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L'allevamento della capra in Marocco

A cura di: Sara Mainquà

Facoltà: Medicina Veterinaria

Struttura della ricerca

  • 1. Introduzione
  • 2. Territorio
  • 3. Popolazione
  • 4. Economia: un paese in via di sviluppo
  • 5. Le origine della capra domestica
  • 6. La riproduzione nella capra
  • 7. Comportamento ingestivo delle capre che pascolano nella foresta di Argania nel sud-ovest del Marocco
  • 8. Effetti dello stress da calore sul benessere dei ruminanti domestici negli allevamenti estensivi

L'allevamento della capra in Marocco

A cura di: Sara Mainquà

Struttura della ricerca

  • 1. Introduzione
  • 2. Territorio
  • 2.1 Idrografia
  • 2.2 Clima
  • 2.3 Flora e fauna – una pianta endemica del Marocco: l'Argania Spinosa
  • 2.4 Problemi ambientali: la desertificazione
  • 3. Popolazione
  • 4. Economia: un paese in via di sviluppo
  • 4.1 Agricoltura e allevamento
  • 4.2 Industria
  • 4.3 Commercio e finanza
  • 5. Le origini della capra domestica – una razza diffusa nel Nord Africa: la Murciana
  • 6. La riproduzione nella capra
  • 7. Comportamento ingestivo delle capre che pascolano nella foresta di Argania nel sud-ovest del Marocco
  • 8. Effetti dello stress da calore sul benessere dei ruminanti domestici negli allevamenti estensivi

1. Introduzione

Stato dell'Africa settentrionale, delimitato a Nord dal Mar Mediterraneo, a Est e a Sud-Est dall'Algeria, a Sud dal Sahara occidentale, a Ovest dall'Oceano Atlantico.

2. Territorio

Il territorio può essere suddiviso in quattro regioni fisiche:

  • I rilievi del Rif, paralleli alla costa mediterranea.
  • La catena montuosa dell'Atlante, che attraversa lo Stato per tutta la lunghezza del suo territorio.
  • L'ampio bassopiano litoraneo.
  • Pianure avallate meridionali che si estendono dalle pendici meridionali dell'Atlante al deserto, lungo i confini sudorientali.

È lungo la costa atlantica che si trovano pianure fertili attraversate dai fiumi principali.

2.1 Idrografia

Molti sono i fiumi del paese non adatti alla navigazione, ma utilizzati per l'irrigazione e per la produzione di energia elettrica.

2.2 Clima

Il clima viene definito come l'espressione pluriennale dell'andamento annuale e stagionale di molteplici fattori metereologici quali la temperatura, le precipitazioni, il vento e la radiazione solare. È il clima che condiziona la distribuzione geografica degli esseri viventi, piante e animali, e delle biocenosi, insieme di individui, sulla terra e determina anche la loro periodicità annuale che si manifesta mediante un ritmo stagionale regolare. Quindi questo è in grado di determinare la distribuzione, la struttura e la composizione biologica degli ecosistemi (Dr. Andrea Catorci).

In Marocco, lungo la costa mediterranea il clima è subtropicale, temperato dalle influenze oceaniche.

Verso gli interni gli inverni sono più freddi e le estati più calde: sulle cime più alte si registrano temperature di -15° C. Le piogge sono più abbondanti nelle regioni nord occidentali e scarse a oriente e a meridione. Queste si concentrano soprattutto nei mesi invernali. La media delle precipitazioni annue sono di circa mm 1.000 a Tangeri, mm 400 a Casablanca, mm 300 a Essaouira e meno di mm 100 nel Sahara.

2.3 Flora e fauna

La forma di vegetazione dominante in Marocco è la steppa arbustiva caratterizzata dalla presenza di specie erbacee e graminacee mentre nelle regioni costiere il clima ha favorito lo sviluppo della macchia mediterranea, caratterizzata da alberi e arbusti sempreverdi di medie e basse dimensioni (h. 3-5 metri). Sui versanti dei rilievi, a quote elevate, crescono boschi di pini, querce e, ad altitudini inferiori, querce da sughero. Sui bassi versanti meridionali dell'Antiatlante ha inizio una vegetazione di tipo desertico.

Disseminate nel deserto si trovano le oasi ricche di palme e datteri; al di fuori delle oasi la vegetazione è rada ed è composta da arbusti e alcune piante grasse.

