università cattolica del sacro cuore scienze agrarie

Se esiste una facoltà vittima del proprio stesso nome, quella è Scienze Agrarie. Raramente un settore così centrale per il futuro del pianeta viene percepito in modo così distante dalla realtà: infatti, quando si parla di questa facoltà, molti studenti pensano ancora a un percorso molto più tradizionale di quanto sia davvero. 

Un paradosso che non nasce dall'ignoranza, ma da un immaginario collettivo rimasto fermo a decenni fa, quando il settore era effettivamente molto diverso da quello che è oggi. E che, ogni anno, porta tanti studenti a scartare questa facoltà a priori, perdendosi un percorso che invece ha molto – moltissimo – da offrire

Oggi, le Scienze Agrarie formano infatti professionisti capaci di affrontare alcune delle sfide più urgenti e complesse di questa epoca, dal cambiamento climatico alla sicurezza alimentare, dall’agricoltura di precisione all’Intelligenza Artificiale applicata alla filiera del cibo

Si tratta di uno dei settori più strategici del nostro tempo, con prospettive occupazionali solide e in crescita: secondo AlmaLaurea, tra i laureati magistrali dell'area agrario-forestale, oltre 8 su 10 lavorano già a un anno dal titolo, con una retribuzione media che va dai 1.400 euro netti al mese a un anno dalla laurea a oltre 1.800 euro dopo cinque anni

Numeri che aiutano a capire come quello delle Scienze Agrarie non sia un percorso di nicchia, ma un ambito che intercetta anche le esigenze – presenti e future – del mondo del lavoro, in un settore attraversato da una doppia trasformazione digitale e green – che nei prossimi anni genererà una domanda crescente di professionisti specializzati

Per chi oggi vuole imparare tutti i segreti della filiera – da come si produce ciò che mangiamo a come si usano dati e strumenti digitali per rendere l'agricoltura e l'agroalimentare più efficienti e responsabili – la Facoltà di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali dell'Università Cattolica del Sacro Cuore è il luogo giusto da dove partire.

Situata nel cuore della Food Valley italiana, con i campus di Piacenza e Cremona, questa Facoltà forma da oltre settant'anni professionisti capaci di muoversi tra ricerca, imprese, sostenibilità e innovazione, collegando competenze scientifiche, tecnologiche e gestionali.

Lo fa puntando su ricerca scientifica avanzata, didattica di qualità, esperienze pratiche di laboratorio, corsi in lingua inglese e opportunità internazionali – il tutto con un legame strettissimo con le aziende del settore, tanto che il 90% dei laureati trova lavoro coerente con il proprio percorso entro sei mesi dalla laurea.

Continua a leggere questo articolo: ci sono ancora troppi falsi miti che circolano intorno a questo percorso universitario e noi di Skuola.net, in questa collab con l’Università Cattolica del Sacro Cuore, abbiamo deciso di smontarli uno per uno!

Indice

  1. I 7 falsi miti sulle Scienze Agrarie da lasciarsi alle spalle
    1. Scienze Agrarie è roba da contadini? Forse un tempo
    2. Scienze Agrarie è una laurea poco scientifica? Tutto il contrario
    3. Si studia solo teoria? Spoiler: c’è anche tanta attività di laboratorio
    4. Scienze Agrarie non offre sbocchi lavorativi? Falso, c’è un disperato bisogno di profili “green”
    5. Scienze Agrarie è una scelta di ripiego? Non è una laurea di serie B
    6. Scienze Agrarie non è una laurea internazionale? Le competenze agrarie valgono ovunque nel mondo
    7. Con Scienze Agrarie non si guadagna bene? Almalaurea dice il contrario 
  2. Quali corsi propone la Facoltà di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali della Cattolica e come iscriversi 
  3. Per tutto il resto… c’è Spazio Unicatt!

I 7 falsi miti sulle Scienze Agrarie da lasciarsi alle spalle

Prima di scegliere un percorso universitario, è normale farsi domande. Il problema nasce quando le risposte arrivano da idee vecchie, mezze verità o stereotipi che non raccontano più il mondo di oggi. 

Le Scienze Agrarie sono tra le facoltà più colpite da questo cortocircuito: spesso vengono immaginate come un percorso ristretto, poco scientifico o lontano dall’innovazione, quando in realtà si tratta di cibo, ambiente, dati, sostenibilità, imprese e tecnologie.

Per questo vale la pena smontare, uno per uno, i falsi miti più diffusi. Non per “convincerti” a tutti i costi, ma per aiutarti a guardare questa facoltà per quello che è oggi: un percorso moderno, applicato e molto più ampio di quanto si pensi.

