Le lauree
Che valgono
Un lavoro
V edizione
Gruppo di lavoro
Direzione
Claudio Gagliardi
Coordinamento e revisione editoriale
Claudia Samarelli
Supervisione dell’attività editoriale
Vera Marincioni, Manuela Miggiani, Antonio Nappi
Ideazione e stesura
Dario Musolino, Bruno Paccagnella, Paola Zito,
Stefano Casagrande
Supervisione
Walter Passerini
Team di lavoro Progetto Virgilio
Maria Grazia Giannitelli, Elisabetta Ziantoni
2008 Unioncamere, Roma
©
Impaginazione
Pino Zarbo
Finito di stampare nel mese di luglio 2008
dalla tipografia ...
La riproduzione e la diffusione totale o parziale dei dati
e delle tavole contenute nel volume è consentita soltanto
attraverso la citazione completa delle fonti. Indice
di Vera Marincioni
Presentazione 5
di Walter Passerini
Qualche bussola per l’università 9
Offerta e domanda di laureati nel 2007 11
1. Gruppo agrario 31
La figura professionale del responsabile controllo qualità 40
2. Gruppo architettura 41
La figura professionale dell’architetto 50
La figura professionale del disegnatore CAD-CAM 51
La figura professionale del direttore di cantiere edile 52
3. Gruppo chimico-farmaceutico 53
La figura professionale del farmacista 62
La figura professionale dell’informatore medico-scientifico 63
La figura professionale dell’analista chimico 64
4. Gruppo economico-statistico 65
La figura professionale dello sportellista bancario 74
75
La figura professionale dell’operatore commerciale
La figura professionale dell’addetto alla contabilità 76
5. Gruppo educazione fisica 77 3
La figura professionale dell’istruttore sportivo 86
6. Gruppo geo-biologico 87
La figura professionale del tecnico di rilevazioni geofisiche 96
97
La figura professionale del biologo
La figura professionale del tecnico di laboratorio medico di analisi 98
7. Gruppo giuridico 99
La figura professionale dell’addetto alla selezione del personale 108
La figura professionale del liquidatore sinistri 109
110
La figura professionale dell’addetto pratiche notarili
8. Gruppo ingegneria 111
Sottogruppo ingegneria civile 115
La figura professionale del progettista edile 123
La figura professionale del venditore tecnico 124
La figura professionale del progettista di impianti industriali 125
Sottogruppo ingegneria elettronica e dell’informazione 127
La figura professionale dello sviluppatore di software 135
La figura professionale del programmatore informatico 136
La figura professionale del progettista di software 137
La figura professionale dell’analista programmatore informatico 138
La figura professionale del consulente di prodotti informatici 139
La figura professionale del progettista elettronico 140
Indice
Sottogruppo ingegneria industriale 141
La figura professionale del progettista meccanico 149
La figura professionale del progettista nel settore metalmeccanico 150
La figura professionale del tecnico commerciale 151
La figura professionale del tecnologo di processo 152
Sottogruppo altri indirizzi di ingegneria 153
La figura professionale del responsabile e addetto alla logistica 161
9. Gruppo insegnamento 163
La figura professionale dell’educatore professionale 172
La figura professionale dell’insegnante elementare 173
La figura professionale dell’educatore di disabili 174
10. Gruppo letterario 175
La figura professionale del professore di scuola media superiore 184
11. Gruppo linguistico 185
La figura professionale dell’operatore commerciale estero 194
La figura professionale dell’insegnante di lingue 195
La figura professionale del professore di scuola media superiore 196
La figura professionale dell’addetto alla reception 197
12. Gruppo medico e sanitario 199
4 Sottogruppo medico 203
Sottogruppo professioni sanitarie 211
La figura professionale dell’infermiere 218
La figura professionale del fisioterapista 219
La figura professionale del tecnico di radiologia 220
13. Gruppo politico-sociale 221
230
La figura professionale dell’operatore polivalente di amministrazione
14. Gruppo psicologico 231
La figura professionale dello psicologo 240
15. Gruppo scientifico 241
La figura professionale del professore di scuola media superiore 250
Le sedi universitarie in Italia 251
Appendici 283
Nota metodologica 285
Il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali 287
Unioncamere 288
Presentazione 5
