La società
Liceo Scientifico C. Cavalleri Parabiago
Pennati Giulia 5G
A.S. 2012-2013
L’Occidente non è più solo una zona geografica, ma una grande ideologia, un enorme sistema di valori che vuole imporre se stesso all’intero esistente per mezzo della retorica dei diritti umani e “il rullo compressore occidentale che schiaccia le culture, elimina le differenze e omologa il mondo in norme della Ragione” “L’occidentalizzazione del mondo”)
(cit. Serge Latouche dell’industrialismo: 1
Indice
- Introduzione............................................................3
- Storia: I trent’anni gloriosi..........................................................5
- Filosofia: La scuola di Francoforte....................................................9
- Storia dell’arte: La pop art..........................................................14
- Italiano: Italo Calvino...........................................................18 2
- Bibliografia/sitografia..........................................................21
Introduzione
Il Novecento è stato un secolo sicuramente tra i più particolari della storia dell’uomo, colmo di contraddizioni e novità, in cui un susseguirsi di avvenimenti mai sperimentati precedentemente, ha aperto le porte al mondo di oggi; si parte dalla “Grande Guerra”, primo conflitto a livello mondiale, all’affermazione del comunismo bolscevico, all’instaurazione dei primi regimi totalitari, alla seconda guerra mondiale, la guerra fredda..
Insomma, avvenimenti epocali e importanti che hanno avuto come protagonisti indiscussi sia personaggi rinomati per la loro genialità o la loro crudeltà, sia un evento di sfondo più silenzioso: il progresso tecnologico.
Già all’inizio del secolo si parlava di “società di massa” cioè “quella società nella quale la maggioranza della popolazione partecipa attivamente alla produzione, alla distribuzione e al consumo dei beni, nonché alla vita politica e culturale attraverso l’uso dei mezzi di comunicazione”, fenomeno che si è sempre più espanso e radicato nel corso degli anni; se osserviamo il mondo contemporaneo, si può intuire facilmente che le convenzioni sociali, non sono altro che il frutto di un’omologazione progressiva, portata dalla ricerca del benessere e dal processo di consumismo.
Gli strumenti che si sono avvicendati nella storia per contribuire a questo fenomeno sono molteplici, e se le radici si possono ritrovare già nella seconda rivoluzione industriale, la protagonista indiscussa è senza dubbio la terza rivoluzione industriale, il cui inizio si può collocare nel contesto del secondo dopoguerra e che è in corso tutt’ora, dove sono nati settori d’indagine del tutto nuovi (ad esempio le nanotecnologie e l’informatica) e la diffusione dell’informazione è stata allargata anche ai ceti meno abbienti con l’avvento dei mass-media.
Nemmeno Hitler con il terzo Reich era riuscito a soggiogare in modo così definitivo un numero così grande di persone. Si tratta di un fenomeno che si è diffuso a macchia d’olio, a partire dai paesi più industrializzati, fino ad arrivare a quelli più poveri, portando una nuova concezione del benessere, 3 ma anche una sorta di alienazione, in cui la libertà è un concetto solo apparente.
Ho scelto questo argomento prima di tutto in quanto sono appassionata di informatica e di tecnologia, e in secondo luogo perché ho ascoltato un discorso di presentazione sulla storia dell’informatica, a partire dal dopoguerra, da parte di un professore universitario, che mi ha spinto ad approfondire l’argomento e a cercare i risvolti sociali del progresso.
Schema dei collegamenti
Ha origine da
- Consumismo
- Sviluppo economico
“I trent’anni gloriosi”
Richiede nuove modalità di espressione, in quanto il pubblico è più ampio
Nascita della pop-art
Genera
- Critiche letterarie e filosofiche
La scuola di Francoforte
Italo Calvino
“Marcovaldo” 4
Storia: I trent’anni gloriosi
Al termine della seconda guerra mondiale, le potenze vincitrici, in particolare USA e URSS, si spartirono il dominio in Europa, dividendo letteralmente in due parti il continente, non solo dal punto di vista territoriale, ma soprattutto da quello ideologico, in quanto da una parte si può assistere all’affermazione del comunismo (nei paesi dell’est Europa), e dall’altra alla diffusione del capitalismo borghese americano.