Le piante del deserto sono in grado di conservare e sfruttare al massimo la poca acqua disponibile. Le piante grasse, per esempio, conservano l'acqua nei loro fusti carnosi e nelle radici; le spine, che sono foglie modificate, servono per proteggerle dagli animali. Una pianta endemica, specie che si trova unicamente in quella zona e non compare quindi altrove, del Marocco è l'Argania spinosa. Questa pianta esiste in Marocco da 80 milioni di anni. Oggi la massima concentrazione di queste piante si trova nella regione del Sauss.

Dal 1988 una zona di circa 830.000 ettari tra Agadir e Essaouire è stata dichiarata dall'UNESCO “Riserva della biosfera”.

L'argania è un albero dai rami spinosi, da qui il nome spinosa, alto da 8 a 10 metri, assai resistente e che può vivere anche 150-200 anni. È una pianta che si è perfettamente adattata all'aridità del sud-ovest del Marocco, e la sua sagoma è molto caratteristica: chioma ampia e arrotondata, tronco nodoso, tortuoso e abbastanza corto, formato spesso da più parti intrecciate tra loro.

L'argania fornisce un legno molto duro utilizzato soprattutto come legname da riscaldamento. I fiori, da giallo a bianco-verdastri, compaiono tra maggio e giugno.

Il frutto è una bacca ovale, fusiforme, lunga circa 30mm, che quando è matura è giallo-bruna e che contiene una noce estremamente dura al cui interno vi sono tre noccioli. Un albero ne produce circa 8 kg all'anno.

Le foglie, verde scuro e coriacee, servono da nutrimento a cammelli e capre. La popolazione berbera dell'Atlante ha sempre utilizzato l'olio di Argania per le sue virtù alimentari e cosmetiche.

Esistono due tipi di olio di Argania a seconda che i noccioli vengano o meno tostati prima dell'uso. L'olio cosmetico è più chiaro ed è efficace contro la caduta dei capelli, gli eczemi, la disidratazione della pelle etc. L'olio alimentare, più scuro e dal sapore più forte a causa della torrefazione dei semi, viene utilizzato per condire gli alimenti ed è molto nutritivo. L'olio contiene l'80% di acidi grassi insaturi ed è ricco in acidi grassi essenziali ed è più resistente all'ossidazione rispetto all'olio d'oliva.

Bibliografia

  • O. M'Hirit, M. Bensyane, F. Benchekroun, S. M. El Yousfi, M. Bendaanoun, L'arganier, un une espèce fruitière-forestière a usages multiples, éd. Pierre Mardaga, Sprimont (Belgio), 1998
  • J. F. Morton & G. L. Voss, “The argan tree (Argania sideroxylon, Sapotataceae), a desert source of edible oil”, Economic Botany
  • Rachida Nouaim, l'arganier au Maroc, entre mythes et réalités. Une civilisation née d'un arbre, une espèce fruitière-forestière a usages multiples, éd. L'Harmattan, Paris, 2005
  • H. D. V. Prendergast & C. C. Walker, “The argan: multipurposee tree of Marocco” Kev Magazine 9.2 (1992)

La fauna selvatica comprende specie europee tra le quali la volpe, il coniglio, il cinghiale, la lontra e lo scoiattolo e specie africane: la gazzella, il babbuino, la capra selvatica, la vipera. Le gazzelle costituiscono i generi Gazzella e Procapra della sottofamiglia degli antilopi, famiglia bovidi, ordine artiodattili, classe mammiferi, subphylum vertebrati, phylum cordati. Si tratta di mammiferi artiodattili di dimensioni medie, diffusi nelle pianure aride dell'Asia e nelle regioni nordorientali dell'Africa. Il mantello varia dal marrone intenso al grigio e al bianco, con una striscia di rosso o di bianco ai lati del muso. Le corna, incurvate in avanti e anulate dalla base all'apice, sono presenti in entrambi i sessi nelle specie del genere Gazella, mentre mancano nelle femmine del genere Procapra; fa eccezione la femmina della gazzella subgutturosa, anch'essa priva di corna. La specie di gazzella meglio conosciuta è la gazzella dama.

È alta 90-120 cm e pesa 40-75 kg. Compie migrazioni stagionali: durante la stagione delle piogge vive sugli altipiani del Sahara, mentre nella stagione secca si sposta verso la savana.