Nel recente studio “Future skill needs in Europe: medium-term forecast” di previsione dei fabbisogni di competenze in 25 paesi dell’Unione europea fino al 2015, il Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale (Cedefop) evidenzia come la domanda di competenze e qualificazione – pur non avendo ancora raggiunto i suoi massimi livelli – stia aumentando nella maggior parte dei settori professionali, ivi compresi gli impieghi meno qualificati, specialmente a causa dello sviluppo del settore dei servizi e dei profondi cambiamenti tecnologici ed organizzativi in atto. Come si colloca il nostro paese in questo scenario? Dai dati rilevati dal sistema informativo previsionale Excelsior sulla domanda di lavoro, frutto di una collaborazione ormai ultradecennale tra Unioncamere e Ministero del lavoro, emerge che le imprese italiane (quanto meno quelle di dimensioni medio-grandi) sono oggi fortemente impegnate nella riorganizzazione del fattore lavoro, nell’ammodernamento e nella ristrutturazione dei processi produttivi e gestionali al fine di affrontare con maggiore efficienza la competizione globale sui mercati esteri e interni. A ciò si ricollega la chiara ripresa, in termini assoluti e relativi, della domanda di figure professionali altamente qualificate (dirigenti, professioni intellettuali e tecniche).
La dinamica evidenziata si riflette, almeno in parte, anche sui livelli d’istruzione e sui titoli di studio richiesti. A conferma della maggiore attenzione delle imprese italiane al livello di qualificazione delle professioni in entrata, si registra un aumento della domanda di personale con istruzione universitaria, che passa dalle 59.400 unità del 2006 alle 75.300 del 2007 e porta i laureati a rappresentare il 9% delle assunzioni complessivamente previste per il 2007.
E’, però, altrettanto vero che restano nettamente prevalenti gli impieghi caratterizzati da un minor livello di qualificazione (che sono più dell’80%) ed istruzione (oltre il 90% senza laurea,
Presentazione
il 35% con il diploma). Inoltre, la crescita di professioni ad elevato livello di qualificazione riguarda quasi esclusivamente la parte più dinamica delle imprese di dimensioni medio-grandi, alle quali si contrappongono imprese, soprattutto piccole e nel Sud, la cui struttura occupazionale è incentrata su professioni meno qualificate.
Pertanto, seppure in presenza di una maggiore qualificazione della domanda di lavoro e di uno spostamento di attenzione verso figure professionali da dedicare alle funzioni più strategiche per l’innalzamento dei livelli di qualità, innovazione, produttività e competitività delle imprese e dei sistemi produttivi, non è assolutamente detto che l’incremento dei livelli d’istruzione aumenti l’occupabilità, ossia le probabilità d’impiego. Ciò deriva, presumibilmente, da una sostanziale sfiducia degli imprenditori verso la qualità dell’offerta scolastico-formativa ed in particolare di quella universitaria, ritenuta ancora troppo teorica e lontana dalle concrete esigenze della vita produttiva. Non a caso, le aziende prevedono per oltre l’80% dei laureati da assumere un’ulteriore formazione, in affiancamento o corsuale, interna o esterna. Si ritengono necessari corsi interni per il 43% dei laureati e corsi esterni per oltre il 27%, valori praticamente doppi rispetto a quelli rilevati per il personale con livelli d’istruzione e formazione inferiori.
Se, da un lato, le imprese esprimono in tal modo una valutazione critica sulla preparazione dei laureati, dall’altro si rendono disponibili ad integrare queste carenze con una specifica formazione. Tuttavia, proprio per il maggiore investimento che l’assunzione di personale laureato comporta, le imprese richiedono con maggiore evidenza una formazione mirata.
Assume, quindi, particolare importanza per chi intende presentarsi sul mercato del lavoro dopo gli studi universitari, non tanto il livello di istruzione (la laurea), quanto lo specifico indirizzo di studio e perfino, talvolta, le peculiarità del curriculum o del piano degli studi, senza contare che, in realtà, per le imprese non contano tanto il valore legale del titolo di studio 6 ed il sapere ad esso associato, quanto piuttosto il saper fare ed il saper essere, che spesso presuppongono l’aver maturato esperienze concrete. Ecco perché quando un giovane dopo la scuola superiore deve decidere se e come proseguire gli studi universitari ha bisogno di essere ben orientato nella scelta, specialmente se l’obiettivo prioritario è quello di acquisire un titolo che sia spendibile ed apprezzato sul mercato del lavoro.
