La fata verde: l’assenzio come fonte di ispirazione artistico-letteraria
Mattia Cigana
Liceo Scientifico Statale “Michelangelo Grigoletti”
Classe 5^A
Esame di Stato 2013-2014
Motivazione della scelta
L’assenzio, le droghe e le bevande alcoliche sono ancora oggi uno dei “problemi” che caratterizzano la società.
In questi anni, però, tutte queste sostanze sono viste unicamente come fonte di degradazione sociale, come una sorta di “malattia” che porta una persona ad abusarne e poi a dover fare i conti con i successivi problemi, legati alla salute, che si creano.
Con questo approfondimento interdisciplinare ho voluto fare un viaggio nella storia per cercare le origini di uno dei distillati più conosciuti e “famosi” in campo artistico-letterario: l’assenzio.
Ho scelto proprio l’assenzio perché è uno degli aspetti caratteristici di un periodo storico, il fine Ottocento, che mi ha molto colpito soprattutto per la visione della vita di molti artisti ritenuta quasi una “punizione” dettata da uno spirito che ci guarda tutti dall’alto e la continua ricerca da parte di questi di un collegamento con questo Assoluto.
Ma molti artisti, come i poeti maledetti in campo letterario e Degas in campo artistico, non potendo raggiungere una sfera soprannaturale si sono limitati ad esprimere tutta la sofferenza della società, sottolineandone gli aspetti più assurdi e descrivendone il malessere che questa provoca.
Questa visione negativa nei confronti dell’esistenza ha portato molti artisti a ricorrere a delle sostanze (soprattutto l’assenzio) che potessero creare nelle loro menti una “realtà parallela” e che potesse permettere a loro una ricerca di un mondo, anche se solo apparente e fantastico, nel quale avrebbero voluto vivere.
Ed ora iniziamo questo lungo viaggio che ha portato la “Fée Verte” ad essere il distillato più consumato e la fonte d’ispirazione di molti capolavori che, ancora oggi, invidiamo.
Che cos’è Motore dell’arte
Come si prepara Soggetto dell’arte
Breve storia e fortuna
L’assenzio
Come fonte di ispirazione artistico-letteraria Il movimento
Degas Oscar
Il thujone e e
e Wilde
le sue I poeti
Quadri
conseguenze maledetti
sull’assenzio
L’ispirazione in una bottiglia
“Un bicchiere d’assenzio, non c’è niente di più poetico al mondo. Che differenza c’è tra un bicchiere di assenzio e un tramonto? Il primo stadio è quello del bevitore normale, il secondo quello in cui cominciate a vedere cose mostruose e crudeli ma, se perseverate, arriverete al terzo livello, quello in cui vedete le cose che volete, cose strane e meravigliose”.
Queste le parole di Oscar Wilde, artista estimatore e bevitore dell’Assenzio. Infatti bohemiènne l’assenzio fu l’ispirazione del modo di vivere ed era la bevanda preferita di artisti famosi come Vincent Van Gogh, Toulouse Lautrec ed Ernest Hemingway, che dichiarò di amare l’assenzio per i suoi effetti di far cambiare le idee. Essendo una bevanda che è sempre stata rinomata per la sua potenza, i gentiluomini di cattiva reputazione al Moulin Rouge erano famosi per servirsi dell’assenzio per convincere le signore a condividere le loro idee.
Ma in che senso si può dire che questa bevanda può essere considerata sia come soggetto sia come motore dell’arte? La risposta sta nelle opere degli artisti stessi. La “Fée Verte”, infatti, fu protagonista di numerosi quadri, poesie, racconti (e dunque soggetto dell’arte). Ma non fu solo questo.
Con le sue proprietà allucinogene l’assenzio divenne ben presto, per innumerevoli artisti di fama mondiale, non solo una bevanda, non solo una droga da consumare: si trasformò in un vero e proprio veicolo attraverso cui poter partecipare ad immagini fantasiose, allucinate, surreali, talvolta meravigliose, di cui poi scrivere, dipingere, parlare.
Difatti l’assenzio non è una droga vera e propria, ma è considerata tale a causa dei suoi effetti particolari: il moderato bevitore di vino tende all’allegria, alla socializzazione, il bevitore di birra ha una ubriacatura più profonda; il bevitore di assenzio è invece perso nelle sue fantasticherie, la sua creatività aumenta, e per questa proprietà esso divenne la bevanda preferita fra gli artisti.
