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Ironia nei Promessi Sposi

L’ironia è sicuramente una delle cifre stilistiche caratteristiche dell’intero romanzo di Manzoni, i Promessi Sposi, come indica il fatto che l’autore sente il bisogno di farne un uso programmatico già nella prima pagina. Dell’ironia Manzoni utilizza nel romanzo tutte le sue sfumature, da quella più leggera e affettuosa, usata per le ingenuità del protagonista, fino al sarcasmo feroce, rivolto contro il potere. La costruzione ironica è infatti estremamente efficace perché permette di esprimere una carica emotiva anche forte restando però all’interno di una misura formale molto controllata. Inoltre tende a coinvolgere il lettore chiedendone la complicità anche attraverso il sorriso, quindi costruisce uno dei legami più forti tra narratore e lettore. Possiamo prendere in considerazione questa frase:

I Promessi Sposi:
Ai tempi in cui accaddero i fatti che prendiamo a raccontare, quel borgo, già considerabile, era anche un castello, e aveva perciò l’onore d’alloggiare un comandante, e il vantaggio di possedere una stabile guarnigione di soldati spagnoli, che insegnavan la modestia alle fanciulle e alle donne del paese, accarezzavan di tempo in tempo le spalle a qualche marito, a qualche padre; e sul finir dell’estate, non mancavan mai di spandersi nelle vigne, per diradar l’uve, e alleggerire a’ contadini le fatiche della vendemmia.

Qui la tecnica del rovesciamento funziona molto bene: si sta parlando in realtà di soprusi intollerabili e continui, di una presenza quotidiana, minacciosa e invadente. Eppure la forma espressiva, senza nulla celare, si mantiene lieve.

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