Autoritratto di Van Gogh con una fasciatura sull’orecchio

La notte del 23 dicembre 1888, ad Arles, Vincent van Gogh si ferì gravemente all'orecchio sinistro dopo una lite con Paul Gauguin, il pittore che viveva con lui da qualche settimana. È l'episodio più famoso della vita dell'artista olandese, nato nel 1853 e morto nel 1890.

Su quella notte restano aperte tre questioni: quanto fosse grave la ferita, che ruolo ebbe Gauguin e quale malattia ci fosse dietro la crisi.

Indice

  1. Cosa successe la notte del 23 dicembre 1888
  2. Lo schizzo del medico e la ferita reale
  3. Il litigio con Gauguin nella Casa Gialla
  4. La diagnosi di epilessia in vita
  5. Le ipotesi sul disturbo di Van Gogh
  6. La teoria della spada di Gauguin

Cosa successe la notte del 23 dicembre 1888

Era una domenica sera e i due pittori avevano appena litigato pesantemente. Nella ricostruzione proposta dal Museo Van Gogh di Amsterdam, dopo la discussione Vincent cominciò ad avere allucinazioni e momenti in cui perdeva conoscenza.

Fu durante uno di questi che prese un rasoio e si tagliò l'orecchio sinistro. Poi lo avvolse in un foglio di giornale (altre ricostruzioni parlano di un panno) e lo consegnò a una donna in un bordello poco lontano.

Sull'identità della destinataria le versioni non coincidono. Per la tradizione era una prostituta di nome Rachel, mentre Bernadette Murphy, appassionata del pittore e autrice del libro Van Gogh's Ear, sostiene che fosse una cameriera diciannovenne di nome Gabrielle.

La mattina dopo la polizia lo trovò in casa e lo portò all'ospedale di Arles. Gauguin mandò subito un telegramma a Theo, il fratello di Vincent, che prese il primo treno per raggiungerlo.

Vincent parlava con chi lo visitava già nei primi giorni del ricovero. Ricordava pochissimo dell'accaduto e non voleva parlare della sua malattia.

Lo schizzo del medico e la ferita reale

Per molto tempo si è pensato a un danno tutto sommato contenuto: un pezzetto del lobo sinistro. È la versione che si ritrova ancora in tante ricostruzioni, ma un documento riscoperto più di recente racconta una ferita molto più grave.

Si tratta di uno schizzo del medico che curò il pittore in ospedale, Félix Rey, datato 18 agosto 1930. Glielo aveva chiesto lo scrittore Irving Stone, autore della biografia "Brama di vivere", andato ad Arles proprio quell'anno per documentarsi.

Il disegno, ritrovato tra le carte di Stone, mostra un taglio esteso a quasi tutto il padiglione auricolare: dell’orecchio restava soltanto una piccola porzione del lobo. A riportarlo alla luce è stata la stessa Murphy, e lo schizzo è stato esposto al Museo Van Gogh di Amsterdam nella mostra On the Verge of Insanity, dedicata alla malattia dell'artista.

L'orecchio ferito è il sinistro. Se nell'Autoritratto con l'orecchio bendato, dipinto nel 1889 e oggi alla Courtauld Gallery di Londra, la fascia compare a destra, è perché Van Gogh si ritrasse guardandosi allo specchio.

Il litigio con Gauguin nella Casa Gialla

Van Gogh si era trasferito ad Arles, nel sud della Francia, nel 1888 con un sogno preciso: creare una comunità di artisti. Viveva e lavorava nella famosa Casa Gialla, che compare anche in un suo dipinto, e lì invitò Gauguin, più anziano di lui e già stimato negli ambienti artistici.

L'intesa iniziale durò poco. I due erano agli opposti: Vincent era fragile e irrequieto, mentre Gauguin aveva un carattere autoritario, oltre a una visione diversa della pittura.