Una delle gazzelle più comuni in Africa settentrionale è la gazzella dorcade, che vanta un immenso areale comprendente la maggior parte dell'Africa settentrionale e una parte significativa della penisola arabica.

Il babbuino è il nome comune delle scimmie cinocefale classificate nel genere Papio della famiglia dei cercopitecidi. Sono scimmie di grandi dimensioni diffuse nelle zone pianeggianti dell'Africa subsahariana.

I babbuini sono animali molto potenti e aggressivi. Hanno mascelle forti e allungate che rendono il muso simile a quello di un cane, occhi vicini e grandi tasche guanciali dove immagazzinano il cibo. Vista e olfatto sono molto sviluppati. Sono caratterizzati da una massa cerebrale relativamente sviluppata: hanno il cranio dotato di un'ampia camera encefalica. Anche la cavità orale e quelle rinali sono piuttosto grandi, in modo tale da poter accogliere dall'ambiente e analizzare numerosi stimoli sensoriali.

Hanno un'alimentazione onnivora, costituita soprattutto da insetti, piccoli animali vertebrati e invertebrati, semi, radici, frutti e germogli.

La femmina partorisce un solo piccolo dopo una gestazione di sei mesi.

Nelle regioni montuose del deserto del Sahara troviamo lo sciacma (Papio ursinus), caratterizzato da un colore grigio-bruno con sfumature verdastre lungo il dorso. Il maschio adulto, che può pesare fino a 40 kg, svolge un ruolo importante nella difesa del gruppo a cui appartiene.

Un'altra specie del Nord Africa è l'amadriade (Papio hamdryas), noto anche come “babbuino sacro” in quanto divinizzato dagli antichi egizi. Ha un muso allungato di colore rosa e i maschi hanno una lunga criniera che ricopre il collo e le spalle.

Una delle attività sociali in cui più frequentemente si vedono impegnati i babbuini è il grooming, il servizio di toletta reciproca che i membri di un gruppo prestano l'uno all'altro non solo a scopo igienico, ma anche per stabilire una sorta di comunicazione tattile. Nella maggior parte dei casi, sono i maschi anziani a beneficiare del servizio mentre le femmine sono le esecutrici più dedite e meticolose.

Classificazione scientifica: Genere Papio della famiglia dei cercopitecidi, superfamiglia cercopitecoidei, sottordine antropoidei, ordine primati, classe mammiferi, subphylum vertebrati, phylum cordati.

2.4 Problemi ambientali: la desertificazione

I maggiori problemi ambientali del Marocco sono:

  • La desertificazione.
  • La mancanza di risorse idriche.

Negli ultimi anni la produzione agricola è aumentata e con essa l'irrigazione che ha causato fenomeni di erosione del suolo e problemi connessi ai bacini idrici. Le acque di scarico hanno contaminato parte dei rifornimenti idrici mentre le acque della costa sono state inquinate dal petrolio e dagli scarichi delle grandi città.

La desertificazione è un fenomeno di progressivo degrado del suolo che avviene nelle zone a clima arido, semiarido e subumido.

La desertificazione di un territorio è differente dalla desertizzazione ovvero l'espansione dei deserti poiché la “sterilizzazione” del terreno che si riscontra nel primo caso può verificarsi anche in aree fortemente irrigate o situate a latitudini lontane dalle regioni desertiche.

Il suolo si impoverisce progressivamente delle sue proprietà chimico-fisiche che lo rendono fertile e lavorabile fino al punto da non riuscire a sostenere l'insediamento di comunità animali e vegetali e porta quindi ad uno squilibrio dell'ecosistema e alla mancata realizzazione di pratiche agronomiche.

Mosaico dell'Africa MERIS - Maggio 2004

L'ecosistema è dato da biocenosi, insieme di individui, che vivono in un determinato ambiente, biotopo, ed è dato dalle relazioni che intercorrono tra individui della biocenosi e da quelle tra biocenosi e biotopo. L'ecosistema ha due componenti: biotica ed abiotica. La componente biotica è la fitocenosi e zoocenosi: si parla allora di biocenosi. La componente abiotica è il biotopo ovvero l'ambiente.