Non a caso Baudelaire, tra i più celebri consumatori di assenzio, dedicò un intero libro ai cosiddetti Paradisi Artificiali: i mondi immaginari creati dalle allucinazioni da droghe.
Ma non è tutto oro quello che luccica. Il poeta Ernest Dawson, morto a 33 anni a causa dell’alcolismo, in una lettera scritta ad un suo amico commentava l’assenzio:
«In realtà è un errore invaghirsi dell’assenzio. Come alcol robusto, è inferiore al nostro vecchio scotch. Io stamattina mi sono svegliato con i nervi a fior di pelle e un alito pestilenziale. Capisco che l’assenzio aumenta l’acidità [absinthe makes the tart grow fonder]. È estremamente nocivo per la pelle. Non ho mai avuto un aspetto così vizioso come questa mattina.»
Che cos’è
L’Assenzio è un distillato ad alta gradazione alcolica all’aroma di anice derivato da erbe quali i fiori e le foglie dell’assenzio maggiore (Artemisia absinthium), dal quale prende il nome. Talvolta viene erroneamente definito un liquore, ma non lo è; essendo l’assenzio imbottigliato senza l’impiego di zucchero, esso è classificato come distillato.
Essendo di colore verde (naturalmente o mediante l’uso di coloranti artificiali), l’assenzio si è affermato anche con l’epiteto Fée Verte (Fata Verde). Viene generalmente bevuto aggiungendo dell’acqua ghiacciata e/o dello zucchero. Questo tipo di preparazione è una parte importante, quasi una sorta di rito, per chi beve assenzio.
L’assenzio è noto per la popolarità che ebbe in Francia specialmente a causa dell’associazione con gli scrittori ed artisti parigini del Romanticismo alla fine del XIX secolo e all’inizio del XX, fino alla sua proibizione nel 1915. La marca di assenzio più conosciuta nel mondo era la Pernod Fils.
In aggiunta alle foglie di assenzio, esso contiene semi di anice verde (l’anice stellato raramente era utilizzato e solo in modeste quantità), semi di finocchio, issopo, melissa, artemisia pontica e diversi altri ingredienti che cambiavano da distilleria a distilleria.
L’assenzio è prodotto per macerazione e diretta distillazione degli ingredienti. Successivamente, qualora lo si desiderasse, lo si colora con un’ulteriore macerazione di erbe tra cui l’artemisia pontica, l’issopo e la melissa.
Il contenuto alcolico è estremamente elevato per permettere alla clorofilla di restare stabile il più a lungo possibile (tra il 45% ed il 75%). Storicamente, c’erano 4 varietà di assenzio: ordinario, semi-eccellente, eccellente, e superiore o svizzero, l’ultima delle quali aveva un tenore alcolico maggiore rispetto alle altre.
Il miglior assenzio contiene dal 65% al 75% di alcol. La notevole popolarità che l’assenzio ebbe durante il XIX secolo (grazie anche a prezzi relativamente contenuti e accessibili a tutti i ceti) portò i produttori di vini, cognac e whisky a iniziare una vera e propria guerra contro l’assenzio, guerra che fu prontamente accolta dai governi per poter porre fine al diffuso alcolismo, piaga del XIX secolo francese.
La pianta da cui proviene...
L’assenzio fa parte della famiglia delle Asteraceae. Questa famiglia comprende circa 1000 generi e 19000 specie e rappresenta uno dei gruppi più ricchi di forme delle Angiospermae (che significa seme protetto) o Magnoliofite (nome derivante dalla Magnolia, tipico rappresentante di questa divisione).
L’assenzio, detto anche erba santa per le sue proprietà medicamentose, cresce in pianura e bassa montagna, nelle zone del centro e del sud Europa. È un vegetale di tipo composito, perenne e deciduo, aromatico, con fioritura a luglio, impianto a marzo, su terreno comune purché giovane, leggero ed asciutto, ed esposizione a pieno sole.
Cito: “Cresce in forma cespugliosa alta e larga circa un metro. I fiori sono piccoli, a forma di capolini riuniti a pannocchia, di colore giallo. Vengono poi raccolte le sommità fiorite e lasciate seccare all’ombra.
