
Le imprese legate al Made in Italy si confermano un pilastro fondamentale per l'occupazione nel nostro Paese. Le stime per il prossimo futuro sono, infatti, decisamente incoraggianti: tra il 2026 e il 2029, i settori delle nostre eccellenze produttive potrebbero arrivare ad assumere oltre 900.000 lavoratori, assorbendo circa un terzo del totale delle assunzioni previste nel periodo.
Tuttavia, c'è un ostacolo importante da superare sul fronte della qualità delle competenze. Il mercato del lavoro fa fatica a stare al passo con le reali necessità delle aziende e a trovare persone a sufficienza per svolgere tali lavori, al punto che per molti profili professionali la difficoltà di reperimento potrebbe toccare l'incredibile quota del 55%.
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Quali sono i settori che assumono di più (e faticano a trovare personale)
A disegnare questo scenario è il Sistema informativo Excelsior - di Unioncamere e Ministero del Lavoro - che ha analizzato il fabbisogno occupazionale delle filiere per cui l'Italia è famosa nel mondo: dalla meccatronica all'agroalimentare, passando per il legno arredo, la moda e includendo la strategica filiera del commercio e del turismo.
Ecco, nel dettaglio, cosa cercano i vari settori e quanto è difficile trovare le persone giuste:
- Legno, arredo e design - Le aziende del segmento sono a caccia di competenze green e digitali legate all'utilizzo dei nuovi materiali. È attualmente il settore con la difficoltà di reperimento più alta, pari al 55,8%.
- Meccatronica e robotica - Qui le imprese esprimono una forte richiesta di competenze meccanico digitali, necessarie per sostenere l'adozione dei sistemi di Industria 4.0. Stando ai dati annuali del 2025, le aziende faticano a trovare il 55,2% dei profili ricercati.
- Moda e Tessile - Questo comparto cerca un mix molto specifico, manifestando una forte propensione ad assumere personale che abbia competenze artigianali unite alla conoscenza delle produzioni e delle tecnologie sostenibili e digitali. Qui la difficoltà di reperimento in media è del 55%.
- Commercio e turismo - In questo settore, la domanda di lavoro si concentra su soft skills, conoscenza delle lingue e competenze digitali. La difficoltà di trovare i candidati adatti si attesta in media al 45%.
- Agroalimentare - L'industria alimentare è alla ricerca di esperti in tracciabilità, sostenibilità e digitalizzazione. In questo campo la difficoltà di reperimento segnalata è del 38,6%.
Come superare il "mismatch": l'impegno sulle competenze
Per colmare questo vuoto e permettere ai giovani di cogliere le migliaia di opportunità in arrivo, la vera chiave è colmare il divario formativo. A ricordarlo è il presidente di Unioncamere, Andrea Prete: "I settori cardine del Made in Italy non sono una eredità culturale ma un sistema in evoluzione".
"Per sostenere questa trasformazione e farla crescere - sottolinea Prete - la prima risorsa, la più importante, sono le persone e le competenze professionali. Puntare sull'istruzione tecnica, investendo sugli Its Academy, e sulla formazione continua è un passaggio essenziale per rispondere alla domanda delle imprese sempre più orientata alla tecnologia avanzata e alla sostenibilità".
Un lavoro che, dunque, richiede una forte sinergia tra il mondo del lavoro e quello dell'istruzione: "Per questo oggi rinnoviamo, per il secondo triennio, gli accordi con la Rete ITS Academy e con la Rete Nazionale degli Istituti Agrari (Re.N.Is.A.)", conclude il presidente di Unioncamere , confermando "l'impegno comune per lo sviluppo delle competenze richieste dal sistema produttivo" e sottolineando l'importanza di "una collaborazione strategica per sostenere i giovani, ridurre il mismatch e accompagnare la crescita dei settori più rappresentativi dell'eccellenza italiana".