
Le prove Invalsi 2026 nelle scuole primarie si scontrano con il calendario delle agitazioni sindacali, sollevando dubbi sulla regolarità delle somministrazioni.
Trattandosi di attività ordinaria d’istituto, le prove non sono opzionali, ma fanno parte del normale mansionario dei docenti. Tuttavia, la legge dice che l'Invalsi non rientra tra i servizi minimi essenziali che devono essere garantiti per legge durante uno sciopero.
Questo crea un equilibrio precario tra il diritto dei lavoratori a manifestare e la necessità dell'amministrazione scolastica di raccogliere i dati, portando spesso a scontri interpretativi tra dirigenti scolastici e sigle sindacali sulla gestione delle sostituzioni.
Indice
Le prove Invalsi non sono servizi essenziali
Nonostante le rilevazioni siano considerate dalla legge come attività ordinaria e non "extra", la giurisprudenza ha stabilito che esse non figurano nell'elenco delle prestazioni indispensabili da garantire durante uno sciopero (come scrutini o esami finali).
Questo significa che il personale scolastico ha il pieno diritto di astenersi dal lavoro anche durante i giorni delle somministrazioni.
Il dirigente scolastico non può ricorrere alla precettazione per obbligare un docente a svolgere le prove, poiché non sussistono le condizioni di emergenza o di tutela di diritti costituzionali superiori legati alla sicurezza o agli esami di Stato.
Sostituzione dei docenti: il rischio di comportamento antisindacale
Il nodo centrale riguarda la sostituzione del personale in sciopero. Un dirigente scolastico può incaricare un altro insegnante, non aderente alla protesta, di somministrare o correggere i test?
La risposta è complessa. Se il preside utilizza un collega per aggirare l'effetto dello sciopero, riproducendo esattamente la stessa attività didattica che avrebbe svolto il docente assente, rischia di commettere un comportamento antisindacale.
Tuttavia, poiché non esiste un legame esclusivo tra "docente della classe" e "somministratore della prova", il dirigente può legalmente incaricare un docente disponibile non scioperante per gestire la rilevazione.
Tale scelta è considerata un esercizio della funzione organizzativa, a patto che non si trasformi in una copertura totale dell'attività del collega assente volta a neutralizzare la protesta.
Cosa devono sapere famiglie e studenti
Per gli studenti delle primarie e le loro famiglie, la situazione può tradursi in incertezza. Il dirigente scolastico ha l'obbligo di fornire una comunicazione chiara sui possibili disservizi attraverso i canali ufficiali dell'istituto.
Sebbene i docenti non siano obbligati a dichiarare in anticipo la propria adesione allo sciopero, possono farlo volontariamente per permettere alla scuola di organizzare il servizio.
Nel caso in cui l'adesione sia massiccia, includendo anche il personale ATA, il preside potrebbe essere costretto a disporre la chiusura temporanea del plesso, rendendo impossibile lo svolgimento delle prove Invalsi.
In sintesi, la somministrazione dei test nel 2026 dipenderà dal delicato bilanciamento tra il diritto allo studio e la tutela della libertà sindacale.