Liceo Classico Statale
“N. Spedalieri”
Catania
Anno scolastico 2008/2009
“Finzioni”
Calì
Simona, liceo sez. B
Classe III
Finzioni
a cura di Simona Calì
Liceo Classico Statale “N. Spedalieri”
Catania
Indice
Il labirinto pag. 1
1
Definizione 2
L’etimologia del termine 3
Forme e tipi 5
Tracciamento e requisiti 6
Rappresentazione del percorso 7
Il labirinto: la matematica del mito
Leggende e metafore 8
Il viaggiatore e l’architetto - Il filo, la gru e la matita - Teseo e Arianna - Il labirinto di Dedalo 14
Tipologia delle strutture labirintiche
Serpente arrotolato e albero piegato - Il disordine ciclomatico 17
L’evasione matematica del labirinto
Le insufficienze della svolta a destra - La regola minimale che risolve tutti i labirinti 18
Il labirinto è una grammatica
Linguaggio “context-free” del cammino - Parole nette, parole nulle 20
La soluzione parentetica di Arianna
Arianna-folle - Arianna-saggia 21
Il labirinto è l’algoritmo miope
L’economia delle tracce - Problemi labirintici 23
All’uscita del labirinto 25
Labirinti di trincee 25
Esperienza bellica e identità personale nella prima guerra mondiale 25
La struttura dell’esperienza di guerra
Le discontinuità della guerra - La liminarità della guerra - L’evento come testo 32
Il labirinto della guerra e le sue realtà
Esperienza, rito, metafora - Classe sociale e disillusione: il volontario e l’operaio - La realtà tattica del caos - La personalità difensiva 38
Un’uscita dal labirinto: guerra e nevrosi
Guerra industrializzata e nevrosi - La politica della nevrosi - La terapia disciplinare e l’inquadramento morale della nevrosi - Il trattamento analitico - Immobilismo, nevrosi, regressione - La nevrosi di guerra nella società post-bellica 44
psicoanalitica
nalitica
Freud e il “suo” labirinto: l’inconscio e la terapia psicoa
La concezione pulsionale della vita psichica e la struttura della personalità 44
45
Es, Super-io, Io 47
Nevrosi, rimozione, sintomo pag. 48
La terapia psicoanalitica 49
Il transfert 51
Un “novel-
- labirinto”: Ulisse (J. Joyce)
“novel 53
The modern novel and the stream of consciousness
The interior monologue 54
Ulysses
The story 54
Ulysses as a modern hero
The epic structure - Modernism and tradition - Ulysses: the epic method - The ‘stream of consciousness’ technique 56
Molly’s monologue
Interior monologue with two levels of narration 56
Un’uscita dal “labirinto-Ulisse”: il monologo di Molly
Il labirinto di Calvino e Ariosto 58
58
Presente e passato: Calvino racconta Ariosto 60
Passato e presente: Ariosto ispira Calvino
«Il cavaliere inesistente» e l’«Orlando Furioso» - «Il castello dei destini incrociati»
Un libro “che non comincia e non finisce” 62
Il labirinto dell’«Orlando Furioso» 64
67
I “contenuti” del «Furioso» 69
I “temi” del «Furioso» 71
I “sentieri interrotti” del «Furioso» 75
Il «Furioso» “poema-enciclopedia aperta”
Un labirinto tra le stelle: i buchi
hi neri
buc 77
79
Le caratteristiche dei buchi neri 79
La formazione dei buchi neri 81
L’osservazione dei buchi neri 82
I minibuchi neri 83
Un’uscita dal labirinto stellare: i buchi bianchi 86
Labirinto e labirintite 86
Labirinto 86
Labirintite 88
Dal mito al mito
Bibliografia 89
Sitografia
afia
Sitogr 90
Il labirinto
Il labirinto
Il labirinto
Definizione
«Lo studio del problema del labirinto ha la strana caratteristica, comune del resto alla maggior parte dei problemi che sorgono da una indagine mitologica, non appena essi vengono posti seriamente», osserva Kerényi all’inizio di un breve studio che ha dedicato a questo argomento, «che non esiste una soluzione con cui lo si possa eliminare. Si tratta di segreti, di misteri, nel senso con cui un grande esegeta di difficili testi poetici (Romano Guardini) contrappone “mistero” a “problema”: “questo va risolto e, quando è stato risolto, scompare. Quello va sperimentato, rispettato, immesso nella propria vita. Un mistero che possa essere sciolto con una spiegazione non è mai stato tale. Ogni mistero autentico resiste alla “spiegazione” perché… per sua natura, non può essere risolto razionalmente…” Mitologemi, figure divine, simboli religiosi non possono essere risolti alla stregua dei problemi, ma solo essere ricondotti a idee, archetipi, figure primigenie, comunque si vogliano chiamarli». Ciò vale in modo eminente per le molteplici incarnazioni del labirinto e per il «complesso mitico» che le circonda.
