
Ti è mai capitato di guardare un annuncio di lavoro e leggere, tra i benefit, scritte come: "Buoni spesa, abbonamento in palestra, rimborsi per i viaggi e sanità integrativa"?
La prima reazione della Gen Z, abituata a fiutare la "fuffa" corporate a chilometri di distanza, è spesso un mix di scetticismo e sospetto.
La domanda sorge spontanea ed è anche un po' brutale: ci stanno regalando dei soldi extra o è solo un trucco magico dei datori di lavoro per pagarci meno cash in busta paga senza dircelo?
Per fare chiarezza ed evitare che il tuo primo contratto di lavoro si trasformi in una catastrofe, nella nuova puntata del format #LikeAPro(f) di Skuola.net abbiamo intervistato un vero esperto del settore: Giulio Natali, Chief People & Culture Officer di Fater (l'azienda dietro brand iconici come Pampers, Lines e Ace).
Preparati a capire perché quei buoni spesa valgono molto più di quanto pensi e cosa c'entrano con la tua pensione a 70 anni.
@skuolanet 🛑 BONUS WELFARE: Soldi regalati o ti stanno pagando di meno? 🤔 Quando andrete a lavorare, potrà capitarvi che oltre ai soldi in busta paga vi offrano buoni spesa, viaggi, palestra, sanità... Ma dietro a tutti questi bonus welfare c'è un vantaggio reale o ti stanno pagando di meno senza dirlo? Lo abbiamo chiesto al nostro pro(f) per un giorno, Giulio Natali (Chief People & Culture Officer di FATER), che fa chiarezza una volta per tutte. 👇 La sua azienda è quella dei love brand come Lines, Tampax e Amuchina ma anche quella che introdotto le ferie liberalizzate per tutti i dipendenti. Ecco cosa devi sapere (secondo lui) sul welfare aziendale: 📈 Più potere d'acquisto subito: A differenza della normale busta paga, questi soldi ti arrivano "pieni", senza le classiche trattenute fiscali. ⚖️ Work-life balance: Welfare significa anche flessibilità, scelta dell'orario di lavoro e possibilità di lavorare da remoto (smart working). Il vero motivo per cui conviene? Nella busta paga tradizionale una parte dei tuoi soldi va nei contributi pensionistici INPS (che probabilmente rivedrai a 70 anni suonati... 🥲). Il welfare ti permette di incassare e spendere quel valore adesso in beni e servizi utili. Non è un inganno, è una scelta su come usare i tuoi soldi oggi. 💡 💬 E tu cosa preferisci? Più soldi liquidi (ma tassati) in busta paga o i finti "soldi gratis" dei buoni welfare? Diccelo nei commenti! 👇 welfareaziendale bustapaga stipendio lavoro dirittilavoratori
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Indice
Che cos'è il welfare aziendale (oltre i cliché dell'ufficio "cool")
Partiamo dalle basi. Quando si sente la parola "welfare", la mente dei boomer va subito all'assistenza statale, mentre i giovani pensano ai tavoli da ping-pong e alle bibite gratis negli uffici della Silicon Valley.
Nella realtà del mercato del lavoro moderno, il welfare aziendale è qualcosa di molto più concreto e impatta direttamente sul tuo portafoglio.
"Il welfare aziendale," spiega Giulio Natali ai microfoni di Skuola.net, "serve da un lato a mantenere e migliorare il potere d'acquisto di ciascuno di noi, permettendoci di avere in tasca più soldi subito rispetto a quelli che avremmo con la normale busta paga. Ma c'è di più: se ampliamo il concetto, il welfare serve a definire e proteggere il nostro equilibrio tra la vita lavorativa e la vita privata."
In pratica, parliamo di un ecosistema che ridefinisce il concetto stesso di lavoro. Sotto il cappello del welfare rientra infatti tutto ciò che esce dagli schemi rigidi del lavoro tradizionale del secolo scorso.
Il vero significato di Work-Life Balance
Oggi una tazza di caffè gratis non basta più a trattenere un talento in azienda. La Gen Z ha messo al centro del dibattito la salute mentale e il work-life balance (l'equilibrio tra vita e lavoro). Secondo il Chief People & Culture Officer di Fater, il vero welfare flessibile si traduce in opportunità reali:
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La possibilità di scegliere e personalizzare l'orario di lavoro in base alle proprie esigenze biologiche e personali.
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La libertà di decidere se lavorare dall'ufficio o da remoto (smart working strutturato), gestendo i propri obiettivi senza il fiato sul collo del cartellino da timbrare.
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Servizi di supporto che migliorano il benessere quotidiano psicofisico (dallo psicologo aziendale agli abbonamenti per lo sport).
La matematica della busta paga: Perché i "soldi del welfare" arrivano pieni
Torniamo al dubbio amletico iniziale: conviene ricevere 500 euro in buoni spesa/palestra o è meglio averli direttamente in contanti nello stipendio netto? Per rispondere, Natali ci invita a fare un viaggio dentro l'anatomia (spesso dolorosa) della busta paga italiana.
Il meccanismo è semplice ma spietato. Quello che vedi come "netto in busta" è il risultato di una serie di sottrazioni matematiche operate sullo stipendio lordo. Da quella cifra vengono infatti decurtate le tasse (l'IRPEF) e, soprattutto, i contributi previdenziali.
Se l'azienda ti dà 100 euro lordi in busta paga, tra tasse e contributi, in tasca te ne rimarranno circa 50 o 60.
Se l'azienda ti eroga 100 euro tramite una piattaforma di welfare aziendale (sotto forma di buoni spesa, rimborsi viaggi o sanità), quei soldi ti arrivano al 100% pieni, perché lo Stato non ci paga le tasse sopra e l'azienda non deve versare contributi. È denaro esentasse.
Il paradosso dell'INPS e la pensione a 70 anni
A questo punto, lo scettico obietterà: "Sì, ma se non mi versano i contributi sulla quota welfare, ci perdo sulla pensione futura!". È qui che Giulio Natali sgancia la bomba di realismo che ogni Under 30 dovrebbe stamparsi in camera:
"I contributi che vedete indicati ogni mese in busta paga servono, naturalmente, a costruire il vostro futuro diritto alla pensione. Ma attenzione: non vengono accantonati in un conto personale, in attesa di essere restituiti al momento del pensionamento. Il sistema pensionistico italiano funziona prevalentemente secondo un meccanismo a ripartizione: i contributi versati oggi dai lavoratori e dalle imprese vengono utilizzati per finanziare le pensioni di chi è già in pensione. In cambio, quei versamenti contribuiscono a determinare il vostro futuro trattamento pensionistico, che riceverete molto, molto più avanti nel tempo e secondo le regole che saranno applicabili al momento del pensionamento.”
Il sistema pensionistico italiano è "a ripartizione". Significa che i giovani non stanno accumulando un tesoretto personale in un salvadanaio chiuso, ma stanno finanziando i nonni e i genitori di oggi.
"Prendere il welfare," conclude Natali, "è semplicemente una scelta strategica: significa ottenere subito dei soldi pieni che possiamo spendere oggi per determinate categorie di servizi e di beni, anziché aspettare che una minima parte di questi possa (forse) arrivarci al raggiungimento della pensione. Una pensione che per i giovani di oggi scatterà probabilmente a 70 anni e oltre, cioè in un tempo totalmente imprecisato."