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Indice

1. Introduzione p. 3

2. Trama del film e commento p. 4

  • Mappa riassuntiva p. 5

3. Français 2

a. Villon p. 6

  • Je plains le temps de ma jeunesse

b. Verlaine p. 7

  • Le ciel est, par-dessus le toit

4. Italiano

a. D’Annunzio e le prose memoriali p. 8

b. Il Notturno p. 9

c. Il cuore oltre la morte p. 10

5. Filosofia

a. La morte di Dio p. 12

6. Storia dell’arte

a. Decalcomania p. 14

b. Magritte, una ricorsività enigmatica p. 15

7. Latino

a. La metamorfosi di Lucio in asino p. 16

8. Bibliografia e sitografia p. 17

1. Introduzione

Nella stesura della tesina ho tentato di focalizzare la mia attenzione sulla ricerca dell’originalità e, in un certo senso, della simpatia, nel disperato tentativo di catturare l’attenzione e il tanto sperato favore della commissione. È per queste ragioni che in seguito a lunghe ricerche su internet, che ai giorni d’oggi è in grado di sostituire persino le migliori biblioteche, la mia scelta è ricaduta su un soggetto tanto banale quanto inverosimile, ovvero: cosa farei se un giorno mi risvegliassi diciassettenne? Probabilmente oggi, nel mio ultimissimo giorno da liceale, sarebbe un incubo, la peggiore esperienza che potrei mai vivere, dato che per nessuna ragione al mondo ripeterei questi ultimi anni passati al liceo, nonostante siano stati ricchi di soddisfazioni. Anche se so che quasi certamente già a settembre inizierò ad avere le prime nostalgie, i primi rimorsi e qualche rimpianto, cominciando a pensare “Che cosa sarebbe successo se…”. Certamente non sono il solo a vivere tale dilemma, come testimoniato dall’opera e dal pensiero di numerosi poeti e filosofi, a partire dal medioevale Villon, passando per il simbolista Verlaine, entrambe pentiti per le scelte compiute nella loro vita; oppure come un trasformato D’Annunzio, che da interventista e donnaiolo scatenato diventa l’innocuo e malinconico invalido del Notturno. Poi c’è chi come Nietzsche proprio non vuole guardare in faccia alla realtà e inventa di tutto, persino che Dio è morto, pur di ritrovare quel senso di libertà e spensieratezza di cui si gode nella tarda adolescenza.

Purtroppo per noi non è possibile, quando le cose non sono andate come noi avremmo voluto, premere il tasto rewind e ricominciare tutto da capo, riavere la possibilità di scegliere tra il mare di alternative che ci sono davanti a 17 anni. Purtroppo i vari Verlaine e D’Annunzio non hanno potuto ricevere la loro seconda chance, ed anche lo spavaldo Nietzsche si sarà ormai reso conto che, suo malgrado, Dio non lo ha ancora ucciso nessuno, e che di conseguenza la decantata libertà di cui si è fatto profeta non è altro che un’illusione.

Ma la mia non vuole essere una predica sull’importanza di riflettere con attenzione sulle scelte che si fanno, tantomeno una pessimistica dimostrazione “che tanto tutti ce l’hanno qualche rimpianto nella propria vita”. Piuttosto voglio fornire prova di maturità, di aver compiuto e di voler continuare a compiere le mie scelte autonomamente: per dirla alla maniera kierkegaardiana, di essere io a scegliere ciò che voglio essere. Sempre il filosofo danese affermava che, in fondo, le scelte migliori non sono altro che quelle ritenute migliori da noi stessi, fatte di nostra spontanea volontà e decise dal nostro cuore.

Ed è proprio questo che ci insegna il protagonista del film dal quale ho tratto spunto…

2. Trama e commento

“17 again” è la storia di Mike O’Donnell, un quarantenne deluso e irrequieto. Ex capitano della squadra di basket del liceo, vent’anni dopo è il padre svogliato di due adolescenti e il marito disamorato della più bella ragazza della scuola, decisa ormai a chiedergli il divorzio.

Questo perché, il giorno più importante della sua vita, prima della partita di basket in cui sarebbe stato selezionato per una prestigiosa borsa di studio, la sua ragazza, Scarlet, gli comunica la notizia di essere incinta e Mike prende una decisione storica: lascia perdere la partita, una sicura borsa di studio e un futuro ricco di aspettative, scegliendo di sposarsi. Dopo circa 20 anni, la vita di Mike, che una volta appariva brillante e ricca di possibilità, è stata offuscata da un lavoro senza prospettive, da un matrimonio fallito e da due figli adolescenti che conosce appena. E non può fare a meno di chiedersi: Sarà un

Che cosa sarebbe successo se….

angelo guida, nei panni di un umile custode, a procurargli una seconda possibilità per rivivere la sua adolescenza e per aggiustare un destino da perdente. Tornato diciassettenne, Mike capirà finalmente qual è il suo ruolo in campo e nel mondo, ricompiendo, alla fine, la stessa scelta fatta 20 anni prima.

