Il 31 luglio 1944 un aereo da ricognizione decollò dalla Corsica per una missione sopra la Francia occupata dai nazisti. Ai comandi c'era un pilota di 44 anni, famoso in mezzo mondo per un libro uscito l'anno prima: Il Piccolo Principe.
Antoine de Saint-Exupéry non tornò mai, e per più di cinquant'anni nessuno seppe dove fosse caduto. Poi, una mattina del 1998, nella rete di un peschereccio di Marsiglia comparve un braccialetto d'argento con il suo nome.
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Il pilota che scriveva
Antoine de Saint-Exupéry nasce a Lione nel 1900, in una famiglia nobile. Prima ancora che scrittore è un aviatore, in un'epoca in cui volare è un'avventura pericolosa. Negli anni Venti lavora per una compagnia di posta aerea e porta la corrispondenza sopra il deserto del Sahara e le montagne del Sud America, spesso di notte e senza strumenti affidabili. Da quelle esperienze nascono i suoi primi libri, come Volo di notte e Terra degli uomini.
Nel 1935 rischia di morire davvero. Durante un tentativo di record sulla rotta Parigi-Saigon, il suo aereo precipita nel deserto libico. Lui e il meccanico André Prévot sopravvivono per giorni senza acqua, sotto il sole, finché una carovana di beduini non li salva. È da quel deserto che nasce l'immagine più famosa della sua opera: un aviatore precipitato tra le dune, che una mattina incontra un bambino arrivato da un altro pianeta.
Il Piccolo Principe lo scrive a New York, dove vive in esilio dopo l'occupazione tedesca della Francia, e lo pubblica nel 1943. Ma restare lontano dai velivoli, per lui, è insopportabile.
L'ultima missione
Nel 1943 Saint-Exupéry torna in guerra nell'aviazione francese al fianco degli Alleati. Ha superato i quarant'anni, ha il corpo segnato da vecchi incidenti e fatica perfino a infilarsi nell'abitacolo, ma insiste per volare. Gli affidano un F-5B, la versione da ricognizione fotografica del Lockheed P-38 Lightning: un aereo velocissimo e disarmato, che al posto delle mitragliatrici monta macchine fotografiche.
La mattina del 31 luglio 1944 decolla da Borgo, vicino a Bastia, in Corsica. La missione è fotografare il sud della Francia, dove poche settimane dopo sbarcheranno le truppe alleate. Nel primo pomeriggio, all'ora in cui avrebbe dovuto rientrare, il suo aereo non c'è. Saint-Exupéry è scomparso nel nulla.
Per decenni le ipotesi si moltiplicano. Abbattuto da un caccia tedesco, vittima di un guasto al motore o di un malore in quota. Qualcuno arriva perfino a parlare di un gesto volontario, alimentato dalla stanchezza e dalla depressione degli ultimi anni. Nessuna prova, nessun relitto, nessun corpo.
Un braccialetto in mezzo ai pesci
La svolta arriva per caso il 7 settembre 1998. Il peschereccio Horizon sta tirando su le reti a una dozzina di chilometri da Marsiglia, a est dell'isola di Riou. In mezzo a triglie e calamari, un marinaio nota un oggetto incrostato. Il comandante, Jean-Claude Bianco, lo ripulisce e legge un nome: Antoine de Saint-Exupéry. È un braccialetto d'argento, con inciso anche il nome della moglie, Consuelo.
All'inizio in molti dubitano che sia autentico. Ma il ritrovamento convince un sommozzatore marsigliese, Luc Vanrell, a riprendere le sue ricerche nella zona. Nel 2000 individua sul fondale, non lontano da Riou, i resti sparsi di un P-38. Nel 2003 i tecnici del dipartimento francese di archeologia subacquea riportano in superficie alcuni pezzi. Su un pannello compare un numero di serie, 2734, che corrisponde a quello dell'aereo di Saint-Exupéry.
Nell'aprile 2004 arriva la conferma ufficiale. Dopo sessant'anni, il luogo in cui l'aereo è finito in mare non è più un mistero. Oggi alcuni di quei resti sono esposti al Museo dell'aria e dello spazio di Le Bourget, vicino a Parigi. Il corpo dello scrittore, invece, non è mai stato ritrovato.
Il pilota tedesco che lo ammirava
Resta la domanda più grande: perché quell'aereo è caduto? Nel 2008 sembra arrivare una risposta. Un ex pilota della Luftwaffe, l'aviazione tedesca, Horst Rippert, ormai ottantottenne, racconta a un giornale francese di aver abbattuto un P-38 proprio quel giorno, sopra il mare vicino a Tolone.
Nella sua storia c'è un dettaglio quasi incredibile. Da ragazzo Rippert aveva imparato a volare anche grazie ai libri di Saint-Exupéry, che era uno dei suoi autori preferiti. Disse che, se avesse saputo chi c'era in quell'aereo, non avrebbe mai sparato. Il pilota che forse lo uccise era un suo lettore.
La sua versione, però, non è mai stata confermata. I resti recuperati non mostrano segni chiari di un abbattimento, e alcuni studiosi hanno messo in dubbio il racconto. Il mistero, insomma, è stato risolto solo a metà: oggi sappiamo dove è caduto l'aereo, non ancora perché.
Sparito come il Piccolo Principe
C'è una coincidenza che molti lettori hanno notato. Alla fine del Piccolo Principe, il protagonista si lascia mordere da un serpente per tornare sul suo asteroide, accanto alla sua rosa. Il mattino dopo l'aviatore che racconta la storia lo cerca, ma del suo corpo non trova traccia. E nell'ultima pagina chiede ai lettori un favore: se mai, nel deserto, vedranno un bambino dai capelli d'oro che non risponde alle domande, avvisino subito.
Un anno dopo quel libro, il suo autore è sparito nello stesso modo: in volo, senza lasciare un corpo da piangere. Per mezzo secolo il mondo ha cercato Saint-Exupéry come lui chiedeva di cercare il suo piccolo principe. Alla fine lo ha restituito il mare, con un braccialetto d'argento impigliato in una rete da pesca.