Due nonni che parlano

Molti modi di dire che i nonni usano senza pensarci stanno sparendo dal parlato dei più giovani, a partire dai proverbi nati nelle campagne. Il motivo principale è il tramonto della civiltà contadina, che per millenni ha affidato alla tradizione orale consigli, valori e frasi fatte.

Altre espressioni resistono in modo curioso. Contengono parole legate a oggetti e luoghi di altri tempi, come spron, piva o aia, che restano vive anche dentro frasi fisse usate in chat e a tavola con la famiglia.

Indice

  1. Proverbi in disuso: la fine del mondo contadino
  2. Spron, piva e aia: tracce di altri tempi nei modi di dire
    1. A spron battuto
    2. Con le pive nel sacco
    3. Menare il can per l'aia
  3. Sghimbescio, gherminella e dabbene: parole quasi isolate
    1. Di sghimbescio
    2. Gherminella
    3. Dabbene
  4. Quando il mondo cambia ma il significato resta

Proverbi in disuso: la fine del mondo contadino

La cultura dei proverbi aveva il suo centro più vitale e duraturo nelle campagne. Con l'industrializzazione, l'alfabetizzazione di massa e saperi scientifici sempre più specialistici, quel mondo ha smesso di essere il punto di riferimento della lingua di tutti i giorni.

Risultato: i proverbi non appartengono più al linguaggio della maggioranza delle persone. Vale soprattutto per i giovani, che non hanno le esperienze legate alla vita rurale e per esprimersi preferiscono altre forme brevi.

Il distacco cambia da posto a posto. Nelle città la tradizione si è spezzata, mentre nelle piccole comunità di provincia i proverbi continuano a circolare, soprattutto tra la popolazione anziana.

Lo stesso destino tocca a tanti proverbi che ormai si sentono quasi solo dai nonni. Tra i detti ci sono "Chi non sa l'arte, chiude bottega", "chi non ha testa, ha gambe" oppure "a lavar la testa all’asino si perde il ranno e il sapone" (il ranno è l'antico detergente naturale ottenuto mescolando cenere di legno e acqua bollente).

Sbiadiscono anche espressioni più recenti, tra cui "vecchio come il cucco", "è successo un 48", "ha trovato l'America".

Qualcuna però tiene duro. "Non c'ho una lira" si sente dire ancora spesso, anche se la lira è andata in pensione da un pezzo.

Spron, piva e aia: tracce di altri tempi nei modi di dire

Alcune espressioni dal sapore antico hanno una caratteristica in comune. Ognuna è costruita attorno a un oggetto o a un luogo legato alla storia dell'equitazione, della musica o della vita contadina. Vediamone tre.

A spron battuto

"Andare a spron battuto" vuol dire muoversi in fretta, senza indugi. Spron è la forma accorciata di sprone, il ferro a forma di U fissato al tacco dello stivale del cavaliere per stimolare il cavallo con colpi ritmici, cioè "battuti". 

Con le pive nel sacco

Si torna "con le pive nel sacco" dopo una delusione o un fallimento che ti ridimensiona. La piva indica una cornamusa oppure, in senso più stretto, il piffero o il gruppo di canne che ne fa parte. Rimetterla nel sacco significava smettere di suonare, chiudere la festa e ritirarsi in silenzio dopo un'esibizione andata male o un rifiuto.

Menare il can per l'aia

L'espressione si usa per chi perde tempo o gira intorno a un argomento senza mai arrivare al punto. L'aia era lo spazio aperto al centro della cascina, in terra battuta o pavimentato, dove si batteva e si essiccava il grano. Portarci il cane a spasso voleva dire farlo girare a vuoto in uno spazio di lavoro ristretto, dando fastidio a chi lavorava senza ottenere niente.

Oggi le aie sono quasi sparite dal paesaggio, in città come in campagna. La frase invece resta un classico delle discussioni politiche e dei litigi in famiglia.

Sghimbescio, gherminella e dabbene: parole quasi isolate

Altre parole rare hanno un destino ancora più stretto. Ricorrono soprattutto in alcune formule fisse, oppure in un significato più generico di quello originale.

Di sghimbescio

Sghimbescio vive quasi esclusivamente nelle forme "a sghimbescio" e "di sghimbescio". Si usa per descrivere qualcosa di storto o sbilenco, come un quadro appeso male o un banco fuori fila.

Gherminella

In origine la gherminella era un'antica mossa d'astuzia, un trucco da prestigiatore. Oggi la parola resiste soprattutto nel senso più ampio di raggiro, cioè un inganno ai danni di qualcuno.

Dabbene

Come aggettivo isolato è una parola rarissima. Resta però ben salda nell'espressione "persona dabbene", che indica qualcuno di onesto e perbene.

Quando il mondo cambia ma il significato resta

Le abitudini che hanno dato vita a un modo di dire possono sparire del tutto, mentre il senso dell'espressione arriva intatto fino a oggi. Un caso perfetto è "andare a tutta birra", che significa muoversi a grande velocità, agire in fretta e con impegno o vivere un momento con intensità.

L'origine dell'espressione non è chiara. Secondo l’ipotesi più accreditata, deriva dal francese à toute bride, ‘a briglia sciolta’, cioè al galoppo, poi storpiato in ‘a tutta birra’. Un’altra spiegazione, più popolare, la collega alla birra usata un tempo come bevanda rinvigorente.

Succede qualcosa di simile con "avere la luna di traverso", che indica il cattivo umore, e "svegliarsi con la luna storta", che lo colloca fin dal mattino. Alla base c'è una vecchia credenza: si pensava che la luna calante potesse influenzare negativamente l'umore e perfino portare a comportamenti irrazionali.

I proverbi funzionavano allo stesso modo. Davano consigli pratici su salute, igiene, relazioni e destino, e affrontavano temi senza tempo come famiglia, amore, saggezza, denaro e amicizia.

Il mondo che li ha prodotti era molto diverso da quello di oggi, ma le domande a cui rispondevano sono ancora le stesse. Quel mondo ha lasciato tracce nella lingua: quando arrivi a spron battuto o torni con le pive nel sacco, stai ancora richiamando la sua storia agricola, musicale e cavalleresca.

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