La testa dei neonati appare morbida e delicata perché alcune ossa del neonato, a partire da quelle del cranio, non sono ancora saldate come nell'adulto. Alla nascita, infatti, il corpo umano conta tra 275 e 300 ossa, quasi un centinaio in più rispetto allo scheletro di una persona adulta.
Quelle ossa in più non spariscono: con la crescita molte si saldano tra loro e la cartilagine presente nello scheletro viene sostituita da tessuto osseo duro. Il motivo di partenza riguarda il parto, cioè il passaggio di una testa piuttosto grande attraverso un canale stretto.
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Tra 275 e 300 ossa alla nascita, 206 da adulti
Partiamo dal confronto secco. Nelle prime ore di vita un bambino ha tra 275 e 300 ossa, mentre lo scheletro di un adulto ne conta 206, salvo rare eccezioni.
Quindi, quando ti chiedi quante ossa ha il corpo umano, il numero di riferimento è 206. Vale per lo scheletro completo e definitivo, quello che si raggiunge dopo la crescita. Per un neonato, invece, si ragiona in maniera diversa.
Come mai non esiste un numero preciso? Lo scheletro comincia a formarsi già dentro l'utero e continua a svilupparsi dopo il parto. Il processo che trasforma la cartilagine in osso parte infatti attorno all'ottava settimana di sviluppo embrionale.
Allora il conto dipende dal punto in cui si trova ogni bambino al momento della nascita. Non tutti arrivano al mondo con lo stesso stadio di crescita scheletrica, quindi il numero di ossa "in eccesso" cambia da neonato a neonato.
Bada bene: quelle ossa extra sono per lo più ossa piccole. Sono pezzi destinati a unirsi ad altri per formare le ossa più grandi che conosciamo nello scheletro adulto.
Insomma, il passaggio da circa 300 a 206 è una riorganizzazione dello scheletro. Il numero cala man mano che il bambino cresce, perché molte ossa si saldano tra loro.
Il confronto con gli altri mammiferi aiuta a inquadrare la questione. Molti animali si alzano e camminano poche ore dopo la nascita, mentre i neonati umani dipendono completamente dagli adulti per un periodo che può durare anni. Gran parte dello sviluppo umano, scheletro compreso, avviene infatti dopo il parto.
La cartilagine rende lo scheletro flessibile per il parto
La ragione di tante ossa separate sta anche nella flessibilità. Dopo nove mesi di gravidanza il bambino ha una testa grande rispetto al canale del parto, che è relativamente stretto, anche per la conformazione del bacino femminile.
Per superare quel passaggio, lo scheletro del neonato deve potersi deformare leggermente, e la testa in particolare. Ossa lunghe e già rigide renderebbero il passaggio molto più complicato.
Ma come fa uno scheletro a piegarsi? Il primo trucco è proprio il numero: tante ossa non ancora saldate tra loro lasciano un margine di movimento che un unico osso compatto non avrebbe.
Il secondo trucco è il materiale. Molte ossa del neonato sono composte in parte da cartilagine, un tessuto elastico e modellabile, molto diverso dall'osso duro dell'adulto.
In pratica, lo scheletro di un bambino appena nato è più morbido perché la cartilagine non è ancora diventata tessuto osseo vero e proprio. Questa combinazione permette al corpo di adattarsi e "piegarsi" durante il parto.
C'è però un prezzo da pagare, che il corpo salda con il tempo. Quando la cartilagine si trasforma in osso, lo scheletro diventa più resistente ma anche meno elastico: è lo scambio che accompagna tutta la crescita.
Far crescere un bambino nel grembo richiede un notevole dispendio energetico, e la gravidanza dura circa 40 settimane. Il ruolo dei limiti energetici materni nel determinare il momento del parto è però discusso. Alla nascita il cranio e lo scheletro sono ancora in sviluppo, e continuano a crescere fuori dalla pancia.
Le fontanelle e il cranio che si modella
Il punto in cui tutta questa flessibilità si vede meglio è la testa. I neonati hanno cinque ossa craniche principali, che durante il parto permettono al cranio di adattarsi e modellarsi lungo il passaggio.
Tra queste ossa ci sono le fontanelle, spazi morbidi che separano le ossa del cranio. La più nota si trova sulla sommità della testa ed è chiamata anche "punto molle".
A che servono? Durante la nascita le fontanelle permettono alle ossa craniche di sovrapporsi leggermente. Il cranio cambia così un po' forma e affronta meglio il canale del parto.
Dopo la nascita il lavoro cambia direzione. Le ossa del cranio si solidificano progressivamente, fino a formare una struttura resistente: la scatola cranica.
Le fontanelle si chiudono gradualmente nei primi anni di vita, mentre il cranio si sviluppa in una struttura solida. Per questo, nei primi tempi, la testa di un bambino al tatto è diversa da quella di un adulto.
Il percorso del cranio mostra alcuni dei cambiamenti che accompagnano la crescita dello scheletro. Le ossa craniche, inizialmente separate da spazi morbidi, formano col tempo una struttura più resistente che protegge il cervello, senza diventare un unico osso.
Ossificazione: le ossa si fondono durante la crescita
Il processo che porta dalle quasi 300 ossa del neonato alle 206 dell'adulto si chiama ossificazione. Lavora su due fronti: unisce le ossa piccole e trasforma la cartilagine in tessuto osseo.
Sul primo fronte, le ossa più piccole si fondono tra loro e formano ossa più grandi. Il numero complessivo, così, si riduce poco alla volta.
L'esempio più chiaro è il sacro, l'osso alla base della colonna vertebrale. Alla nascita è formato da cinque ossa, che durante la crescita finiscono per formarne una sola.
Sul secondo fronte, la cartilagine viene sostituita gradualmente da tessuto osseo. Il processo continua durante l'infanzia e l'adolescenza, fino all'età adulta.
Gli esperti distinguono due tipi principali di ossificazione. Quella intramembranosa trasforma fogli di tessuto connettivo in osso e forma alcune delle ossa piatte del cranio.
Quella endocondrale, invece, è responsabile dello sviluppo della maggior parte delle altre ossa. Qui il tessuto osseo prende il posto delle strutture di cartilagine.
In entrambi i casi il lavoro lo fanno gli osteoblasti, cellule specializzate che producono la matrice ossea. Questa matrice, fatta di proteine come il collagene e di minerali come il calcio, si solidifica in tessuto osseo duro.
Crescere, poi, significa anche allungarsi. Un processo simile a quello endocondrale permette alla diafisi, cioè la parte lunga di ossa come il femore, di diventare più lunga mentre il bambino cresce.
Ecco perché le fratture dei bambini guariscono più in fretta di quelle degli adulti, con un rischio più basso di danni permanenti. Le loro ossa sono ancora in piena fase di modellamento.
L'ossificazione, del resto, lavora anche dopo: da adulti può riattivarsi per riparare un osso danneggiato. Il conto delle ossa, però, a quel punto resta fermo a 206.