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SCHEDA ANALISI TESTUALE

TESTO ANALIZZATO

AUTORE Renata Viganò

TITOLO L’Agnese va a morire

EDITORE Einaudi

1. CARATTERISTICHE DEL TESTO

GENERE Romanzo di formazione con sfondo storico

TEMI Tema della guerra, presente nel corso di tutto il romanzo e affrontato con grande coinvolgimento; tema della morte, che freddamente colpisce i personaggi e li distrugge in silenzio; tema della vita, amata nonostante ogni circostanza sfavorevole, desiderata in barba a chi desidera toglierla; tema dell’amore, un amore lontano ma fortissimo; tema dell’amicizia e nella lealtà, che vediamo nelle figure dei partigiani; tema del tradimento, odiato e severamente punito; tema della libertà, difficile da raggiungere e bellissima fantasia per i personaggi in azione; tema della prigionia, terribile ma ravvicinante; tema della cattiveria e dell’omertà; tema dell’ingiustizia; tema della violenza; tema della fame, forse meno rilevante ma comunque con un grande significato; tema della speranza, a mio avviso il più importante.

STILE Distaccato, vero e affascinante. Sono presenti molte ripetizioni e termini comuni che permettono a tutti l’accesso al linguaggio utilizzato dall’autrice. I periodi, brevi e concisi, danno al racconto un carattere autoritario. Nonostante questi aspetti, la lettura non è semplice: il ritmo è piuttosto lento durante la quasi intera narrazione ed è molto facile perdere il filo del discorso. Ho trovato questo stile un po’ pesante in alcuni punti, specialmente nella terza parte del romanzo.

NARRATORE È esterno ma non onnisciente, ci racconta i fatti da più punti di vista ma senza interventi personali o specificazioni di scena. Sono i personaggi a risolvere gli enigmi e a svelare i segreti e le sorprese disseminati nel racconto.

RUOLI DEI PERSONAGGI E LORO INTERAZIONI Agnese è la protagonista della storia. Donna piuttosto abitudinaria ed introversa, è costretta da se stessa più che dagli altri personaggi, a cambiare radicalmente la propria vita. La morte di Palita, suo marito, un uomo simile ad Agnese, coraggioso, forte e sensibile, la scuote violentemente ed è ciò che le permette di cambiare, specialmente quando, non essendo sicura, era motivo di speranza per Agnese. In questa donna assistiamo a una trasformazione sorprendente in una attiva partigiana, leale, paziente e affezionata ai compagni. Mi piace molto il suo personaggio perché la sua descrizione fisica si discosta molto dall’ideale di coraggiosa partigiana: una donna anziana e molto grassa, con pochi vestiti, un fazzoletto in testa, con una grossa faccia tendente ad arrossire per poco. Attorno a lei ruotano moltissimi personaggi, tra cui ricordo i più importanti. La Minghina e la famiglia, probabilmente responsabili della deportazione di Palita, fanno parte di quella classe benestante intenzionata a mantenere il proprio tenore di vita essendo disposti a riferire fatti ai tedeschi, adularli e servirli senza scrupoli. La loro orribile fine mette in luce non solo la precarietà di questo deplorevole stile di vita, ma anche la sensibilità estrema di Agnese, che si sente in colpa per la loro morte, specialmente per quella del marito e delle figlie. Ciò che più mi ha colpito nella Minghina è la sua estrema freddezza e sfacciataggine, una madre capace di offrire un destino di simile mancanza di dignità alle sue due figlie femmine. Se inizialmente appare semplicemente come una vicina sgradita e pettegola, più avanti si comprende la sua reale cattiveria e rassegnazione. Il Comandante della Resistenza è un uomo che appare agile e svelto anche nel pensiero come un ragazzo, istruito, chiamato “l’avvocato”, con una voce forte ma dolce. È stato in prigione per il suo eterno odio nei confronti dei fascisti. Vuole bene ad Agnese, quasi da subito, ma non lo dà a vedere. Specialmente nell’ultimo capitolo, infatti, si rende conto di non averla mai ringraziata abbastanza per l’aiuto che ha dato ai compagni. Clinto, un compagno partigiano, è molto simile al Comandante e così lo sono gli altri compagni, accomunati da un’unica speranza di libertà. Importanti simboli sono Rina e Tom, rappresentativi dell’amore e dell’importanza di questo legame in circostanze di guerra e Maria Rosa, la ragazza fidanzata con un partigiano che concedeva i suoi servigi ai tedeschi. Lo schiaffo che Agnese le dà è, secondo me, un urlo di rabbia da parte di quest’ultima, ormai insofferente nei confronti della situazione. Lo schiaffo rappresenta il desiderio di pace, la furia contro l’ingiustizia e soprattutto contro la slealtà. Tutti i personaggi, anche se secondari, interagiscono con altri e sono per questo rilevanti a modo loro. L’autrice fornisce un breve quadro di rappresentazione per ogni personaggio nominato.

