
Il Giappone è uno di quei Paesi che più di altri riesce a sorprendere… non tanto per le grandi cose, ma per i dettagli. Abitudini quotidiane, regole non scritte, piccoli comportamenti che per chi vive lì sono normalissimi ma che, visti dall’Italia, sembrano quasi surreali.
In realtà, molte abitudini giapponesi sembrano insolite dall'Italia non perché siano assurde, ma perché rispondono a una logica culturale diversa – meno esibizione individuale, più attenzione al contesto, più regole implicite nella convivenza.
Indice
Il "bumping man": quando la folla diventa anonimato
Negli ultimi giorni si è tornati a parlare molto di un fenomeno inquietante: le spallate intenzionali ai passanti, noto come butsukari otoko o, più in generale, "bumping man".
La discussione si è riaccesa dopo un video diventato virale a Tokyo, in cui una bambina è stata spinta a terra in mezzo alla folla a Shibuya.
Non si tratta di una norma sociale accettata, ma di una forma di aggressione mascherata da urto casuale, già emersa negli anni scorsi e tornata sotto i riflettori nelle ultime settimane. Secondo una survey citata dalla stampa internazionale, nel 2024 il 14% degli intervistati aveva dichiarato di aver subito episodi simili.
Vale la pena chiarire l'equivoco: non è che in Giappone "puoi dare spallate per strada come se nulla fosse". È piuttosto che esiste un fenomeno reale e discusso, favorito dall'anonimato delle grandi folle urbane, e che proprio per questo sta generando forte allarme pubblico.
Detto questo, ci sono usanze molto più innocue – e spesso sorprendenti – che aiutano a capire meglio la società giapponese.
Il gruppo sanguigno come segno zodiacale
Una delle abitudini più note riguarda il gruppo sanguigno, trattato un po' come da noi il segno zodiacale.
Il tema è talmente radicato nella cultura pop che molte persone conoscono il proprio gruppo e lo associano a tratti della personalità: gli A sarebbero ordinati e affidabili, i B creativi ma individualisti, gli 0 socievoli e portati alla leadership, gli AB più complessi o imprevedibili.
Nessuna base scientifica, ma una credenza molto diffusa.
Il silenzio sui mezzi pubblici
Chi arriva dall'estero rimane quasi sempre colpito dal silenzio sui mezzi pubblici. Le guide ufficiali del turismo giapponese invitano esplicitamente a tenere conversazioni a bassa voce, evitare telefonate e non disturbare chi viaggia intorno.
Non è solo buona educazione: è una forma di rispetto collettivo molto concreta, che trasforma treni e metropolitane affollatissime in ambienti sorprendentemente ordinati e quieti. Per chi viene da una metro italiana, l'effetto è quasi straniante.
Pochi cestini, strade pulitissime
C'è poi il paradosso dei cestini quasi assenti ma delle strade pulitissime. In Giappone i cestini pubblici sono pochi, e proprio per questo molte persone si portano dietro i rifiuti finché non trovano il posto giusto dove buttarli.
Una pratica che può sembrare scomoda, ma che si inserisce in un'idea molto radicata di responsabilità individuale verso lo spazio comune.
Lo "slurp" non è maleducazione
Discorso inverso riguardo la consumazione del cibo. Per i noodles, ad esempio, fare rumore mangiando ramen, soba o udon non è considerato maleducato. Lo "slurp" è parte normale del modo di mangiare questi piatti e aiuta anche a raffreddarli mentre li si assapora.
Quello che in Italia verrebbe corretto subito a tavola, lì è del tutto naturale.
Ricevi un regalo? Devi rifiutarlo
Poi c'è il tema dei regali, dove entra in gioco una ritualità che da noi è molto meno marcata. Nella cultura giapponese contano moltissimo il modo in cui il dono viene presentato, la confezione e persino il timing.
Può capitare che il regalo venga rifiutato per cortesia in un primo momento, per poi essere accettato subito dopo: non è freddezza, è una forma di modestia codificata.
La mascherina come gesto di rispetto
Anche il rapporto con la mascherina è diverso da quello che conosciamo in Europa. Il suo uso ha radici precedenti al Covid e si collega a un'idea molto forte di attenzione verso gli altri, soprattutto quando si hanno sintomi influenzali o si viaggia in ambienti affollati. Non autoprotezione soltanto, ma gesto sociale.