Søren Kierkegaard ruppe il fidanzamento con Regine Olsen l'11 agosto 1841, ma continuò a considerarla il centro della propria vita e dei propri scritti fino alla morte, nel 1855. Lui era un filosofo e teologo danese, nato a Copenaghen il 5 maggio 1813. Lei era nata in un distretto della stessa città ed era l'ultima di sette figli, proprio come lui.
La rottura con Regine gli lasciò un rimpianto che durò tutta la vita, e la loro storia segnò alcune delle pagine più studiate della filosofia moderna.
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Kierkegaard scelse la rinuncia al posto del matrimonio
I due si erano conosciuti nella primavera del 1837, in casa di amici comuni: lei aveva 15 anni, lui 24. Fu un colpo di fulmine reciproco, anche se lui, timido e malinconico, non sperava di essere ricambiato.
L’8 settembre 1840 si dichiarò a Regine, che lo mandò a chiedere il permesso al padre. Il permesso arrivò e due giorni dopo erano ufficialmente fidanzati. Ma subito dopo cominciarono i dubbi: Kierkegaard temeva di non riuscire a tenere insieme gli studi di filosofia e teologia e i futuri doveri di marito.
Dalle testimonianze, dai diari e dalle lettere emerge un uomo davvero innamorato. Era però sinceramente convinto di non poter gestire accanto a lei la sua vocazione di scrittore, la sua malinconia e il suo modo profondo di vivere la fede cristiana.
La rottura arrivò dopo circa un anno di fidanzamento. Regine resistette, il padre di lei e il fratello di lui tentarono di riconciliarli, e Kierkegaard dovette ribadire la sua decisione l'11 ottobre 1841. Lei si disse pronta a tutto pur di sposarlo e, per un breve periodo, arrivò a pensare di togliersi la vita.
Per far ricadere su di sé la colpa, lui fece di tutto per sembrarle disgustoso: finse di bere e si inventò un'amante a Berlino. Una volta la invitò a una passeggiata in carrozza, che la rese felicissima, ma fece tornare indietro il vetturino prima della meta, perché lei si abituasse a negarsi i piaceri.
Una famiglia segnata e una scelta che lo paralizzava
A trasformare un amore ricambiato in un sacrificio fu un'angoscia che Kierkegaard si portava dietro da sempre. Era l'ultimo di sette figli e a ventun anni aveva già perso cinque dei suoi fratelli. Il padre, Michael Pedersen, gli impose una rigida educazione pietista, tutta centrata sull'idea del peccato.
Michael era convinto di essersi attirato una maledizione divina, forse per aver bestemmiato Dio da giovane pastore nello Jutland. Per molti studiosi Søren non sposò Regine proprio per non far ricadere quella maledizione sui propri figli. Lui stesso, nel suo Diario, definì il suo tormento il "pungolo nella carne".
"Fin dall'infanzia sono preda della forza di un'orribile malinconia, la cui profondità trova la sua vera espressione nella corrispondente capacità di nasconderla sotto apparente serenità e voglia di vivere", scrisse. Era anche un ragazzo ironico e brillante, oltre che taciturno e riflessivo.
Poi c'è il suo pensiero. Per Kierkegaard la possibilità è la categoria fondamentale dell'esistenza: davanti a noi ci sono infinite strade, ma possiamo sceglierne una sola, cancellando tutte le altre e rischiando pure di fallire.
Questa consapevolezza genera un'angoscia che paralizza. L'individuo resta fermo a un "punto zero", cioè alla fase in cui non ha ancora fatto una scelta definitiva. Il matrimonio con Regine era esattamente quel tipo di scelta.
Regine diventa il centro nascosto delle sue opere
Dopo la rottura, Regine rimase centrale nel pensiero e negli scritti di Kierkegaard, che però non la nominò mai negli scritti pubblicati. Il 3 novembre 1847 lei sposò il suo ex precettore, Johan Frederik Schlegel, e la coppia leggeva i libri del filosofo man mano che uscivano.
