Illustrazione di uno smartphone spento accanto a una chiave di sicurezza USB e a una mano
Immagine realizzata con AI

Riavviare il telefono contro gli hacker funziona solo in parte: lo spegnimento può interrompere alcuni spyware avanzati, ma non elimina i malware persistenti e non annulla il furto di dati già avvenuto. È il gesto che tutti facciamo quando lo smartphone si impalla, e spesso viene presentato anche come una protezione generica.

Il consiglio è tornato a girare dopo un'intervista del presidente del governo spagnolo Pedro Sánchez al programma La Revuelta, su TVE: "Se ogni giorno spegnete il telefono per 5 minuti, questo fa sì che si protegga dai virus".

Per Josep Albors, direttore ricerca e sensibilizzazione di ESET Spagna, intervistato da El Español, "quella raccomandazione è diventata piuttosto obsoleta, se la confrontiamo con quello che vediamo oggi in tema di minacce avanzate".

Indice

  1. Quando il riavvio aiuta contro gli spyware
  2. Le minacce che restano dopo lo spegnimento
  3. Gli aggiornamenti falsi che nascondono un RAT
  4. Password e account protetti dalla verifica in due fattori
  5. I segnali di un accesso anomalo agli account

Quando il riavvio aiuta contro gli spyware

Il trucco è stato consigliato anche contro Pegasus, lo spyware sviluppato in Israele e usato per infettare i telefoni di migliaia di persone nel mondo, tra politici, giornalisti e attivisti. Nel 2022 era stato trovato anche sugli smartphone di diversi politici spagnoli, Sánchez compreso.

Già nel 2020 un documento dell’NSA statunitense indicava il riavvio contro due soli tipi di attacco: lo spearphishing e gli exploit zero-click. Entrambi colpiscono una persona e un dispositivo precisi. Nel primo caso la vittima viene convinta, con offerte o messaggi falsi, a cliccare un link o scaricare un file che nasconde il malware.

Gli exploit zero-click, invece, sfruttano falle di sicurezza nelle app o nel sistema operativo senza richiedere interazioni dell'utente. Aggiornamenti e misure di protezione possono ridurre il rischio.

Allora perché spegnere aiuta? Alcuni di questi malware si nascondono soltanto nella memoria RAM, quella volatile, dove il telefono tiene temporaneamente le app aperte, come la mail lasciata a metà o il video che stavi guardando. Allo spegnimento la RAM si svuota e lo spyware presente solo lì sparisce insieme ai dati temporanei.

Bada bene però a cosa fa davvero il riavvio. L'attacco non lo impedisce, e quello che è già stato rubato resta rubato: ostacola solo la persistenza dello spyware per giorni o settimane. Proprio per questo il consiglio degli esperti era passato dal riavvio settimanale a quello quotidiano.

Le minacce che restano dopo lo spegnimento

Il limite più grosso riguarda le minacce che colpiscono le persone comuni. "La maggior parte degli spyware che possono colpire noi, come i trojan e altri, restano in modo persistente sul dispositivo", spiega Albors: per questi lo spegnimento è inutile.

Albors distingue gli attacchi di massa dallo spionaggio mirato, spesso legato a Stati. In quel caso ogni utilizzo dello spyware ha un costo altissimo, quindi chi lo usa lo riserva a bersagli che considera interessanti.

Anche contro questi software, però, il riavvio può arrivare tardi. Uno spyware come Pegasus può entrare, rubare ciò che cerca e uscire in poche ore o addirittura minuti. Spegnere ogni sera può non bastare, e farlo ogni ora non è praticabile.

Insomma, vale la regola che gli esperti ripetono sempre: nessuna soluzione è universale né infallibile al 100%. Esistono però protezioni più robuste del semplice riavvio: Apple, per esempio, a marzo 2026 dichiarava di non conoscere attacchi di spyware mercenario riusciti su dispositivi con la modalità Lockdown attiva.

Ad agosto 2026 la stessa azienda descriveva comunque questi attacchi come una minaccia globale. Aveva inviato notifiche di allerta a utenti di più di 150 Paesi dal 2021.

Il riavvio resta utile per altro, come ammette lo stesso Albors: "Spegnere e riaccendere è utile, perché rinfresca il telefono, altrimenti si accumulano processi che rallentano il funzionamento. Ma a livello di cybersicurezza l'effetto è piuttosto limitato e serve poco". Una delle principali difese è tenere sistema operativo e app aggiornati.

