Estratto del documento

Anno scolastico

2010/2011

“L’aerofobia”

- Più in alto vola il gabbiano, e più vede lontano -

Francesca Bariselli

Liceo Scientifico

Carlo Emilio Gadda

5 T

Pagina 2

L’aerofobia “Più in alto vola il gabbiano, e più vede lontano.” – Francesca Bariselli -

Sommario

Introduzione Pagina 4

Prima parte: a ciascuna espressione il giusto significato.

1.1

  • La paura dell’aereo è un’emozione Pagina 5

1.2

  • Due gruppi di emozioni Pagina 6

1.3

  • La “paura di volare” Pagina 7

1.4

  • Dalla paura di volare “all’ansia da volo” Pagina 8

1.5

  • L’aerofobia Pagina 10

1.6

  • Tre differenti gruppi Pagina 12

Seconda parte: alle radici dell’aerofobia.

2.1

  • Lo sguardo soggettivo dell’“aerofobico” Pagina 15

2.2

  • Interpretazioni psicologica dell’aerofobia Pagina 18

2.3

  • La paura di volare è nella testa Pagina 23

2.4

  • Motivazioni fisiologiche all’origine dell’aerofobia Pagina 24

Terza parte: possibili soluzioni all’aerofobia.

3.1

  • Possibili soluzioni per combattere l’aerofobia. Pagina 28

Bibliografia e sitografia Pagina 35

Pagina 3

L’aerofobia “Più in alto vola il gabbiano, e più vede lontano.” – Francesca Bariselli -

Introduzione

Passiamo buona parte del tempo della nostra vita a conoscere il mondo esterno, gli oggetti che ci circondano, gli altri. Molto spesso sappiamo tutto di un’altra persona, i suoi gusti, le sue abitudini, i suoi vizi, i suoi pregi o i suoi difetti o ancora, conosciamo perfettamente il funzionamento di un oggetto e le sue possibili applicazioni, ma ciò su cui sappiamo davvero poco siamo noi stessi; infatti, non c’è cosa più difficile che capirci, modificare il nostro carattere e conoscerci realmente.

I nostri occhi hanno infatti un forte spirito critico nei confronti di tutto ciò che sta al di fuori di noi e questo ci porta a ricercare sempre un motivo, uno scopo, a ciò che ci circonda, ma non sempre alle nostre reazioni, alle nostre paure e ai nostri desideri.

Può così capitare di convivere per molto tempo con una paura senza nemmeno sapere della sua presenza in noi ed è proprio così che la paura dell’aereo è vissuta in me, nascosta per molto tempo, fino a che non si è resa manifesta solo quattro anni fa, in occasione di un viaggio a Londra. Inizialmente ho considerato banale questa mia paura ma, con il passare del tempo, ho capito che dietro l’aereo si nascondeva un mondo molto più profondo e complesso, un mondo celato da false ansie e paure e che solo un’attenta analisi e un’altrettanto profonda riflessione potevano portare alla luce.

Le manifestazioni esteriori delle nostre emozioni, infatti, molto spesso sono solo superficiali e il loro significato non è manifesto ma latente: si cela dietro oggetti o sensazioni delle quali la nostra coscienza, come durante i sogni, si serve per camuffare e mascherare non soltanto le nostre pulsioni e i nostri desideri inconsci ma anche veri e propri disturbi, quelli che in psicologia vengono detti disturbi della personalità.

Dal desiderio dunque di conoscere me stessa e di comprendere il profondo significato di quella che per me era semplicemente una stupida paura, nasce questa tesina il cui stesso sottotitolo, “Più in alto vola un gabbiano, e più vede lontano”, mostra il mio duplice intento: quello di penetrare alle radici di una banale paura, quella del volo, indagando sulle sue possibili cause, ma anche il tentativo di conoscere me stessa, tentativo che è possibile raggiungere solo se si vola più in alto delle apparenti manifestazioni del proprio essere.

Con queste mete, ovvero con questi intenti, è cominciato questo mio volo. Pagina 4

L’aerofobia “Più in alto vola il gabbiano, e più vede lontano.” – Francesca Bariselli -

Prima parte: a ciascuna espressione il suo significato

“L’aspetto delle cose varia secondo le emozioni; e così noi vediamo magia e bellezza in loro, ma, in realtà, magia e bellezza sono in noi”

Kahlil Gibran

1.1 La paura dell’aereo è un’emozione

Le emozioni abitano nell’amigdala (mandorla in greco, per la sua tipica forma), presente all’interno del sistema limbico (una delle parti più antiche del cervello).

