L’ignavia come indifferenza
« Vi sono suicidi invisibili. Si rimane in vita per pura diplomazia, si beve, si mangia, si cammina. Gli altri ci cascano sempre, ma noi sappiamo, con un riso interno, che si sbagliano, che siamo morti. »
Gesualdo Bufalino, Il malpensante. V G 5°A I
Aleria Argiullo Gea
I. T.C. Y B, L (R)
Ia Von De Egnac Adispoli Oma
A 2012/2013
Nno scolastico 1
Perché la scelta degli ignavi
Ci è stata concessa una vita e questo miracolo, soprattutto nella società odierna, è trascurato.
Si compiono gli stessi gesti, si discutono le medesime cose, si dà network,
i valori insegnati dalla storia sono dimenticati. Ventunesimo secolo è cambiato, non combatte più per i propri sogni. Egli occupa un minuscolo spazio nel mondo, mentre dentro gli serpeggia un vuoto inspiegabile. La morte gli buca le ossa, si avvicina a ogni suo respiro. Eppure a lui non interessa. Egli resta in vita grazie a una schietta astuzia, respira, mangia e dorme; compie atti alla sopravvivenza. Non prova emozioni concrete.
Appassionata di Dante Alighieri e delle sue opere, mi affascina particolarmente il Canto III della Divina Commedia, dove Dante colloca gli ignavi. Così ho cercato il lungo cammino ignavia attraverso i secoli, per capire in quali circostanze uomo diventa indifferente.
Nella mia breve vita ho incontrato persone che hanno scelto beni materiali ai sentimenti, uno di questi è mio padre, che per indifferenza o per codardia ha lasciato crescere me e mio fratello senza il suo affetto. Probabilmente è stato questo a motivarmi per la compilazione della tesina. 2
Perché si è ignavi?
Una preferenza
Rimedio?
Queste sono le domande che hanno occupato la mia mente e, tramite questa dissertazione, pongo finalmente loro delle risposte. 3
L’ignavia come indifferenza
Gli ignavi di Dante Alighieri: Canto III della Divina Commedia.
Alberto Moravia: Gli indifferenti.
Noncuranza e/o scarso interesse al pagamento delle tasse.
Astensionismo, in particolare fra Nord e Sud.
Indifférent selon la conscience collective Durkheim.
The World War I (or The Great War): the first global conflict, which involved all the two opposing alliances.
In particolare, fra Nord e Sud.
Adulti e giovani demotivati: 1,6 milione non cerca lavoro.
Io odio gli indifferenti, articolo di Antonio Gramsci redatto dopo la Grande Guerra.
Teoria dei due soli di Dante Alighieri espressa nel trattato Monarchia (terzo libro). 4
Dante Alighieri, il sommo poeta
La vita
Dante Alighieri, nato a Firenze tra il 22 maggio e il 13 giugno 1265, è stato un poeta, critico e politico italiano. Considerato il padre della lingua italiana, è Commedia, divenuta in seguito Divina Commedia grazie al sostegno di Giovanni Boccaccio.
È stata una dei più grandi capolavori della letteratura mondiale.
Dante nasce nella seconda metà del milleduecento, periodo in cui Firenze attraversa uno dei suoi anni più complessi: il passaggio dal sistema feudale ai comuni. Egli prende vivamente parte alla vita politica, una delle sue prime vicende risale alla battaglia di Campaldino nel 1289, che schierandosi affianco ai feditori a cavallo, combatte contro gli aretini e i ghibellini toscani.
Ma durante gli anni Ottanta, Dante ha una fondamentale esperienza
Beatrice, «colei che conferisce beatitudine», chiamata così da Dante Beatrice, identificabile con Bice, figlia di Folco Portinari, un ricco banchiere, muore nel
intellettuale del poeta. Inizialmente la lode per la donna amata si
Vita Nuova, che è ricordo, celebrazione e interpretazione del recente amore.
Dopo attenti studi filosofici e teologici e il matrimonio con Gemma Manetto Donati, Dante incomincia una vera e propria partecipazione alla vita politica, molto più assidua e gravida di responsabilità rispetto al passato. Infatti, ricopre diversi ruoli importanti:
nel 1300 gli è
cessivo Firenze manda a Bonifacio VIII.
Dante diventa membro di parecchi Consigli e in varie occasioni combatte per la difesa delle libertà comunali, minacciate da Bonifacio VIII, che per il suo disegno politico si serve dei guelfi Neri e di Carlo di Valois per entrare a Firenze.
Dopo le violenze dei Neri contro i Bianchi, Bonifacio VIII riesce a conquistare la città e Cante dei Gabrielli di Gubbio, un guelfo ne-
a Firenze, ma a Roma come ambasciatore, è citato in giudizio con
di baratteria, concussione, estorsione e opposizione sediziosa alla politica papale.