#1 Scienze Agrarie è roba da contadini? Forse un tempo

È probabilmente il pregiudizio più radicato, e anche il più lontano dalla realtà. Immaginare uno studente di Scienze Agrarie con gli stivali nel fango è un po' come immaginare uno studente di Informatica che passa le giornate a riparare stampanti: c'è un fondo di verità storica, ma racconta solo una piccola parte di un quadro molto più ampio.

Il settore agroalimentare oggi è uno dei più tecnologici e innovativi in assoluto. Si parla di agricoltura di precisione, dove droni e sensori monitorano in tempo reale lo stato delle colture. Si parla di analisi dei dati applicata alla gestione delle risorse idriche e dei suoli. Si parla di Intelligenza Artificiale lungo la filiera, dalla previsione dei raccolti all'ottimizzazione della logistica. Competenze che richiedono solide basi scientifiche e una formazione trasversale, non certo il solo lavoro manuale.

Alla Cattolica di Piacenza e Cremona, questo si traduce in un'offerta formativa costruita per rispondere esattamente a questa evoluzione. Tra i corsi triennali spiccano Scienze e Tecnologie Agrarie a Piacenza, Scienze e Tecnologie Alimentari (disponibile in entrambi i campus) e Food Production Management, erogato interamente in lingua inglese

Sul versante magistrale, i percorsi spaziano dall'Agricoltura Sostenibile e di Precisione a Food Processing: Innovation and Tradition, da Agricultural and Food Economics – anch'esso in inglese – fino a Consumer Behaviour: Psychology Applied to Food, Health and Environment, dove le competenze agrarie si incontrano con quelle psicologiche e di marketing

Non esattamente il profilo del contadino che molti si aspetterebbero.

#2 Scienze Agrarie è una laurea poco scientifica? Tutto il contrario

Questo è un altro grande classico. Forse perché, quando si pensa alle Scienze Agrarie, molti immaginano subito un sapere “pratico”, quasi artigianale, e non un percorso universitario con solide basi scientifiche. Ma anche qui siamo davanti a un pregiudizio che non regge molto a lungo.

Studiare Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali significa confrontarsi con materie come chimica, biologia, microbiologia, genetica, statistica, economia, tecnologie alimentari, qualità e sicurezza degli alimenti. La differenza è che queste conoscenze non restano chiuse dentro formule e manuali: vengono applicate a problemi reali. 

Come migliorare una produzione? Come rendere più sostenibile una filiera? Come garantire la sicurezza di un alimento? Come proteggere suolo, acqua e biodiversità?

Alla Cattolica, questo approccio si vede anche nelle aree di ricerca della Facoltà, che spaziano dalle produzioni vegetali alla tutela dell’ambiente, dalle tecnologie alimentari alla qualità, autenticità e sicurezza degli alimenti, fino all’economia del settore agroalimentare e al marketing. In pratica, scienza sì, ma con una destinazione molto concreta: capire come funziona il sistema agroalimentare e come renderlo migliore.

Non si tratta quindi di una facoltà poco scientifica. Anzi, stiamo parlando di una facoltà in cui la scienza si sporca le mani con la realtà. Che, detta così, non suona affatto male.

#3 Si studia solo teoria? Spoiler: c’è anche tanta attività di laboratorio

Sì, si studia tanto. Ma pensare che il percorso si esaurisca tra libri, slide e lezioni frontali è un’altra semplificazione.

Le Scienze Agrarie funzionano davvero quando la teoria incontra ciò che succede fuori dall’aula: in laboratorio, nelle aziende, nelle filiere, nei progetti, nei contesti produttivi. Perché puoi studiare la qualità di un alimento, ma poi devi anche capire come si controlla. Puoi parlare di sostenibilità, ma poi devi vedere come si applica dentro un’impresa. Puoi approfondire l’agricoltura di precisione, ma poi devi misurarti con dati, strumenti, sensori, suoli, colture, processi.

Nella Facoltà di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali della Cattolica, questa dimensione applicativa è centrale: l’Ateneo valorizza esperienze pratiche di laboratorio e un’impostazione di filiera “from farm to fork”, cioè dal campo alla tavola, resa ancora più forte dal contesto dei campus di Piacenza e Cremona, nel cuore della Food Valley.

A questo si aggiunge il ruolo dello stage, che per le lauree triennali può diventare anche materiale per la tesi: un momento pensato per integrare sapere, saper fare e saper essere dentro un contesto di lavoro. Le realtà ospitanti possono essere aziende agricole, imprese industriali o commerciali, servizi ed enti pubblici, in Italia o all’estero.

#4 Scienze Agrarie non offre sbocchi lavorativi? Falso, c’è un disperato bisogno di profili “green”

Questa è una delle fake più pericolose, perché rischia seriamente di rovinare il futuro di tantissimi studenti. Al contrario, bisogna invece specificare che il settore agroalimentare non si esaurisce con la produzione agricola

Comprende aziende alimentari, industrie di trasformazione, laboratori di analisi, enti di certificazione, consorzi di tutela, imprese vitivinicole, società di consulenza, realtà che lavorano sulla sostenibilità, sulla qualità, sulla sicurezza alimentare, sulla gestione delle filiere e sull’innovazione di prodotto e di processo.