AMBIENTE (TEMPO E SPAZIO) La vicenda si svolge nelle Valli di Comacchio, in Emilia Romagna durante il periodo della Seconda guerra mondiale, nei terribili mesi precedenti la liberazione dell’Italia.

AMBIENTE SOCIALE Ceto medio-basso per quanto riguarda la maggior parte dei personaggi. L’ambiente sociale è fondamentale per il destino di ogni personaggio, tuttavia, tutti i compagni della Resistenza, Agnese compresa, sono accomunati da uno stile di vita estremamente povero che cancella il ceto sociale da cui ognuno proviene.

SFONDO STORICO Seconda guerra mondiale (1939-1945); lotta partigiana contro il fascismo italiano che appoggia il nazismo tedesco; terribile presenza tedesca in territorio italiano; persecuzione di partigiani; mesi prima della liberazione d’Italia.

RIASSUNTO Agnese è una donna anziana e con problemi legati al peso corporeo. Suo marito, Palita, fa parte della Resistenza e viene deportato dai Tedeschi a causa di una soffiata da parte della vicina di casa, la Minghina. Agnese scopre la morte di Palita e questo la induce a cambiare radicalmente la propria vita. Tremendamente infastidita dalla presenza di soldati tedeschi in casa propria, presa dalla rabbia per l’uccisione da parte di uno di essi della sua gatta, ferisce gravemente il soldato e fugge. Diventa una staffetta per la Resistenza Partigiana e conosce una vita di pericolo e lealtà, legandosi ai compagni della brigata, specialmente al Comandante. Costretta a rimanere nascosta perché convinta di aver ucciso il soldato, rischia moltissimo la vita ma è felice di prestare aiuto ai “ragazzi”. Vede molti di loro morire, accompagnata da Palita che le appare in sogno. Dopo aver ricevuto un primo e ultimo segno di gratitudine da parte del Comandante, fiera e soddisfatta di se stessa, parte in bicicletta per un compito assegnatole, ma viene catturata dai soldati tedeschi e uccisa da Kurt, il soldato ferito e creduto morto.


2. INTERPRETAZIONI PERSONALI
COERENZA DEL TITOLO Il titolo è perfettamente coerente con il testo. L’articolo posto davanti al nome della protagonista ci immerge subito nell’atmosfera umile e quasi buffa che circonda un argomento così terribile. La serietà del contenuto è invece sostenuta dall’ultima parte del titolo.

SUGGERIMENTO TITOLO ALTERNATIVO Gatta nera

PUNTI IMPORTANTI
• TROVARE PARAGRAFI PARTICOLARMENTE EFFICACI E INDICARNE LA PAGINA
Capitolo 1, deportazione di Palita; pag. 53-54, Agnese ferisce il soldato (morte della gatta); da pag. 32 a 39, il racconto del figlio di Cencio; pag. 26-27-28-29, il primo compito di Agnese (impiccato); da pag. 166 a pag. 172, lo schiaffo a Maria Rosa; da pag 220 a 225, il rimprovero del Comandante (lacrime di Agnese).
• CITARE UN PENSIERO IMPORTANTE, UN’IMMAGINE O ALTRO
«Una donna disse: – Certo che non sono cattivi, se non ci fossero dei delinquenti che li tormentano, loro con noi sarebbero buoni e cortesi –. Era alta, magra, con gli occhiali, un aspetto senza luce, di legno smorto. L’Agnese le stava proprio a fianco, la fissava. Lei si volse mentre diceva: – Non bisogna dimenticare che noi li abbiamo traditi…,– si trovò sul viso il peso vivo di quegli occhi, s’interruppe. – Niente – disse l’Agnese. –Dica pure. Volevo solo vederla in faccia –. Ma la donna non infilava più il resto del discorso, guardò in giro, irresoluta. Il vecchio che parlava prima si fece avanti, domandò, arrogante: – Voi chi siete? – Io sono una che passava, e i tedeschi mi hanno preso e portato qui per le loro sporche faccende, – rispose l’Agnese. – Porci, e voi più di loro, a dire che sono buoni e gentili –. Si udì un mormorio sordo, voci anonime dal gruppo, dagli angoli, dai muri, dalla legna, dalla paglia: – Ha ragione… è vero… sono porci… accidenti alla guerra… che scoppino, loro, i fascisti e chi gli vuol bene. La donna magra si levò gli occhiali, guardò l’Agnese con gli occhi nudi, incantati, senza ciglia: – Pensate come volete, – disse, – ma qui i tedeschi sono stati buoni –. L’Agnese le andò vicino con la faccia: – E sono stati buoni quando hanno bruciato X…? E fucilato quei dieci a F…? E gli altri che hanno ammazzato? E se adesso ci mitragliassero tutti? – La donna magra indietreggiò: – Non farebbero niente se i “ribelli” li lasciassero in pace, – disse, ma la voce era più bassa, tremava. Alla parola “ribelli”, l’Agnese vide tutti i visi lontani, i visi perduti […]; li rivide tutti in una volta, compagni combattenti, partigiani, non “ribelli”.»

