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Liceo Classico Paritario Pirandello

La crisi delle certezze

Il declino dell’umanità. Il disagio esistenziale

Stefano Piras a.s. 2013/2014

Maturità 2014 Liceo Classico Paritario

Pirandello

Elaborato finale

La crisi delle certezze

Stefano Piras

a.s. 2013/2014

Indice degli argomenti

  • Introduzione
  • 1. Prima Guerra Mondiale: la crisi delle certezze
  • 2. Italo Svevo: l’inettitudine
  • 3. Sigmund Freud: la scoperta dell’inconscio
  • 4. Seneca: la malattia dell’insoddisfazione
  • 5. Callimaco: la nuova poesia
  • 6. Kandinskij: l’astrattismo
  • 7. Conclusioni: alla ricerca di un senso

Introduzione

In questa trattazione esamineremo la crisi di identità e il disagio esistenziale che ha contrassegnato la vita dell’uomo contemporaneo e che ha avuto la massima manifestazione a partire dagli inizi del Novecento. Il Novecento ha segnato una vera e propria svolta nella storia del mondo perché è stato il secolo che ha visto il successo e la crisi della modernità: anche se definito “secolo breve”, in realtà è stato un secolo “lunghissimo” perché pieno di avvenimenti decisivi che hanno inciso tanto sulla storia dell’umanità.

La crisi ebbe infatti un carattere generale perché andò al di là dell’aspetto economico e politico e cambiò il modo di pensare dell’uomo occidentale. Il Novecento ha esaltato e insieme negato ciò che è legato alle più alte e nobili manifestazioni del potere umano, ha colpito i più diversi campi del sapere. In definitiva la crisi è stata determinata dalla perdita di fiducia nel progresso e in tutta la mentalità positivista.

Con la Prima Guerra Mondiale viene meno di colpo ogni concezione morale e vengono messi in discussione tutti i valori della ragione classica, la sua capacità fondativa e conoscitiva: la vita in trincea e le battaglie, le esperienze estreme dell’uccidere e del morire lasciarono una traccia indelebile nella sfera emotiva e intellettuale dell’uomo contemporaneo. La guerra avrebbe cancellato ogni certezza, scardinato gli equilibri, portato disordine e inquietudine.

Con l’avvento della psicoanalisi di Freud, l’uomo scopre di conoscere solo una minima parte della propria personalità: ciò di cui si ignora l’esistenza e di cui non si ha controllo contribuisce fortemente a determinare i nostri comportamenti in un continuo gioco dialettico con la coscienza.

In campo letterario questa profonda crisi ormai è una realtà acquisita: la letteratura diviene lo specchio della grave crisi morale che travaglia l’Europa. La realtà viene sottoposta ad una critica molto lucida e distruttiva. L’intellettuale non è più portavoce di valori eterni e universali, di ideali “ottocenteschi” (patria, amore, unità...), ma è svuotato e deve ritrovare se stesso. L’intellettuale perde il suo tradizionale ruolo sociale, quello di “praeceptor”, di creatore di valori, di guida come lo furono in epoca classica Seneca e in certo modo Callimaco. Lo stesso romanzo cambia fisionomia, non è più storico-sociale, non racconta una vicenda all’interno di una totalità corale, ma al centro della scena c’è solo il protagonista nonostante il suo enorme senso di inadeguatezza.

Anche in campo artistico si perde la fiducia nell’arte come momento conoscitivo e si affermano le avanguardie.

1. Storia: la Prima Guerra Mondiale

Il XX secolo si apriva, quasi ovunque in Europa, nel segno dell’ottimismo scientifico e tecnologico. L’uomo orgogliosamente si fidava della propria forza, della ricerca scientifica e della tecnica: quanto l’Ottocento aveva teorizzato e cominciato a realizzare, nel corso del Novecento diventava, a poco a poco, realtà. La tecnica lasciava i laboratori ed entrava nella vita di tutti i giorni: luce elettrica, automobili, radio, televisione, aeroplano, oggetti della produzione di massa.

Agli inizi del Novecento sembrava che nulla potesse arrestare l’irresistibile marcia ascensionale della tecnica. Analogamente in politica e in economia si pensava che nel nuovo secolo la violenza non avrebbe avuto spazio. Comte, Spencer e la sinistra hegeliana descrivevano società in cui il lavoro aveva abolito la violenza.

Ma questa percezione illusoria era destinata a dissolversi in modo tragico e repentino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale e poi dei nazionalismi e delle dittature.

