Liceo scientifico “F. Enriques” Castelfiorentino
Anno scolastico 2014-2015
Dario Tumminello VB
L’enigma del linguaggio
Indice
- Mappa concettuale_________________________________________________pag 4
- Introduzione____________________________________________________pag 5-6
- La filosofia del linguaggio nella storia_______________________________pag 7-10
- In “Heart of Darkness”________________________pag
- The power of language 11-12
- Il linguaggio della matematica e la crisi dei fondamenti_________________pag13-17
- Bibliografia e sitografia____________________________________________pag 18
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“La lingua è una geniale convenzione, le parole significano qualcosa solo perché siamo tutti d’accordo che ciò debbano significare.” Corrado Augias, Leggere, 2007
“Che ci siano lingue diverse è il fatto più misterioso del mondo. Vuol dire che per le stesse cose ci sono nomi diversi; e questo dovrebbe far dubitare che non siano le stesse cose.” La provincia dell’uomo, Elias Canetti, 1973
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La filosofia del linguaggio nella storia
“The Imitation Game”
&
L’enigma del linguaggio
The power of language
Il linguaggio della matematica e la crisi dei fondamenti
in “Heart of Darkness”
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Introduzione
Nella mia tesina ho deciso di affrontare l’argomento del linguaggio nel suo aspetto più enigmatico e convenzionalista. Molte volte mi sono interrogato sulla capacità del linguaggio di veicolare informazioni; è incredibile, infatti, come tutta la vita umana si basi sul linguaggio. La speculazione intellettuale, di cui l’uomo si esalta nel differenziarsi dagli animali, si regge unicamente sulla potenza del linguaggio. Più di una volta, durante le ore scolastiche, mi sono sorpreso di come, prendendo appunti, si trasformi un semplice foglio bianco in un contenitore di informazioni culturali. Tutto ciò è possibile grazie al linguaggio. Ma in che modo il linguaggio riesce a trasmettere informazioni?
Esso, in ultima analisi, è formato solamente da dei segni grafici e da dei suoni a cui l’uomo ha deciso di conferire determinati significati in modo da rappresentare la realtà. Proprio per questo non si può attribuire ad esso una validità assoluta, come si può affermare infatti che una mela sia “mela” e non “apple”? L’uomo si è sempre avvalso del linguaggio senza accorgersi della sua straordinaria potenza che cela in sé anche incredibili enigmi. Anche in questa tesina, in cui ho cercato di mettere in luce vari aspetti del linguaggio, mi sono avvalso di un mezzo sulla cui ambiguità non si potrà mai sciogliere la riserva.
Ciò che mi ha spinto in modo decisivo a scegliere questo argomento è stata la visione del film The Imitation Game, film che racconta la vicenda di Alan Turing e del gruppo di matematici inglesi che, durante la seconda guerra mondiale, collaborò per riuscire a decifrare la macchina cifrante tedesca detta Enigma. Il film mi ha colpito profondamente sia per la bravura del regista e degli attori sia per i temi in esso trattati. Subito dopo aver visto il film avevo già deciso che quello sarebbe stato il punto di partenza della mia tesina.
Non ho deciso di approfondire gli aspetti più eclatanti e più facilmente riconducibili allo studio scolastico come ad esempio il secondo conflitto mondiale e il lavoro che portò all’elaborazione della cosiddetta macchina di Turing, vero precursore del computer e a cui si deve tutto lo sviluppo tecnologico del nostro secolo. Ciò che mi ha colpito del film è il tema dell’incomunicabilità. Come afferma lo stesso Turing, interpretato magistralmente da Benedict Cumberbatch, le comunicazioni tedesche erano intercettabili anche da un ragazzetto appassionato di radio eppure la loro comprensione risultava impossibile alle più brillanti menti del tempo.
