Giulia Giorgini - Classe 5ªI Liceo Democrito
Maturità Classica Sperimentale Brocca 10-07-2007
Il Crimine – Giulia Giorgini VI Liceo Democrito
Il crimine
Breve introduzione (p. 3)
Filosofia Sigmund Freud – L’aggressività (p. 3-4)
Italiano Carlo Emilio Gadda – Quer pasticciaccio brutto de via Merulana (p. 5-6)
Emile Zola - Teresa Raquin (p. 7)
Latino Tacito - Il matricidio di Nerone (p. 8-9-10)
Greco Sofocle – L’Elettra (p. 11)
Apollonio Rodio – La Medea (p. 12)
Storia La Banda della Magliana (p. 13-14)
Inglese Edgar Allan Poe – The Murder In Rue Morgue (p. 15-16-17)
Biologia Scienza, pseudoscienza, fantascienza - (p. 18-19-20)
Il gene della criminalità
Fisica La balistica (p. 21)
Arte Walter Sickert - Jack lo Squartatore (p. 22-23)
Van Gogh – Il caffè di notte (p. 24)
Bibliografia (p. 25-26) 2
Il Crimine – Giulia Giorgini VI Liceo Democrito
Breve introduzione
Cosa spinge l’essere umano a trovare il proprio godimento nella sofferenza altrui, e a tagliarsi fuori dalla società scegliendo di vivere all’ombra delle sue azioni?
E cosa spinge la società all’interesse morboso verso il crimine, come ci dimostrano i media di oggi?
Semplice curiosità, paura, sadismo o semplicemente spirito di conservazione?
In questa mia breve trattazione cercherò di trovare una risposta a queste domande ricorrendo le tracce del crimine nel panorama storico, letterario ed artistico dal mondo classico ad oggi, immergendomi attraverso la psicanalisi nella mente umana per ritrovarne le origini, e accennando infine ai metodi scientifici legati al mondo delle indagini.
Sigmund Freud
L’aggressività è parte della natura umana
“… l’uomo non è una creatura mansueta, bisognosa d’amore, capace al massimo di difendersi quando è attaccata; è vero invece che occorre attribuire al suo corredo pulsionale anche una buona dose di aggressività. Ne segue che egli vede nel prossimo non soltanto un eventuale soccorritore ed oggetto sessuale, ma anche un oggetto su cui può magari sfogare la propria aggressività, sfruttarne la forza lavorativa senza ricompensarlo, abusarne sessualmente senza il suo consenso, sostituirsi a lui nel possesso dei suoi beni, umiliarlo, farlo soffrire, torturarlo ed ucciderlo. Homo homini lupus: chi ha il coraggio di contestare questa affermazione dopo tutte le esperienze della vita e della storia? Questa crudele aggressività è di regola in attesa di una provocazione, oppure si mette al servizio di qualche altro scopo, che si sarebbe potuto raggiungere anche con mezzi meno brutali. In circostanze che le sono propizie, quando le forze psichiche contrarie che ordinariamente la inibiscono cessano d’operare, essa si manifesta anche spontaneamente e rivela nell’uomo una bestia selvaggia, alla quale è estraneo il rispetto per la propria specie (…). Se la civiltà impone sacrifici tanto grandi non solo alla sessualità ma anche all’aggressività dell’uomo, allora intendiamo meglio perché l’uomo stenti a trovare in essa la sua felicità. Di fatto l’uomo primordiale stava meglio poiché ignorava qualsiasi restrizione pulsionale. In compenso la sua sicurezza di godere a lungo di tale felicità era molto esigua. L’uomo civile ha barattato una parte della sua possibilità di felicità per un po’ di sicurezza.”
Da “Il disagio della civiltà, vol. X”
La natura umana è caratterizzata, secondo Freud, da un assoluto egocentrismo. Ogni azione è riconducibile alla volontà di soddisfare un proprio piacere. Freud spiega come l’interiorità dell’uomo sia divisibile, in un certo modo, in alcune parti interagenti tra loro.
Nella seconda topica immagina una sorta di “geografia” dell’interiorità umana. L’ES, o inconscio, è una parte completamente pulsionale, per essa non valgono le leggi della logica. Nell’inconscio vi è una parte detta rimosso, che funge da archivio delle nostre esperienze. Il preconscio è il sistema percettivo che comunica direttamente con l’ambiente esterno e opera una prima selezione dei dati. A fare da ponte tra IO ed ES, è il SUPER-IO; esso è l’interiorizzazione delle proibizioni provenienti dai genitori, in primis, e poi dalla società. Si forma già nell’età infantile, in seguito alla rimozione del complesso edipico. Mentre l’ES è una forza impersonale, presente in modo identico in tutta l’umanità, il SUPER-IO è assolutamente legato alla propria cultura, alla propria società.