Arrivati a questo punto, sarà opportuno definire «che cos’è» un labirinto; insomma definire l’oggetto della ricerca.
Ebbene, è molto meno semplice di quanto parrebbe a prima vista, anche perché l’uso traslato della parola è esistito sempre o, quanto meno, da quando esiste una nozione diffusa del concetto di labirinto. Sin dai tempi di Platone, esso è presente quale figura del discorso; non solo, ma anche come immagine che, a questo titolo, possiamo chiamare «archetipica».
Socrate: si giunse finalmente all’arte regia. Si stava cercando se proprio quest’arte era atta a somministrare e a produrre la felicità. Ma a questo punto ci siamo trovati come in un labirinto, e quando si credeva di essere ormai alla meta, quando ormai il giro era completo, ecco ci si ritrova di nuovo, come al principio dell’indagine, altrettanto lontani dalla conclusione, proprio come quando si cominciava a cercare. (Platone, 291/b)
Eutidemo,
Non sempre, tuttavia, l’immagine si traduce in un effettivo disegno tracciato. Ciò accade di prevalenza in alcuni periodi storici esattamente configurati, e quindi è giusto parlare di epoche di fioritura del labirinto.
È necessario che nel sentire di un dato periodo della storia si trovino congiunti un vivo senso dell’astrazione e insieme la volontà di tradurre l’astratto in una rappresentazione concreta. Bisogna che a questa situazione, apparentemente contraddittoria o paradossale, si unisca l’amore dell’allegoria, una forte inclinazione per gli emblemi, una propensione per le rappresentazioni figurative, un certo amore per i giochi ed anche una disponibilità di tempo e di umore per l’attuazione di tutte queste tendenze; e, finalmente, l’esistenza di una spinta collettiva, diremo quasi di una «moda» che faccia tradurre in atti concreti le motivazioni che abbiamo ora elencato.
Può quindi accadere che ci siano delle epoche, - come la nostra – che a giusto titolo possono chiamarsi «labirintiche» senza che solo per ciò esse siano particolarmente fertili di raffigurazioni di labirinti, nel senso rigorosamente tecnico.
A tale proposito sorge spontanea una domanda: quanti di voi si sono dedicati a tracciare dei labirinti nei momenti di ozio o di fantasticheria?
Ma, per tornare alle definizioni, consultiamo a titolo di curiosità, qualcuno dei migliori dizionari e qualche enciclopedia. Dice l’Oxford Dictionary: «Strada complicata irregolare con molti passaggi, attraverso o intorno ai quali è difficile trovare la via senza una guida». Ricaviamo dal Dizionario di Nicola Zanichelli, nella edizione del 2000/2001: «Luogo donde non si trova modo di uscire; Imbroglio, Intrico, Inviluppo, Confusione». Nel Petrocchi: «Luogo intrigato da strade da rendere difficile l’uscita». L’Enciclopedia Britannica (Londra, 1961) dice: «Una rete di passaggi, atta a confondere, in un edificio; un intrico di vie, in un giardino». E così via.
Ma nessuna di queste definizioni, per poco che si rifletta, è soddisfacente ed esauriente.
Intanto, ci sono dei tipi di labirinto da cui si trova sempre il modo di uscire (labirinti univiarii o pseudo-labirinti); non sempre il labirinto è un dispositivo di «strade», non sempre è una «rete» di passaggi.
Diremo allora: «Un cammino tortuoso, disegnato per ostacolare o contrariare o ingannare coloro che si propongono di raggiungere la meta a cui esso conduce?». No, perché il labirinto può anche essere soltanto disegnato (sul pavimento, su una lapide, su un foglio di carta, ecc.). Più ci scervelliamo e più ci accorgeremo che, labirinto anche in questo, l’oggetto del nostro interesse non si risolve ai lumi di una definizione che lo comprenda per intero e senza equivoci. Contentiamoci quindi di dire: «Percorso tortuoso, in cui è facile perdere il cammino senza una guida».
Talvolta
L’etimologia del termine
Il fascino e il mistero di questa costruzione comincia con il nome.
