Estratto del documento

Il viaggio come

metafora della vita

Di Maria Teresa Papa

Liceo Socio-Psico-Pedagogico “Vito Capialbi”

Classe V B S.P.P.

Anno scolastico 2006/2007

Introduzione

Italiano

Giovanni Pascoli:

“L’ultimo viaggio”

Diritto latino

I diritti dello straniero Virgilio

e

il viaggio di Enea

Il viaggio come

metafora della filosofia

Vita

Storia Nietzsche

e

Il viaggio dei nostri il viaggio oltre se stessi

emigrati ARTE PEDAGOGIA

Paul Gauguin Dal viaggio come

e spostamento al viaggio

l’esotismo virtuale

La mappa qui presentata consente una prima perlustrazione del viaggio, inteso non solo in senso concreto e realistico (di spostamento nello spazio e nel tempo) ma anche in senso simbolico di desiderio di conoscenza e di ricerca. Tuttavia l’affermazione “la vita è un viaggio” porta con sé qualcosa di più di una semplice analogia: l’idea del viaggiare, infatti, evoca un aspetto complesso e profondo della vita umana che la metafora riportata non è in grado di rivelare in tutta la sua complessità. Chiunque affronta il tema del viaggio è solito affermare: “l’impulso a viaggiare fa parte della natura umana: è una passione che divora e arricchisce allo stesso tempo”.

Ma vi siete mai chiesti come nasce nell’uomo l’idea del viaggio?

Vista la complessità di tale tema non credo sia possibile fornire una risposta universalmente esauriente a questo interrogativo. A livello personale però ritengo che lo “spazio” in cui prende vita il desiderio del viaggio sia rappresentato dallo scarto che sussiste tra l’idea che gli altri hanno di una persona e quella che lei ha di se stessa oppure tra quello che è nella realtà e quello che vorrebbe essere. È solo viaggiando che si darà voce ad una parte di sé che chiede di venir fuori.

Ma perché è più interessante ciò che è lontano?

“Quelle cose, per conoscere le quali l’uomo si mette in viaggio, se sono poste sotto i suoi occhi non se ne cura” (Plinio il Giovane).

Forse perché viaggiare permette di conoscere gli altri ed attraverso gli altri se stessi. Infatti ritengo che per trovare la libertà bisogna uscire dalla struttura di un unico sistema e capire altre culture: è la possibilità di scegliere il modo in cui dare senso alla propria vita che permette di essere liberi. Infine, alla luce di quanto affermato, credo si possa dedurre che il viaggio può essere rischio di perdita ma anche promessa di conquista; può essere speranza di ritorno ma anche abbandono angoscioso all’ignoto.

“Ma solo facendo un viaggio si capirà perché lo si doveva fare; e se qualche volta è difficile partire perché le abitudini, il dovere, gli impegni, la mancanza di tempo, il dubbio, le aspettative delle altre persone sembrano ostacoli insormontabili, non dimentichiamo che c’è solo una cosa peggiore del viaggiare, ed è il non viaggiare affatto” (Oscar Wilde). Italiano

Italiano

Il tema del viaggio si coniuga pienamente con la sensibilità decadente perché ne riprende la tendenza a fuggire dal quotidiano ed a proiettarsi in dimensioni alternative. Ciò si origina dal disagio dell’uomo in una società che egli non accetta, nella quale non riesce ad integrarsi e che di conseguenza lo spinge alla fuga. Una prima ed immediata connotazione del viaggio trova nella figura di Ulisse la massima esplicazione perché le sue avventure ben si prestavano a stimolare l’immaginario di vari autori di tutti i tempi: con Dante, ad esempio, Ulisse diventa l’emblema dell’uomo che attraverso il suo viaggio in mare vuole “seguir virtute e canoscenza” (Inferno, XXVI, 120).