Dante è dichiarato colpevole in contumacia e condannato a una multa di cinquemila fiorini da pagare entro tre giorni. Non avendo egli saldato la sanzione, è forzato alla confisca degli averi e bruciato vivo. Non partecipando ai tentativi dei Bianchi esiliati per far ritorno a Firenze, Dante si separa dai compagni e trova ospitalità a Verona presso Bartolomeo della Scala.
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influiscono sulle opere di Dante: in questo periodo si colloca una maggior stesura dei componimenti.
Per Dante, «Pane salato», perché pellegrinando di corte in corte in cerca di un posto dove vivere, egli si nutre del cibo offerto dai signori. Egli comprende tutti gli elementi negativi dell’esilio per lui, teme che i suoi scritti non vengano più apprezzati dal pubblico.
Ma in questi anni inizia la stesura delle sue più brillanti opere: lavora al Convivio, al De vulgari eloquentia e Inferno.
Le speranze di Dante di tornare a Firenze si coltivano con Arrigo VII di Lussemburgo, che cerca di portare la pace in Italia.
esortandolo a marciare contro Firenze. In quel periodo Dante comincia la composizione del Monarchia. Ma Arrigo VII muore improvvisamente pochi anni dopo, sospendendo i suoi doveri.
Dante viaggia ancora, spostandosi di città in città, fino a tornare stabilmente nel 1314 a Verona, presso Cangrande della Scala.
Non farà più ritorno a Firenze.
Ospite di Guido Novello da Polenta a Ravenna, porta a compimento il Paradiso e durante un viaggio per Venezia, Dante si ammala gravemente: muore nel 1321 a Ravenna.
La poetica
La grandezza della lirica di Dante si concreta con gli sperimentalismi tematici e stilistici: egli non si limita a comporre testi focalizzati su un certo modello, bensì prova diverse espressioni per attuarne una propria; crea neologismi e poetiche, la più importante quello de la loda, promossa nella Vita Nova.
Nei primi anni della sua vita, Dante incomincia a scrivere versi sotto gli influssi della poesia cortese tradizionale, dei maestri siciliani e dei prestilnovisti toscani, tra cui Guido Cavalcanti. 7
Ma ben presto, egli scopre un modo più personale per elo-
«nove rime», lo «stilo de la loda», che istituiscono le fondamenta della Vita Nova.
so o doloroso, che inizialmente era descritto in prima persona, ora cambia prospettiva:
oggetto del discorso diviene Beatrice e gli encomi sono rivolti a lei in terza persona.
Vita Nova e
disfazione di Dante è lodare Beatrice.
Questo nuovo modello rileva gli effetti che Beatrice ha su chiunque
di servizio, o meglio che la donna debba corrispondergli. A questo proposito, Salvatore Guglielmino
«Dante sostituisce la logica di un amore che si appaga di se stesso, di una poesia che ha come fine la lode disinteressata di colei che può dispensare beatitudine per il solo fatto di esistere e manifestarsi».
Un altro punto importante della poetica di Dante è la predilezione del volgare al latino, dove spiega le sue ideologie nel Convivio. Se-
«inducere a scienza e virtù» agli uomini.
Il Convivio, dal latino convivium, banchetto (di sapienza), è che si presenta enciclopedia dei saperi più importanti per coloro che vogliano dedicarsi all’attività pubblica e civile senza aver compiuto gli studi superiori. È scritta in volgare
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per essere appunto capita da chi non ha avuto la possibilità in precedenza di studiare il latino.
Dante pone alla religione e allo stato. Nel Monarchia, il poeta esprime le sue idee riguardo ai grandi poteri di Chiesa e stato. I rapporti conflittuali tra i due emergono nel suo attivismo politico.
La religione è intesa come un qualcosa di necessario a livello spirituale, esattamente come il potere dello stato per il livello terreno.
Tuttavia, nel poeta si può trovare una laicità non indifferente che mira a equilibrare i rapporti tra stato e Chiesa, rilevando la necessità di una collaborazione di entrambi attraverso la suddivisione dei poteri. 9
Gli ignavi di Dante
La Divina Commedia
La Commedia, divenuta in seguito Divina Commedia, è l’opera più importante di Dante Alighieri. Scritta in terzine incatenate e in versi endecasillabi, è prettamente in lingua volgare fiorentina.
Redatta durante gli anni di esilio di Dante tra il 1304 e il 1321, anno della sua morte, nella Divina Commedia convergono tutte le esperienze poetiche e intellettuali del poeta: la sua cultura poetica e filosofica, il suo impegno a dispensare scienza e virtù, la situazione politica a Firenze e la sua predilezione per il volgare.