Da sempre, al cinema come nella letteratura, la sospensione o il riavvolgimento temporale conducono i protagonisti a riconsiderare la propria esistenza, riconoscendo eventuali errori ed egoismi e riscoprendo un altro se stesso, quello buono e giusto, quello funzionale alla morale esibita. 17 Again, con una fantasia trascurabile, non fa eccezione e va ad aggiungersi a quello che a tutti gli effetti è diventato un vero e proprio (sotto)genere: il racconto spazio-temporale, dentro al quale ritornare adolescenti o sperimentare l’età adulta. Il Mike O’Donnel quarantenne, smarrita la propria identità nel presente, la ritroverà in un altro (e già esperito) continuum dell’esistenza. Purtroppo si tratta di una semplice commedia romantica per consumatori di unghie e pop corn, la cui risposta è naturalmente l’amore. 17 Again vorrebbe descrivere il disagio degli adolescenti americani di oggi, il bullismo, la paura dell’esclusione, l’ansia da prestazione, il rifiuto e l’emarginazione, il conformismo e la ribellione, e andare a scavare fino a vedere cosa c’è sotto. In fondo al racconto c’è la High School Generation, una folta schiera di bravi ragazzi col cuore d’oro che sostituiscono il conflitto con la fede nella salute. Eppure sono malati, “corrotti” dal moralismo: non fare uso di droghe, non fare sesso, non sbagliare, non vivere. 17 Again è come il suo protagonista, un concentrato innocuo di buona “maniera”, un contenuto spostato in superficie, che non trasgredisce mai e non brucia addosso, nel quale il sottoscritto si è sforzato di trovare un significato che va oltre la semplice lezione di buona condotta, attribuendogli un collegamento di dignità filosofico-letteraria con diversi autori, paragonandoli ai tre diversi personaggi protagonisti del film: al Mike quarantenne assocerei le figure di Villon, Verlaine e D’Annunzio (nel Notturno), in quanto simboli del fallimento e del rimorso; al Mike diciassettenne collegherei parte del pensiero di Nietzsche, nello specifico ciò che riguarda “la morte di Dio”, ovvero quella situazione che l’uomo può provare dinanzi alla liberazione da qualsiasi vincolo etico e morale e vede “un mare di possibilità che gli si staglia di fronte”, come chi, una volta che sa come funziona il mondo, può rivivere la propria vita da capo; per quanto concerne il personaggio finale, miglioratosi in seguito alla trasformazione, viene spontaneo il collegamento con Lucio, il protagonista delle Metamorfosi di Apuleio.

3. Français

François de Montcorbier dit est un poète français de la fin du Moyen Âge. Il est probablement l’auteur français le plus connu de cette période. Les romantiques en firent le précurseur des poètes maudits.

Villon

Il est né à Paris et ses origines sont humbles. Il a été élevé par un prêtre, Maître Guillaume de Villon qui lui a donné son nom. Il a étudié à la Sorbonne mais il songeait surtout à s’amuser. Il a eu de mauvais amis et il est arrivé à tuer un prêtre en 1455. Il a obtenu des lettres de rémission pour ce meurtre mais il a continué sa vie aventureuse. Il a été impliqué dans des vols et on le retrouve souvent en prison à Paris ou ailleurs en France. Le 5 janvier 1463 le Parlement de Paris annule une sentence de condamnation à mort et lui interdit de vivre à Paris pendant dix ans.

Après cette date on perd toute trace de lui.

Les seules sources contemporaines dont nous disposons concernant Villon sont, outre ses propres écrits littéraires, six documents administratifs relatifs à ses procès. Ainsi, il faut soigneusement séparer les faits établis avec une quasi-certitude de la « légende Villon » à laquelle il a lui-même largement contribué en se mettant en scène dans ses œuvres.

Toute son œuvre est en vers et consiste en deux grands poèmes lyriques : Le Petit Testament et Le Grand Testament qui comprend diverses ballades. ou

La Ballades des pendus Epitaphe Villon

est écrite plus tard, au moment où le poète, condamné à la potence, s’attend à être pendu.

Dans ses poèmes il fait revivre la tradition réaliste et les grands thèmes lyriques comme la piété, la tendresse filiale, le patriotisme, les regrets du passé, les remords, la fraternité et la hantise de la mort. Il est toujours très sincère et se livre à nous tel qu’il a été. Il refuse de s’attendrir sur son sort et il est capable d’ironie. L’idée de la mort est constante dans son œuvre et la hante continuellement. Rappelons-nous qu’il a été condamné plusieurs fois. La langue qu’il utilise est vivante et populaire, son réalisme est puissant et il nous décrit la vérité tragique de la condition humaine. Un problème reste : qui est-il ? Peut-être la réponse est dans un de ses vers :

qui exprime bien la dualité de sa personnalité et de sa conscience.

je ris en pleurs

Je plains le temps de ma jeunesse

Je plains le temps de ma jeunesse,

Auquel j’ai plus qu’autre gallé

Jusqu’à l’entrée de vieillesse,

Qui son partement m’a celé.

