Un professore aggredito durante un'interrogazione, colpito con pugni e una sedia da uno studente di appena 14 anni. È successo ieri, 28 ottobre, all'istituto Carlo Grassi di Torino, dove il docente, 52 anni, ha riportato la frattura del naso e una prognosi di 30 giorni.
Un episodio che lascia sgomenti, anche per le parole dell'insegnante, che ha raccontato di aver cercato di aiutare il ragazzo e, nonostante l'accaduto, di augurarsi che qualcuno possa aiutarlo a comprendere la gravità del suo gesto.
Di fronte a fatti come questo, viene spontaneo interrogarsi sui valori che regolano la nostra convivenza. Che fine hanno fatto il rispetto, il senso di responsabilità e la capacità di distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato?
E soprattutto, cosa succede quando i principi che dovrebbero orientare le nostre scelte sembrano perdere la loro forza?
Domande che riportano alla mente una delle affermazioni più celebri e provocatorie della storia della filosofia: "Dio è morto".
A pronunciarla, più di un secolo fa, fu il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche. Una frase spesso interpretata come un attacco alla religione, ma che racchiude una riflessione molto più profonda sulla crisi delle certezze e dei valori nella società occidentale.
Naturalmente, Nietzsche non parlava della violenza nelle scuole né considerava la perdita dei valori tradizionali semplicemente come un aumento dei comportamenti sbagliati.
La sua riflessione riguardava qualcosa di ancora più radicale: che cosa accade quando le verità che per secoli hanno guidato l'umanità smettono di essere considerate assolute?
E, soprattutto, come possiamo distinguere il bene dal male e dare un significato alla nostra esistenza quando non abbiamo più risposte già scritte?
È proprio da questa domanda che prende forma uno degli aspetti più attuali del pensiero di Nietzsche: la possibilità, ma anche la responsabilità, di scegliere i valori sui quali costruire la propria vita.
Indice
Il significato della frase di Nietzsche
Primo punto da fissare: Nietzsche non sta descrivendo la morte fisica di una divinità, e nemmeno si limita a dire che Dio non esiste. Il suo bersaglio è un altro.
La "morte di Dio" è una metafora: indica la perdita di autorità delle grandi certezze religiose, morali e metafisiche. Per secoli quelle certezze avevano orientato la civiltà occidentale, offrendo agli uomini un punto di riferimento per interpretare il mondo.
Erano loro a rispondere alle domande fondamentali dell'esistenza. Qual è il senso della vita? Che cosa distingue il bene dal male? Esiste una verità valida per tutti?
L'avanzare della modernità, della scienza e della critica filosofica mette gradualmente in crisi la fiducia nell'esistenza di un ordine assoluto e trascendente del mondo. Nietzsche coglie la portata di questa trasformazione.
Il ragionamento, per farla breve, è questo: se i valori su cui si è costruita la visione della realtà smettono di essere indiscutibili, non si può continuare a comportarsi come se nulla fosse cambiato. Il problema è capire cosa succede a una società quando viene a mancare il fondamento delle convinzioni su cui si è basata.
La Gaia scienza e il folle con la lanterna
Per trovare l'annuncio bisogna tornare al 1882, anno di pubblicazione de "La gaia scienza", una delle opere fondamentali di Nietzsche. Il passaggio da conoscere è l'aforisma 125.
In questo racconto il filosofo parla di un uomo folle che compare in un mercato durante il giorno, tenendo accesa una lanterna. Sta cercando Dio.
La reazione dei presenti? Ridono di lui, e molti di loro nemmeno sono credenti. Poi arriva la rivelazione sconvolgente: Dio è morto, e responsabile della sua morte è stata l'umanità stessa.
Più che una celebrazione spensierata della libertà, quello del folle è la constatazione di una crisi dalle conseguenze enormi. Una crisi che mette l'essere umano davanti alla possibilità che il mondo non abbia un significato prestabilito.
Il nichilismo e il vuoto dei vecchi valori
La morte di Dio apre la strada a un altro concetto centrale del pensiero nietzschiano: il nichilismo. Il termine deriva dal latino nihil, che significa "nulla".
Nella riflessione di Nietzsche indica una crisi profonda dei valori e del significato dell'esistenza. È il vuoto che si apre quando i principi considerati assoluti perdono la loro forza.
In quel vuoto l'essere umano rischia il disorientamento. Alle grandi domande della vita non esiste più una risposta garantita, e ciò che prima sembrava certo diventa improvvisamente discutibile.
Il problema, a quel punto, diventa concreto. Se nessuna verità eterna indica la direzione, su quali basi si costruiscono le proprie scelte?
