
Quante volte sentiamo dire che "il lavoro c'è, ma mancano le competenze"? È un paradosso che affligge storicamente il mercato del lavoro italiano: da un lato ci sono tantissimi giovani in cerca di un'occupazione stabile, dall'altro lato troviamo aziende che non riescono a coprire i posti vacanti perché faticano a trovare profili con le abilità tecniche di cui avrebbero disperatamente bisogno.
Un ponte che si è dimostrato in grado di unire queste due sponde esiste già: sono gli ITS Academy (Istituti Tecnologici Superiori), vere e proprie scuole di eccellenza post-diploma nate proprio in collaborazione con le imprese del territorio.
Ora, una proposta di legge vuole rendere questo ponte ancora più solido e attrattivo, incentivando economicamente le aziende a investire in modo diretto sui ragazzi. L'iniziativa, attualmente in esame presso la commissione Finanze della Camera, vede come prima firmataria la deputata Carmen Letizia Giorgianni (Fratelli d'Italia) ed è fortemente sostenuta dalla collega di partito Ylenja Lucaselli.
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Per chi scommette sugli ITS scatta il credito di imposta
Il concetto alla base della proposta è molto pratico: se un'azienda decide di mettere mano al portafoglio per finanziare iniziative formative, corsi o borse di studio all'interno degli ITS Academy, finalizzate poi all'assunzione dei giovani diplomati, lo Stato le riconosce un credito d'imposta.
In parole povere, si tratta una sorta di "buono sconto" sulle tasse che l'impresa deve versare al fisco. Nel pratico, lo Stato rimborsa all'azienda quasi tutti i soldi spesi per la formazione, trasformando l'investimento sui giovani in una mossa a costo (quasi) zero per l'imprenditore.
Un meccanismo a "tre velocità" a favore delle PMI
Per far sì che questa misura non diventi un vantaggio esclusivo per le grandi multinazionali - che in teoria hanno maggiori capacità di investimento - i promotori hanno anche previsto percentuali di rimborso studiate per proteggere e stimolare il vero cuore produttivo italiano: le piccole e medie imprese. Il credito d'imposta, infatti, si riduce all'aumentare delle dimensioni dell'azienda:
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Micro e Piccole Imprese: recuperano il 100% della cifra investita, con lo Stato che dunque si fa carico dell'intero costo della formazione.
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Medie Imprese: ottengono un credito d'imposta pari al 90% dell'investimento.
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Grandi Imprese: recuperano comunque una fetta molto cospicua, pari all'80%.
Chi può richiedere l'agevolazione e quali sono i paletti
La volontà della deputata Giorgianni, inoltre, è quella di rendere la misura estremamente inclusiva: vi possono accedere tutte le imprese "residenti" in Italia, senza alcun vincolo riguardante il settore economico di riferimento o la tipologia di forma giuridica.
L'unico divieto presente nel testo normativo riguarda lo stato di salute dell'azienda: non potranno accedere al credito d'imposta le imprese in crisi, in fase di liquidazione o coinvolte in procedure concorsuali. Una regola di buon senso, inserita per evitare che i fondi statali vengano dispersi verso realtà che non potrebbero garantire alcuna assunzione futura ai ragazzi.
I fondi stanziati e gli obiettivi futuri
Per avviare la macchina, la proposta di legge prevede una copertura di circa 4 milioni di euro l'anno, che verranno prelevati dal Fondo strutturale per gli interventi economici del Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF).
L'impatto atteso è duplice. Da un lato, offrire un salvagente alle imprese che necessitano di figure iper-specializzate per crescere sul mercato. Dall'altro, tracciare una vera "autostrada" verso l'occupazione per migliaia di giovani che, grazie alle borse di studio e all'impegno economico diretto delle aziende, si troverebbero con un contratto in mano ancora prima di aver terminato gli studi.
L'obiettivo ultimo, qualora la norma dovesse dimostrarsi efficace, è far sì che la misura passi dall'essere un incentivo iniziale a uno strumento strutturale e permanente del nostro sistema fiscale.