Quella sera litigarono proprio per divergenze artistiche, e Gauguin avrebbe minacciato di andarsene. Per Van Gogh voleva dire veder crollare la speranza di ricreare al sole del sud un nuovo Pont-Aven.

Secondo gli esperti citati nella ricostruzione del museo, Vincent sentiva un'enorme pressione a stare accanto a un collega affermato. La paura di essere lasciato solo, il nervosismo e il forte consumo di alcol hanno fatto precipitare la situazione.

Una ricostruzione, la stessa che accusa Gauguin del ferimento, parla anche di un altro motivo. Sarebbe stata in gioco anche la gelosia per Rachel, la donna che lavorava nel bordello.

La diagnosi di epilessia in vita

In vita a Van Gogh venne diagnosticata una forma di epilessia, una diagnosi piuttosto comune all'epoca. Oggi però c'è chi la legge come l'aspetto più evidente di altre condizioni cliniche.

Alcune ricostruzioni collegano il taglio a un episodio di delirio legato all'epilessia, che lo avrebbe spinto a ferirsi senza esserne consapevole. Resta un'ipotesi: le fonti mediche e storiche non indicano un'unica causa certa per la crisi di dicembre.

Lui stesso minimizzò. Quando Theo gli chiese cosa fosse successo, rispose di aver avuto "un semplice attacco di follia d'artista".

Gli attacchi però tornarono, e ad Arles gli abitanti firmarono una petizione al sindaco per chiederne l'allontanamento o l'internamento. Nel 1889, Vincent entrò di sua volontà nell'ospedale psichiatrico di Saint-Rémy-de-Provence, e lì dipinse anche Notte stellata.

Le ipotesi sul disturbo di Van Gogh

Lui stesso faticava a dare un nome a quello che lo tormentava e lo definiva una "febbre mentale o nervosa, o malattia, o follia". Gli studiosi negli anni hanno avanzato diverse ipotesi:

  • disturbo bipolare, con fasi di depressione alternate a euforia, forse aggravato dal consumo di assenzio;
  • sindrome di Ménière, una patologia dell'orecchio;
  • porfiria;
  • schizofrenia;
  • una sindrome psichiatrica mai diagnosticata.

La pista della Ménière viene da uno studio pubblicato nel 1990 su JAMA, la rivista dell'American Medical Association. È una malattia che provoca vertigini, nausea, problemi di udito e tinnito, cioè un fischio o un brusio, ma non esiste un singolo esame che basti a diagnosticarla.

L'ipotesi si appoggia alle lettere del pittore, dove compaiono vertigini, nausea, vomito, intolleranza ai rumori e perdita dell'udito. Anche il nistagmo, un movimento incontrollato degli occhi, potrebbe essere stato scambiato per allucinazioni.

La teoria della spada di Gauguin

C'è anche chi ribalta tutto. Dopo dieci anni di ricerche, due studiosi dell'università di Amburgo, Hans Kaufmann e Rita Wildegans, hanno sostenuto nel saggio "L'orecchio di Van Gogh, Paul Gauguin e il patto del silenzio" che a ferire Vincent sia stato Gauguin, con un fendente di spada.

Secondo questa versione Gauguin sarebbe fuggito subito dopo, tornando a Parigi dopo un breve interrogatorio, e avrebbe inventato lui la storia dell'automutilazione. Tacendo con la polizia, Vincent sperava di convincerlo "a continuare la vita in comune, perché lo adorava", ha spiegato Kaufmann.

I due autori dicono di essersi basati su rapporti di polizia, ritagli di giornale dell'epoca e testimonianze, raccolte però molto tempo dopo i fatti. Lo specialista francese Pascal Bonafoux ha definito la tesi "ridicola se non aberrante", e anche Louis van Tilborgh, ricercatore del Museo Van Gogh di Amsterdam, l'ha bocciata.

Il verdetto, per ora, resta quello della tradizione, raccontata anche dal film Lust for Life di Vincente Minnelli del 1956. Fu Van Gogh a ferirsi da solo, ed è questa la versione più accettata.

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