Nulla pareva più semplice, logico e convincente che fare discendere il nome dal greco «labrys», ascia, bipenne, la scure sacrificale, probabilmente di pietra, rinvenuta con tanta frequenza e varietà negli scavi di Crosso. L’averla trovata sugli stipiti delle porte e sui pilastri di sostegno suggerì non solo che il palazzo fosse il labirinto degli antichi, ma che appunto da quell’arma o utensile o simbolo sacrale esso avesse preso il nome. E su quelle ipotesi si basò la speculazione degli storici.
Sennonché altri archeologi avanzarono dei seri dubbi su quell’identificazione, ricordando come diversi autori antichi, tra cui Stradone, avessero posto il Minotauro in una grotta, e che il nome «λάβρα» indicava originariamente «caverna, miniera con molti cunicoli e corridoi».
Si pone anche il problema se il tracciato labirintiforme non fosse derivazione di un primo disegno spiraliforme, o che il mito del mostro cretese fosse un’eco di primitivi culti antropofagi e, dopo quelli, di un rito espiatorio; propendendo per la tesi del labirinto in grotta.
La ricerca dell’etimologia non è affatto oziosa, come potrebbe sembrare, anzi, la sua importanza è grande poiché la certezza sulla vera origine del nome darebbe anche un’indicazione, valida, una volta per sempre, sull’origine del mito, sulla specie dei riti che vi erano connessi, quindi, sulla vera natura del Labirinto cretese. Al punto che il vero significato, secondo alcuni, della parola è il solo corridoio che porti al centro della questione, «evitando equivoci, interpretazioni infondate e ipotesi fatte assurgere a dogmi». (Cagiano).
Se si rigetta l’etimologia da «labrys», e molti archeologi lo fanno, si presentano molte ipotesi possibili. Così, la parola potrebbe fare parte di tutta una serie di espressioni pre-elleniche di cui, dopo l’immigrazione, si appropriò la classe superiore indogermanica e che indicava in origine il materiale di pietra degli utensili, delle armi e delle costruzioni dei portatori della civiltà megalitica pre-indogermanica dell’area culturale mediterranea, l’intero gruppo di parole labur indicherebbero in origine cava, galleria e pietra; indi si sarebbero propagate le designazioni, in una direzione verso labrys e in un’altra direzione verso «laura», miniera, cammino sotterraneo o galleria; l’attuale e l’antica Laurion, che è miniera di piombo, ne è un esempio. Dalla radice lau-lav = cunicolo scavato verrebbe «lava», da cui il carattere ipogeo del labirinto, con la parola λαβύριον nel terreno dalla talpa.
E, come se non bastasse, pare che ci fosse a Creta (e certamente in Asia Minore) un culto di Zeus Labrandos di cui ancora nel 1844 esisteva in Caria un santuario ben conservato. Poi, c’è la radice «laòs» = popolo; e il fulmine di Zeus, che deriva dal nome della selce; indi il nome del luogo dove dimora la dea ctonia quindi, caverna consacrata ad una dea litica.
του̃ λάβρουσ:
Ma la definizione della «Lineare B» è sopravvenuta a sconvolgere completamente le ipotesi precedenti, poiché la parola «da-pu-ri-to-jo», tenuto conto della relazione linguistica d/l, confortata da altri esempi, starebbe nelle tavolette per «labirinto», ed anzi vi appare associata con la Potnia, divinità ctonia. Quindi, il labirinto o «dapurito» esiste e vi domina una «Signora», una maestosa divinità femminile. Ma nelle tavolette si trova anche «da-da-re-jo» = Daidaleion! Si tratterebbe allora di un labirinto che era abitato non dal Minotauro ma dalla Ptonia?
L’origine del nome rimane tuttora non chiara. Esiste nella lingua greca la desinenza «inda», suffisso indeclinabile e linguisticamente irriducibile, di cui si potrebbe supporre qualche relazione-corruzione col suffisso inthos; basandosi su questo, considerare la desinenza –inda come appartenente all’elemento pre-indogermanico della lingua greca. Ebbene, questa desinenza, soltanto e unicamente per i giochi dei bambini significa giocare; allora l’etimologia «labrinda», sembra largamente persuasiva.
gioco della caverna, della miniera, e indi «labirinthos»
Non è escluso, infine, il legame della parola con la grande concezione della fecondazione del grembo materno della Terra che si trova lungo tutto l’arco del pensiero religioso più antico. La matrice è il sacrificio interno dove dimora il principio della Vita; il sesso della madre rappresenta le porte del palazzo; le viscere intricate significano i giri delle mura con cui l’alvo materno difende il nascituro prima che ne oltrepassi la soglia per entrare nel mondo ostile del Macrocosmo.