Nell’inconscio si agitano due pulsioni: di Eros e di Thanatos, da esse dipendono tutte le azioni dell’uomo. La prima è legata all’istinto di sopravvivenza e di conservazione della vita, la seconda è invece spinta a distruggere, dissolvere l’unione. Queste due forze agiscono simultaneamente, e la loro risultante è data dal prevalere di una o dell’altra. Freud ci riporta qui l’esempio del sadismo, in cui la pulsione di morte storce al suo significato la meta erotica, pur soddisfacendo completamente il desiderio sessuale. Vi è un godimento narcisistico elevatissimo, poiché offre all’IO l’appagamento dei suoi desideri d’onnipotenza.
Il più grande ostacolo delle pulsioni è proprio la civiltà. Nella civiltà, nella società tutte le moltitudini sono legate dalla necessità, da una fratellanza data dalla pulsione di Eros. Ma allo stesso tempo vi sono pulsioni di Thanatos che pongono ciascuno contro tutti e viceversa e spingono l’uomo a voler dominare la natura.
Dunque mentre l’impulso sessuale viene trasformato in amore per il prossimo, viene sublimato, la società non può controllare pienamente la pulsione di morte, e per tentare di limitarla in qualche modo crea metodi di repressione, come ad esempio il SUPER-IO. È grazie a questi metodi che l’uomo può vivere tranquillamente nella società, a discapito della propria felicità. 4
Il Crimine – Giulia Giorgini VI Liceo Democrito
Carlo Emilio Gadda
“Sosteneva che le inopinate catastrofi non sono mai la conseguenza o l’effetto che dir si voglia d’un unico motivo, d’una causa al singolare: ma sono come un vortice. Un punto di depressione ciclonica nella coscienza del mondo, verso cui hanno cospirato tutta una molteplicità di causali convergenti. Diceva anche nodo o groviglio, o garbuglio o gnommero, che alla romana vuol dire gomitolo.”
Nel romanzo “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana”, pubblicato nel 1971, è uno dei capolavori di Carlo Emilio Gadda. Il romanzo tratta di un’indagine apparentemente semplice che fino alla fine resterà irrisolta. L’intera storia è la metafora dell’imperscrutabilità delle vicende umane, tema che comunque è facilmente ritrovabile nelle altre opere di Gadda.
Il protagonista è il dottor Ciccio Ingravallo, uomo bonario e di buone maniere, con “una certa praticaccia del mondo”. Le indagini di questo caso sono spunto di riflessioni profonde e alle volte azzardate riguardo la vita. La “filosofia” del buon funzionario statale ha l’aspetto proverbiale e sentenzioso di antichi proverbi e nella loro apparente ingenuità nascondono una grande saggezza.
“La causale apparente, la causale principe, era sì, una. Ma il fattaccio era l’effetto di tutta una rosa di causali che gli erano soffiate addosso a molinello (come i sedici venti della rosa dei venti quando si avviluppano a tromba in una depressione ciclonica) e avevano finito per strizzare nel vortice del delitto la debilitata <ragione del mondo>. Come si storce il collo a un pollo.”
Il tema del gomitolo è quello che Ciccio, dietro cui alle volte si nasconde un filosofico Gadda, predilige nel definire la vita e, nell’ambito del suo lavoro, il delitto. Ma usa anche un altro vocabolario: arruffìo, babele, babilonia, baillame, baraonda, magma, meandro, pandemonio, pasticcio, bazar, calderone, caravanserraglio, casino, manicomio, polipaio, russia, etc, etc … .
Dunque questo romanzo, indagine della realtà, tenta inutilmente di sbrogliare quel groviglio che è la vita. Il delitto è la manifestazione patologica, evidente, di un disordine, e allo stesso modo, l’indagine della polizia è una metafora dell’atteggiamento gaddiano nei confronti del male. Ciò che l’opera arriva a dimostrare è il prevalere del caos sul cosmos. L’omicidio non è visto, come in molte altre opere, nella sua preparazione, esecuzione o in qualche sorta di pentimento, è visto invece nel suo essere, nella sua essenza. L’omicidio, e più genericamente la morte sono per Gadda quel pasticcio supremo, indipanabile.
