
Esistono corsi di laurea che sono uno “scam”? Non nel senso più scontato del termine, ma come promessa mancata. Percorsi celebrati come investimenti sicuri che poi si rivelano più lunghi, più costosi, più saturi o meno remunerativi di quanto raccontato.
La discussione esplode su Reddit e mette sotto accusa non tanto i corsi tradizionalmente considerati deboli, quanto quelli venduti come solidi, tecnici, “strategici”. Informatica nell’era dell’AI, STEM ad altissima difficoltà, percorsi sanitari che richiedono oltre un decennio prima di vedere un reddito stabile.
La questione non è solo occupazionale. È una domanda sul rapporto tra università, aspettative e mercato.
Indice
- La domanda che ribalta il luogo comune
- “Il problema non è la laurea, è il mondo del lavoro”
- Lo “scam” è la narrazione: laurearsi = lavoro
- Economia e Giurisprudenza: inflazione e agganci
- Ingegneria, Informatica e STEM: promessa tecnica, realtà italiana
- Psicologia, Biologia e i percorsi a imbuto
- Design, Lingue, Beni culturali: tra vocazione e mercato
- Ma allora cos’è davvero uno “scam”?
La domanda che ribalta il luogo comune
Il punto di partenza è già uno scarto interessante. L’autore del post precisa: “Non intendo le lauree che conosciamo tutti”. Non si parla, quindi, dei corsi che nel dibattito pubblico vengono associati automaticamente alla difficoltà occupazionale. Si parla di quelli che promettono solidità, prestigio, stipendio.
Il sospetto è che il vero “scam” non sia la mancanza di lavoro, ma la promessa eccessiva. Lauree considerate vincenti che poi si scontrano con mercati saturi, stipendi bassi, percorsi infiniti. Una differenza sottile ma decisiva: non l’assenza di opportunità, ma il divario tra aspettativa e realtà.
“Il problema non è la laurea, è il mondo del lavoro”
Una parte della community smonta subito l’idea che esistano corsi truffa in sé. “Con alcune non trovi proprio lavoro e sei molto limitato, con altre il lavoro lo trovi ma vieni trattato da schifo e pagato male”. Il bersaglio si sposta: non l’università, ma le condizioni del mercato.
C’è chi sintetizza brutalmente: “Il problema non è l'università è che il mondo fa schifo”.
Un altro commento riporta la questione su un piano più tecnico: “La laurea non ti dà direttamente lavoro, aiuta”. E poi elenca cosa conta davvero: titolo di studio, certificazioni, quanto sei bravo (no i voti), quanto e dove cerchi lavoro, chi conosci, quanto ci sai fare ai colloqui. In questa prospettiva, la laurea è un fattore tra molti. Non una garanzia.
Lo “scam” è la narrazione: laurearsi = lavoro
Qui il dibattito si fa più ideologico. “La laurea è uno scam generale perché viene venduta come ‘laureati per trovare lavoro’”. Il problema, secondo questa visione, è il messaggio. L’idea che basti iscriversi e resistere per tre o cinque anni per ottenere automaticamente un posto.
Un altro utente prova a separare i piani: “L’uni nasce con l’intenzione di approfondire una disciplina, l’associazione con l’occupazione è figlia di questo tempo moderno”. In altre parole: l’università come luogo di formazione, non come ufficio di collocamento.
Poi c’è la versione radicale: “Tutte le lauree diverranno inutili per via dell’IA”. E ancora: “Qualunque laurea tu scelga avrà una fregatura: tempi lunghi in cui non farai esperienza, tirocini non pagati, precarietà. Meglio un corso professionale fatto bene e subito a fare esperienza”.
Qui emerge un altro criterio di “scam”: il costo opportunità. Anni senza reddito, esperienza ritardata, ingresso tardivo nel mercato.
Economia e Giurisprudenza: inflazione e agganci
Tra i corsi citati compaiono anche quelli tradizionalmente considerati solidi. “Economia in generale è scam se non è quantitativa. È molto inflazionata”. Un altro commento aggiunge: “Senza il calcio in cu*o non vai molto lontano”.
Un caso concreto riguarda “Economia del turismo”, definita “una porcata tremenda”: esclusioni dai concorsi, livello formativo giudicato debole, laureati che “non sapevano la differenza tra utile e fatturato”. Qui il tema è l’inflazione del titolo e la differenza tra nome del corso e reale spendibilità.
Su Giurisprudenza il giudizio è simile: “È professionalizzante ma trovare lavoro nel settore non è facile senza i giusti agganci”.
Ingegneria, Informatica e STEM: promessa tecnica, realtà italiana
Nel mirino finiscono anche le lauree tecniche. “Le lauree in ambito IT sono un trappolone che ci portiamo dietro dal 2020”, scrive qualcuno, riferendosi al boom dello smartworking. “In Italia spesso finiscono a fare i sistemisti in qualche piccola media impresa che li paga come commessi”.
Il confronto con l’estero è implicito: “Se vai a proporre 25k di RAL ti ridono in faccia”.
Per le STEM più teoriche emerge un altro tema: il burnout. “La maggior parte dei professori non ha voglia di spiegare, andrai sicuramente in burnout il primo semestre”. E una volta laureati? “O fai la magistrale o fai il professore fino alle medie”.
Qui lo “scam” non è l’assenza di competenze, ma lo scarto tra difficoltà enorme e ritorno percepito insufficiente.
Psicologia, Biologia e i percorsi a imbuto
Alcuni commenti mettono sotto accusa i percorsi strutturati a tappe obbligate. “La triennale in psicologia non puoi farci niente”. Magistrale a numero chiuso, doppio tirocinio, doppia tesi, graduatorie durissime: “Per la magistrale che volevo fare io avrei dovuto avere una media tipo del 29,7 per essere l'ultima in graduatoria”.
Su Biologia il discorso è simile: senza esame di Stato e specializzazione, “non trovi niente”. Anni che si accumulano, accessi selettivi, remunerazioni basse.
In questi casi lo “scam” è percepito come imbuto istituzionale: entri in tanti, prosegui in pochi, lavori stabili ancora meno.
Design, Lingue, Beni culturali: tra vocazione e mercato
“Da ex studente di Design ti dico: DESIGN”. Lapidario.
“Lingue (tranne insegnamento)”.
“Lettere e beni culturali… che cosa puoi fare oltre l'insegnante o la giornalista?”.
Qui riemerge il conflitto classico tra vocazione culturale e mercato del lavoro. Non tanto una truffa, quanto una frattura tra aspettative creative e possibilità concrete. Insomma, la vecchia questione: conviene seguire la propria passione all’università?
Ma allora cos’è davvero uno “scam”?
Dal dibattito emergono almeno quattro definizioni diverse:
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Scam è non trovare lavoro.
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Scam è trovare lavoro ma essere sottopagati e precari.
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Scam è una promessa non mantenuta.
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Scam è un percorso troppo lungo rispetto al ritorno.
Eppure qualcuno lo dice chiaramente: “Io ti direi in realtà di per sé nessuna laurea è scam”.
Forse il nodo non è il nome del corso – per quanto qualcuno ironizzi che “1 o 2 parole = serio, 4 o più parole = fuffa” – ma il patto implicito che accompagna la scelta. Se l’università viene raccontata come scorciatoia verso la sicurezza economica, la delusione è quasi inevitabile. Se viene scelta con un piano preciso, consapevoli dei costi, dei tempi e del mercato, il discorso cambia.
Il dibattito resta aperto. E racconta molto più del sistema universitario: racconta l’ansia di una generazione che non cerca solo cultura, ma stabilità.