Il tema del viaggio ha molti antecedenti romantici. Infatti nel Romanticismo coesiste la tendenza alla contemplazione di un mondo ideale ed alla proiezione dell’anima in terre lontane nello spazio e nel tempo. La ricerca del lontano accosta due modelli di intellettuali (Romantici e Decadenti) nella comune coscienza di un disagio sociale ai limiti dell’emarginazione. Gli approdi letterari sono diversi: nostalgici e malinconici nel Romanticismo; esasperati e morbosi nel Decadentismo. L’angoscia esistenziale del decadente supera il dissidio romantico tra ideale e reale, trasformandosi in una condanna dell’“essere”. Nella letteratura italiana divenne metafora del viaggio il personaggio omerico di Ulisse che ben riusciva ad interpretare la tendenza alla fuga, all’evasione, all’esotismo ed alla trasgressione. Tale metafora si amplificò e si differenziò con una varietà di sfumature nei diversi poeti del Novecento. Soprattutto in Pascoli diviene evidente questo tema, inteso come percorso di regressione. Infatti il poeta stesso, come d’altronde l’uomo contemporaneo, cerca di estraniarsi dalla realtà che lo circonda conducendo un viaggio a ritroso nella sua esistenza fino ad arrivare alla semplicità ed alla spensieratezza dell’infanzia. Per spiegare meglio il senso del viaggio in questo contesto ho scelto una poesia di Giovanni Pascoli dal titolo “l’ultimo viaggio” tratta dai Poemi conviviali del 1904. Nella lirica ritorna la figura di Ulisse come metafora dello stesso poeta che perde fermezza d’animo, solidità interiore e integrità della psiche.

Ulisse diventa l’emblema dell’uomo moderno che si smarrisce nei labirinti interiori, tormentato dalla crisi d’identità e dalla caduta delle certezze. Egli, già vecchio, riprende il viaggio nel mare di una volta, rivede i luoghi di un tempo e ripercorre le tappe del proprio passato per ritrovare la coscienza smarrita. Nell’incontro retrospettivo con le Sirene, Ulisse è l’uomo che ha percorso tutto il mondo conosciuto e che ora chiede disperatamente alle Sirene chi egli sia, chi sia stato. Davanti a Calipso, non è più l’uomo fiero della propria umanità che rinunciò all’immortalità promessa dalla dea, ma è ridotto ad una larva di ciò che era, con sul volto il pallore ed i tremiti della morte. [Dai Poemi conviviali, XXIII]

L’ultimo viaggio

[…]

Sirene, io sono ancora quel mortale […]

che v’ascoltò, ma non poté sostare. Ma, voi due, parlate!

E la corrente tacita e soave

Ma dite un vero, un solo a me, tra il tutto,

più sempre avanti sospingea la nave.

prima ch’io muoia, a ciò ch’io sia vissuto!

E il vecchio vide che le due Sirene,

E la corrente rapida e soave

le ciglia alzate su le due pupille,

più sempre avanti sospingea la nave.

avanti sé miravano, nel sole

E s’ergean su la nave alte le fronti,

fisse, od in lui, nella sua nave nera.

con gli occhi fissi, delle due Sirene.

E su la calma immobile del mare,

Solo mi resta un attimo. Vi prego!

alta e sicura egli inalzò la voce.

Ditemi almeno chi sono io! chi ero!

Son io! Son io, che torno per sapere!

E tra i due scogli si spezzò la nave.

Ché molto io vidi, come voi vedete

me. Sì; ma tutto ch’io guardai nel mondo,

mi riguardò; mi domandò: Chi sono?

E la corrente rapida e soave

più sempre avanti sospingea la nave.

Giovanni Pascoli

La vita

Per capire la poesia pascoliana occorre ripercorrere tutta la vita del poeta e collegarsi ad alcuni dati fondamentali della sua biografia.