CITAZIONE (IDENTIFICARE E DARE UN TITOLO IMPORTANTE AD UN BRANO SIGNIFICATIVO)
PAGINA 34 TITOLO Speranza
«Pensò: “Sono matta”. Disse in fretta: – Io so che Palita è morto. Dimmi come è morto, – e si sentì rispondere, come un colpo che le avessero dato sul cuore: – Lo sapete? Chi ve lo ha detto? – Allora le scoppiò un pianto alto, spaventato; credeva di essere già certa della disgrazia, e invece solo adesso sentiva che era proprio vero. Prima lo pensava per difendersi dalla speranza, per una specie di inganno istintivo a se stessa; poter dire un giorno: “Mi sono sbagliata”.»


3. VALUTAZIONE

COME CONSIDERI L’OPERA? (INTERESSANTE, ISTRUTTIVA. DEFINIRLA CON UN SOLO AGGETTIVO)
La considero un’opera terribile.

ARGOMENTA LA TUA OPINIONE
Terribile nella sua semplicità. Con questa grande freddezza, l’autrice ci fornisce una descrizione distaccata dei fatti, ma allo stesso tempo che descrive perfettamente gli stati d’animo derivati dalle diverse situazioni. Paura, panico, gioia, stupore, rassegnazione, tristezza, disperazione, insofferenza. Sentimenti contrastanti che offrono al lettore vari possibili punti di osservazione e tematiche. È un libro che fa riflettere.

L’OPERA TI HA INDOTTO A CAMBIARE IDEA RISPETTO ALLA TEMATICA PRINCIPALE?
Se la tematica principale è quella della guerra e delle sue ingiustizie, assolutamente no. Pur essendo fortunatamente lontana da questo tema, ho sempre immaginato situazioni del genere descritto dalla Viganò. Se la tematica principale è il desiderio di salvezza incondizionato, nemmeno. Vengo a contatto quotidianamente con questo tema, in situazioni sicuramente meno gravi, ma ugualmente importanti in proporzione. Spesso le persone sono cattive, sorprendenti con accezione negativa, davvero troppo fredde per essere considerate umane. Non mi sento di giudicare dall’esterno, poiché in una situazione di guerra non so come mi comporterei e non posso essere moralista. La mia filosofia di vita è, comunque, salvarsi da soli nel vero senso della parola, senza coinvolgere altre persone a meno che l’evento non sia alla propria portata o che l’aiuto ci venga offerto e, allo stesso tempo, offrire aiuto a chi è in grandi difficoltà.

DAI UN VOTO AL TESTO DA 1 A 10 8, perché lo stile dell’autrice non mi ha fatto impazzire, avrei evitato molte parti a mio parere ripetitive e poco necessarie. L’ultima parte, prima della fine, mi è risultata un po’ pesante da leggere, soprattutto per il motivo appena citato. Nonostante ciò, la maggior parte del romanzo è scritta egregiamente e il contenuto è importantissimo. Mi piacciono le sfumature che l’autrice ha dato ai personaggi e al loro modo di affrontare la situazione.


4. L’AUTORE

BREVE BIOGRAFIA
Renata Viganò nasce a Bologna il 16 giugno 1900. È una scrittrice precoce, tanto che già a tredici anni riesce a far pubblicare la sua raccolta di poesie “Ginestra in fiore”. Il suo sogno di diventare medico viene spezzato dalle scarse possibilità economiche, che la costringono ad abbandonare il liceo e a lavorare come inserviente e successivamente come infermiera. Partecipa alla Resistenza con il Antonio Meluschi, un comandante, e il figlio, come staffetta, infermiera e collaborando alla stampa clandestina. Questo influenzerà molto la sua attività letteraria. Muore il 23 aprile 1976 a Bologna.

ALTRE OPERE
Mondine (1952), Arriva la cicogna (1954), Donne della resistenza (1955), Ho conosciuto Ciro (1959), Una storia di ragazze (1962), Matrimonio in brigata (1976).

AMBIENTE STORICO E/O SOCIALE PER COMPRENDERE MEGLIO L’OPERA
Seconda guerra mondiale. Renata la vive in pieno, partecipando alla Resistenza come staffetta, infermiera collaboratrice in stampa clandestina. Questa scelta di vita influenza la mente della scrittrice moltissimo, la quale, già abile dall’età di tredici anni, trasferisce (probabilmente) i suoi sentimenti e i fatti reali a cui ha assistito in quest’opera, come in altre molto importanti. Questa, scritta nel 1949, è l’opera che le conferisce più prestigio in assoluto.

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