
La prima prova della Maturità 2026 si svolgerà giovedì 18 giugno alle 8:30 e, come ogni anno, proporrà sette tracce tra cui scegliere. Tra queste ci saranno anche le due proposte di Tipologia A, cioè l’analisi e interpretazione di un testo letterario italiano.
Sulla carta, può sembrare una delle tracce più “sicure”: il testo è lì, davanti a te, e i quesiti guidano lo svolgimento. Ma attenzione: proprio perché la traccia è molto strutturata, l’analisi del testo richiede precisione, metodo e capacità di non andare fuori strada.
In pratica, bisogna dimostrare di aver capito il brano, rispondendo in modo chiaro alle domande, usando riferimenti al testo e collegando forma, contenuto e significato.
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Indice
- Analisi del testo alla Maturità: com’è fatta la Tipologia A
- Lo schema migliore per svolgere l’analisi del testo
- Come rispondere ai quesiti dell’analisi del testo
- Se ti chiedono il riassunto o la comprensione
- Se ti chiedono figure retoriche o scelte stilistiche
- Se ti chiedono il lessico
- Se ti chiedono il narratore o il punto di vista
- Se ti chiedono l’interpretazione complessiva
- Le tecniche migliori per non perdere punti
- Gli errori da evitare nell’analisi del testo
- Segui l'esame di Maturità su Skuola.net!
Analisi del testo alla Maturità: com’è fatta la Tipologia A
La Tipologia A della prima prova prevede due tracce: una dedicata a un testo poetico, l’altra a un testo in prosa. Gli autori proposti rientrano nel periodo che va dall’Unità d’Italia a oggi e la traccia serve a valutare non solo la comprensione del testo, ma anche la capacità di interpretarlo e commentarlo.
Di solito, il lavoro si divide in tre momenti:
-
comprensione del testo, per verificare se hai capito davvero il contenuto;
-
analisi, per riconoscere elementi stilistici, linguistici, narrativi o poetici;
-
interpretazione e commento, per spiegare il significato del brano e collegarlo al contesto, all’autore o ad altri temi studiati.
Il rischio più comune? Rispondere ai quesiti come se fossero domande da interrogazione, quindi in modo secco e scollegato. In realtà, ogni risposta deve essere breve ma costruita, con un’idea chiara e almeno un riferimento al testo.
Lo schema migliore per svolgere l’analisi del testo
Prima di iniziare a scrivere, conviene seguire uno schema preciso. Non serve perdere troppo tempo, ma quei primi minuti possono evitare errori grossi.
1. Leggi prima titolo, autore e note
Non partire subito dal brano. Guarda prima titolo, autore, opera di provenienza, anno e note introduttive. Spesso lì trovi già informazioni decisive: il contesto storico, il tema centrale, la situazione narrativa o la fase della produzione dell’autore.
Se non conosci bene l’autore, non andare nel panico. La traccia di solito offre abbastanza elementi per orientarti. L’importante è non inventare collegamenti solo per sembrare più preparato.
2. Leggi tutte le domande prima di analizzare il testo
Prima ancora di sottolineare, dai un’occhiata ai quesiti. In questo modo capisci subito cosa ti verrà chiesto: riassunto, figure retoriche, lessico, narratore, temi, struttura, collegamenti.
Così la lettura diventa più intelligente: non stai leggendo “a caso”, ma cerchi già gli elementi utili per rispondere.
3. Fai una prima lettura generale
La prima lettura deve servire a capire il senso complessivo. Non fermarti su ogni parola difficile, non cercare subito tutte le figure retoriche, non sottolineare mezza pagina.
Chiediti solo: di cosa parla il testo? Chi parla? Qual è la situazione? Che tono ha? Quale tema sembra più importante? Se riesci a rispondere a queste domande, sei già dentro la traccia.
4. Fai una seconda lettura con matita alla mano
Alla seconda lettura puoi iniziare a segnare le parti utili. Sottolinea parole chiave, immagini ricorrenti, passaggi importanti, cambi di tono, figure retoriche evidenti, elementi narrativi o descrittivi.
Ma attenzione: sottolineare tutto equivale a non sottolineare nulla. Meglio pochi segni, ma utili.
5. Prepara una mini-scaletta delle risposte
Prima di scrivere in bella, fai una scaletta minima. Per ogni quesito annota:
-
la risposta principale;
-
il punto del testo da citare o richiamare;
-
la spiegazione;
-
eventuale collegamento.
Questo ti aiuta a evitare risposte confuse, ripetizioni e frasi troppo generiche.
Come rispondere ai quesiti dell’analisi del testo
La formula più semplice da usare è questa:
risposta diretta + riferimento al testo + spiegazione.
