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Essere e apparire

Introduzione

Essere e apparire sono i corrispondenti di reale e desiderato, ciò che siamo e ciò che vorremmo essere o ciò che vogliamo che gli altri pensino che noi siamo.

Frutto dell'inevitabile divergenza tra essere e apparire è la maschera.

Il travestimento è qualcosa che non appartiene all'uomo naturalmente, ma che si assume deliberatamente in vista di qualche scopo: nell'uomo moderno questo travestimento viene assunto per combattere uno stato di paura e di debolezza.

Tale paura ha radici specifiche nell'eccesso di cultura storica e nell'affermarsi del sapere scientifico: la finzione, nella sua accezione più generale, copre il dissimulare e l'escogitare finzioni utili quali i concetti scientifici, ed è in ogni caso legata alla paura, alla insicurezza, alla lotta per l'esistenza.

Il fascismo

Le vicende del Fascismo italiano sono strettamente connesse con gli eventi storici che coinvolsero il paese nel periodo intercorrente fra le due grandi guerre mondiali. La data di nascita ufficiale del Fascismo è ormai da tutti riconosciuta nel 23 marzo 1919, quando Benito Mussolini, durante una riunione tenuta nella sala del circolo degli interessi industriali e commerciali in piazza S. Sepolcro a Milano, annunciò ai suoi seguaci e simpatizzanti la costituzione dei Fasci italiani di combattimento.

Mussolini intendeva dar vita ad un movimento più che ad un partito (creato infatti soltanto il 7 novembre 1921), avente lo scopo di valorizzare con l'azione il contributo offerto dall'Italia alla vittoria degli Alleati e di porre ordine nell'assetto statale della nazione che, se pure uscita vittoriosa dalla Guerra, ne risentiva le gravose conseguenze, esasperate dal disaccordo dei vari partiti politici. Si trattava però, di un programma piuttosto vago e generico, in quanto, come vedremo in seguito, solo molto più tardi si passò ad una vera e propria elaborazione della teoria del Fascismo. Nello stesso anno, 1919, il movimento fascista fece il suo primo tentativo elettorale, ma ne riportò una clamorosa sconfitta, di fronte alle pur sempre valide forze liberali, socialiste e del giovane ma agguerrito Partito popolare.

La prevalenza di questi partiti fu però momentanea: lo stato liberale-giolittiano, ancorato su posizioni nettamente superate dalla naturale evoluzione dei tempi, andava infatti disgregandosi logorato dalle polemiche interne e dalla mancanza di quel prestigio e di quella autorità necessarie a tener testa ad un delicato periodo di crisi economica e sociale quale era quello del dopoguerra. È dunque spiegabile come, in quel momento, il Fascismo, con le sue promesse facenti leva sulla resurrezione patriottica, potesse acquistarsi una certa simpatia, nei ceti sostenitori dello stato ordinario e legalitario e nei gruppi agrari e industriali, che vedevano in un indirizzo autoritario la migliore difesa dei loro interessi, minacciati soprattutto dalle correnti ugualitarie e livellatrici marxiste e specialmente dalle rivoluzioni comuniste.

Ebbe così inizio un periodo durante il quale il Fascismo passò ad una azione intimidatrice di violenza e costrizioni, quasi sempre incoraggiate dall'incertezza e dalla tolleranza dell'autorità costituita, anche con manifestazioni particolarmente violente come quella delle abbondanti «manganellature» o della somministrazione di olio di ricino. Si arrivava in tal modo al paradosso di un movimento che, sostenitore della legalità, cercava di aprirsi la strada del potere servendosi della più evidente illegalità, e creando un disordine mentre si prefiggeva di “normalizzare” la situazione.

Il nuovo movimento, organizzato quasi militarmente, promosse la nota marcia su Roma delle colonne fasciste (28 ottobre 1922).