Chi attraversa il labirinto, deve passare per gli intrichi e gli inganni dell’oscurità, per vincere la morte. I rigiri delle viscere e le linee tracciate sul fegato sono uno specchio microcosmico del corso delle costellazioni celesti. Tale corso cosmico fu riprodotto trasponendo nella danza, nella categoria dal tempo la rappresentazione spaziale. Giace nelle profondità la rappresentazione misterica del grande alvo materno e del labirinto in cui dovrà vagare l’uomo esposto all’impegno della vita.
Forme e tipi
Non vi è un limite alle forme del labirinto; e l’aspetto che esso acquista in una data epoca, in un determinato contesto sociale, è, sempre, la firma di uno stile, di una concezione di vita, di un modo di essere.
Ma non sempre il labirinto è opera dell’uomo. Ci sono dei sistemi di grotte, dovuti all’azione delle acque, favorita da una data composizione geologica degli strati rocciosi e formati in una lunga successione di millenni, cosicché ne può sorgere un cammino più o meno complesso, il quale resterà inalterato rispetto alla sua fisionomia originale oppure sarà reso maggiormente complicato dagli interventi umani, per scopi sacrali, di difesa o di mera curiosità.
Sotto questo profilo possiamo parlare dunque di
a) Labirinti naturali, artificiali e misti
Un labirinto può risultare opera del caso oppure essere frutto secondario di uno scopo diverso per cui un percorso tortuoso fu tracciato in origine. Questo accade ed è accaduto nell’insieme dei cunicoli di una miniera oppure nell’insieme di gallerie scavate per rifugio o per difesa, in cui talvolta, per aumentare le difficoltà di una invasione, si inseriscono finte porte, passaggi falsi, giri viziosi; nelle fortificazioni e in generale, in tutte quelle disposizioni, studiate dall’uomo, atte a mettere a dura prova l’arte ossidionale, costringendo l’attaccante ad un cammino tortuoso che lo obbligava ad essere lungamente esposto alle armi del difensore e a passare per ostacoli difficilmente superabili.
Sotto tale profilo, possiamo quindi distinguere tra
b) Labirinti casuali, accessori e intenzionali
In particolare, i labirinti artificiali possono essere considerati e classificati sotto molti aspetti.
In primo luogo, un labirinto può presentare o no dei bivii, in altre parole, può essere fatto in modo che il percorso sia soltanto lungo e complicato, ma senza la possibilità di errore per l’intero suo svolgimento, oppure con un cammino che imponga delle scelte: insomma, può avere una o più vie.
3
Finzioni Il labirinto
Potremo quindi classificare i labirinti, sotto questo aspetto, chiamandoli «unicursali» e «multicursali», oppure «univiarii» e «pluriviarii» o «mono-odossici» e «poli-odossici». Per ragioni di semplicità, usiamo la designazione di
c) Labirinto univiario e pluriviario
Giusto sarebbe chiamare i primi «pseudo-labirinti» poiché, ovviamente, non si può considerare «labirintico» in senso proprio un percorso che è soltanto lungo, che non dà luogo a dubbi né impone delle scelte, poiché basterà seguirlo per arrivare alla meta oppure all’uscita e, comunque, alla sua fine.
Secondo la forma del tracciato potremo invece dividere i labirinti in:
d) Geometrici e irregolari
e) A schema fisso, irregolare o misto.
Secondo la forma del percorso, il labirinto potrà avere un sistema
f) A svolte rettangolari, curve o miste
Secondo la forma occupata dal percorso sulla pianta, il labirinto potrà essere:
g) Rettangolare, circolare o di altra forma
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Tesina - Premio maturità 2009
Titolo: Finzioni
Autore: Calì Simona
Scuola: Liceo classico
Descrizione: il lavoro svolto analizza la figura del labirinto in tutte le sue sfaccettature: da luogo fisico a luogo metafisico, dalla mitologia al labirinto delle stelle per ritornare nuovamente al mito. Il labirinto è l'uomo che entra cercando e scopre se stesso.
Lo studio del problema del labirinto ha la strana caratteristica, comune del resto alla maggior parte dei problemi che sorgono da una indagine mitologica, non appena essi vengono posti seriamente», osserva Kerényi all'inizio di un breve studio che ha dedicato a questo argomento, «che non esiste una soluzione con cui lo si possa eliminare. Si tratta di segreti, di misteri, nel senso con cui un grande esegeta di difficili testi poetici (Romano Guardini) contrappone "mistero" a "problema": "questo va risolto e, quando è stato risolto, scompare. Quello va sperimentato, rispettato, immesso nella propria vita. Un mistero che possa essere sciolto con una spiegazione non è mai stato tale. Ogni mistero autentico resiste alla "spiegazione" perché per sua natura, non può essere risolto razionalmente". Mitologemi, figure divine, simboli religiosi non possono essere risolti alla stregua dei problemi, ma solo essere ricondotti a idee, archetipi, figure primigenie, comunque si vogliano chiamarli».
