Cammin di nostra vita
Il
Il pellegrino guidato tra scrofe e quaglie
Rita Villanova
a
Cl. 5 ACA
A.s. 2008-2009
Liceo Ginnasio Statale “G. B. Brocchi” – Bassano del Grappa
“Il vecchio raccontò come, una settimana prima, fosse stato costretto ad apparire a un cercatore di pietre preziose sotto forma di un sasso. L’uomo aveva abbandonato tutto per andare in cerca di smeraldi. Per cinque anni aveva lavorato in un fiume e spaccato 999.999 sassi alla ricerca di uno smeraldo. Ma era un uomo che aveva scommesso sulla propria Leggenda Personale e quindi il vecchio aveva deciso di intervenire. Si era trasformato in un sasso che era rotolato sul piede di quell’uomo il quale, con la rabbia e la frustrazione dei cinque anni perduti, con un calcio lo aveva scagliato lontano. Ma lo aveva lanciato con tanta forza che il sasso, sbattendo contro un’altra pietra, si era spaccato, mettendo in mostra lo smeraldo più bello del mondo.”
L’Alchimista
Coelho Paulo,
Introduzione
Fin dai tempi più remoti, in ogni epoca, l’uomo si è sempre interrogato sul significato della propria esistenza. Tale quesito, infatti, rappresenta uno dei problemi fondamentali che, prima o poi, ogni individuo affronta tentando, attraverso i propri mezzi, di trovare una soluzione. Proprio per questo motivo le spiegazioni sono state e sono tuttora innumerevoli.
Molte di queste risposte, però, sono accomunate dalla visione della vita come di un viaggio, un cammino intrapreso dall’uomo-pellegrino con uno scopo ben preciso. Questo fine è il
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talenti
conseguimento della massima realizzazione di tutti quei, presenti in germe in ogni persona, concessi dalla natura. Si tratta, quindi, del raggiungimento dell’officium stoico, della Leggenda Personale.
Conseguendo tale convinzione l’uomo, in seguito, ha cominciato a credere nell’esistenza di forze intervenenti nella sua vita. Talvolta le ha ritenute irrazionali come lo è la greca, responsabile dei successi e degli insuccessi degli individui, ammessa sia da Tucidide che da
Fortuna
Polibio, o, ancora, la romana. Altre volte, invece, quest’essenza è stata concepita razionale ed agente sempre in aiuto di coloro che sono destinati a realizzare un determinato progetto.
Nel mio approfondimento mi soffermo su quest’ultimo tipo di forza, interpretata in qualità di fatum e di Dio, evidenziando come essa si manifesti all’umanità attraverso varie fonti letterarie ed artistiche. Generalmente, la sua rivelazione non avviene in modo pacifico, bensì tramite segni che devono essere colti e interpretati per poter divenire comprensibili. Perciò l’uomo, in alcune circostanze, è riuscito a sentire la sua presenza, mentre in altre si è sentito abbandonato.
Così, nella prima parte del mio lavoro, esamino il cammino di uomini che si sono realizzati dal momento che sono stati in grado di cogliere i segni del fatum o di Dio. In questo percorso mi
Libro dell’Esodo, Commedia
avvalgo della testimonianza del dell’Eneide virgiliana, della dantesca,
Ia Orana Maria Maria)
dell’olio su tela del pittore francese Paul Gauguin (Ave e dell’illuminante
L’Alchimista.
romanzo, dell’autore brasiliano Paulo Coelho,
Nella seconda parte, invece, approfondisco il percorso dell’esistenza di individui ciechi di fronte alle manifestazioni della forza razionale agente anche nella loro vita, considerando
The Grapes of
Wrath, drammatico romanzo dello scrittore americano John Steinbeck, e un altro olio su tela di Paul Gauguin, realizzato quasi trent’anni prima, in un ambiente completamente
Mette che cuce,
differente rispetto a quello paradisiaco della Polinesia.
La mia analisi, quindi, segue un ordine non cronologico, bensì tematico.
1 Vangelo secondo Matteo, 25, 15
La forza razionale visibile
Gli uomini, dopo aver realizzato l’azione di una forza razionale nella loro esistenza, le hanno attribuito nomi differenti, volti diversi indicanti una stessa essenza. Così i Greci ed, in particolar modo, i Romani la definirono fatum mentre il mondo giudaico e cristiano Dio.
Il concetto di fatum, inizialmente, venne elaborato all’interno dello stoicismo, scuola filosofica fondata ad Atene, da Zenone di Cizio, intorno al 301/300 a.C. e così chiamata per il fatto che le lezioni si tenevano nella Stoà poikílē, il celebre portico affrescato da Polignoto situato sul lato nord dell’Ágorā. Lógos,
Il concetto fondamentale dello stoicismo, infatti, è il la ragione universale che costituisce la sostanza del cosmo e di cui anche l’uomo, in quanto essere razionale, è parte. Tale principio è dio ma, allo stesso tempo, natura che genera e governa gli esseri, ragion per cui coincide con l’ordinata concatenazione di cause che costituisce la legge inesorabile dell’universo, il fatum o eímarménē.