Il ne s’en est à pied allé,

N’à cheval ; hélas ! comment donc ?

Soudainement s’en est volé,

Et ne m’a laissé quelque don.

(…)

Hé ! Dieu, si j’eusse étudié

Au temps de ma jeunesse folle

Et à bonnes meurs dédié,

J’eusse maison et couche molle !

Mais quoi ? Je fuyaie l’école,

Comme fait le mauvais enfant.

En écrivant cette parole,

À peu que le coeur ne me fend.

Paul Verlaine

est son premier biographe, comme Pauvre Lélian (anagramme de son nom) il se place à la fin d’une lignée de poètes. Il naît à Metz et passe une enfance joyeuse et protégée au milieu de ses parents qui sont assez âgés (son père etait militaire) et d’une cousine orpheline. Les premiers contacts avec la vie sont difficiles et l’enfant supporte mal le pensionnat de l’institution Landry. En 1862 il obtient le baccalauréat, commence a travailler et compose ses premières oeuvres.

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Sintesi

Tesina - Premio maturità 2009

Titolo: 17 again - ritorno al liceo

Autore: Micco Claudio

Descrizione: Nella stesura della tesina ho tentato di focalizzare la mia attenzione sulla ricerca dell'originalità e, in un certo senso, della simpatia, nel disperato tentativo di catturare l'attenzione e il tanto sperato favore della commissione. È per queste ragioni che in seguito a lunghe ricerche su internet, che ai giorni d'oggi è in grado di sostituire persino le migliori biblioteche, la mia scelta è ricaduta su un soggetto tanto banale quanto inverosimile, ovvero: cosa farei se un giorno mi risvegliassi diciassettenne? Probabilmente oggi, nel mio ultimissimo giorno da liceale, sarebbe un incubo, la peggiore esperienza che potrei mai vivere, dato che per nessuna ragione al mondo ripeterei questi ultimi anni passati al liceo, nonostante siano stati ricchi di soddisfazioni. Anche se so che quasi certamente già a settembre inizierò ad avere le prime nostalgie, i primi rimorsi e qualche rimpianto, cominciando a pensare "Che cosa sarebbe successo se ". Certamente non sono il solo a vivere tale dilemma, come testimoniato dall'opera e dal pensiero di numerosi poeti e filosofi, a partire dal medioevale Villon, passando per il simbolista Verlaine, entrambe pentiti per le scelte compiute nella loro vita; oppure come un trasformato D'Annunzio, che da interventista e donnaiolo scatenato diventa l'innocuo e malinconico invalido del Notturno. Poi c'è chi come Nietzsche proprio non vuole guardare in faccia alla realtà e inventa di tutto, persino che Dio è morto, pur di ritrovare quel senso di libertà e spensieratezza di cui si gode nella tarda adolescenza. Purtroppo per noi non è possibile, quando le cose non sono andate come noi avremmo voluto, premere il tasto rewind e ricominciare tutto da capo, riavere la possibilità di scegliere tra il mare di alternative che ci sono davanti a 17 anni. Purtroppo i vari Verlaine e D'Annunzio non hanno potuto ricevere la loro seconda chance, ed anche lo spavaldo Nietzsche si sarà ormai reso conto che, suo malgrado, Dio non lo ha ancora ucciso nessuno, e che di conseguenza la decantata libertà di cui si è fatto profeta non è altro che un'illusione. Ma la mia non vuole essere una predica sull'importanza di riflettere con attenzione sulle scelte che si fanno, tantomeno una pessimistica dimostrazione "che tanto tutti ce l'hanno qualche rimpianto nella propria vita". Piuttosto voglio fornire prova di maturità, di aver compiuto e di voler continuare a compiere le mie scelte autonomamente: per dirla alla maniera kierkegaardiana, di essere io a scegliere ciò che voglio essere. Sempre il filosofo danese affermava che, in fondo, le scelte migliori non sono altro che quelle ritenute migliori da noi stessi, fatte di nostra spontanea volontà e decise dal nostro cuore. Ed è proprio questo che ci insegna il protagonista del film dal quale ho tratto spunto

Materie trattate: Francese (Villon, Verlaine), italiano (D'Annunzio), latino (Apuleio), storia dell'arte (Magritte), filosofia (Nietzsche)

Area: umanistica

Bibliografia:

  • Doveri, De fil en aiguille, vol. 1-3, Europass
  • Imbimbo, "Viaggio nella filosofia", vol. 3, Palumbo editore
  • Dorfles, Arti visive, vol. 3, Atlas
  • Sambugar, Gaot, vol. 3, La nuova Italia
  • Canali, Camena, vol. 3, Einaudi scuola
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