Animali al fronte
Il supporto militare degli animali durante la Prima guerra mondiale e al giorno d’oggi
“....Figuriamoci poi se c'è chi pensa che ci siete anche voi bestie, che guardate uomini e cose con codesti occhi silenziosi, e chi sa come li vedete, e che ne pensate.....”
‘’Uno, nessuno, centomila’’
Luigi Pirandello,
Marchiori Sofia
Classe 5B
Liceo statale ‘’Galileo Galilei’’- indirizzo linguistico
La Prima guerra mondiale combattuta tra il 1914 e il 1918 fu un vero e proprio inferno. Si stima una cifra di 650 mila morti e un milione e mezzo di feriti.
Ma a questi dobbiamo aggiungere tutti gli animali impiegati in battaglia: cani, cavalli, muli, piccioni.
L’impiego del cavallo era già ben noto da secoli, con la cavalleria, e per una prima parte della guerra questo animale venne impiegato come strumento di trasporto, motore per i carri, come compagno fidato dei soldati dei regimenti di cavalleria e come carne per sfamare gli uomini in trincea.
Milioni di esemplari di cavalli vennero rastrellati dalle campagne e dagli allevamenti di tutte le nazioni, fenomeno ricordato come la “leva equina”.
Spesso i cavalli dovettero imparare ad affrontare il nemico in poche settimane, non c’era il tempo per domarli dolcemente. Ma i soldati seppero prendersi cura del proprio quadrupede.
All’inizio della guerra la cavalleria rappresentava la retorica del mito della grande guerra. Ma la realtà fu ben diversa: molti cavalli morirono e la guerra diventò di posizione, con i soldati schierati nelle trincee.
Altri cavalieri passarono dal cavallo all’aereo, come Francesco Baracca, ufficiale di cavalleria passato all’aeronautica, che riportò l’immagine di un cavallo sul suo aeroplano come stemma, in ricordo della cavalleria. Questa immagine venne adottata da Enzo Ferrari, giovane costruttore di automobili, e oggi il “cavallino rampante” è di fama mondiale, monumento dei cavalli caduti.
Col tempo anche la leva canina prese la sua posizione. I cani venivano addestrati in vari modi e il paese più preparato sotto questo punto di vista era la Germania, che già da tempo impiegava i cani nella polizia. Il metodo di addestramento è quello noto ancora oggi, ossia del “premio” grazie al quale il cane fa ciò che gli si chiede.
La leva canina consisteva dapprima nell’invito ai proprietari dei cani di consegnarli, i quali, visitati poi da un veterinario che stabiliva se erano idonei o meno alla guerra, infine passavano nei reparti di addestramento. Il soldato manifestava affetto al suo “compagno” canino, come una vera e propria valvola di sfogo ai sentimenti.
A far compagnia ai soldati c’erano poi i randagi, sopravvissuti ai bombardamenti in paesi oramai distrutti, ma questa amicizia durava poco, fino alla partenza per uno nuovo spostamento dei soldati. Vari episodi vengono raccontati nei diari dei soldati.
I cani venivano addestrati in grandi aree vicino alle città, in cui si insegnava loro a non avere paura degli spari e ad abbaiare quando trovavano un soldato ferito. Ecco che il cane imparò a raccogliere il berretto di un ferito e a portarlo al suo conduttore in trincea. Grazie a questi cani migliaia di uomini vennero salvati.
Nel diario del tenente Felix Hecht si racconta del suo cane Stivo, di come i due si confortavano a vicenda. Le salme di Hecht e del suo cane non vennero mai ritrovate, scomparvero nei ghiacci di Corno di Cavento.
Gli austroungarici furono i primi ad utilizzare i cani come animali da traino di armi, munizioni, cibo e feriti. Talvolta venivano costruite slitte di legno per trasportare i feriti sui sentieri ghiacciati e scavati tunnel per far passare cani e uomini.
Ancora oggi i cani vengono “arruolati” e addestrati, come nel Centro Veterinario di Grosseto. Divengono in grado di localizzare mine, esplosivi e vengono usati nelle operazioni militari antiterroriste, in Libano e Afghanistan.
- Più di 500 mila muli vennero usati in Italia, imbarcati o trasportati sui treni per combattere poi sui monti tra neve e ghiaccio. A loro venivano assegnati i compiti più duri, come il trasporto delle parti smontate di un cannone o le cucine da campo. I muli chiamati di “prima classe” trasportavano invece pezzi di artiglieria.
- Il mulo rappresentava una guida sicura, poiché sapeva dove poggiare gli zoccoli. I sentieri percorsi da questi animali vengono oggi ricordati come “mulattiere”.
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