Fatum autem id appello, quod Graeci eimarmenen, id est ordinem seriemque causarum, cum causae causa nexa rem ex se gignat. Ea est ex omni aeternitate fluens veritas sempiterna. Quod cum ita sit, nihil est factum quod non futurum fuerit, eodemque modo nihil est futurum cuius non causas id ipsum efficientes natura contineat.
eímarménē
Now by Fate I mean the same that the Greeks call, that is an orderly succession of causes wherein cause is linked to cause and each cause of itself produces an effect. That is an immortal truth having its source in all eternity. Therefore nothing has happened which was not bound to happen, and, likewise, nothing is going to happen which will not find in nature every efficient cause of its happening.
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happen which will not find in nature every efficient cause of its happening.
eímarménē,
Chiamo fato quello che i greci chiamano cioè l’ordine e la serie delle cause, tale che ogni causa concatenata con un’altra precedente produca a sua volta un effetto. Questa è la verità sempiterna, svolgentesi da tutta l’eternità. Stando così le cose, nulla è accaduto che non dovesse accadere, e del pari nulla accadrà le cui cause,
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destinate a produrre appunto quell’effetto, non siano già presenti nella natura.
Verso la metà del II secolo a.C., poi, il pensiero stoico giunse anche a Roma grazie a Panezio di Rodi, iniziatore di quella che è stata chiamata la “Stoà di mezzo”. In questo modo lo stoicismo si diffuse rapidamente fra gli strati più elevati della società romana che acquisì, quindi, anche il concetto di
fatum.
Questo principio assunse un’importanza tale, nel corso del tempo, da divenire centrale nell’Eneide, il capolavoro del poeta latino Publio Marone Virgilio (70 a.C.-19 a.C.), che lo
1 De divinatione,
Cicerone, 1, 125
http://www.thelatinlibrary.com/cicero/divinatione1.shtml#125 1
2 traduzione di W. A. Falconer Pagina
http://penelope.uchicago.edu/Thayer/E/Roman/Texts/Cicero/de_Divinatione/home.html
3 http://www.betashare.it/latin/Cicerone/De_divinatione/Liber_I/55
impegnò dal 29 a.C. fino alla morte. Non è un caso, perciò, che sia presente sin dal proemio dell’opera. Arma virumque cano, Troiae qui primus ab oris
Italiam fato profugus Lavinaque venit
litora, multum ille et terris iactatus et alto
vi superum, saevae memorem Iunonis ob iram,
multa quoque et bello passus, dum conderet urbem
inferretque deos Latio, genus unde Latinum 4
Albanique patres atque altae moenia Romae.
L’armi canto e ‘l valor del grand’eroe
che pria da Troia, per destino, a i liti
d’Italia e di Lavinio errando venne;
e quanto errò, quanto sofferse, in quanti
e di terra e di mar perigli incorse,
come il trae l’insuperabil forza
del cielo, e di Giunon l’ira tenace;
e con che dura e sanguinosa guerra
fondò la sua cittade, e gli suoi dei
ripose in Lazio: onde cotanto crebbe
il nome de’Latini, il regno d’Alba, 5
e le mura e l’imperio alto di Roma.
fatum.
Il tema centrale del poema è costituito proprio dal Tale vocabolo, prima dell’avvento dello stoicismo in ambiente romano, era già esistente e, derivando dal verbo “dire”, significava “ciò che è stato detto, decretato, preannunciato”. Infatti, originariamente, il termine indicava la decisione irrevocabile di un dio. Il concetto, poi, acquistò un significato nuovo, su influenza dello stoicismo, designando il destino, una forza a cui nessuno può sottrarsi, nemmeno gli dei.
Quindi, dal momento che Enea, il protagonista dell’opera virgiliana, dopo la distruzione della sua città natale, Troia, intraprende un lungo viaggio verso l’Italia per fondare nel Lazio Albalonga, il fatum agisce in modo tale che possa realizzare questa sua Leggenda Personale, vanificando ogni tentativo di vendetta di Giunone. La dea, nemica mortale dei Troiani per il torto subito da Paride, giovane proveniente dalla Troade, che aveva preferito assegnare la mela della bellezza a Venere anziché a lei, può tentare di lottare contro il fatum, deviando l’eroe dalla sua rotta, ma non averne il sopravvento.
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Aeneis,
Virgilio, I, 1-7
4 Pagina
5 Eneide,
traduzione di Annibal Caro, tratta da VIRGILIO, Casarile (Milano), Casa Editrice G. D’Anna, 1970
fatum
Durante il suo percorso, gli interventi del in aiuto del Troiano non sono mai diretti.