Oggi, infatti, anche a seguito di un’eccessiva diversificazione dell’offerta universitaria, risulta complicato per chiunque orientarsi tra i diversi atenei pubblici e privati, le centinaia di corsi di laurea, indirizzi ed insegnamenti, per non parlare delle numerose successive possibilità di specializzazione o perfezionamento. In realtà, non si può certo dire che i servizi e le attività di orientamento universitario manchino: ormai da molti anni praticamente tutte le Università realizzano campagne informative e pubblicitarie e gestiscono un proprio centro di orientamento per gli studenti. Spesso, però, si tratta di azioni che risentono degli interessi specifici degli stessi atenei che, in concorrenza con le altre strutture per il reclutamento degli iscritti, si limitano quasi esclusivamente ad illustrare la propria offerta, senza prestare la dovuta attenzione alla definizione del profilo formativo e professionale che lo studente potrà ottenere al termine degli studi e, soprattutto, alle reali prospettive occupazionali per i profili in uscita dai corsi. Da questo punto di vista, non facilitano la scelta né le informazioni provenienti dai mass media, né i consigli di genitori ed amici né, tanto meno, i pregiudizi ancora radicati nella nostra cultura rispetto ad alcune professioni. Talvolta, ad esempio, si confonde il prestigio sociale con il benessere economico, altre ci s’illude che il conseguimento di un certo titolo di studio garantisca un impiego sicuro e ben remunerato. Così può accadere che persone in possesso di una formazione breve e relativamente facile o impegnate in lavori poco prestigiosi dal punto di vista sociale trovino lavoro più facilmente o raggiungano livelli di soddisfazione economica elevati.
Presentazione
Ma allora, studiare di più serve o non serve effettivamente per trovare un lavoro? Quali sono i potenziali vantaggi e svantaggi? Nella scelta conviene privilegiare le proprie passioni ed inclinazioni o le richieste del mercato del lavoro? A questi interrogativi non è facile rispondere, né esistono ricette o valutazioni generalizzabili, vista l’estrema variabilità e le numerose sfaccettature della realtà odierna.
In sintesi, si può dire che esiste senz’altro una domanda di laureati, in lento ma costante aumento. Non sempre, però, si verificano le condizioni favorevoli all’incontro tra domanda e offerta di laureati. In primo luogo, può capitare che la laurea posseduta non sia quella richiesta dalle imprese che, infatti, denunciano difficoltà nel reperire i laureati di cui hanno bisogno, per cui un certo numero di posizioni lavorative resta (o rischia di restare) vacante, mentre una parte significativa di giovani in possesso del titolo universitario non riesce a trovare un’occupazione. Da diversi anni, ad esempio, le imprese lamentano carenza di laureati in indirizzi economico-aziendali, in ingegneria e in discipline scientifiche, dove, effettivamente, si sono recentemente registrati cali nel numero degli iscritti e dei laureati. Più in generale, le caratteristiche e le competenze dei giovani neolaureati – anche quando il titolo di studio corrisponde a quello ricercato – possono non combaciare con le esigenze delle imprese, che ripiegano, almeno in parte, sui diplomati, ritenuti in molti casi in grado di assicurare le stesse prestazioni lavorative di un laureato, normalmente con minori richieste ed aspettative in termini retributivi e di carriera. D’altro canto, è vero che almeno una parte dei profili professionali ricercati dalle imprese e delle relative mansioni non richiedono necessariamente, almeno nel breve periodo o fino a certi livelli di prestazione, competenze e preparazione di tipo universitario e che talvolta le imprese non possono permettersi il costo di un laureato.