“… quando Liliana aveva già il coltello dentro il respiro, che le lacerava, le straziava la trachea: e il sangue, a tirà er fiato, le andava giù ner polmone: e il fiato le gorgogliava fuora in quella tosse, in quello strazio, da parè tante bolle de sapone rosse: e la carotide, la jugulare, buttaveno come due pompe de pozzo, lùf lùf, a mezzo metro de distanza. Il fiato, l’ultimo, de traverso, a bolle, in quella porpora atroce della sua vita: e si sentiva il sangue, nella bocca, e vedeva quegli occhi, sulla piaga: ch’era ancora da lavorare: un colpo ancora: gli occhi! della belva infinita. La insospettata ferocia della cosa… le si rivelava d’un subito…. brevi anni! Ma lo spasimo le toglieva il senso, annichiliva la mente, la vita. Una dolciastra, una tepida sapidità della notte.”
Questa descrizione della scena del delitto è molto interessante nella sua rappresentazione non tanto tragica quanto spietata. Cruda. Il contrasto tra le mani bianche della vittima, e le mani d’ombra dell’assassino. La determinazione del movimento derivato dalla pulsione di morte, e la vaghezza e l’incertezza dei movimenti della vittima, indifesa e indifendibile. Il disequilibrio della vita.
Gadda utilizza un attentissimo lessico, molto curato e dettagliato. Nessuna parola è lasciata al caso, tutte sembrano farsi custodi di un senso che sembra semplice, banale, ma è invece addirittura incomprensibile, come lui stesso scriverà in questo romanzo.
Il Crimine – Giulia Giorgini VI Liceo Democrito
Molto bella la descrizione della trasformazione dell’uomo in belva, non belva comune ma belva infinita. Dotata di una ferrea e decisa irrazionalità. Della vittima non resta che il cadavere, cioè una sorta di concretizzazione, materializzazione del disordine della tempesta degli eventi. L’omicidio sembra essere solo una manifestazione di quel turbinio di cause ed effetti che travolge la nostra esistenza.
Il concetto di caos resta ambiguo in Gadda. Alcuni studiosi distinguono questo caos in positivo e negativo.
Il caos positivo è un indizio di vitalismo, proprio di ogni forma vivente, è quello che Gadda definisce “caos organato”, forse lo possiamo liberamente intendere come una sorta di creatività.
Il caos negativo è il prodotto delle disfunzioni e delle inadempienze sociali dell’uomo, il quale mette in disordine dove invece è necessario fare ordine. In questo romanzo il caos negativo è rappresentato dalla morte, vista come disgregazione di un sistema, di un organismo strutturato, morte, appunto intesa come pasticcio supremo. 6
Il Crimine – Giulia Giorgini VI Liceo Democrito
Teresa Raquin
Omicidio, pentimento, suicidio
Teresa Raquin, che inaugura la grande stagione artistica di Zola, è una delle opere più rappresentative del realismo francese.
Sposata infelicemente a Camillo, un uomo debole e malato che lei considera un fratello, Teresa si lascia sedurre da Lorenzo, ex pittore nullafacente, ora esclusivamente nullafacente, nonché cinico e parassita. Insieme vivono una storia passionale ostacolata esclusivamente dalla presenza di Camillo e da sua madre, la signora Raquin. Teresa e Lorenzo concepiscono e attuano l’assassinio di Camillo, e con loro sfortuna non verranno accusati, né sospettati di omicidio.
In questo romanzo, definito dall’autore un grande studio psicologico e fisiologico, Zola vuole raccontare, nella secchezza bruciante di un referto clinico, la storia di una degradazione. L’opera che ne risulta è dunque scabrosa, un vero e proprio romanzo in nero, appassionante ed inquietante.
Nel romanzo la figura di Teresa è molto significativa. Il personaggio di Teresa va visto nella sua completa evoluzione. Inizialmente Teresa è una bambina a cui vengono negate la famiglia e le amicizie; successivamente è una ragazza a cui viene negata la libertà, la scoperta dell’amore e a cui vengono imposte la reclusione, la solitudine e l’angosciante pensiero di dover sposare il cugino, più grande, malato immaginario ed egocentrico.
Teresa sin da giovane sente represse in sé quelle pulsioni vitali che tutti hanno per natura. Soffre per questa reclusione interiore. Adulta incontra Lorenzo, amico del marito. In lui vede la rappresentazione di quella brutalità e violenza che le è sempre mancata nell’aurea vaporosa e tenue di tutta la sua esistenza precedente. Si abbandona ad un sentimento perverso ed estremo al fine di ripagare gli anni di nevrosi vissuti, o meglio non vissuti.
