Una notte di 2.300 anni fa, in Cina, un filosofo sognò di essere una farfalla. Volava felice, senza ricordare chi fosse. Poi si svegliò, e da quel momento non riuscì più a esserne sicuro: era un uomo che aveva sognato di essere una farfalla, o una farfalla che stava sognando di essere un uomo?
Il filosofo si chiamava Zhuangzi, e quelle poche righe sono diventate uno dei testi più celebri della storia del pensiero. Una storia brevissima, che continua a mettere in crisi le nostre certezze su chi siamo davvero.
Indice
Chi era Zhuangzi, il filosofo che rifiutò il potere
Zhuangzi visse in Cina nel IV secolo avanti Cristo, in un'epoca di guerre continue tra regni rivali, nota come periodo degli Stati Combattenti. È considerato, insieme a Laozi, uno dei padri del taoismo, la corrente di pensiero che invita a vivere in armonia con il Tao, la "via", cioè l'ordine naturale delle cose.
Della sua vita si sa pochissimo. Secondo le fonti antiche fu per un periodo un piccolo funzionario, addetto a un giardino di alberi della lacca. Il resto lo racconta il libro che porta il suo nome, lo Zhuangzi: una raccolta di storie, dialoghi e paradossi, spesso ironici, che lo rendono uno dei filosofi più divertenti di tutti i tempi.
Uno degli aneddoti più famosi dice molto del personaggio. Il re di un potente regno gli mandò due messaggeri per offrirgli la carica di primo ministro. Zhuangzi, che stava pescando, chiese loro se una tartaruga sacra, uccisa e venerata da secoli nel tempio del re, avrebbe preferito restare viva a trascinare la coda nel fango. I messaggeri risposero di sì. "Andate, allora", disse lui. "Anch'io preferisco trascinare la coda nel fango". Meglio una vita libera e semplice che una gabbia d'oro.
Il sogno della farfalla, in poche righe
Il passo più famoso dello Zhuangzi chiude il secondo capitolo del libro ed è brevissimo. Il filosofo racconta di aver sognato di essere una farfalla: volava di qua e di là, felice, libera di fare ciò che voleva, e non sapeva di essere Zhuangzi. All'improvviso si svegliò, ed era di nuovo lui, in carne e ossa.
Ma a quel punto arriva il dubbio che rende celebre il racconto. Non sapeva più se fosse Zhuangzi che aveva sognato di essere una farfalla, o una farfalla che stava sognando di essere Zhuangzi.
Il testo si chiude con due frasi che spesso vengono dimenticate. Tra Zhuangzi e la farfalla, scrive, una differenza deve pur esserci. E questo, conclude, si chiama "la trasformazione delle cose". È in quelle ultime parole che si nasconde la chiave del racconto.
Sogno o realtà: cosa voleva dire davvero Zhuangzi
La lettura più immediata è quella del dubbio sulla realtà. Come possiamo essere sicuri che quello che viviamo non sia un sogno? Quasi duemila anni dopo, il filosofo francese Cartesio si porrà lo stesso problema, e in tempi più recenti lo hanno ripreso romanzi e film, da Jorge Luis Borges, che citava spesso la farfalla di Zhuangzi, fino a Matrix.
Ma per molti studiosi il cuore del racconto è un altro, ed è proprio in quella frase finale: la trasformazione delle cose. Per il taoismo nulla è fisso. Tutto cambia continuamente forma, e l'uomo e la farfalla sono due momenti dello stesso grande flusso della natura. La nostra identità non è una cosa immobile, ma qualcosa che si trasforma, come tutto il resto.
Zhuangzi applicava questa idea anche alla morte. Quando morì sua moglie, l'amico e filosofo Huizi andò a fargli le condoglianze e lo trovò seduto per terra a gambe larghe, una posa tutt'altro che rispettosa, mentre cantava battendo il ritmo su un catino. Scandalizzato, gli chiese come potesse farlo. Lui rispose che all'inizio aveva sofferto come chiunque. Poi aveva capito che la moglie era passata da una forma all'altra, come si susseguono le quattro stagioni, e che piangere per questo voleva dire non capire il corso della vita.
La lezione della farfalla: smettere di essere solo un'etichetta
Portato nella vita di tutti i giorni, il sogno della farfalla fa una domanda scomoda: quanto siamo sicuri di sapere chi siamo? Spesso ci identifichiamo con un ruolo, un lavoro, un titolo di studio, un'immagine sui social, e quando quel ruolo cambia ci sentiamo persi.
Zhuangzi suggerisce di dare meno peso a quelle etichette. Nessuno di noi è una cosa sola e definitiva: siamo, in momenti diversi, figli e genitori, studenti e lavoratori, persone sicure e persone fragili. Accettare di trasformarsi significa lasciare spazio a ciò che potremmo ancora diventare, senza per questo perdere sé stessi.
C'è anche un dettaglio che spesso sfugge. Nel sogno, la farfalla è felice proprio perché non sa di essere Zhuangzi: non porta con sé preoccupazioni, aspettative, giudizi. È forse questa l'immagine più bella del racconto, quella di un momento in cui si smette di controllare tutto e si vive con leggerezza.
Duemilatrecento anni dopo, la domanda resta aperta: uomo o farfalla? Zhuangzi non ha mai dato una risposta definitiva. Forse, il segreto è proprio imparare a vivere bene anche senza averla.