte del padre, si entusiasmò presto alle vicende della Rivoluzione francese. Nel 1797 fu firmato il trattato di Campoformio, con cui Napoleone cedeva Venezia all’Austria, Foscolo perciò deluso diede inizio al suo volontario esilio. Si rifugiò a Milano dove conobbe Giuseppe Parini, strinse amicizia con altri intellettuali e letterati italiani, come lui esuli, con cui collaborò al giornale “Il Monitore italiano”, per poi proseguire e terminare la sua vita nella città di Londra.
Per il poeta l’esilio, più che un fatto politico, è una situazione esistenziale: l’uomo, su questa terra, è soggetto solo alle leggi di un meccanicismo materialistico, la sua vita non ha nessuna finalità. Si tratta di un sentimento di fragilità e di nullità che, se espresso in maniera diretta, desta nel lettore turbamento e tristezza. Già nel titolo, Foscolo compie un’operazione decisiva per tutto lo svolgimento del sonetto: egli, nato nell’isola di Zante, non usa il nome moderno della sua terra, ma quello con il quale la chiamavano gli antichi Greci, Zacinto. Automaticamente il nome classico evoca il mondo dell’antica Grecia e dei suoi miti: Zacinto è situata proprio nello stesso mare in cui, secondo la leggenda, nacque Venere, la dea dell’amore che ha reso feconda e felice l’isola; è lo stesso mare di cui parla Omero mentre racconta le avventure drammatiche di Ulisse; quell’Ulisse che, come il poeta, era esule in cerca della patria e che alla fine del suo peregrinare riuscì ad approdare ad Itaca, la sua pietrosa ma amata terra natia. Il poeta, invece, non avrà la gioia di tornarci, perché il destino gli ha riservato di morire in terra straniera, dove nessuno andrà a visitare la sua tomba. Il poeta compare solo nell’ultima terzina dove si può notare un sentimento di pessimismo e di tristezza, del tutto assente negli altri dodici versi, in cui invece predomina una visione tutta classicistica, con un paesaggio fatto di sole, di cieli azzurri, di boschi verdeggianti e in cui la figura di Ulisse ci si presenta nel momento della felicità, quando finalmente approda alla sua isola.
Quando il Foscolo parla della sua terra natìa, non usa mai il termine “patria”, forse perché il suo rapporto col padre non fu felice e perché si sentiva più legato alla madre. Nel sonetto, infatti, lui parla di “materna mia terra”, la patria è “matria”, è un personaggio femminile, non solo perché il sostantivo è di tale genere, ma perché il Foscolo identifica nella madre umana, nella madre-natura il principio della vita.
Ed ancora, ci sono moltissimi riferimenti all’acqua, senza la quale non c’è vita: ci sono le “onde del greco mar” e c’è Omero che canta “le acque fatali” di Ulisse.
5
Viaggio come conoscenza
Solo verso la fine del Settecento il viaggio diventa un’esperienza interessante per sé, nasce il viaggio di piacere, fine a se stesso. Diventa quindi mezzo utile per la crescita intellettuale e morale, per l’educazione al mondo e alla vita. Il viaggio rispondeva alla necessità di conoscere, uscire dal proprio mondo ristretto, fare esperienze personali in nuovi paesi.
Attraverso l’opera leopardiana “Dialogo della natura e di un Islandese” (1824), viene rappresentato in modo chiaro il concetto di pessimismo cosmico di Leopardi e l’immagine di una natura “matrigna” e “nemica” alle cui leggi è impossibile sfuggire.
L’operetta morale narra di un islandese, che va errando per le regioni interne dell’Africa alla ricerca di uno spazio isolato per non venire più a contatto con la natura. Ma anche lì essa è presente: gli appare con le sembianze di una donna smisurata e tremenda. La vicenda prosegue con un dialogo, durante il quale l’uomo spiega alla sua interlocutrice come la sua vita sia stata sempre infelice.
Infatti, fin dalla prima gioventù egli si era persuaso della vanità dell’esistenza e della stoltezza degli uomini, i quali si procurano vicendevolmente infiniti mali. Ma dalla molesta degli uomini fu facile liberarsi, perché egli si separò dalla loro società e visse in solitudine. I guai tuttavia continuarono ad assisterlo: tempeste spaventevoli di terra e di mare, minacce di vulcani, paura di incendi e altre calamità resero la vita inquieta e tormentata; né valse mutare luoghi e climi.