Mentre gli avversari peccavano ancora una volta di indifferenza e di incredulità nelle conseguenze dell'avventura, la marcia ebbe il potere di impressionare fortemente la monarchia e gli uomini più eminenti dello stato. Infatti, re Vittorio Emanuele III, rifiutando la proposta del capo del governo Facta di proclamare lo stato d'assedio, per il timore di una deprecata guerra civile, nella speranza di migliorare la situazione, ed a seguito del rifiuto degli esponenti delle diverse correnti politiche di assumere il mandato governativo, chiamò al Quirinale Mussolini, e gli offrì l'incarico di formare il governo. L'ordine tanto auspicato non si verificò: per parecchio tempo i contrasti di piazza tormentarono il paese, anche perché l'appoggio governativo all'azione delle squadre fasciste non poteva che inasprire le opposizioni, ormai in presagio di quella che sarebbe stata la loro completa soffocazione. In questo clima vennero indette le elezioni politiche del 1924, con lo scopo di rendere legale lo stato di cose che certo imbarazzava gli stessi esponenti fascisti.

Si introdusse uno speciale sistema elettorale basato sul «premio di maggioranza», capace di dare praticamente tutto il Parlamento in mano alla lista che avesse ottenuto una maggioranza relativa; maggioranza relativa che infatti il Partito nazionale fascista (PNF) ottenne, impostando la sua campagna elettorale sulla intimidazione e sulla violenza. Si formò così un Parlamento che non rispecchiava affatto le forze politiche italiane; tuttavia le opposizioni parlamentari, sia pure spente e non bene organizzate, dimostrarono in quella occasione un alto spirito battagliero.

Tra i più tenaci oppositori si rivelò subito il deputato socialista Giacomo Matteotti, il quale, mentre si riprometteva di documentare in piena Camera i soprusi e le prepotenze mediante i quali il Fascismo aveva raggiunto il successo, venne rapito da sicari fascisti, barbaramente assassinato e ritrovato nella pineta di Ostia.

Il martirio di Matteotti coincise con il momento di crisi del Fascismo, che, aspramente attaccato per la responsabilità del crimine, personalmente attribuita allo stesso Mussolini, rasentò l'orlo della caduta, anche per l'indignazione suscitata nel paese da tale misfatto. Mussolini, assai più tempista e sicuro di sé, ebbe pertanto il tempo di sollevarsi dallo stato di disagio in cui era venuto a trovarsi e riprese l'iniziativa, presentandosi il 3 gennaio 1925 alla Camera per dichiarare di assumersi tutta la responsabilità politica, morale e storica di quanto era accaduto e annunciare in termini rigidi le sue contromisure, consistenti in una serie di provvedimenti che sopprimevano in Italia ogni forma di libertà e rendevano impossibile ogni opposizione che non fosse soltanto clandestina.

Da allora, il Fascismo rimase padrone del campo e soppresse le fondamentali garanzie costituzionali (libertà di stampa, di riunione, associazione, ecc.), mirò a consolidare la sua forza, basandosi soprattutto, da un lato, su di una efficiente organizzazione poliziesca, e dall'altro, su una crescente propaganda di valorizzazione nazionale, ricca di suggestioni derivate dall'antico prestigio della romanità.

Inoltre, dal punto di vista economico, giocando sulla adulazione verso le classi operaie e allo stesso tempo seguendo una politica protezionistica verso i maggiori industriali, lanciò il postulato della indispensabilità della autosufficienza economica dell'Italia, la cosiddetta «autarchia», al fine di sottrarsi ad ogni eventuale sottomissione straniera. In realtà, questa politica sempre più esaltatrice di un amor patrio inteso più che altro come superiorità della nostra nazione sulle altre, unitamente alla campagna per l'incremento demografico e alla volontà di potenza, non tendeva che a dare dimostrazioni bellicose di una forza esistente più sulla carta che nei fatti, come per esempio nel campo militare. D'altra parte, alcune dichiarazioni fatte da alcune delle stesse grandi potenze, suscitarono in Mussolini e in molti Italiani l'illusoria opinione di essere veramente più forti di quanto non fossero e sfortunatamente anche uomini saggi e consapevoli non osarono in quei tempi, se non in casi eccezionali e comunque timidamente, mettere in guardia sul pericolo in cui il Fascismo stava gettando l'Italia.