Il nichilismo, però, può anche trasformarsi in un punto di partenza. Per Nietzsche riconoscere il crollo dei vecchi valori può diventare il presupposto per crearne di nuovi.
Essere liberi significa creare nuovi valori
A prima vista, vivere senza valori imposti dall'esterno sembra una prospettiva liberatoria: nessuna regola assoluta da seguire, nessuna verità prestabilita a cui adeguarsi. Spoiler: la libertà porta con sé una difficoltà che spesso si sottovaluta.
Scegliere significa infatti dare una direzione alla propria esistenza. Finché si segue un percorso già tracciato, la sicurezza arriva dall'idea di fare ciò che è previsto o socialmente approvato.
Quando invece si mettono in discussione quei riferimenti, tocca confrontarsi con le proprie convinzioni. E qui Nietzsche fissa un punto decisivo: per diventare davvero liberi serve qualcosa in più che respingere le idee del passato.
Liberarsi da un valore, per il filosofo, è diverso dal saperne creare uno nuovo. La sfida è ripensare radicalmente il modo in cui si attribuisce valore alla vita, invece di sostituire gli obblighi con il semplice desiderio di fare tutto ciò che si vuole.
C'è poi un'altra trappola. Chi rifiuta un'autorità può finire sotto il dominio di un'altra: si può smettere di seguire certe tradizioni e continuare a inseguire l'approvazione sociale, il successo o il riconoscimento degli altri.
Oltreuomo e trasvalutazione dei valori
Qui entra in scena una delle figure più note, e spesso fraintese, della filosofia nietzschiana: l'oltreuomo, chiamato anche Übermensch. Nietzsche la sviluppa soprattutto in "Così parlò Zarathustra", pubblicato in più parti tra il 1883 e il 1885.
Niente superpoteri e nessuna superiorità per ricchezza, forza o posizione sociale. L'oltreuomo è una figura filosofica che rappresenta la possibilità di andare oltre l'umanità modellata dai valori tradizionali, e affronta il compito di creare nuovi valori capaci di affermare la vita senza cercarne la giustificazione in un mondo superiore.
Questo processo è legato alla trasvalutazione dei valori, cioè il ripensamento radicale delle categorie morali ereditate dalla tradizione. Più che ribaltare giusto e sbagliato, significa interrogarsi sull'origine dei valori, sulle ragioni per cui li si considera validi e sul loro rapporto con la vita.
Occhio a un equivoco frequente: Nietzsche propone una trasformazione profonda del modo di vivere, lontana dall'idea che ciascuno possa fare qualsiasi cosa senza conseguenze. L'oltreuomo incarna una possibilità di superare il nichilismo, ma resta un modello difficile da applicare alla quotidianità.
Nietzsche oggi tra aspettative degli altri e scelte personali
Pensa a chi cresce seguendo un percorso già stabilito: studiare, trovare un buon lavoro, raggiungere una posizione economica sicura, costruire una famiglia. Obiettivi che possono avere un valore autentico, ma che diventano problematici quando appaiono come gli unici possibili.
Cosa succede se una persona si accorge che quella strada, considerata giusta da tutti, è lontana dalla vita che desidera?
Nietzsche non descrive direttamente una situazione del genere, ma l'esempio aiuta a cogliere un aspetto della sua riflessione: la crisi delle certezze può fare male perché costringe a interrogarsi su valori dati per scontati.
Lo stesso discorso vale per i social network, che espongono di continuo a modelli di successo, bellezza, felicità e realizzazione personale. Vite apparentemente perfette rischiano di diventare il metro con cui misurare la propria, e qualcosa finisce per sembrare desiderabile soltanto perché altri lo ammirano.
Ovviamente Nietzsche non poteva prevedere come funzionano i social. Il suo invito a interrogare criticamente i valori dominanti offre però una chiave di lettura anche per queste dinamiche: una convinzione condivisa da tutti va comunque messa alla prova prima di dirsi autentica.
L'obiettivo è capire quanto delle proprie scelte dipenda da desideri personali e quanto dal bisogno di conformarsi alle aspettative familiari, culturali o sociali, senza concludere che ogni regola sia sbagliata.
Studiare Nietzsche non significa dover abbandonare la fede religiosa o rifiutare ogni principio morale: il suo pensiero si può studiare e discutere anche senza condividerne le conclusioni.
A oltre un secolo dalla morte del filosofo, la sua domanda resta sul tavolo. Quanto della vita che conduciamo nasce davvero dalle nostre convinzioni, e quanto da certezze che non abbiamo mai avuto il coraggio di mettere in discussione?