L’amigdala funziona da magazzino delle emozioni negative e, ogni volta che una sensazione fastidiosa si affaccia alla nostra coscienza, entra in gioco scatenando i ricordi e le sensazioni di emozioni simili vissute in precedenza.

Le emozioni sono fenomeni psicologici paragonabili agli evidenziatori, con i quali sottolineiamo con colori diversi frasi che ci hanno colpito leggendo un libro o una poesia. Nello stesso modo, infatti, le emozioni sottolineano gli episodi della nostra vita, attribuendo ad ognuno di essi un particolare colore in funzione dell’altrettanto particolare lettura che ne diamo.

Due differenti persone, dunque, potrebbero marcare uno stesso episodio di due colori diversi: in rosso, se l’emozione corrispondente è la rabbia, o in nero, se le sensazioni vissute sono legate alla tristezza.

Ecco che all’interno della nostra mente si crea una miscela di colori differenti, risultato non soltanto della tipologia degli avvenimenti che ci hanno visti come protagonisti, ma soprattutto del modo specifico di leggere e attribuire ad essi il nostro significato.

Infatti, non è tanto la natura oggettiva degli episodi a scatenare un’emozione, quanto l’interpretazione soggettiva degli stessi.

Un pessimo voto ad un’interrogazione, per esempio, verrà vissuto con sconforto e disperazione da uno studente abituato a prestazioni eccellenti, mentre verrà vissuto con indifferenza da un altro.

Di fatto, poiché il nostro carattere è sostanzialmente stabile, sulla “tavolozza della mente” troviamo spesso gli stessi colori, seppur con sfumature diverse, in base al particolare momento che stiamo vivendo. Sebbene caratterialmente siamo infatti portati a reagire nello stesso modo di fronte ad una forte emozione o ad una situazione di pericolo, capita a tutti di reinterpretare, in due differenti momenti della propria vita, uno stesso episodio in maniera diversa.

Risalendo invece all’origine etimologica del termine “emozione”, derivante dal latino “moveo”, “muovere”, che con l’aggiunta del prefisso “e” vuole indicare la spinta, si comprende come ogni emozione fornisca un impulso all’azione.

Ecco che le emozioni non si limitano ad evidenziare come fari nella notte le “tranches” più significative della nostra vita, ma ci equipaggiano al meglio per affrontare gli scenari nei quali veniamo coinvolti. È proprio verso questa direzione che l’efficacia delle emozioni assume più rilevanza: le emozioni, infatti, non ci forniscono soltanto informazioni sulla natura delle nostre relazioni con il mondo, ma ci predispongono ad affrontare nel migliore dei modi le varie situazioni attraverso una serie di reazioni fisiologiche, che avvengono a livello del sistema nervoso, cardiovascolare e di quello endocrino e modificano l’organismo fornendo rapidamente le risorse che si ritiene siano indispensabili in quelle stesse situazioni.

Pagina 5

L’aerofobia “Più in alto vola il gabbiano, e più vede lontano.” – Francesca Bariselli -

Se, ad esempio, ci troviamo all’interno di un gruppo e abbiamo violato una regola, il nostro organismo fa fluire una maggiore quantità di sangue verso il viso, permettendoci quindi di chiedere scusa non solo a parole, ma anche attraverso il conseguente rossore.

In termini scientifici il rossore è detto “attivazione fisiologica” e, nel caso della “paura di volare”, la corrispondente attivazione fisiologica è per molti versi paragonabile a quella che proviamo quando saliamo sulle montagne russe.

Anche qui ciò che fa la differenza è la nostra lettura della situazione: sulla scatola “paura dell’aereo” metteremo l’etichetta “terrore”, mentre sulla scatola “paura delle montagne russe”, “eccitazione”. Una persona diversa scambierebbe le etichette sulle scatole, affascinata dalle sensazioni del volo.

Non sono i nostri occhi che “decidono” il nostro modo di vedere e interpretare il mondo, ma le emozioni che proviamo.