La foglia è pelosa, divisa, bi-tri pennata, di lunghezza fino a 10 cm e di colore verde-grigio argento. In Italia sono comuni due specie di assenzio: l’assenzio di siepe, o selvatico (Artemisia vulgaris), usato in erboristeria, e l’assenzio gentile (Artemisia pontica), sfruttato per i liquori; altre varietà sono l’alpino (vallesia), e l’estragone (Artemisia dracuculus), ma il più famoso è quello maggiore (absinthium).
Il nome Artemisia deriva da Artemide, dea della caccia, e ricorda le proprietà emmenagoghe della pianta, mentre l’etimologia di absinthal - absinthium viene dal greco “privo di dolcezza”, cioè amaro, fino al termine latino absentium (assenzio, appunto).
Per il suo particolare odore pungente e sapore amaro, viene impiegato come aromatizzante di amari oppure altri liquori dolci (Vermouth e Pastis in Francia, Patxatran in Spagna), ma anche di cibi, vini (vino artemisia) ed aceti.”
Preparazione della bevanda
Si versa nel bicchiere una dose di assenzio, si appoggia un cucchiaino apposito, forato con una zolletta di zucchero sopra, e con una brocca, si fa gocciolare dell’acqua ghiacciata (5 parti per 1 parte di assenzio) sullo zucchero per stemperarlo dolcemente.
L’acqua e lo zucchero hanno la funzione di diluire ed addolcire la proverbiale amarezza dell’assenzio, e si dice, anche di aumentare gli effetti del thujone (ma questo è più verosimilmente un effetto dovuto alla suggestione indotta da quello che è considerato un rituale).
L’assenzio bevuto in questo modo, rimane fresco e con un gusto dolce al punto giusto; inoltre, diventa bianco trasparente... diversamente, non è assenzio: questa è una proprietà degli alcaloidi dell’artemisia, ed è l’unico vero metodo per scoprire se quello che si sta bevendo è assenzio o un surrogato.
Dopo aver fatto scivolare lo zucchero in fondo al bicchiere si deve agitare un po’ e sorseggiare pian piano.
Flambè o bohemiènne: si mette prima di tutto il cucchiaino con lo zucchero sopra il bicchiere, si versa l’assenzio bagnando la zolletta di zucchero e successivamente avvicinandola al liquore.
Fatto questo si incendia la zolletta in modo che il fuoco caramelli lo zucchero che gocciolando infiamma anche l’assenzio. Fatto caramellare per una quindicina di secondi si spegne il fuoco e si allunga la miscela con acqua. Questo metodo rende l’assenzio caldo e inebriante.
Assenzio – una biografia travagliata
L’Artemisia Absinthium o Assenzio è una pianta erbacea spontanea. Il nome è ispirato ad Artemide, dea della caccia ed è una pianta perenne.
La fama delle sue grandi virtù terapeutiche arriva da lontano: già nel 1600 a.C. esse sono citate in un papiro dall’antica civiltà egizia e, nei secoli successivi, ampiamente utilizzate dai Romani, Celti, Arabi, e più tardi anche dai medici del Medioevo.
Di fatto, l’uomo acclamato come l’inventore dell’assenzio come lo conosciamo oggi era un medico francese chiamato Pierre Ordinaire, che nel 1792, dopo essere fuggito dalla Rivoluzione Francese, si stabilì a Couvet, in Svizzera, dove trovò l’erba assenzio maggiore (Artemisia absinthium).
Come molti medici di campagna, egli preparava i propri rimedi e conoscendo l’uso dell’assenzio nei tempi antichi, iniziò a sperimentarlo. Dr Ordinaire distillò un forte liquore (68° Vol.) contenente assenzio, anice, issopo, dittamo, acoro, melissa (un tipo di menta) e svariate quantità di altre erbe comuni.
Il suo assenzio divenne estremamente famoso come toccasana a Couvet e fu denominato già da allora La Fée Verte (La Fata Verde).
Si dice che alla sua morte lasciò la sua ricetta segreta alle sorelle Henriod, anch’esse di Couvet, ma alcuni credono che le sorelle Henriod producessero il loro assenzio già molto prima di Pierre Ordinaire.