Diversa è anche la visione che queste due superpotenze ebbero nei confronti dei paesi in cui portano la loro influenza; gli Stati Uniti miravano maggiormente a una collaborazione economica e militare, tanto che nel 1949, con la firma del Patto Atlantico, fu fondata la NATO (North Athlantic Treaty Organization), un’alleanza militare che ebbe la sua controparte sovietica nel Patto di Varsavia, siglato dai paesi retti da regime comunista nel 1955; mentre l’Unione Sovietica organizzò un controllo totale sui paesi sottomessi, definendoli “stati satellite” e dotati di una “sovranità limitata” ovvero di un’indipendenza politica limitata allo scopo di favorire tutti i membri del cosiddetto blocco comunista.
Figura 1: I due blocchi ideologici in Europa
Il problema più oneroso che accomunò le due superpotenze dopo il tramonto del secondo conflitto mondiale, fu sicuramente quello dell’economia Europea, che si trovava in un periodo di crisi anche 5 perché buona parte delle industrie erano andate distrutte dai bombardamenti, quindi l’obbiettivo principale era quello di ricostruire e di finanziare le aziende in modo da rimettere in moto il sistema commerciale.
Allora, sotto la presidenza di Harry Truman negli Stati Uniti, venne organizzato nel 1948 un piano di aiuti, l’ERP (European Recovery Program), meglio noto come piano Marshall, dal nome del generale Marshall, segretario di stato americano.
Anche in questo provvedimento si può leggere tra le righe l’anticomunismo degli USA, in quanto, come lo stesso generale disse nei confronti dell’Italia (le cui elezioni politiche erano previste nello stesso anno del provvedimento), nel caso in cui al governo fosse salito un partito di sinistra, il piano d’aiuti cessava per il beneficiario.
Il metodo utilizzato fu quello del “prestito condizionato”, ovvero, l’elargizione del denaro richiedeva come condizione che il paese acquistasse in America i prodotti necessari; ovviamente questo mirava a mantenere alto lo straordinario livello di produzione raggiunto degli Stati Uniti e favorire il commercio solo tra paesi in cui vigeva un’economia strettamente capitalista.
Negli stessi anni il progresso tecnologico cominciava ad esplorare nuovi campi, come l’informatica, l’industria aerospaziale e anche l’industria tradizionale conosceva un nuovo miglioramento nel campo produttivo e nelle condizioni dei lavoratori; il mondo era ufficialmente entrato nella terza rivoluzione industriale.
Tutto ciò, unito alla rinascita economica europea, portò ad un vero e proprio “boom economico” che ebbe i suoi esiti migliori paradossalmente nei tre paesi usciti sconfitti dalla seconda guerra mondiale, ovvero Italia, Germania federale e Giappone.
Le basi di questo grandioso sviluppo sono sicuramente individuabili proprio nel piano Marshall, ma anche nell’istituzione nel 1944 a Bretton Woods del FMI (Fondo Monetario Internazionale), che di fatto impediva il ripetersi di una crisi economica del calibro di quella degli anni Venti, fissando il tasso di cambio ad un massimo dell’1% e organizzando un sistema di prestiti ai paesi in difficoltà, e anche in una maggiore liberalizzazione del commercio dettata dal GATT del 1948 (General Agreement on Tariffs and Trade).
Inoltre nel 1961 le potenze dotate di un’economia di mercato si associarono nell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico).
A tutto ciò si unirono anche motivi sociali, come l’aumento demografico, la crescita della domanda di beni di consumo, la crescita degli investimenti e la presenza sul mercato di materie prime di alta qualità proveniente dai paesi del terzo mondo, in cui i prezzi erano molto vantaggiosi.
In sostanza i passi più importanti per favorire lo sviluppo economico sono stati compiuti dalle varie politiche nazionali, il cui scopo era quello di raggiungere il “Welfare state” ovvero “stato di benessere”, termine coniato da William Temple nel 1941 e con cui si vogliono indicare i vari interventi statali volti alla ricerca del benessere dei cittadini, in particolare dei più poveri, ad esempio con provvedimenti per la previdenza e l’assistenza sociale, l’assistenza sanitaria, l’istruzione, l’edilizia popolare e cercando un equilibrio tra ricchezza e possibilità, contribuendo a creare una “giustizia sociale”.
| Stati | 1938 | 1974 |
|---|---|---|
| USA | 67 | 1420 |
| Giappone | 6 | 451 |
| Germania federale | 23 | 386 |
| Francia | 22 | 274 |
| Gran Bretagna | 11 | 149 |
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