Il risultato complessivo è che spesso non c’è coincidenza tra i lavori disponibili e le aspettative o le aspirazioni dei laureati sotto il profilo della soddisfazione economica, professionale e personale. Altre volte il lavoro giusto c’è, ma altrove, non nel posto in cui si vive. Così, nel caso in cui non si riesca a trovare esattamente quello che si cerca, occorre, almeno agli inizi del percorso lavorativo, una forte motivazione e disponibilità ad adattarsi alla mobilità territoriale, a condizioni non ottimali, a fare altro o, in ultima analisi, ad attendere, fermo restando che l’adattabilità è condizione necessaria per aumentare la propria occupabilità, ma certamente non sufficiente a trovare lavoro. Per di più, non sempre aggiustamenti o adattamenti sono oggettivamente possibili sia per i giovani che per le imprese. Inoltre, se l’inserimento lavorativo deve essere considerato come ricerca e collocazione della persona giusta al posto giusto, il punto cruciale rimane l’esigenza di conciliare quanto più possibile le competenze, le abilità e le caratteristiche personali e motivazionali richieste dalle imprese con quelle del giovane che cerca lavoro. Quest’ultimo non deve, quindi, mettere da parte, o almeno non del tutto, il suo mondo soggettivo di interessi, desideri, passioni, inclinazioni o aspirazioni che costituiscono il suo potenziale, altrimenti l’incontro, anche ove si realizzasse, potrebbe risultare reciprocamente poco proficuo.
Un elemento positivo va, però, segnalato a chi vuole intraprendere e portare a termine gli studi universitari: quando per un laureato l’incontro tra domanda e offerta si realizza, ci sono normalmente maggiori probabilità, rispetto a chi non è laureato, che il lavoro trovato sia un lavoro di qualità, con migliori prospettive di formazione e sviluppo in termini sia professionali, sia economici. La laurea può quindi aprire (costituendo talvolta, ad esempio nel pubblico impiego, un prerequisito indispensabile) le porte di accesso ad impieghi più qualificati e soddisfacenti.
Quel che è certo, in un contesto come quello delineato, è la necessità di orientare i giovani per conciliare al meglio le inclinazioni e le preferenze personali con gli sbocchi professionali a
Presentazione
cui si può realisticamente aspirare una volta completati gli studi. Su questo aspetto è possibile fornire un aiuto concreto agli studenti nel delicato momento della transizione dalla scuola all’università e, in prospettiva, al lavoro, attraverso iniziative che consentano una migliore conoscenza del mercato del lavoro e delle dinamiche che caratterizzano il rapporto tra domanda e offerta di formazione e lavoro. È questo il principale obiettivo del Progetto Virgilio, anch’esso realizzato da Unioncamere in collaborazione e con il finanziamento del Ministero del lavoro, che mira alla diffusione e valorizzazione in chiave orientativa dei dati prodotti dal sistema informativo Excelsior e che si caratterizza proprio per l’accento posto sul lavoro, poiché si basa sui cambiamenti della domanda e dei fabbisogni professionali delle imprese, in termini sia quantitativi (numero di assunzioni programmate in ciascun anno dalle imprese), sia qualitativi (principali caratteristiche delle assunzioni) e tiene conto, nel contempo, di quanti giovani in uscita dall’università entrano ed entreranno sul mercato del lavoro.
In particolare, questo volume e l’insieme dei prodotti realizzati dal Progetto Virgilio si propongono di aiutare le scelte degli studenti e di svilupparne la capacità di auto-orientamento e di costruzione del proprio progetto di formazione e di vita, attraverso elementi informativi e percorsi appositamente elaborati, volti a facilitare la conoscenza e la comprensione dei vari profili formativi e professionali ottenibili al termine degli studi e delle relative opportunità d’impiego, in funzione dell’evoluzione e delle trasformazioni delle professioni e delle realtà economico-produttive di riferimento.
S’intende, in tal modo, affiancare gli studenti nella scelta formativa e occupazionale, ma anche favorire una maggiore comunicazione tra università e mondo del lavoro, per far maturare nelle imprese la consapevolezza del ruolo e della rilevanza che i laureati possono ricoprire nei sistemi produttivi. Una parte del mondo aziendale, infatti, ancora non ha compreso che in molti casi la rinuncia ad assumere un laureato, pur comportando un risparmio economico nel breve termine, può presentare pesanti svantaggi nel periodo medio-lungo, impedendo, ad esempio, di cogliere opportunità di sviluppo di nuove attività, funzioni o mercati.
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