Non è un caso se le competenze green sono sempre più richieste dalle imprese: secondo il Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere, nel 2025 l’attitudine al risparmio energetico è richiesta per il 79,8% delle entrate programmate, mentre le competenze specifiche per gestire prodotti e tecnologie green interessano il 58,8% dei profili.

Anche AlmaLaurea aiuta a rimettere le cose nella giusta prospettiva: tra i laureati magistrali dell’area agrario-forestale e veterinaria, il tasso di occupazione arriva all’82,6% a un anno dal titolo e al 90,3% a cinque anni. Numeri che raccontano un ambito che nel medio periodo mostra una buona tenuta occupazionale.

La vera differenza, oggi, la fanno le competenze: chi sa unire basi scientifiche, strumenti digitali, conoscenza delle filiere, sostenibilità e capacità gestionali può trovare spazio in un mercato che sta cambiando rapidamente. E che ha bisogno di figure capaci di parlare sia la lingua della produzione sia quella dell’innovazione.

#5 Scienze Agrarie è una scelta di ripiego? Non è una laurea di serie B

C’è un’idea un po’ vecchia, ma ancora dura a morire: quella per cui Scienze Agrarie sarebbe una scelta di serie B, da prendere in considerazione solo se non si sa bene che altro fare. In realtà, basta guardare le sfide che abbiamo davanti per capire quanto sia vero il contrario.

Cambiamento climatico, sicurezza alimentare, tutela del suolo, gestione dell’acqua, riduzione degli sprechi, sostenibilità delle filiere, qualità dei prodotti, rapporto tra produzione e consumo: sono tutti temi centrali – adesso – non tra vent’anni.

E sono temi che si risolvono con persone formate, capaci di capire i processi produttivi, leggere i dati, valutare l’impatto ambientale, dialogare con imprese e istituzioni, proporre soluzioni che funzionino davvero. 

La Cattolica costruisce questa prospettiva attorno a tre parole che oggi pesano moltissimo: agricoltura, alimentazione, ambiente. Nei campus di Piacenza e Cremona, la posizione strategica nella Food Valley ti permette di immergerti in un contesto in cui studiare il sistema agroalimentare in tutte le sue dimensioni, dal campo alla tavola.

Quindi no, non è una scelta di ripiego. E anche piuttosto ambiziosa: formarsi per lavorare in uno dei settori che dovranno reggere alcune delle trasformazioni più importanti dei prossimi anni.

#6 Scienze Agrarie non è una laurea internazionale? Le competenze agrarie valgono ovunque nel mondo

Anche qui, si tratta di un semplice pregiudizio legato a un’immagine obsoleta del settore. Se pensi all’agricoltura solo come qualcosa di locale, legato a un territorio specifico, è facile immaginare che il percorso abbia confini limitati. Ma il sistema agroalimentare, oggi, è esattamente l’opposto: è una rete globale.

Il cibo viaggia, le filiere si intrecciano, le aziende lavorano su mercati internazionali, le politiche ambientali e agricole si confrontano con standard europei e globali, la sostenibilità è una sfida condivisa da Paesi molto diversi tra loro. 

Le competenze agrarie, alimentari e ambientali possono quindi essere spese in contesti che vanno ben oltre il proprio territorio: multinazionali del food, progetti di cooperazione, ricerca, consulenza, organizzazioni legate allo sviluppo sostenibile, iniziative internazionali sulle filiere e sulla sicurezza alimentare.

Alla Cattolica questa dimensione è riscontrabile nei corsi interamente in lingua inglese e in un network internazionale che permette agli studenti di trascorrere periodi di studio all’estero presso università partner.

Tra gli esempi più chiari c’è Food Production Management, corso triennale erogato in inglese e focalizzato sulla sostenibilità agroalimentare nelle sue componenti economiche e ambientali. Sul versante magistrale, Agricultural and Food Economics, a Cremona, è un percorso in inglese pensato per approfondire le questioni economiche, manageriali e di sostenibilità che stanno trasformando il sistema agroalimentare globale.

Oggi per valorizzare un prodotto, una filiera o un territorio bisogna conoscere anche il mondo in cui si muovono.

#7 Con Scienze Agrarie non si guadagna bene? Almalaurea dice il contrario 

Facciamo una premessa: nessuna laurea, da sola, garantisce automaticamente uno stipendio alto. Vale per Scienze Agrarie e vale per qualsiasi altro percorso. Però dire che questo settore non offra prospettive economiche interessanti è una semplificazione.