Egli dovette sopportare il caldo, il freddo, le tempeste, i venti, i turbini smodati, le infermità e i tanti pericoli giornalieri, tanto che non si ricorda d’aver passato un giorno solo della vita senza pena.
Conclude poi aggiungendo quanto la natura sia malefica e ingiusta con l’uomo, poiché lo minaccia, lo percuote, lo assale procurandogli solamente una gran quantità di mali e dolori.
Di fronte a queste accuse la natura rimane impassibilmente fredda, precisando all’ingenuo islandese che il mondo non è stato fatto per la specie umana e che se essa ha mirato non si è mai preoccupata della felicità o infelicità di questa, poiché essa è unicamente occupata a mantenere inalterato quel “perpetuo circuito di produzione e di distruzione”, che è la vita stessa dell’universo.
Leopardi introduce in questo tratto, la sua forte visione meccanicista della vita, dove qualsiasi cosa o individuo nasce, si sviluppa e muore, secondo una serie di leggi fisiche, senza una scopo ultraterreno o che superi, ancora una volta, le leggi inconfutabili della natura.
L’ultima domanda dell’islandese (a chi piace, o a chi giova cotesta vita infelicissima dell’universo, conservata con danno e con morte di tutte le cose?) non trova risposta.
Mentre così ragionano, giungono due leoni magri ed affamati, che hanno appena la forza di mangiarsi l’islandese: così possono tenersi in vita per quel giorno.
Alcuni invece dicono che un fortissimo vento, levatosi all’improvviso, stese a terra l’islandese e lo seppellì sotto un cumulo di sabbia, dove più tardi fu trovato mummificato e posto in un museo di non si sa quale città d’Europa.
Viaggio come fuga
Il tema del viaggio come fuga ritorna spesso nella letteratura del ’900. Ogni viaggio inizia con una partenza, con un distacco, che può apparire sia come qualcosa di necessario per sfuggire a una condizione di miseria o di emarginazione, sia come tradimento delle proprie origini, come perdita di parte della nostra vita e di noi stessi.
6
Il treno ha fischiato è una novella di Luigi Pirandello pubblicata nel 1914 sul Corriere della sera e successivamente inserita nella raccolta Novelle per un anno.
Il protagonista è Belluca, un impiegato alienato, sottoposto alle pressioni sia nell’ambito familiare che lavorativo. Al lavoro, infatti, è sottoposto ad un vero e proprio sfruttamento, in quanto il capoufficio gli dà da svolgere sempre del lavoro in più, che non rientra nella sue mansioni e quindi nella sua retribuzione. Una notte, dopo aver sentito il fischio di un treno si ribella alle angherie del capoufficio. Con queste reazioni, fuori dagli schemi della società, i suoi colleghi lo ritengono pazzo e lo fanno rinchiudere direttamente nell’ospizio.
Il tema del viaggio, simboleggiato dal fischio del treno, viene presentato in questa novella come l’unico modo per evadere da una cupa e misera realtà che ci tiene prigionieri.
A differenza degli altri personaggi pirandelliani, Belluca non cerca di crearsi un’altra vita (come Mattia Pascal in Il fu Mattia Pascal) o è in ribellione continua con tutte le regole della società (Moscarda in Uno, nessuno e centomila), ma ritorna semplicemente a condurre la sua vita nello stesso modo di prima, solo che ogni tanto si concede qualche viaggio con la mente.
Viaggio come metafora
Un sentiero allude al percorso esistenziale di ciascuno di noi, al nostro “viaggio” personale, ne è, come si suol dire, una metafora.
Si intraprende un sentiero... spesso si incontrano faticose salite, discese, tornanti che “nascondono” la nostra prossima tappa, si incontrano nuove persone, si fanno esperienze. Un momento di riposo, un’occasione di riflessione, e poi si riprende il percorso, si scelgono nuove vie quando ci si trova davanti a un bivio.
Giorno per giorno, momento per momento si prosegue...
Per Ungaretti il viaggio, tema ricorrente nel mondo decadente, è, nella poesia “I fiumi”, un percorso attraverso l’acqua, che assume un significato di purificazione da tutto ciò che sta dentro la persona.
È stata scritta nel 1916 e compare nella raccolta “L’allegria” (1931).
La lirica, pubblicata nella raccolta dell’Allegria, registra un’importante momento di auto-conoscenza del poeta, stimolato dall’esperienza della guerra: essa dunque non solo porta il poeta a comprendere i valori fondamentali della Vita, a scoprirne l’essenza, ma anche al conoscere se stesso, il suo passato e il suo presente.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Tesina multidisciplinare sul viaggio
Materie trattate: italiano, inglese, fisica, filosofia, storia.
