Illustrazione di un uomo che esamina una piccola mummia in una farmacia d'epoca
Immagine realizzata con AI

Pensa di finire mummificato e di essere utilizzato per curare un mal di testa. Sì, proprio come un Oki. Oggi le mummie nei musei si osservano da dietro una teca, ma tra Medioevo ed età moderna potevano finire macinate e vendute in farmacia.

Per centinaia di anni, infatti, in Europa, i resti dei corpi mummificati venivano ridotti in polvere e smerciati come medicinali.

Il preparato si chiamava mumia e comparve sia nelle botteghe di chi vendeva rimedi sia nei trattati di medicina. Dietro questa storia ci sono un probabile equivoco linguistico, corpi prelevati dalle necropoli egizie e perfino false mummie messe sul mercato.

Indice

  1. La polvere di mummia venduta dagli speziali
  2. Un equivoco tra bitume e corpi imbalsamati
  3. Dalle tombe egizie agli speziali europei
  4. Le false mummie denunciate nel 1564
  5. Anche sangue e grasso umano tra i rimedi

La polvere di mummia venduta dagli speziali

Dal XII al XVII secolo, in diverse parti d'Europa, la mumia entrò tra i rimedi della medicina dell'epoca. Il suo uso sopravvisse anche nei secoli successivi, seppure in modo sempre più limitato.

A prepararla erano gli speziali, gli antenati dei farmacisti di oggi. I resti dei corpi mummificati venivano triturati fino a ottenere una polvere, che poi entrava nella composizione di diversi rimedi.

Contro che cosa si usava? Le indicazioni erano parecchie: si riteneva che servisse a fermare le emorragie, ad alleviare i disturbi digestivi e intestinali e a contrastare alcune malattie, comprese certe malattie neurologiche.

Il rimedio era documentato nei testi medici. Di conseguenza, la vendita di resti umani poteva essere vista come parte della pratica farmaceutica, non necessariamente come qualcosa di estraneo.

Va letto con gli occhi del tempo: la mumia era una sostanza a cui si attribuivano proprietà terapeutiche sulla base delle conoscenze e delle convinzioni di allora. Il concetto di farmaco come lo intendiamo oggi era ancora lontano.

Spoiler: nessuna prova scientifica conferma che la polvere di mummia funzionasse. Il suo posto è nella storia della medicina, fuori dalle cure riconosciute oggi.

Un equivoco tra bitume e corpi imbalsamati

Per capire come si sia arrivati a curare i malati con i cadaveri bisogna partire dalla parola. Il termine mumia è legato al persiano e all'arabo medievale e all'inizio indicava una sostanza naturale simile al bitume.

Il bitume è un materiale scuro e viscoso, impiegato anche nella medicina antica, a cui venivano attribuite diverse proprietà curative. Con la traduzione dei testi medici, queste conoscenze iniziarono a far assumere alla parola un significato più ampio.

Il punto è che anche i corpi mummificati egizi avevano spesso un aspetto scuro, dovuto ai materiali usati per l'imbalsamazione e ai processi di conservazione. Nacque quindi un legame tra il materiale delle mummie e la sostanza minerale considerata utile come medicina.

Con il tempo, mumia finì per indicare anche i resti dei corpi stessi. Quello che era nato come un ingrediente di origine minerale diventò, in alcune pratiche mediche, un preparato ricavato da esseri umani morti.

Per farla breve, l'errore di traduzione è solo una parte della storia. A tenere in vita l'usanza contribuirono anche le teorie mediche dell'epoca e la convinzione che certe sostanze ricavate dal corpo umano avessero proprietà terapeutiche.

Dalle tombe egizie agli speziali europei

Dopo che si affermò la convinzione sulle proprietà curative dei resti mummificati, nacque anche un mercato per ottenerli. E la materia prima aveva una provenienza precisa.

Una delle principali fonti di approvvigionamento era l'Egitto, con le sue antiche necropoli. I corpi conservati nelle tombe venivano prelevati e i loro resti finivano, tra le altre destinazioni, nel commercio farmaceutico europeo.

La domanda fu abbastanza forte da attirare mercanti e intermediari, pronti a vendere quei resti agli speziali. Le sepolture dell'antico Egitto e i banchi delle farmacie europee erano così collegati da una vera filiera commerciale.

Le false mummie denunciate nel 1564

Erano tutte autentiche le mummie vendute come medicine? Facciamo chiarezza: con il passare del tempo procurarsi vere mummie egizie diventò più difficile, e alcuni commercianti cambiarono strategia.

Cominciarono a vendere false mummie, ottenute da cadaveri relativamente recenti e trattati per farli somigliare a quelli dell'antico Egitto. A quel punto, tra i resti venduti come medicinali, non tutti provenivano davvero da persone morte nell'epoca faraonica.

Una delle testimonianze più significative risale al 1564. Dopo un viaggio ad Alessandria d'Egitto, il medico francese Guy de La Fontaine denunciò la presenza sul mercato di corpi moderni spacciati per mummie antiche.

Il rimedio, del resto, aveva già i suoi critici. Durante l'età moderna alcuni medici espressero dubbi sull'efficacia della mumia, mentre le testimonianze sulle falsificazioni contribuirono a mettere in discussione l'affidabilità dei prodotti in commercio.

Con il progressivo cambiamento delle conoscenze mediche, la pratica perse importanza e declinò soprattutto tra il XVII e il XVIII secolo. Alcune testimonianze mostrano comunque che prodotti indicati come mumia continuarono a comparire in ambito farmaceutico anche dopo.

In seguito le mummie diventarono sempre più oggetto di interesse archeologico, storico e scientifico. La loro raccolta e la loro esposizione nei musei sollevano però ancora oggi importanti questioni etiche.

Anche sangue e grasso umano tra i rimedi

La polvere di mummia era un caso isolato? Per niente. Nell'Europa della prima età moderna alcune terapie prevedevano sostanze ricavate dal corpo umano, una tradizione che oggi gli studiosi definiscono cannibalismo medicinale.

L'espressione va presa con le pinze: indica che certi ingredienti di origine umana trovavano spazio in preparazioni terapeutiche specifiche, non che tutti gli europei mangiassero abitualmente resti umani.

In alcuni contesti si usavano sangue, grasso umano e frammenti di cranio. A ciascuno di questi materiali venivano attribuite proprietà curative differenti.

Alla base c'erano idee sul corpo e sulla malattia molto lontane da quelle di oggi. Alcuni medici erano convinti che le sostanze provenienti dall'organismo umano potessero trasferire al paziente particolari qualità o aiutare a trattare determinati disturbi.

Tra chi elaborò teorie sull'uso terapeutico di materiali presi dai corpi dei defunti c'è anche Paracelso, medico e alchimista vissuto tra il Quattrocento e il Cinquecento. Nella medicina europea di allora osservazioni, tradizioni, interpretazioni filosofiche e credenze potevano convivere.

Per secoli, insomma, quello che oggi consideriamo un reperto umano da studiare e rispettare poteva essere comprato in bottega e consumato per guarire.

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