“I colori, come i lineamenti, seguono i cambiamenti delle emozioni”

Pablo Picasso

1.2 Due gruppi di emozioni

Le emozioni vengono comunemente divise in due categorie:

Le emozioni primarie

  • Felicità
  • Tristezza
  • Paura
  • Rabbia
  • Disgusto

Le emozioni secondarie

  • Orgoglio
  • Vergogna
  • Ansia
  • Gelosia
  • Invidia

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L’aerofobia “Più in alto vola il gabbiano, e più vede lontano.” – Francesca Bariselli -

Le emozioni primarie vengono così chiamate perché sono presenti in noi fin dalla nascita: sono preinstallate, uguali per tutti, e sono riconoscibili anche in etnie e culture differenti. Un eschimese impaurito ha la stessa espressione facciale di un europeo in preda al panico.

L’evoluzione sembra aver attribuito alle emozioni primarie un ruolo fondamentale: esse sono infatti come un dono che la natura ci ha fatto per permetterci di aumentare le nostre possibilità di adattamento e sopravvivenza, senza le quali probabilmente ci saremmo già estinti.

La peculiarità di questo tipo di emozioni consiste nel fatto che esse non richiedono che l’individuo che le prova ne sia consapevole: la catena delle reazioni fisiologiche si attiva inconsciamente per predisporre l’individuo nella maniera fisiologica e psicologica ottimale per affrontare il tipo di situazione che ha stimolato quella specifica emozione.

La consapevolezza del percorso che si è attivato può avvenire in un secondo momento.

Facciamo un esempio: stiamo attraversando la strada quando improvvisamente un’automobile sfreccia velocissima alla nostra sinistra. Senza nemmeno renderci conto di quanto sta accadendo ci ritroviamo sul marciapiede salvi! Ma tutto è avvenuto senza aver realmente compreso l’accaduto e senza aver fatto consapevolmente nulla.

Il sistema della paura ha infatti fatto tutto da solo in maniera efficiente e mirata ma, soprattutto, veloce; senza chiederci di prendere una decisione sul da farsi ha infatti agito al nostro posto.

Si può dunque affermare che la forza delle emozioni primarie consiste nel privilegiare la velocità delle emozioni piuttosto che la lentezza della consapevolezza, orientando così i nostri comportamenti e le nostre azioni verso obiettivi che preservino l’organismo e gli permettano di sopravvivere il più a lungo possibile.

Diversa è invece la natura delle emozioni secondarie, che infatti non fanno parte del nostro patrimonio evolutivo ma sorgono nel corso dei normali processi evolutivi, influenzate, ad esempio, dall’educazione.

Mentre nel caso delle primarie, infatti, il coinvolgimento degli aspetti mentali dell’individuo è marginale o, in alcuni casi, addirittura assente, ora risulta un prerequisito indispensabile affinché venga stimolata una certa emozione.

Mi sentirò depresso dunque solo se la mia consapevole valutazione di una determinata situazione sarà improntata su tematiche relative ad aspetti di perdita o di mancato raggiungimento degli obiettivi che mi ero prefissato.

“L’uomo che non prova mai paura è perduto.”

Louis-Ferdinand Céline

1.3 La “paura di volare”

La divisione apportata nel precedente paragrafo ci permette dunque di osservare come la paura sia una delle cinque emozioni primarie, probabilmente la più antica, perché fa la propria comparsa nel corredo emotivo del bambino praticamente dai primi giorni di vita, manifestandosi come la reazione del nostro organismo alla percezione del pericolo.

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L’aerofobia “Più in alto vola il gabbiano, e più vede lontano.” – Francesca Bariselli -

In generale, il sistema della paura ci mette nelle condizioni migliori per affrontare ogni azione che decidiamo di compiere, portando il nostro organismo, posto di fronte ad una situazione di pericolo, all’attivazione del sistema nervoso centrale e del sistema nervoso autonomo, provocando un aumento di alcuni ormoni tra cui l’adrenalina e la noradrenalina.

L’aumento del battito cardiaco, per esempio, è finalizzato a mettere a disposizione dei muscoli un maggiore afflusso di sangue nel caso in cui fosse necessario combattere o fuggire.

Ecco che le possibili risposte del nostro corpo ad una minaccia sono differenti e, anche se alcune di esse possono sembrare fastidiose, ciascuna ha un ruolo fondamentale.

Ma tutto ciò non si verifica nel caso della “paura di volare”, che è comunemente intesa come uno stato d’animo di particolare sofferenza che compare quando si deve volare e che ne impedisce del tutto la possibile effettuazione o la rende particolarmente sofferta.