Gli aggiornamenti falsi che nascondono un RAT

Aggiornare sì, ma dal posto giusto. Gli esperti di sicurezza di Zimperium hanno segnalato un'app Android chiamata "System Update", che si spacciava per uno strumento di aggiornamento di sistema e poteva avere perfino un convincente logo Google come icona.

Si trovava online cercandone il nome, ma sul Play Store non c'era. Una volta scaricata dall'esterno e installata, comunicava con un server di comando e controllo e si rivelava un malware ad accesso remoto, cioè un RAT.

Da quel momento poteva inviare all'esterno una lunga serie di dati:

  • SMS e messaggi WhatsApp
  • telefonate registrate
  • posizione
  • cronologia del browser
  • contenuto degli appunti e delle notifiche

E non finiva lì. Il RAT poteva attivare periodicamente la fotocamera, anteriore o posteriore, e il microfono per spiare chi usava il telefono.

In pratica: gli aggiornamenti veri arrivano dalle impostazioni del telefono o dagli store ufficiali come Google Play, mai da un'app trovata cercando su internet. Anche gli store ufficiali non sono infallibili, quindi conviene affiancare un software di sicurezza aggiornato, capace di segnalare app pericolose e siti fraudolenti.

Password e account protetti dalla verifica in due fattori

Il furto di un account legittimo, come la mail, un social o l'home banking, si chiama account takeover ed è una forma di furto d'identità fatta per ricavarne un profitto.

Le credenziali si rubano soprattutto in due modi: con il phishing e con i malware. Il phishing passa da una mail o un messaggio che sembra arrivare da una banca o da un social e ti chiede di inserire i dati di accesso.

Un problema destinato a crescere, secondo Albors, perché con l'intelligenza artificiale "adesso chiunque con conoscenze minime può organizzare campagne che possono risultare pericolose a un certo livello".

Per difendersi serve prima di tutto usare password robuste e diverse per ogni servizio, evitando di riciclare le credenziali. Conviene poi attivare l'autenticazione a due fattori, che chiede una verifica aggiuntiva oltre alla password e aggiunge così un ulteriore livello di sicurezza.

Neanche il secondo fattore è blindato. Con il SIM swapping i criminali riescono a sostituire la SIM della vittima e a intercettare i codici temporanei, convalidando transazioni e superando la verifica in due passaggi.

I segnali di un accesso anomalo agli account

Un accesso abusivo a un account può lasciare delle tracce. Accorgersene in tempo può permettere di intervenire prima di danni irreparabili e limitare conseguenze come lo spam inviato a tuo nome, il furto di dati personali e le frodi finanziarie.

Il problema è che il singolo utente difficilmente si accorge dell'attacco mentre è in corso. Più spesso nota pagamenti illeciti o un account in cui non riesce più a entrare.

I segnali da tenere d'occhio sono questi:

  • mail inviate o ricevute che non ricordi, o post pubblicati sui social a tua insaputa
  • nuovi indirizzi email, numeri di telefono o metodi di pagamento aggiunti senza il tuo consenso
  • messaggi o notifiche dell'account che smettono di arrivare
  • accesso bloccato
  • password cambiata senza che tu l'abbia fatto

Per questo conviene lasciare attive le notifiche di modifica della password, che aiutano a scoprire un tentativo di accesso non autorizzato. Ricorda anche che un malware installato sul dispositivo può intercettare direttamente le credenziali mentre le digiti.

Se qualcosa non torna, contatta subito l'assistenza del servizio coinvolto e segnala il problema. Poi cambia la password da un dispositivo sicuro, attiva il secondo fattore e aggiorna il telefono: se sospetti un malware, fallo rimuovere senza affidarti al solo riavvio.

Ti piacciono notizie come questa?
Aggiungici ai preferiti su Google, seguici sul canale WhatsApp o su Google News.
@gianmarcodeusebi ‘il Barbero de Roma’ svela 12 segreti di Roma: dal s***o al cornetto

Sesso, scandali, intrighi, curiosità e leggende: Roma nasconde storie nella sua storia millenaria che sembrano uscite da una serie TV. Scoprile nella seconda parte di #Screenshot (ft Azzykky)

Guarda il video