In entrambi i casi, possiamo vedere che l’uso dell’elisir di assenzio e il vino miscelato all’assenzio risale a migliaia di anni di fa, ma Dr Ordinaire fu Charles Baudelaire. L’autore dei “Fiori del male” è stato uno degli estimatori indubbiamente il primo a promuovere La Fée Verte, così come la bevanda divenne famosa nel dell’assenzio, al quale doveva le XIX secolo. Durante questo periodo molte distillerie comparvero in Francia e in Svizzera particolari euforie dei “Paradisi artificiali”. producendo marchi diversi di assenzio.
Il valore delle sue benefiche proprietà si rivelò provvidenziale per le truppe francesi partite alla conquista dei territori algerini: nel 1830 ritornarono due volte vittoriose dopo aver portato trionfalmente a termine la loro missione, grazie al fatto di aver saputo prevenire e curare diverse malattie allora letali, come il tifo e o il colera, proprio con l’impiego di un infuso di Assenzio.
La storia continua e dalla fine dell’800, per tutta la Belle Epoque ed oltre ancora, l’Assenzio diventa un elemento fondamentale dello stile di vita Bohemien: dalla pianta viene ricavato un liquore fin troppo amato e celebrato dai più geniali e famosi artisti del tempo, da Van Gogh a Verlaine e Baudelaire.
Oscar Wilde arrivò ad affermare: “Un bicchiere di Assenzio! Non c’è nulla di più poetico al mondo”. Ed il tardo pomeriggio -tra le 17 e le 19- divenne “l’ora verde” dal colore della bevanda, chiamata anche Fata Verde: era il momento della giornata in cui i parigini non rinunciavano ad una pausa dedicata al famoso liquore.
La reputazione della pozione magica non era accettata universalmente. In parte, ciò era dovuto alla popolarità esplosiva della bevanda alla fine del XIX secolo. La richiesta di assenzio era così grande che si cominciarono a produrre versioni economiche e tramite espedienti.
Per esempio, vi sono documenti relativi ad intrugli contenenti alcol puro miscelato a olio di assenzio non distillato e solfato di rame (per colorarlo di verde) che venivano quindi senza scrupoli spacciati per assenzio, ma come si può immaginare, tali bevande avevano ben pochi legami con un toccasana alle erbe.
Nel 1905 però avvenne qualcosa che sancì l’inizio della lotta all’ascesa incontrollabile dell’assenzio:
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Introduzione assenzio - tesina
L’assenzio, le droghe e le bevande alcoliche sono ancora oggi uno dei “problemi” che caratterizzano la società. In questi anni, però, tutte queste sostanze sono viste unicamente come fonte di degradazione sociale, come una sorta di “malattia” che porta una persona ad abusarne e poi a dover fare i conti con i successivi problemi, legati alla salute, che si creano.
Con questa tesina maturità liceo scientifico ho voluto fare un viaggio nella storia per cercare le origini di uno dei distillati più conosciuti e “famosi” in campo artistico - letterario: l’Assenzio.
Ho scelto per la tesina proprio l’assenzio perché è uno degli aspetti caratteristici di un periodo storico, il fine Ottocento, che mi ha molto colpito soprattutto per la visione della vita di molti artisti ritenuta quasi una “punizione” dettata da uno spirito che ci guarda tutti dall’alto e la continua ricerca da parte di questi di un collegamento con questo Assoluto.
Ma molti artisti, come i poeti maledetti in campo letterario e Degas in campo artistico, non potendo raggiungere una sfera soprannaturale si sono limitati ad esprimere tutta la sofferenza della società, sottolineandone gli aspetti più assurdi e descrivendone il malessere che questa provoca.
Questa visione negativa nei confronti dell’esistenza, ha portato molti artisti a ricorrere a delle sostanze (soprattutto l’assenzio) che potessero creare nelle loro menti una “realtà parallela” e che potesse permettere a loro una ricerca di un mondo, anche se solo apparente e fantastico, nel quale avrebbero voluto vivere.
Ed ora iniziamo questo lungo viaggio che ha portato la “Fee Verte” ad essere il distillato più consumato e la fonte d’ispirazione di molti capolavori che, ancora oggi, invidiamo.
Collegamenti
Assenzio - tesina
- Scienze - Il "tujone" e le sue caratteristiche.
- Storia dell'arte - "L'assenzio" di Degas, "Le bevitrici d'assenzio" di Picasso ed altri quadri sull'assenzio.
- Italiano - Il Decadentismo e i "poeti maledetti".
- Inglese - Oscar Wilde.