Chi ha paura di volare, al solo pensiero di doverlo fare, soffre, patisce, ne allontana l’effettuazione o addirittura ne evita oculatamente ogni possibilità, in modo però del tutto soggettivo.

Entra così in gioco la componente soggettiva tipica delle emozioni secondarie e questo rende impropria l’espressione “paura di volare”, come vedremo nel prossimo paragrafo.

“Che gli uccelli dell’ansia e della preoccupazione volino sulla vostra testa, non potete impedirlo; ma potete evitare che vi costruiscano un nido.”

Proverbio cinese

1.4 Dalla paura di volare “all’ansia da volo”

Sebbene le parole ansia e paura vengano comunemente utilizzate come sinonimi, occorre ricordare come queste abbiano origini e modalità di funzionamento sostanzialmente differenti.

L’ansia fa infatti parte delle emozioni secondarie e non è in noi automatica, ma richiede necessariamente un coinvolgimento diretto da parte dell’individuo che valuta in modo del tutto personale la pericolosità di una determinata situazione.

Ciò che fa paura dunque accomuna tutti, ciò che suscita ansia è del tutto soggettivo e, il più delle volte, non è condiviso da tutti, proprio come accade nel caso di quella che generalmente viene definita, in modo però errato, “paura di volare”.

Nel caso dell’ansia da volo, ciò che suscita ansia è così lontano da un’oggettiva fonte di pericolo che la persona coinvolta non riesce neanche a spiegare la causa all’origine del suo malessere.

Pagina 8

L’aerofobia “Più in alto vola il gabbiano, e più vede lontano.” – Francesca Bariselli -

La differenza fondamentale tra l’ansia e la paura sta proprio nel fatto che, mentre nel caso della paura il pericolo è esterno e molto evidente, nel caso dell’ansia la minaccia è interna e non direttamente comprensibile.

Proprio per questo motivo all’espressione “paura di volare” è corretto sostituire l’espressione “ansia da volo”, con la quale si intende uno stato di angoscia e timore che riguarda soggettivamente un “io” e non oggettivamente “tutti”.

Ecco che l’ansia da volo si manifesta allora con tutti i suoi tipici correlati fisiologici:

  • Tachicardia e vasocostrizione periferica che provocano una sensazione di freddo a mani e piedi e brividi.
  • Tachipnea che comporta un respiro corto e ansimante, senso di oppressione alla cassa toracica e mancanza d’aria.
  • Aumento della sudorazione.
  • Crampi addominali, senso di nausea, vomito, diarrea, aumento dello stimolo all’urinazione e della diuresi.
  • Mal di testa, cefalee a casco, dolori e tensioni muscolari.

Affianco ai correlati fisiologici vi sono poi i correlativi psichici che includono:

  • Paura di morire, di perdere il controllo, di impazzire.
  • Una sensazione generale di attesa penosa.

L’ansia non è totalmente negativa e, analogamente a quanto causato dalla paura, di per sé stimola la secrezione di alcune sostanze che predispongono all’interno del nostro corpo l’organismo per una prestazione ottimale.

Se, però, la produzione di queste sostanze dura troppo a lungo il rischio è che la qualità della performance possa essere compromessa.

Nei casi poi in cui la permanenza di queste sostanze all’interno dell’organismo risieda stabilmente per troppo tempo, oltre a prestazioni mediocri, il nostro organismo di fronte alle continue richieste d’aiuto finirebbe con il non reagire più e con l’aumentare il nostro livello di ansia.

Un po’ come nella favola di “Pierino e il lupo”, nella quale dopo una serie di falsi allarmi sugli attacchi del lupo, nessuno crede più a Pierino e non lo soccorre quando effettivamente c’è bisogno d’aiuto, il nostro corpo si troverebbe a non reagire più agli stimoli suscitati dall’ansia.

Ecco che in questa situazione si passa dalla semplice ansia da volo ad una vera e propria fobia che limita le condizioni e la qualità di vita.

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Sintesi
  • Filosofia: Sigmund Freud
  • Fisica: la gabbia di Faraday
  • Psicologia: gli eventi traumatici; i disturbi di personalità; i caratteri fobici; la terapia cognitiva
  • Astronomia: l'effetto Coriolis; la struttura dell'atmosfera
  • Fisiologia: effetti sul corpo umano in aereo (aumento pressione corporea, aumento anidride carbonica)
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