Giovanni Pascoli nasce a San Mauro di Romagna nel 1855, in una famiglia della piccola borghesia agraria. La sua formazione culturale inizia presso il collegio degli Scolopi ad Urbino ma, in seguito, le sue scelte poetiche vengono influenzate da una serie di lutti familiari (la morte del padre e di alcuni fratelli) che segnano indelebilmente anche la sua psiche. Col passare del tempo il poeta si iscrive alla Facoltà di Lettere presso l’Università di Bologna e in poco tempo si laurea a pieni voti. Subito dopo la laurea comincia ad insegnare greco e latino; si dedica esclusivamente a quest’attività trascurando, di conseguenza, la vita privata, soprattutto la sfera amorosa. Si può notare, infatti, come il poeta conduca una vita restia nei confronti del mondo esterno che lo porterà a vivere da solo con le sue due sorelle cercando invano di costruire quel “nido” che in poco tempo si trasforma in poesia. Questa scelta di vita solitaria e rinunciataria nei confronti del mondo esterno conduce il poeta a dedicarsi profondamente alla stesura delle sue opere. Infatti, più passa il tempo e più la sua fama comincia ad aumentare. Nel giro di pochi anni pubblica tutte le raccolte poetiche più famose e riceve incarichi sempre più importanti nel campo dell’insegnamento. Inoltre partecipa più volte ai concorsi di poesia latina tenuti ad Amsterdam dai quali, altrettante volte, ne esce vincitore. A causa della brevità della sua vita il poeta non può godere profondamente di tutti questi riconoscimenti. Infatti, già all’inizio del 1912 cominciano a manifestarsi i primi sintomi del tumore al fegato che, nel giro di pochi mesi, gli è fatale. Muore a Bologna il 6 aprile 1912.

Il percorso letterario

Tutta la poesia pascoliana è incentrata su un’analisi introspettiva del poeta. Egli va alla ricerca dell’affetto che gli è mancato durante la sua fanciullezza. La produzione poetica di Giovanni Pascoli non si può definire come un vero e proprio itinerario, con un punto di partenza e d’arrivo, ma una continua rielaborazione degli stessi temi.

Proprio per questo motivo il suo percorso letterario si concentra nell’arco di pochi anni e si può dividere in tre grandi parti:

  • Quella delle Myricae e dei Canti di Castelvecchio;
  • Quella dei Poemetti;
  • Quella dei Poemi conviviali.

Per quanto riguarda la prima fase ed in modo particolare l’opera intitolata Myricae bisogna richiamare alla mente il titolo che spiega già in parte il contenuto: Myricae in latino significa tamerici, piante umili che crescono al livello del terreno e che nessuno considera. Sono il simbolo della poesia umile che Pascoli intende comporre, una poesia fatta di piccole cose osservate con la meraviglia del fanciullo. Il piano intenzionale del poeta è quello di affrontare una tematica semplice riguardante la naturalezza e la semplicità della vita dei campi.

Nei Canti di Castelvecchio, appartenente sempre a questa prima fase, Pascoli mantiene la continuità con Myricae partendo da un tema, spesso legato alla natura, alla campagna, alla vita semplice e familiare che poi sviluppa poeticamente.

La seconda fase, quella dei Poemetti, racchiude composizioni più ampie e complesse anche dal punto di vista contenutistico. Infatti, nell’opera lo stesso Pascoli si trasforma in un piccolo proprietario terriero, geloso custode della propria terra, che trova nel lavoro dei campi e nella semplicità della vita di campagna l’unico rifugio contro il male sociale. In quest’opera fra i tanti simbolismi compare quello della “siepe” che, al di là della funzione reale di delimitare la proprietà del contadino, diventa la grande siepe metaforica che isola il mondo della campagna da ogni rapporto con l’esterno.

La terza ed ultima fase è, invece, quella dei Poemi conviviali. Quest’opera si collega ad un’aspirazione di maggiore impegno. Infatti, è la più vasta raccolta poetica pascoliana: comprende venti componimenti tratti da miti e leggende dell’antichità classica.