Ciò vale in modo eminente per le molteplici incarnazioni del labirinto e per il «complesso mitico» che le circonda. Arrivati a questo punto, sarà opportuno definire «che cos'è» un labirinto; insomma definire l'oggetto della ricerca. Ebbene, è molto meno semplice di quanto parrebbe a prima vista, anche perché l'uso traslato della parola è esistito sempre o, quanto meno, da quando esiste una nozione diffusa del concetto di labirinto. Sin dai tempi di Platone, esso è presente quale figura del discorso; non solo, ma anche come immagine che, a questo titolo, possiamo chiamare «archetipica».
Area e materie trattate
Area: umanistica
Materie trattate:
- Greco e Latino, Il mito di Teseo e Arianna, Apollodoro Epitome I, 42-85; II, 91-110, Ovidio Metamorfosi, il labirinto nella mitologia greco-romana;
- Matematica, L'algebra del labirinto: un problema risolto;
- Storia, Il labirinto della prima guerra mondiale: le trincee;
- Filosofia, Freud: il labirinto della mente;
- Inglese, J. Joyce: Ulisse, il labirinto della città di Dublino e il labirinto costruito dall'intreccio delle vite dei personaggi;
- Italiano, Italo Calvino e Ariosto, L'Orlando Furioso, il labirinto di storie che si inseguono nella foresta;
- Geografia Astronomica, il labirinto senza uscita dei buchi neri;
- Arte, definizione del labirinto come luogo architettonico;
- Scienze: labirinto e labirintite, apparato uditivo e malattie.
Bibliografia
- Il libro dei labirinti, Storia di un mito e di un simbolo, a cura di Paolo Santarcangeli, Vellecchi Editore Firenze
- Enciclopedia, Einaudi
- Metamorfosi, di Ovidio, Traduzione a cura di Faranda Villa, A. Mondadori
- Corso di letteratura latina, a cura di Gian Biagio Conte e Emilio Pianezzola, Le Monnier
- I miti greci, di Apollodoro, a cura di Paolo Scarpi, Traduzione di Maria Grazia Ciani, Fondazione Lorenzo Valla / Arnoldo Mondadori
- Finzioni, di Jorge Luis Borges nella traduzione di Franco Lucentini, Einaudi Tascabili, Scrittori tradotti da scrittori
- Terra di Nessuno, di Eric J. Leed, il Mulino, Biblioteca storica
- Sommario di storia 1900-2000, a cura di Rosario Villari, Einaudi Laterza
- Sigmund Freud, Filosofia e psicoanalisi, a cura di Sergio Moravia, La Nuova Italia
- La ricerca filosofica, Le filosofie e scienze contemporanee, a cura di Gabriele Giannantoni
- Lit&Lab, A history and Anthology of English and American literature with laboratories, From the Early Romantics to the Present Age, a cura di Marina Spiazzi e Marina Tavella, Zanichelli
- Ulisse, di James Joyce, Traduzione di Giulio de Angelis, Prefazione di Richard Ellmann, Nota al testo di Hans Walter Gabler, Classici Moderni, Oscar Mondadori
- Ulisse, Guida alla lettura, a cura di Giorgio Melchiori e Giulio de Angelis, Classici Moderni, Oscar Mondadori
- Literary Tracks, A Modular Anthology of Literature in English, From the Victorians to the Present, a cura di Arturo Cattaneo e Donatella De Flaviis, Carlo Signorelli Editore
- Italo Calvino racconta l'Orlando Furioso, a cura di Carlo Minoia, Einaudi Scuola
- Il cavaliere inesistente, di Italo Calvino, Oscar Mondadori
- Il castello dei destini incrociati, di Italo Calvino, Oscar Mondadori
- Letteratura italiana, Le opere, II. Dal Cinquecento al Settecento, a cura di Corrado Bologna, Giulio Einaudi Editore
- La scrittura e l'interpretazione, Storia e antologia della letteratura italiana nel quadro della civiltà europea, La letteratura umanistico-rinascimentale (1380-1545), a cura di Romano Luperini, Pietro Castaldi, Lidia Marchiani