Indice
1. Introduzione
2. Il viaggio nella letteratura
2.1 "A Zacinto", Ugo Foscolo
2.2 "Dialogo della natura e di un Islandese", Giacomo Leopardi
2.3 "Il treno ha fischiato", Luigi Pirandello
2.4 "I Fiumi", Giuseppe Ungaretti
2.5 "Ulysses" by Alfred Tennyson
2.6 "Ulysses" by James Joyce
3. Il viaggio nella scienza
3.1 Il viaggio delle informazioni
3.1.1 I segnali
3.1.2 Le onde elettromagnetiche
3.1.3 I circuiti oscillanti
3.1.4 Emissione e ricezione di onde elettromagnetiche
3.1.5 Propagazione delle onde elettromagnetiche nell'atmosfera
3.1.6 I satelliti geostazionari
4. Il viaggio nella mente umana
4.1 Freud e la psicoanalisi
4.1.1 Es, Super-Ego, Ego
4.1.2 Il metodo psicanalitico
- Ipnosi
- Associazioni libere
- Interpretazione dei sogni
- Interpretazione degli atti mancati
- Transfert
4.2 Il movimento degli Hippie e il trip mentale
4.2.1 Gli anni '60
4.2.2 Gli Hippie
- Usi e costumi
- Politica
- Libertà sessuale
- Droghe
4.2.3 Il trip
5. Bibliografia
Introduzione
Motivazioni
Ho 19 anni e una voglia smodata di essere viva e attiva, sono curiosa e ho molteplici interessi e desideri di scoprire il mondo.
Sono ambiziosa, non mi piace arrendermi e nemmeno pensare di non farcela.
Ed è qui che sopraggiunge l'argomento della mia tesina: il viaggio per scoprire, sapere, conoscere tutto quello che ancora mi manca.
Il viaggio, perché ogni giorno si percorrono metri e chilometri irreali senza rendersene conto, attraversando confini e limiti ed arrivando, inconsapevolmente, a mete e a traguardi fantastici.
Ognuno di noi, ha il desiderio di arrivare, di approdare ad una meta, sulla quale si fantastica di giorno e non si dorme la notte. In questo mondo dove tutto scorre e incalza, tutti guardano al domani con un misto di emozioni e debolezze.
Noi abbiamo imparato a navigare rimanendo seduti senza muovere niente, arrampicandoci tra montagne caotiche di sogni e idee, correndo veloce tra colori, musica e vita...
E le mete? Quali sono le mete?
Dentro ognuno di noi, sono lì, silenziose, a volte si fanno sentire più vivaci, a volte inaspettatamente fluiscono fuori, come magma, fluiscono da un vulcano di immagini incandescenti.
L'uomo non può rimanere fermo per sempre, il suo istinto lo ha portato oltre la sua stessa immaginazione ritornando anche ferito, ma con quella maledetta voglia di andare sempre avanti, passo dopo passo e allora...
Buon viaggio!
Contenuti
Ho deciso di approfondire il contenuto della mia tesina dividendolo in tre parti: quella umanistica, quella scientifica ed infine quella, che potrebbe definirsi più interiore, più vicina all'uomo, quella della Mente Umana.
Riferendomi alla letteratura italiana, ho interpretato l'idea del viaggio secondo Foscolo, Leopardi, Pirandello ed Ungaretti, analizzando per ciascuno una loro opera.
Nel mondo degli autori inglesi, invece, ho voluto fare un confronto fra l'Ulisse di Omero dell'Odissea, grande figura del tipico eroe viaggiatore, con le caratteristiche comuni dell'Ulisse di Tennyson e di Joyce.
Nell'ambito scientifico tecnologico mi sono dedicata al mondo delle telecomunicazioni, mettendo in evidenza l'importanza dell'informazione, dal momento in cui si genera, a come viene trasportata e quindi ricevuta.
Concludendo ho voluto avvicinarmi all'uomo stesso che, reso unico e potente dalla sua mente, viene studiato nelle sue debolezze e psicosi attraverso il metodo psicoanalitico di Freud, ma nello stesso tempo permette alla propria mente di viaggiare non solo grazie all'immaginazione, ma con l'uso di sostanze stupefacenti ed è questo il caso degli Hippy del '69 in America a cui mi sono riferita.