Il processo di degradazione del biotopo e quindi del suolo deriva dall'interazione di fattori naturali e antropici. Ciò che ha dato l'avvio al processo di desertificazione sono le conseguenze di un'errata gestione del terreno ovvero l'impiego di sistemi di coltivazione non adeguati alle condizioni climatiche e alle caratteristiche del suolo, lo sfruttamento scorretto delle risorse idriche che ha comportato l'abbassamento delle falde acquifere con maggiore difficoltà delle piante ne reperire l'acqua. Ulteriore elemento che contribuisce al processo è l'abbattimento della vegetazione, la deforestazione che favorisce anche l'azione erosiva del vento e il dilavamento delle sostanze minerali presenti nel terreno, e l'eccessiva pressione di pascolo operata dagli animali (grazing). L'eccessivo pascolo è la causa di un processo di regressione irreversibile della vegetazione dagli stadi della successione secondaria, processo che partendo da un tipo di comunità vegetale sostitutiva di quella originale tende a ricostruire la vegetazione climax grazie all'apporto di semi o propaguli provenienti da altre fitocenosi, fino a quello degli arbusti che nella desertificazione continua oltre fino alla scomparsa della vegetazione e quindi della biodiversità.

Bibliografia

  • Krystyna Falinska;
  • http://it.encarta.msn.com/encyclopedia_981523235/desertificazione.html

Nello studio della dinamica di popolazione è appurato che usciti dal range dell'optimum la popolazione entra in uno stato di stress che se protratto nel tempo porta all'estinzione della specie stessa.

Nel caso specifico del pascolo marocchino le specie vegetali sottoposte alla predazione degli animali domestici, vivono un doppio stress: quello della predazione animale e quello del clima rigido. Il clima in se non sarebbe un problema visto che le piante si sono specializzate a sopportare i lunghi periodi di aridità estiva ma nelle condizioni di danneggiamento delle fitocenosi l'aridità diventa un elemento di stress tale da condurre la popolazione all'estinzione e alla desertificazione.

Inoltre con il calpestio gli animali comprimono il suolo modificando il contenuto idrico mentre le loro deiezioni comportano un aumento di nitrati nel terreno che sono nocivi per le piante. I terreni che non vengono lasciati riposare, quelli che vengono lavorati troppo in profondità con mezzi meccanici e quelli coltivati a monocoltura perdono progressivamente la propria fertilità e possono essere soggetti a fenomeni di erosione.

Il governo marocchino ha preso provvedimenti per la tutela delle zone umide e della biodiversità.

3. Popolazione

Numero abitanti: 34.343.219

Popolazione urbana: 59% e i principali insediamenti sono situati nelle regioni costiere

4. Economia

Il Marocco: un paese in via di sviluppo

L'economia di un Paese è divisa in tre grandi settori: agricoltura detto settore primario, industria detto settore secondario e servizi detto settore terziario. Nei Paesi in via di sviluppo il 75% del profitto e dell'occupazione sono dati dal settore primario, il 15% dal settore secondario mentre il settore terziario è pressoché assente, a differenza dei paesi sviluppati dove quest'ultimo è maggiormente sviluppato. I Paesi in via di sviluppo sono geograficamente concentrati nel Sud del Mondo: il Marocco e tutta l'Africa ne fanno parte, oltre all'America Latina, all'America Centrale, l'India, il Sud-Est asiatico e molti paesi del medio ed estremo Oriente.

All'interno di questi paesi distinguiamo: quelli con risorse quali il Marocco e quelli senza. I primi hanno materie prime all'interno del proprio paese che potrebbero permettere uno sviluppo economico; i secondi non possiedono né risorse né capitali e per questo hanno minime possibilità di sviluppo autonomo indipendente.

Le principali caratteristiche del sottosviluppo sono:

  • La crescita demografica. Gli stati del Sud hanno un elevato tasso di incremento demografico rispetto ai paesi ricchi.

Questa crescita demografica avvenuta a partire dalla fine della seconda guerra mondiale dipende dall'elevato tasso di natalità e dalla riduzione di quello di mortalità per effetto della diffusione delle cure mediche, dei vaccini e del miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie.

Previsioni ONU sullo sviluppo demografico nel mondo

La speranza di vita è comunque bassa per l'elevata mortalità infantile. Il ritmo di crescita supera quello della produzione e ostacola l'accumulo di capitale necessario agli investimenti produttivi e costringe il capitale pubblico a riversarsi nei servizi collettivi, senza dare impulso allo sviluppo.

L'aumento della popolazione influisce negativamente anche sui suoli agrari che sono sottoposti a sfruttamento intensivo e si impoveriscono talvolta anche fino all'esaurimento. I suoli della maggior parte del continente africano si sono desertificati.

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