Da qui emerge quello che è essenzialmente il grave problema del linguaggio, ovvero che esso si avvale di un codice convenzionale senza il quale è impossibile comprendere ciò che esso vuol comunicare. A questo già grave problema, nel film, si aggiunge il dramma personale di Alan Turing. Forse affetto da una lieve forma di autismo, egli per tutta la vita fu tormentato dall’impossibilità di riuscire a comunicare ciò che pensava realmente e a comprendere ciò che gli altri provavano a esprimere.
Dramma amplificato dalla sua omosessualità che, in una società come quella inglese, in cui l’omosessualità era un reato, lo portò a chiudersi in se stesso e a sentirsi perennemente discriminato. Scoperta la sua omosessualità egli fu condannato alla cura ormonale e psicologicamente destabilizzato da questa si suicidò.
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Estremamente significativa del messaggio di tutto il film risulta una scena in cui Alan Turing, da ragazzo, studia in un prato insieme a un suo compagno di collegio il quale sta leggendo un libro di crittografia. Nel momento in cui l’amico dice a Alan che sta leggendo un libro sulla crittografia Alan chiede se sono dei messaggi segreti, ma egli replica che non sono dei messaggi segreti, sono dei messaggi che tutti possono vedere ma che non possono essere compresi se non si possiede la giusta chiave interpretativa.
A questo punto Alan, con estrema drammaticità, afferma che questo è uguale al parlare perché le persone quando parlano non dicono mai ciò che pensano eppure si aspettano di essere compresi.
Questo film mi ha quindi spinto ad approfondire il tema del linguaggio e per farlo sono partito dall’aspetto filosofico compiendo un percorso di analisi sull’evoluzione della filosofia del linguaggio dall’età arcaica fino a Wittgenstein, passando per i sofisti, Hobbes e Locke. In modo tale da evidenziare come, anche in filosofia, si è sviluppata sempre più l’idea di un linguaggio come convenzione incapace di esprimere le profondità della realtà.
In seguito, ho voluto analizzare il libro “Heart of Darkness” di Joseph Conrad perché in esso, oltre alla più immediata critica al colonialismo, si cela un’acuta analisi del potere del linguaggio. Conrad, attraverso i personaggi di Kurtz e Marlow, fornisce l’immagine di un linguaggio frutto della società umana che come tale non riesce ad esprimere ciò che è esterno a tale società.
Infine ho voluto trattare un argomento matematico perché, mentre quasi tutti ormai riconosciamo gli aspetti enigmatici del linguaggio, la gran parte delle persone non dubita affatto della validità del linguaggio matematico, descrivendola con il famoso detto: “la matematica non è un’opinione”. Personalmente ho cominciato presto a dubitare di tale affermazione e ho colto l’occasione dell’esame di maturità per approfondire tale argomento.
Per questo ho approfondito i vari studi dei matematici che, dopo la scoperta delle geometrie non euclidee, hanno provato a dare un fondamento all’intera matematica. Mi sono soffermato in particolare sugli studi di Hilbert e di Gödel che hanno portato a costruire l’idea di una matematica totalmente differente dal passato, secondo la teoria di Gödel, infatti, alla matematica non si possono attribuire pretese di verità e non si può neanche essere sicuri della sua correttezza formale.
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La filosofia del linguaggio nella storia
Il problema del linguaggio è stato affrontato a più riprese nell’arco di tutta la storia della filosofia, in particolare, è possibile individuare un ramo della filosofia definito come “filosofia del linguaggio”, ovvero quella branca della filosofia che si occupa del linguaggio umano e dei suoi sistemi di comunicazione indagando le relazioni tra linguaggio, pensiero e realtà.
Filosofia arcaica
In epoca arcaica non si distingueva tra parola e cosa, vi era una perfetta unione tra le due, in particolare nelle tradizioni religiose il dio creatore crea la cosa pronunciando il nome della cosa stessa. Ciò avviene anche nella Bibbia dove, nel libro della Genesi, Dio crea la luce pronunciandone il nome.
“Dio disse sia la luce! E luce fu!”