Esempio: se la domanda chiede quale immagine domina il testo, non basta rispondere “l’immagine della natura”.
Meglio scrivere che il testo costruisce l’immagine della natura attraverso specifici elementi, come il paesaggio, la luce, i suoni o il lessico usato dall’autore. Poi bisogna spiegare che effetto producono questi elementi.
In pratica, ogni risposta deve far capire due cose: hai trovato l’elemento giusto e sai spiegare perché è importante.
Se ti chiedono il riassunto o la comprensione
Qui devi essere chiaro, sintetico e fedele al testo. Non devi commentare, giudicare o aggiungere collegamenti personali.
La regola è: dire cosa succede o cosa viene espresso, senza copiare intere frasi dal brano.
Meglio usare parole tue, mantenendo però il significato originale. Se il testo è poetico, evita di trasformare il riassunto in una parafrasi infinita. Se è un brano in prosa, non perderti nei dettagli secondari.
Se ti chiedono figure retoriche o scelte stilistiche
Uno degli errori più frequenti è fare l’elenco della spesa: metafora, similitudine, enjambement, anafora, climax. Ma l’analisi non è una caccia al tesoro. Ogni figura retorica va nominata solo se poi riesci a spiegare a cosa serve. Una buona risposta può seguire questo schema:
L’autore usa questa figura retorica → in questo punto del testo → per produrre questo effetto.
Per esempio: crea ritmo, rafforza un’immagine, dà intensità emotiva, mostra un contrasto, rende più evidente un conflitto interiore.
Se ti chiedono il lessico
Quando una domanda riguarda il lessico, non limitarti a dire che è “semplice”, “ricercato” o “poetico”. Cerca campi semantici e parole ricorrenti. Per esempio, puoi notare parole legate alla luce, alla morte, alla memoria, al viaggio, alla natura, al corpo, alla città, al silenzio.
Poi chiediti: perché l’autore insiste proprio su quel gruppo di parole? La risposta è lì.
Se ti chiedono il narratore o il punto di vista
Nei testi in prosa, occhio a chi racconta. Il narratore può essere interno o esterno, vicino o distante dai personaggi, coinvolto oppure più oggettivo. Non basta scrivere “il narratore è in terza persona”.
Devi aggiungere cosa comporta quella scelta: crea distanza? Fa entrare nella mente del personaggio? Lascia spazio all’ambiguità? Guida il giudizio del lettore? Più colleghi la tecnica narrativa al significato del brano, più la risposta funziona.
Se ti chiedono l’interpretazione complessiva
Questa è la parte in cui molti studenti si bloccano. L’interpretazione non è “dire la propria opinione a caso”, ma spiegare il senso profondo del testo. Puoi partire da una domanda semplice: che cosa vuole far emergere l’autore attraverso questo brano? Da lì puoi collegare il testo a:
-
un tema centrale dell’autore;
-
un movimento letterario;
-
un periodo storico;
-
un’opera letta in classe;
-
un altro autore con cui esiste un confronto sensato.
Le tecniche migliori per non perdere punti
La prima tecnica è rispondere davvero alla domanda. Sembra banale, ma molti studenti partono da un quesito e poi scrivono tutt’altro. Prima di consegnare, rileggi ogni risposta chiedendoti: “Sto rispondendo proprio a quello che mi è stato chiesto?”.
La seconda è non copiare il testo. Citare qualche parola o una breve espressione va bene, ma la risposta deve essere tua. La commissione deve vedere che hai capito, non che sai trascrivere.
La terza è evitare frasi vaghe come “l’autore vuole trasmettere emozioni”, “il testo fa riflettere”, “il linguaggio è molto profondo”. Sono formule deboli se non vengono spiegate.
La quarta è gestire il tempo. Un possibile schema può essere: circa 20-30 minuti per lettura e scelta della traccia, 90 minuti per comprensione e analisi, 60-75 minuti per interpretazione/commento, il resto per rilettura e correzione. Non è una regola fissa, ma aiuta a non arrivare alla fine con una parte lasciata a metà.
Gli errori da evitare nell’analisi del testo
Il primo errore è trasformare l’analisi in un tema sull’autore. Se esce un brano di Montale, Pirandello, Calvino o Morante, non devi scrivere tutto quello che sai su di loro. Devi partire dal testo e usare le conoscenze solo quando servono.
Il secondo errore è spiegare le figure retoriche senza collegarle al significato. Una metafora individuata bene ma non commentata vale poco.
Il terzo errore è scrivere risposte troppo brevi. “Sì”, “no”, “perché è triste”, “perché usa molte immagini” non bastano. Ogni quesito richiede una risposta articolata, anche se non lunghissima. Il quarto errore è fare collegamenti forzati. Se un riferimento non c’entra davvero, meglio non inserirlo.
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