Così, quando Mussolini provò l'impresa di conquistare all'Italia il famoso «posto al sole» con la vittoriosa, campagna d'Etiopia (3 ottobre 1935-9 maggio 1936) il coro delle lodi salì alle stelle, accentuando l'utopia imperiale dell'Italia.

Cominciarono così le tappe dolorose: le gravi vicende della guerra, in Grecia (1941) e poi in Egitto (1942). Malgrado tutto, fu questo il periodo migliore del Fascismo: la stessa sopraffazione poliziesca e il Tribunale speciale per la difesa dello Stato davano segni di rilassamento. Sennonché Mussolini, non soddisfatto dei successi conseguiti, entrò nell'orbita della Germania di Hitler, tesa alla conquista dell'Europa. La sopravvalutazione della propria forza e la sopravvalutazione della forza germanica furono il fatale errore del Fascismo che, dal momento dell'entrata in guerra dell'Italia (10 giugno 1940) inizia la sua parabola discendente. La guerra infatti mostrò subito le carenze di un regime non pronto ad affrontare una guerra, destinato pertanto alla rovina, malgrado le pagine eroiche ancora una volta scritte dai soldati italiani, spinti al combattimento sui vari fronti di guerra in condizioni di spaventevole inferiorità in mezzi e materiali.

Mentre la monarchia tentava di sganciarsi dal Fascismo, subito dopo lo sbarco degli Anglo-Americani in Sicilia, Mussolini cadeva nella storica seduta del Gran consiglio del 24-25 luglio 1943, per opera dei suoi stessi collaboratori, che gli negavano la fiducia. Di qui il suo arresto ordinato dal re Vittorio Emanuele III, e lo scioglimento del partito da parte del governo Badoglio, venne imprigionato al Gran Sasso.

Ma fu liberato audacemente da Hitler il 12 settembre 1943, che lo volle libero per usarlo ai suoi fini, quale effimero sostenitore della Repubblica Sociale Italiana, ma che fu solo un periodo doloroso di continue guerre civili (29 settembre 1943 - 25 aprile 1945), periodo che conobbe il sacrificio di tante vite e gli strazi e le sofferenze della popolazione civile, e terminato infine con la cattura a Dongo da parte dei partigiani e la fucilazione di Mussolini insieme alla inseparabile Clara Petacci (28 aprile 1945).

La falsità del “San Sepolcro”

L'atto costitutivo del fascismo venne presentato il 23 marzo 1919 a Milano in piazza San Sepolcro da cui prese il nome. Non dobbiamo dimenticare che questo programma venne interamente rovesciato da Mussolini prima di arrivare al potere. Può sembrare incredibile, ma l'atto costitutivo del fascismo, letto oggi, sembra scritto da un comunista rivoluzionario. Lo potremmo spacciare anche per il programma redatto da Lenin prima della rivoluzione.

Ciò dimostra che i movimenti politici, quando non vengono controllati dai militanti, diventano solo strumenti di potere. Gli ideali, purtroppo utili per accalappiare i creduloni, vengono rapidamente dimenticati.

Importanza d'apparire diverso da com'era, aiutò non poco Mussolini nel diventare capo del governo, anzi della dittatura, la sua ambiguità deriva dalla sua volontà di conquistare il potere, così egli, come conveniva mutava i suoi piani politici: era falso.

I trascorsi politici di Mussolini lo vedono militante nelle file socialiste, neutralista ed interventista a seconda dell'opportunità politica, ed infine, dopo la guerra, sempre più ostile ai socialisti e vicino ai nazionalisti.

Creato il movimento fascista, egli formò anche un piano politico, il programma di San Sepolcro, programma alquanto ambiguo ma che puntava essenzialmente al decentramento ed alla diminuzione del potere degli aristocratici e degli industriali, a vantaggio della media borghesia e del proletariato.

Già quando il movimento divenne partito si ebbero primi rovesciamenti di pensiero, in quanto il suo “movimento d'azione” accettava con logicità il trattato di Rapallo, a discapito dei piani dannunziani.

Mussolini aveva capito che il potere doveva essere acquisito con la legalità e così decise di battere il chiodo sulla controrivoluzione socialista, che gli diede l'appoggio inoltre dell'alta borghesia.