La guerra, quindi, distrusse questa visione ottimistica. Nel 1914 lo scoppio della Prima Guerra Mondiale portò distruzione, lutto e barbarie che scossero in profondità la coscienza degli uomini e crearono le premesse di quella “letteratura della crisi” che avrebbe esplorato e denunziato il profondo malessere della coscienza dell’Occidente.

La Prima Guerra Mondiale iniziò non per ragioni commerciali né per ragioni economiche, ma solo da una grande sete di imperialismo: il sistema politico internazionale sarebbe cambiato con la guerra e ogni nazione voleva avere un ruolo in quella fase. C’era una serie di alleanze che avevano sviluppato sospetto e diffidenza tra i vari Stati: le intese tra i russi e i francesi, la promessa di sostegno dei russi alla Serbia. Lo sviluppo industriale aveva permesso a quasi tutte le nazioni europee di possedere grandissime quantità di armi micidiali e di forze militari. Fu una guerra di coalizione che impedì a ogni singola parte di fare il primo passo per la pace. L’omicidio dell’arciduca d’Asburgo a Sarajevo il 28 giugno 1914 non fu altro che l’elemento scatenante della guerra e provocò la reazione a catena degli schieramenti (gli Stati aderenti all’Alleanza contro quelli dell’Intesa). Nulla poté evitare lo scoppio della guerra.

Gli intellettuali contribuirono enormemente a dare una giustificazione agli eventi: in Italia, ad esempio, predominava il partito dei neutralisti, formato da cattolici e socialisti, ma ebbe il sopravvento il fronte degli interventisti che voleva entrare in guerra, schierandosi contro l’Austria che occupava ancora i territori di Trento e Trieste, uscendo di fatto dalla Triplice Alleanza. Fra gli interventisti c’era Marinetti, che esaltava la bellezza estetica dello scontro; D’Annunzio, che celebrava l’onore, il sangue e il sacrificio arrivando a fare una parafrasi bellicista del Discorso della Montagna: “Beati i giovani che sono affamati e assetati di gloria perché saranno saziati...”; Papini e Prezzolini, che consideravano la guerra un mezzo eroico per risvegliare il Paese e un modo per raggiungere rapidamente potenza e ricchezza.

Ma, nel momento in cui iniziò il fuoco in trincea, la guerra smise di essere considerata così positiva: doveva essere una guerra lampo, di movimento e invece fu una guerra di logoramento e di posizione. La vita di trincea ebbe conseguenze sul piano psicologico e morale dei soldati. Le menti dei soldati erano incrinate dal rombo continuo, rombo d’artiglieria e frastuono di motori. La guerra di trincea significò grandi offensive militari con un altissimo numero di morti e pochissimo territorio conquistato. Il 1916 fu un anno molto duro per tutti i belligeranti: le battaglie di Verdun (febbraio-luglio) e della Somme (giugno-novembre) furono vere e proprie stragi e provocarono insieme 1.800.000 morti.

Ma la svolta si ebbe nel 1917, l’anno della crisi: la Russia usciva dal conflitto perdendo Polonia, Estonia, Lettonia, Lituania e Finlandia. La Germania e l’Austria riversarono contro il fronte francese e italiano le truppe rese libere dal disimpegno della Russia. In Italia l’attacco sfondò lo schieramento a Caporetto tra il 24 e il 30 ottobre e la ritirata si tramutò in disfatta.

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Sintesi

Introduzione tesina disagio

La seguente tesina di maturità tratta del tema dei colori. La tesina abbraccia anche i seguenti argomenti nelle varie discipline scolastiche: Prima Guerra Mondiale: la crisi delle certezze in Storia; Italo Svevo: l’inettitudine in Italiano; Sigmund Freud: la scoperta dell’inconscio in Filosofia; Seneca: la malattia dell’insoddisfazione in Latino; Callimaco: la nuova poesia in Greco; Kandinskij: l’astrattismo in Arte.

saggio breve sul disagio giovanile

Collegamenti

Tesina disagio

Storia - Prima Guerra Mondiale: la crisi delle certezze.

Italiano - Italo Svevo: l’inettitudine.

Filosofia - Sigmund Freud: la scoperta dell’inconscio.

Latino - Seneca: la malattia dell’insoddisfazione.

Greco - Callimaco: la nuova poesia.

Arte - Kandinskij: l’astrattismo.

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