I dati AlmaLaurea mostrano che, tra i laureati magistrali dell’area agrario-forestale e veterinaria, la retribuzione media netta passa da 1.426 euro a un anno dalla laurea a 1.837 euro dopo cinque anni. Un valore che, nel medio periodo, si avvicina molto alla media complessiva dei laureati di secondo livello, pari a 1.847 euro.

Il punto è capire che le prospettive crescono quando la formazione si lega a competenze specialistiche: qualità e sicurezza alimentare, sostenibilità, tecnologie green, agricoltura di precisione, gestione dei dati, economia agroalimentare, marketing, innovazione di filiera.

Anche l’offerta della Cattolica va in questa direzione, con percorsi che non si fermano alla dimensione tecnica, ma aprono anche a profili gestionali, economici e interdisciplinari. Basti pensare ad Agricultural and Food Economics o a Consumer Behaviour: Psychology Applied to Food, Health and Environment, che mette in relazione scelte alimentari, salute, ambiente, psicologia e comportamenti di consumo.

A questo si aggiunge un elemento pratico da non sottovalutare: per l’anno accademico 2026/27, grazie al contributo della Fondazione Romeo ed Enrica Invernizzi, la Facoltà prevede riduzioni delle tasse universitarie fino a 5.000 euro per studenti meritevoli iscritti a specifici corsi triennali e magistrali dell’area agraria, alimentare e ambientale.

Quali corsi propone la Facoltà di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali della Cattolica e come iscriversi 

Smontati i falsi miti, resta la domanda più pratica: da dove si comincia? La Facoltà di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore propone percorsi triennali e magistrali tra Piacenza e Cremona, con corsi in italiano e in inglese, pensati per chi vuole lavorare nel mondo agricolo, agroalimentare, ambientale, della sostenibilità, della qualità e dell’innovazione di filiera.

Tra le lauree triennali ci sono:

Sul fronte delle lauree magistrali, invece, l’offerta comprende:

Per l’anno accademico 2026/27, le iscrizioni sono aperte - così come per gli altri 87 corsi di laurea triennale e a ciclo unico e 73 corsi di laurea magistrale proposti dall’Ateneo. Per i corsi triennali, il portale dell’Università Cattolica indica che l’accesso è libero e che la domanda viene accolta in ordine cronologico di riserva del posto

In pratica, il percorso da seguire è questo: consultare le procedure di ammissione, registrarsi al portale iscrizioni, aprire la domanda, riservare il posto versando la prima rata e completare l’immatricolazione dopo il conseguimento del diploma. Dopo l’immatricolazione è prevista anche la verifica della preparazione iniziale, obbligatoria per gli iscritti al primo anno di una laurea triennale.

Per i corsi dell’area agraria-alimentare è una prova online da 60 minuti, con quesiti su aree come biologia, chimica, fisica, matematica e/o comprensione del testo, a seconda del corso.

Se la prova non viene superata, o se lo studente non si presenta, viene assegnato un OFA, cioè un Obbligo Formativo Aggiuntivo, per colmare le carenze nelle aree non superate.

Per le lauree magistrali, invece, è necessario verificare i requisiti curriculari richiesti dal singolo corso e aprire la domanda attraverso il portale iscrizioni. Le procedure possono cambiare a seconda del percorso scelto, quindi il consiglio è semplice: individuare il corso più adatto ai propri interessi e controllare direttamente la scheda ufficiale con requisiti, scadenze e documenti richiesti.

Per tutto il resto… c’è Spazio Unicatt!

Per orientarsi tra corsi, requisiti, scadenze e procedure di iscrizione, gli studenti possono contare anche su un supporto dedicato. L’Università Cattolica del Sacro Cuore mette infatti a disposizione Spazio Unicatt, un servizio pensato per accompagnare chi sta scegliendo il proprio percorso universitario, sia online sia in presenza.

Qui è possibile ricevere informazioni utili per capire meglio quale corso risponde di più ai propri interessi e obiettivi, chiarire eventuali dubbi sulle modalità di ammissione e farsi guidare nei passaggi necessari per completare l’immatricolazione.

C’è poi un elemento in più da tenere d’occhio: per l’a.a. 2026/27, grazie al contributo della Fondazione Romeo ed Enrica Invernizzi, gli studenti che si iscrivono al primo anno di alcuni corsi triennali e magistrali della Facoltà possono ottenere una riduzione delle tasse universitarie fino a 5.000 euro, assegnata in base al merito. Un motivo in più per informarsi per tempo e capire quale percorso può essere quello giusto da cui partire.

Se vuoi studiare un settore che parla di cibo, ambiente, sostenibilità, innovazione e futuro, Scienze Agrarie può essere il punto di partenza giusto. Scopri i corsi della Facoltà di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali dell’Università Cattolica e iscriviti all’anno accademico 2026/27

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