Epistola XIII a Cangrande della Scala, in cui chiarisce il significato di comedìa. Secondo Dante, ogni opera è diversa dalle altre sul proprio piano contenutistico: nella comedìa il testo inizia con la narrazione di situazioni difficili, per poi terminare in modo positivo. Nelle tragedie, invece, episodio è
ma diventa pauroso alla fine. Sul piano formale, il linguaggio è umile nella commedia, mentre nella tragedia, alto e sublime.
«divina»
neziana del 1555 curata da Ludovico Dolce e solo da allora è diventato parte integrante del titolo.
stile molto elevato, sia per il contenuto, che parla di un viaggio di Dante non propriamente terreno. Però bisogna sottolineare che Giovanni Boccaccio, duecento anni prima, aveva già reso le opere di Dante «divine». 10
Il poema è diviso in tre parti, chiamate cantiche (Inferno, Purgatorio e Paradiso) e ognuna di essa conta trentatré canti (eccetto
La numerologia era importante nel Medioevo, infatti Dante ne è seguace: il numero totale dei canti è cento e la cifra dieci significa perfezione. Allo stesso modo, sono ricorrenti il numero tre e i suoi multipli, che focalizzano la spiritualità della trinità divina: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.
Divina Commedia è il suo plurilinguismo, un linguaggio da neologismi: Dante inventa tanti termini e adatta lo stile ai personaggi e al loro modo di esprimersi.
Ruolo universale: il suo viaggio è unanime, riguarda tutti gli uomini. Egli è affiancato da due guide: Virgilio, il poeta pagano, che lo accompagnerà sino al Paradiso Terrestre e Beatrice, colei che concede beatitudine, la scala verso il Paradiso. Entrambe le figure hanno significati diversi: Virgilio, rappresentante della ragione, consiglierà Dante durante il suo viaggio, soprattutto
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Introduzione l'ignavia come indifferenza - Tesina
Ci è stata concessa una vita e questo miracolo, soprattutto nella società odierna, è trascurato.
Si compiono gli stessi gesti, si discutono le medesime cose, si dà peso agli oggetti materiali, l'amore è alla mercé dei social network, i valori insegnati dalla storia sono dimenticati.
L'uomo del ventunesimo secolo è cambiato, non combatte più per i propri sogni. Egli occupa un minuscolo spazio nel mondo, mentre dentro gli serpeggia un vuoto inspiegabile.
La morte gli scava l'anima, gli buca le ossa, si avvicina a ogni suo respiro. Eppure a lui non interessa. Egli resta in vita grazie a una schietta astuzia, respira, mangia e dorme; compie atti alla sopravvivenza. Non prova emozioni concrete.
Appassionata di Dante Alighieri e delle sue opere, mi affascina particolarmente il Canto III della Divina Commedia, dove Dante colloca gli ignavi. Così ho cercato il lungo cammino dell'ignavia attraverso i secoli, per capire in quali circostanze un uomo diventa indifferente.
Nella mia breve vita ho incontrato persone che hanno scelto beni materiali ai sentimenti, uno di questi è mio padre, che per indifferenza o per codardia ha lasciato crescere me e mio fratello senza il suo affetto. Probabilmente è stato questo a motivarmi per la compilazione della tesina.
Perché si è ignavi? Ci si nasce o ci si diventa? È un'imposizione o una preferenza? In caso, come si combatte l'indifferenza? Vi è un rimedio?
Queste sono le domande che hanno occupato la mia mente e, tramite questa dissertazione, pongo finalmente loro delle risposte.
Collegamenti
L'ignavia come indifferenza - Tesina
Italiano:
- Gli ignavi di Dante Alighieri: Canto III della Divina Commedia.
- Alberto Moravia: Gli Indifferenti.
- Teoria dei due soli di Dante Alighieri espressa nel trattato Monarchia (terzo libro).
Diritto: L’indifferenza al voto: l'astensionismo, in particolare fra Nord e Sud d’Italia.
Scienza delle finanze: Noncuranza e/o scarso interesse al pagamento delle imposte: l'evasione fiscale.
Francese: La société rend l’homme indifférent selon la conscience collective d’Émile Durkheim.
Inglese: The World War I (or The Great War): the first global conflict, which involved all the world’s great powers. In particular the Italy’s role against two opposing alliances.
Storia: “Io odio gli indifferenti”, articolo di Antonio Gramsci redatto dopo la Grande Guerra.
Economia aziendale: Adulti e giovani demotivati: 1,6 milione non cerca lavoro.