Genesi 1, 3
Con il progredire della riflessione filosofica i pensatori cominciarono a dubitare dell’identità tra nome e realtà e a chiedersi se il linguaggio fosse un fatto naturale o convenzionale. Secondo un primitivo naturalismo si credette che il linguaggio fosse una rappresentazione fonica della cosa in grado di esprimerne l’essenza. Per i presocratici tra essere e pensiero vi è una comprovata identità che investe anche il linguaggio. Il nome è unico ed esclusivo per la cosa nominata che può avere solo quel preciso nome in quanto le compete per natura esprimendone l’essenza.
I sofisti
In seguito, a partire dai sofisti, il naturalismo venne superato a vantaggio del convenzionalismo secondo cui il linguaggio rappresenta un accordo tra gli uomini che ai fini della comunicazione assegnano per convenzione precisi suoni alle cose. In particolare i sofisti si fecero portatori di una visione radicalmente nuova del linguaggio e della parola; essi attribuivano una grande importanza alla parola nella vita politica, in quanto si ponevano come obiettivo quello di fornire ai politici del tempo le capacità di prevalere nella discussione.
Questa pratica, più propriamente definita eristica, cerca i mezzi per raggiungere il fine della persuasione e non cerca necessariamente la verità, anzi, spesso se ne distacca consapevolmente. Per questo loro atteggiamento i sofisti sono stati demonizzati dalla tradizione, però è interessante analizzare la loro visione filosofica del linguaggio in rapporto con la realtà e con la verità, in particolare quella del sofista Gorgia di Lentini. Nella sua opera Sul non essere egli espone le sue tre tesi fondamentali:
- Nulla è;
- Se qualche cosa è, è incomprensibile;
- Se è comprensibile, è incomunicabile.
Introduzione Enigma del linguaggio tesina
Nella mia tesina ho deciso di affrontare l’argomento del linguaggio nel suo aspetto più enigmatico e convenzionalista. Molte volte mi sono interrogato sulla capacità del linguaggio di veicolare informazioni; è incredibile, infatti, come tutta la vita umana si basi sul linguaggio. La speculazione intellettuale, di cui l’uomo si esalta nel differenziarsi dagli animali, si regge unicamente sulla potenza del linguaggio. Più di una volta, durante le ore scolastiche, mi sono sorpreso di come, prendendo appunti, si trasformi un semplice foglio bianco in un contenitore di informazioni culturali. Tutto ciò è possibile grazie al linguaggio. Ma in che modo il linguaggio riesce a trasmettere informazioni?
Esso, in ultima analisi, è formato solamente da dei segni grafici e da dei suoni a cui l’uomo ha deciso di conferire determinati significati in modo da rappresentare la realtà. Proprio per questo non si può attribuire ad esso una validità assoluta, come si può affermare infatti che una mela sia “mela” e non “apple”? L’uomo si è sempre avvalso del linguaggio senza accorgersi della sua straordinaria potenza che cela in sé anche incredibili enigmi. Anche in questa tesina, in cui ho cercato di mettere in luce vari aspetti del linguaggio, mi sono avvalso di un mezzo sulla cui ambiguità non si potrà mai sciogliere la riserva.
Ciò che mi ha spinto in modo decisivo a scegliere questo argomento è stata la visione del film The Imitation Game, film che racconta la vicenda di Alan Turing e del gruppo di matematici inglesi che, durante la seconda guerra mondiale, collaborò per riuscire a decifrare la macchina cifrante tedesca detta Enigma. Il film mi ha colpito profondamente sia per la bravura del regista e degli attori sia per i temi in esso trattati. Subito dopo aver visto il film avevo già deciso che quello sarebbe stato il punto di partenza della mia tesina. Non ho deciso di approfondire gli aspetti più eclatanti e più facilmente riconducibili allo studio scolastico come ad esempio il secondo conflitto mondiale e il lavoro di Turing che portò all’elaborazione della cosiddetta macchina di Turing, vero precursore del computer e a cui si deve tutto lo sviluppo tecnologico del nostro secolo.