Posto fondamentale a parte è quello occupato dal saggio “Il fanciullino” che chiarisce la concezione poetica ed esistenziale del poeta legata al recupero del mondo dell’infanzia. Da quest’opera emergono le caratteristiche di fondo di Pascoli. La tesi principale è che l’uomo è scisso: c’è una parte che si trasforma ed una fanciullesca che, invece, rimane identica a se stessa nel tempo. Proprio questa parte fanciullesca è la zona dell’anima in cui si origina la poesia intesa come intuizione irrazionale che può attingere il mistero e che, dunque, può cogliere la realtà che si nasconde dietro le cose. Nella poesia pascoliana, oltre al tema del “nido”, è ricorrente quello della morte. La presenza ossessiva dei defunti contamina anche il ricordo dell’infanzia rivissuta come privazione di un bene di diritto, il bene degli affetti familiari che mancarono al poeta a causa dei frequenti lutti che colpirono la sua famiglia. Sarà proprio il tema della morte che darà origine al tema del “nido”, vissuto dal poeta come il mezzo attraverso cui trattenere in vita i suoi cari.

Per quanto riguarda, invece, la produzione poetica latina di Giovanni Pascoli è necessario rifarsi ai Carmina.

Quest’opera è ispirata all’antica storia di Roma ed alla sua letteratura: comprende trenta poemetti e settantuno liriche.

La poesia pascoliana avvia lo sviluppo del linguaggio poetico del Novecento. Il poeta, infatti, con il suo “sperimentalismo” tende a proiettare il lettore all’interno di un mondo poetico semplice come quello dei bambini. Ciò si concretizza attraverso l’impiego di un lessico metaforico caratterizzato soprattutto dall’uso smisurato del “simbolo”. Infatti, la parola non è usata più come semplice riproduzione di un effetto fonico ma come evocazione del mondo che esso rappresenta dentro al lettore. Frequenti sono le onomatopee e le sinestesie attraverso cui il poeta riesce a riprodurre suoni oppure immagini che evocano determinati sentimenti.

Latino

Virgilio: il leggendario viaggio di Enea

Il leggendario viaggio di Enea si “consuma” nel sommo poema epico della cultura latina: l’Eneide.

L’opera, scritta dal poeta e filosofo Virgilio nel I secolo a.C., narra la leggendaria storia di Enea, un principe troiano fuggito dopo la caduta della città, che viaggiò fino all’Italia diventando il progenitore del popolo romano.

Il protagonista, spinto dal desiderio di trovare una nuova e pacifica patria, inizia una peregrinazione attraverso le terre e i popoli del Mediterraneo, costellata di episodi fascinosi e spesso tragici. Il suo girovagare si arresta sui lidi del Lazio dove, dopo un aspro confronto con i popoli autoctoni, l’eroe unifica i destini dei Troiani e dei Latini, gettando il seme per la futura nascita di Roma e del suo impero.

Il poema è stato composto da Virgilio nel periodo in cui a Roma stavano avvenendo grandi cambiamenti politici e sociali: la Repubblica era caduta, la guerra civile aveva squassato la società e l’inaspettato ritorno ad un periodo di pace e prosperità stava considerevolmente mutando il modo di rapportarsi alle tradizionali categorie sociali e consuetudini culturali.

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Sintesi

Il viaggio

Il viaggio inteso non solo in senso concreto e realistico (di spostamento nello spazio e nel tempo) ma anche in senso simbolico di desiderio di conoscenza e di ricerca.

Tesina per il Liceo Socio Psico Pedagogico

Materie trattate: Italiano, Latino, Filosofia, Pedagogia, Storia dell'arte, Storia, Diritto.

Italiano

Giovanni Pascoli: "L'ultimo viaggio"

Diritto

I diritti dello straniero

Latino

Virgilio e il viaggio di Enea

Filosofia

Nietzsche e il viaggio oltre se stessi

Pedagogia

Dal viaggio come spostamento al viaggio virtuale

Arte

Paul Gauguin e l'esotismo

Storia

Il viaggio dei nostri emigrati

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