Il perno della vicenda è naturalmente l’omicidio di Camillo. Teresa viene costretta da Lorenzo ad attuare il piano. Resterà per anni in silenzio; anni trascorsi nel modo peggiore e più infimo, condividendo con Lorenzo non più l’amore ma un sentimento di vago odio, repulsione. La macchia, invisibile agli occhi della società perbenista e cieca dell’epoca, diviene per Teresa e Lorenzo sconfinata. A questo proposito è bene citare una frase che gli “amici” della coppia dicono prima di uscire da casa Raquin, il giorno in cui i due, disperati, si suicideranno: “c’è puzza di onestà qua dentro, ecco perché ci si sta bene. Questa stanza è il tempio della pace”.
L’inferno privato di Teresa cresce, e così nel segreto cresce anche quello di Lorenzo, ora divenuto suo nuovo marito. L’omicidio in questo romanzo è visto come vendetta non ben congegnata. Teresa, nella coppia l’unica veramente razionale, si lascia miseramente confondere da Lorenzo, e salta a conclusioni più che affrettate. Medita l’omicidio senza tentare rimedi diversi, come la fuga. Nello stesso modo irrazionale sopraggiungerà la fine:
“Teresa e Lorenzo giunsero, ognuno per proprio conto, alla conclusione che solo un nuovo delitto poteva cancellare per sempre ogni conseguenza del primo. S’imponeva assolutamente che uno di loro sparisse per assicurare all’altro un po’ di riposo. Nel corso dei loro pensieri, erano giunti entrambi a considerare un’identica possibilità. Tutti e due sentirono che era necessario dividersi, strapparsi risolutamente uno dall’altro e decisero che quella separazione doveva essere eterna. Non si fermarono nemmeno a contemplare altre possibilità, accettarono quella soluzione come l’unica garanzia di salvezza.
Lorenzo decise di uccidere Teresa per il pericolo che rappresentava, dato che poteva con una sola parola causare la sua rovina, oltre che le sofferenze che gli procurava la sua presenza.
Teresa decise di uccidere Lorenzo per le stesse ragioni.” L’assenzio Edgar Degas 7
Il Crimine – Giulia Giorgini VI Liceo Democrito
Tacito
Il matricidio
Annales XIV
Della vita di Cornelio Tacito sappiamo ben poco, ed esclusivamente grazie ad alcune lettere di Plinio il Giovane.
Probabilmente nacque intorno agli anni 55-57. Compì il tradizionale corso di studi destinato ai giovani che avrebbero intrapreso incarichi pubblici. La sua famiglia doveva essere agiata e ben nota, come dimostrano l’amicizia con Plinio il Giovane ed il matrimonio, nel 78, con la figlia di Giulio Agricola, uno dei militari più in vista del tempo. Probabilmente fu proprio grazie a questo che egli poté intraprendere il cursus honorum entrando così a far parte del senato romano. Fu questore forse già sotto Vespasiano, edile o tribuno della plebe sotto Domiziano e nell’88 raggiunse la pretura, diventando anche membro onorario dell’antichissimo collegio sacerdotale dei quindecemviri. Nell’88/89 insieme alla moglie lasciò Roma per alcuni incarichi importanti in Germania o nella Gallia Belgica. Alla fine del regno di Domiziano si ritirò a vita privata, tornando al pubblico impiego nel 97/98, e fu console sotto Nerva, mentre con Traiano ebbe il proconsolato dell’Asia. Degli ultimi anni non sappiamo molto, eccetto che morì quasi sicuramente dopo il 117, all’inizio del regno di Adriano.
Cosa ci racconta il testo
Nel 59, dopo anni di tensione, Nerone decide di liberarsi della madre, troppo invadente ed ambiziosa, cosa non facile dal momento che Agrippina, figlia di Germanico e sorella di Caligola, aveva una grande influenza sulle milizie. Dunque incarica un sinistro liberto, Aniceto, che anni dopo aiuterà Nerone ad eliminare anche Ottavia, di escogitare un piano. Ma questo piano fallisce e Nerone chiama a consiglio Burro e Seneca. Sarà proprio Seneca ad escogitare il nuovo piano, che verrà questa volta attuato da Aniceto e da alcuni sicari presi dall’esercito. La narrazione, dettagliata, fosca e drammatica, riprende a modello alcuni canoni ellenistici. Sono qui riportati alcuni paragrafi (1, 2, 3, 4, 5) estrapolati dall’ottavo capitolo degli Annales.
Testo
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Un viaggio nell'universo del crimine
Un viaggio nell'universo del crimine così come si rispecchia nell'arte, nella storia, e in alcune opere della letteratura classica, italiana e internazionale. Partendo dalla sua origine nella psiche umana, e terminando con le scienze applicate al mondo delle indagini.
Materie trattate: Filosofia, letteratura Italiana, letteratura Latina, letteratura Greca, letteratura Inglese, Storia, Fisica, Biologia, Arte.