Lui ne rimase ferito. Il 24 agosto 1849 scrisse le pagine di diario intitolate Il mio rapporto con lei, dove si dichiarava ancora legato a Regine e le dedicava tutte le proprie opere. Qualche mese dopo chiese a Schlegel il permesso di parlarle: "In questa vita lei vi appartiene; nella storia starà al mio fianco", gli scrisse. Il marito non gli rispose.
Molti dei suoi libri uscirono sotto pseudonimo: Victor Eremita, Johannes de Silentio, Constantin Constantius. Enten/Eller (in italiano Aut-Aut) è pieno di riferimenti velati alla coppia. Dentro c'è il Diario del seduttore, la storia di un uomo che conquista una ragazza e poi la lascia: lei si chiama Cordelia, e Regine aveva una sorella con lo stesso nome.
La ripresa, uscito nel 1843, racconta attraverso personaggi inventati un giovane che ama una ragazza ma non riesce a fare il passo del matrimonio, mentre lei finisce per sposare un altro. Kierkegaard avrebbe cambiato il finale dopo aver saputo del fidanzamento di Regine con Schlegel.
Nel diario lo ammise apertamente: "La legge della mia vita è che lei ritorna in tutti i punti decisivi". Conservò anche l'anello del fidanzamento, che trasformò e portò al dito fino alla morte.
Il sacrificio come prova di fede
La storia con Regine si intreccia alla riflessione di Kierkegaard sulla rinuncia e sulla fede. Il filosofo descriveva tre stadi esistenziali, cioè tre modi di vivere tra cui l'essere umano può scegliere: lo stadio estetico, quello etico e quello religioso.
Ogni stadio ha caratteristiche tutte sue e non si fonde con gli altri. Qui Kierkegaard si allontana da Hegel, il filosofo dominante dell'epoca: per lui gli opposti restano in conflitto e non si risolvono in una sintesi che mette pace. Scegliere davvero significa uscire dall'infinita possibilità e accettarne il prezzo.
In Timore e tremore (1843) la "rassegnazione infinita", cioè la rinuncia, viene prima della fede. Il cavaliere della fede compie la rinuncia, ma crede anche di poter avere la principessa in questa vita, in virtù dell'assurdo. È difficile non vederci Kierkegaard che rinuncia a Regine.
Il fallimento del fidanzamento segnò le sue idee su matrimonio, amore, responsabilità e autenticità del singolo, e forse soprattutto sul rapporto con Dio. Per questo è difficile capire il suo pensiero senza conoscere almeno a grandi linee la storia con Regine.
Una delle sue frasi più note suona quasi come un bilancio: "Ci sono uomini il cui destino deve essere sacrificato per gli altri, in un modo o nell'altro, per esprimere un'idea, ed io con la mia croce particolare fui uno di questi".
Dalla solitudine danese alla riscoperta nel Novecento
Nella primavera del 1855 Regine partì per le Antille danesi, dove il marito era stato nominato governatore. Prima della partenza lo incontrò per strada e gli disse: "Dio ti benedica - Possa andarti tutto bene!". Lui riuscì solo a sollevare il cappello.
Non si rividero più. Nell'ottobre dello stesso anno Kierkegaard cadde per strada e fu ricoverato al Frederiks Hospital di Copenaghen. Morì l'11 novembre 1855, a 42 anni, lasciando la sua piccola eredità proprio a Regine.
Da vivo fu poco letto fuori dalla Danimarca. Pesavano la sua posizione anti-hegeliana, gli argomenti scomodi e uno stile molto personale ed emotivo. In patria era finito perfino nelle caricature del giornale satirico Il corsaro, che lo amareggiarono.
La svolta arrivò dopo la Prima guerra mondiale. Davanti a quella tragedia i filosofi tornarono a interrogarsi su angoscia, sofferenza e morte, e Kierkegaard fu riscoperto in tutto il mondo, tanto che si parlò di Kierkegaard Renaissance.
Per questo viene spesso indicato come il padre dell'esistenzialismo, la corrente che nel Novecento prese questo nome. Regine è sepolta nel cimitero Assistens di Copenaghen, non lontano da lui. Secondo lo scrittore Robert Neiiendam, alla fine lei "sapeva che lui l'aveva portata con sé nella storia e questo pensiero la ripagò della sofferenza subita".