
Ti sei mai chiesto se l’aria di una determinata città possa davvero aiutarti a sostenere gli esami più velocemente? Forse non è una questione di clima, eppure i numeri parlano chiaro: se l’età media alla laurea triennale in Italia è di 24,5 anni, tra una regione e l’altra si apre un vero abisso.
Mentre in Trentino-Alto Adige si corre come centometristi (media 23,8 anni), in Molise e Sardegna il percorso si fa decisamente più tortuoso, superando la soglia dei 26.
Al di là di chi arriva prima e chi dopo, in questi dati della XXVII Indagine (2025) di Almalaurea sul profilo dei laureati, leggiamo essenzialmente due cose: la prima è l'urgenza di allentare la pressione sulla laurea "nei tempi" a ogni costo, perché sono tantissimi gli studenti che terminano il percorso oltre la scadenza naturale senza per questo vedersi la vita rovinata; la seconda è che, come accade spesso in altri ambiti, emerge ancora una volta un’Italia a due marce, con un Nord che accelera e un Sud che fatica a tenere lo stesso passo.
Indice
Nord Est, il massimo dell'efficienza
Il dato che balza immediatamente all’occhio osservando la mappa della velocità accademica è l’eccezionale performance del Trentino-Alto Adige. Con un’età media alla laurea di soli 23,8 anni e quasi il 60% (59,9%) degli studenti che riesce a conseguire il titolo prima di compiere 23 anni, distacca di oltre tredici punti percentuali la media nazionale (46,3%).
Subito dopo il Trentino, l'Emilia-Romagna si conferma una "macchina da laurea" estremamente oliata, con un'età media di 24 anni netti.
Qui, più di un laureato su due (53,4%) chiude il percorso entro i 23 anni. Anche Lombardia, Piemonte e Veneto si attestano su una media di 24,2 anni, consolidando un blocco geografico dove la velocità di uscita dal sistema formativo è una priorità condivisa.
Le criticità del Molise e della Sardegna
Spostando lo sguardo verso il Sud e le Isole, il panorama anagrafico cambia drasticamente. Il Molise detiene il primato opposto, con un'età media alla laurea che tocca i 26,5 anni, ben due anni e mezzo sopra il record del Trentino.
In questa regione, la percentuale di chi si laurea prima dei 23 anni crolla al 29,2%, meno di un terzo della platea totale.
Una situazione speculare si osserva in Sardegna, dove l’età media è di 26,1 anni e ben il 22,4% dei laureati ha già compiuto 27 anni al momento della proclamazione.
La resistenza delle medie regioni del Centro-Sud
Nonostante le difficoltà generali del Mezzogiorno, alcune regioni mostrano una capacità di tenuta sorprendente. La Campania, pur con le sue complessità territoriali, mantiene un'età media alla laurea di 24,4 anni, leggermente migliore della media nazionale (24,5).
È un dato significativo perché ottenuto in un contesto dove la maggior parte degli studenti proviene dalla stessa regione.
Questo suggerisce che la struttura accademica campana riesce a garantire una velocità di uscita paragonabile a quella dei grandi poli del Nord, evitando l'eccessivo scivolamento anagrafico che colpisce invece realtà come l'Abruzzo (25,4 anni di media alla laurea) o la Basilicata (25,3).
Chi sta nel mezzo
Esiste poi una vasta "terra di mezzo", un blocco centrale i cui dati mostrano sfumature interessanti che sfidano spesso i luoghi comuni. Regioni come Piemonte e Veneto si confermano i motori trainanti subito dietro i primi della classe con una media di 24,2 anni. Oltre la metà dei laureati, infatt, riesce a restare nella fascia dei "giovanissimi" (sotto i 23 anni), garantendo un rapido ingresso nel mercato del lavoro.
Scendendo lungo la penisola, il panorama si fa più variegato. È sorprendente notare come il "cuore" del Centro Italia — composto da Toscana, Lazio e Umbria — viaggi a una velocità leggermente inferiore rispetto ad alcune regioni del Sud.
Con medie che oscillano tra i 24,8 e i 24,9 anni, queste regioni sembrano risentire di percorsi più lunghi o di una maggiore incidenza di lauree magistrali e a ciclo unico. In questo contesto si inserisce anche la Liguria (24,8), dove il traguardo dei 25 anni viene spesso sfiorato ma raramente superato in modo sistematico.
Un discorso a parte merita la capacità di "resilienza" di grandi regioni meridionali come Sicilia e Puglia, che riescono a mantenere medie dignitose: 24,6 anni per la Sicilia e 24,7 per la Puglia, valori vicinissimi alla media nazionale.
Anche la Calabria, pur con le sue complessità, si attesta sui 24,9 anni, dimostrando una vitalità accademica che spesso passa inosservata. Infine, troviamo regioni come le Marche (25,1) e la Valle d'Aosta (25,1), che segnano il confine verso i tempi più dilatati: qui il percorso inizia a farsi più lento, preparando il terreno a quei valori sopra i 26 anni che caratterizzano le zone di maggiore criticità.
Il legame tra mobilità territoriale e puntualità
Un aspetto meno ovvio ma fondamentale che emerge dall'analisi incrociata dei dati riguarda la provenienza degli studenti. Le regioni con i laureati più giovani sono spesso quelle che attraggono il maggior numero di studenti da altre zone d'Italia.
L'Emilia-Romagna, ad esempio, vede il 41% dei suoi laureati arrivare da "altra regione".
Al contrario, dove lo studente tende a rimanere nella provincia di residenza, come in Sicilia (62,4% di stanziali) o in Calabria (71,1%), l'età media tende ad alzarsi o la quota di laureati precoci a diminuire.
Questo fenomeno potrebbe indicare che la scelta di studiare fuori sede, comportando un investimento economico maggiore per le famiglie, agisce spesso come un potente incentivo a concludere gli studi nel minor tempo possibile per contenere i costi di mantenimento.