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Il materiale di cui sono fatti i sogni

Il sogno nella letteratura e nell’arte tra XIX e primi del XX sec.

Tamara Mossa

Liceo scientifico A. Pacinotti

A. S.: 2007/2008

Spade: È pesante! Di che cosa è fatto?

Lorre: Del materiale di cui sono fatti i sogni.

(John Houston. Il falcone maltese)

Il sogno è stato uno degli elementi poetici fondamentali del romanticismo.

La poetica della rêverie (rêve, cioè del sognare, nasce nella Francia della seconda metà del XIX sec. ed è pienamente funzionale all’estetica romantica che proponeva, in luogo di una precisa attenzione al reale, come aveva fatto l’illuminismo, la fuga verso un mondo maggiormente perfetto e privo di contraddizioni) è legata alla riflessione sulla funzione della poesia che viene svolta in quei decenni da diversi importanti poeti, primo fra tutti Charles Baudelaire nella sua raccolta “I Fiori del Male”.

Rêverie e sogno, non sono però la stessa cosa.

Se il sogno appartiene alla notte, la rêverie appartiene al giorno.

Nel sogno, il sognatore è passivo, vittima di un suo lato inconscio che può rivelare di lui anche elementi che preferirebbe non conoscere.

Nella rêverie invece il sognatore è, almeno in parte, padrone del suo fantasticare. Gioca con delle immagini, le fa lievitare e le fa diventare i propri simulacri.

Nella rêverie i sensi si scambiano di posto in una continua sinestesia, come nelle Correspondances di Baudelaire.

Ma che succede se la rêverie si trasforma in sogno?

“Attraverso questa zona confusa i fantasmi ci portano senza che ce ne accorgiamo(….) se il sognatore di rêveries si lascia prendere dalla sonnolenza la sua rêverie scivola via, si perde nelle sabbie del sogno, come i ruscelli nel deserto. Il posto è libero per un nuovo sogno, un sogno che, come tutti i sogni notturni, ha un inizio improvviso”.

Scriverà Paul Valery ai primi del ‘900.

Ecco, possiamo dire che il mondo romantico aveva coltivato la rêverie, come in seguito farà - o tenterà di fare - il simbolismo.

In mezzo, i poeti maledetti avevano mostrato con quanta facilità si potesse precipitare di colpo nel sogno, un sogno che preferiremmo non fare.

Non a caso Valery parla di essi come di “rêveries che scendono la cattiva china”.

Nell’estetica romantica il sogno era stato visto come una forma di riscatto e di rivalsa nei confronti della realtà.

Il sogno era “democratico”, apparteneva a tutti, rendeva tutti capaci di riscattare le proprie meschinità in un mondo ideale.

Non a caso il sogno è così presente nella musica della prima metà del XIX sec., come in Chopin, nei Notturni.

Un antico proverbio germanico diceva che una bella immagine:

“I sogni sono spuma”:

poetica che ci ricorda quanto essi siano vividi nel momento in cui si verificano, mentre subito dopo, leggeri ed evanescenti, sono pronti a sparire nel nulla.

Questo loro essere effimeri ben si conciliava con un’estetica che rifuggiva dal confronto con il reale, dopo il trauma della Grande Rivoluzione e del fallimento dell’epopea napoleonica.

Ma, a partire da Baudelaire, i sogni acquisiscono una ulteriore, e più inquietante valenza.

Non sono più solo - e soprattutto - la porta verso una via più piena e felice, ma sono uno spiraglio attraverso il quale è possibile vedere la metà oscura dell’animo umano.

Il rimosso, ciò che viene censurato dalle convenienze morali e sociali e che tuttavia, nel sogno, erompe inarrestabile.

Compresso, innumerevole, come vermi in fermento

Ci fa baldoria in capo un’orda di Demoni

E, quando respiriamo, a Morte nei polmoni

Di nascosto dilaga con confuso lamento.

(au

In alcuni casi, questa violenta effusione ha l’aspetto di un corteo demoniaco o di mostri, in altri è rappresentata da immagini al limite del surreale, come l’onda di sangue, quasi una citazione ante-litteram dallo Shining di Stanley Kubrick, che ritroviamo nella poesia La fontaine de Sang:

“Mi pare a volte che il sangue mi scorra fuori a fiotti

Come una fonte scossa da singhiozzi dirotti;

Io sento che con murmure lungo da me dilaga

Ma per quanto mi palpi, non so trovar la piaga.”

All’alba, l’anima nel sogno ritrova sé stessa, come già dopo gli incubi della notte, ma rientra in sé con dolore e disgusto, convinta della finzione che, fino al prossimo sonno, dovrà nuovamente interpretare:

Goya nelle stampe dei Capricci, che Baudelaire usò spesso come ispirazione.

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Sintesi

Tesina - Premio maturità 2008

Titolo: Il sogno tra fine XIX e inizi del XX sec.

Autore: Tamara Mossa

Descrizione: distinzione fra réverie e sogno e i collegamenti con i vari poeti e filosofi che si sono trovati immersi in questo tipo di concezione. In particolare analisi Freud con la sua scoperta della psicoanalisi, e riuscì a studiare il sogno come manifestazione

Materie trattate: letteratura italiana, filosofia, inglese, storia

Area: umanistica

Sommario: La poetica delle réverie (da rêve, sogno), cioè del sognare, nasce nella Francia della seconda metà del XIX sec. ed è legata alla riflessione sulla funzione della poesia che viene svolta in quei decenni da diversi importanti poeti, primo fra tutti Charles Baudelaire nella sua raccolta "I Fiori del Male". Il sogno è stato uno degli elementi poetici fondamentali del romanticismo.

È stato pienamente funzionale all'estetica romantica che proponeva, in luogo di una precisa attenzione al reale, come aveva fatto l'illuminismo, la fuga verso un mondo maggiormente perfetto e privo di contraddizioni.

Réverie e sogno, non sono però la stessa cosa. Se il sogno appartiene alla notte, la réverie appartiene al giorno. Nel sogno, il sognatore è passivo, vittima di un suo lato inconscio che può rivelare di lui anche elementi che preferirebbe non conoscere.

Nella réverie invece il sognatore è, almeno in parte, padrone del suo fantasticare. Gioca con delle immagini, le fa lievitare e le fa diventare i propri simulacri. Nella réverie i sensi si scambiano di posto in una continua sinestesia, come nelle Correspondances di Baudelaire.

Ma che succede se la réverie si trasforma in sogno. "Attraverso questa zona confusa i fantasmi ci portano senza che ce ne accorgiamo… se il sognatore di réveries si lascia prendere dalla sonnolenza la sua réverie scivola via, si perde nelle sabbie del sogno, come i ruscelli nel deserto. Il posto è libero per un nuovo sogno, un sogno che, come tutti i sogni notturni, ha un inizio improvviso" Scriverà Paul Valery ai primi del "900.

Ecco, possiamo dire che il mondo romantico aveva coltivato la réverie, come in seguito farà - o tenterà di fare - il simbolismo. In mezzo, i poeti maledetti avevano mostrato con quanta facilità si potesse precipitare di colpo nel sogno, un sogno che preferiremmo non fare. Non a caso Valery parla di essi come di "réveries che scendono la cattiva china".

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