Ma le più grandi incoerenze si ebbero al momento della dittatura fascista, con la volontà di pace di Mussolini, acquisita tramite gli squadristi, e le corporazioni che tolsero la voce alle libertà dei lavoratori tanto esaltate nel San Sepolcro.

Essere e apparire

1° collegamento

La tragedia di Pirandello, che fa vedere nelle sue opere, è nel vedersi vivere, cioè i personaggi sono come se uscissero da se stessi per vedersi dal di fuori come se fossero altri e per vedere il contrasto tra la vera realtà, tra la vera vita e la maschera (falsità) che indossiamo per vivere nella società.

I suoi personaggi sono sempre tragici e sono definiti maschere nude perché prive di una vera realtà, che è nascosta dentro di loro, tranne quella che appare fuori all'esterno agli altri (falsa, maschera) e ci fanno capire che la vera realtà dello spirito, se c'è, non si può conoscere mai.

Luigi Pirandello

Il fu Mattia Pascal

Biografia autore

Luigi Pirandello nasce ad (Girgenti) Agrigento nel 1867, da una famiglia dell'agiata borghesia, proprietaria di una miniera di zolfo.

Lo scrittore, appartenendo alla classe borghese può partecipare agli studi superiori e dopo essersi fatto una propria cultura frequentando il liceo classico a Palermo, si iscrive alla facoltà di Lettere dell'Università di Roma, dedicandosi soprattutto alla filologia romanza, per poi trasferirsi a Bonn nel 1889, dove nel '91 si laurea in glottologia con una tesi sul dialetto di Agrigento e studia la psiche umana, prendendo spunto dall'ideologia di Freud. Nonostante la sua notevole distanza dall'isola di nascita, Pirandello porta dentro di sé un'immagine della Sicilia che resterà un riferimento costante della sua opera: una terra ancora feudale, chiusa, in cui l'apparire conta più dell'essere e la violenta vitalità delle passioni si scontra con la rigidità delle tradizioni.

Dopo la laurea, nel 1893 torna in Italia e l'anno successivo si sposa con una giovine siciliana benestante (socia del padre), da cui avrà tre figli, e si stabilisce a Roma, dove, grazie ad un assegno mensile del padre, si dedica completamente alla letteratura. Nonostante la sua grande apertura verso l'amicizia, resta molto ostile al d'Annunzio soprattutto per il suo pensiero estetista e il suo spirito aristocratico. Frequenta quindi gli scrittori dell'alta Italia che si riuniscono intorno a Luigi Capuana con cui stringe una forte amicizia e, successivamente collaborando a riviste letterarie e insegnando all'istituto superiore del Magistero di Roma, scrive le prime novelle, pubblicando nel 1901 il primo romanzo (L'esclusa). In queste opere l'autore, nonostante non partecipasse alla vita politica, descrive la vita della classe borghese, evidenziandone i difetti e criticandola.

Nel 1903 una frana con allagamento distrugge la miniera di zolfo nella quale erano stati investiti sia i capitali di suo padre che la dote di sua moglie, la quale, già sofferente di nervi (sospettava continuamente che il marito la tradisse), si ammala gravemente, cominciando a manifestare i primi segni di uno squilibrio psichico che la condurrà poi in manicomio. Pirandello reagisce a questa situazione conducendo a Roma una vita ritirata e lavorando intensamente per far fronte alle difficoltà economiche (insegnava, scriveva e dava lezioni private); così la letteratura diventa per lo scrittore non un'occupazione disinteressata e per il solo fine di trasmettere piacere (come i letterati illuministi), ma un mezzo per mantenere la propria famiglia.

Tuttavia, le sue novelle, raccolte poi col titolo Novelle per un anno, e i suoi romanzi (L'esclusa, Il turno, Il fu Mattia Pascal e altri), nonché i suoi saggi (in particolare L'umorismo) passano quasi inosservati. Nel 1909 pubblica le sue novelle sul corriere della sera.

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Sintesi

Italiano: Luigi Pirandello (le maschere)

Storia: il Fascismo

Sistemi: il modello OSI

Elettronica: i convertitori

Inglese: the OSI model

Informatica: le maschere dei database

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