Ciò che mi ha colpito del film è il tema dell’incomunicabilità. Come afferma lo stesso Turing, interpretato magistralmente da Benedict Cumberbatch, le comunicazioni tedesche erano intercettabili anche da un ragazzetto appassionato di radio eppure la loro comprensione risultava impossibile alle più brillanti menti del tempo. Da qui emerge quello che è essenzialmente il grave problema del linguaggio, ovvero che esso si avvale di un codice convenzionale senza il quale è impossibile comprendere ciò che esso vuol comunicare.
A questo già grave problema, nel film, si aggiunge il dramma personale di Alan Turing. Forse affetto da una lieve forma di autismo, egli per tutta la vita fu tormentato dall’impossibilità di riuscire a comunicare ciò che pensava realmente e a comprendere ciò che gli altri provavano a esprimere. Dramma amplificato dalla sua omosessualità che, in una società come quella inglese, in cui l’omosessualità era un reato, lo portò a chiudersi in se stesso e a sentirsi perennemente discriminato. Scoperta la sua omosessualità egli fu condannato alla cura ormonale e, psicologicamente destabilizzato da questa, si suicidò.
Estremamente significativa del messaggio di tutto il film risulta una scena in cui Alan Turing, da ragazzo, studia in un prato insieme a un suo compagno di collegio il quale sta leggendo un libro di crittografia. Nel momento in cui l’amico dice ad Alan che sta leggendo un libro sulla crittografia Alan chiede se sono dei messaggi segreti, ma egli replica che non sono dei messaggi segreti, sono dei messaggi che tutti possono vedere ma che non possono essere compresi se non si possiede la giusta chiave interpretativa. A questo punto Alan, con estrema drammaticità, afferma che questo è uguale al parlare perché le persone quando parlano non dicono mai ciò che pensano eppure si aspettano di essere compresi.
Questo film mi ha quindi spinto ad approfondire il tema del linguaggio e per farlo sono partito dall’aspetto filosofico compiendo un percorso di analisi sull’evoluzione della filosofia del linguaggio dall’età arcaica fino a Wittgenstein, passando per i sofisti, Hobbes e Locke. In modo tale da evidenziare come, anche in filosofia, si è sviluppata sempre più l’idea di un linguaggio come convenzione incapace di esprimere le profondità della realtà.
In seguito, ho voluto analizzare il libro “Heart of Darkness” di Joseph Conrad perché in esso, oltre alla più immediata critica al colonialismo, si cela un’acuta analisi del potere del linguaggio. Conrad, attraverso i personaggi di Kurtz e Marlow, fornisce l’immagine di un linguaggio frutto della società umana che come tale non riesce ad esprimere ciò che è esterno a tale società.
Infine ho voluto trattare un argomento matematico perché, mentre quasi tutti ormai riconosciamo gli aspetti enigmatici del linguaggio, la gran parte delle persone non dubita affatto della validità del linguaggio matematico descrivendola con il famoso detto: “la matematica non è un’opinione”. Personalmente ho cominciato presto a dubitare di tale affermazione e ho colto l’occasione dell’esame di maturità per approfondire tale argomento nella mia tesina. Per questo ho approfondito i vari studi dei matematici che, dopo la scoperta delle geometrie non euclidee, hanno provato a dare un fondamento all’intera matematica. Mi sono soffermato in particolare sugli studi di Hilbert e di Gödel che hanno portato a costruire l’idea di una matematica totalmente differente dal passato, secondo la teoria di Gödel, infatti, alla matematica non si possono attribuire pretese di verità e non si può neanche essere sicuri della sua correttezza formale.
Collegamenti
- Filosofia -
La filosofia del linguaggio nella storia
. - Inglese -
The power of language in "Heart of Darkness"
. - Matematica -
Il linguaggio della matematica e la crisi dei fondamenti
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