"Libertà, uguaglianza, fratellanza". Tre parole che soffiavano sul vento della Rivoluzione francese e suonavano come la promessa a un intero popolo: da quel giorno, nessun uomo avrebbe più dovuto chinare la testa davanti a un altro per diritto di sangue.
Basta privilegi ereditari, basta padroni per nascita. Ma promettere è facile: mantenere, come la storia avrebbe dimostrato, sarebbe costato molto più sangue di quanto chiunque immaginasse
Lo stesso motto francese – Liberté, Égalité, Fraternité, nella sua versione originale – che tutti noi abbiamo incontrato almeno una volta sui libri di storia cela alle sue spalle un passato oscuro.
Per esempio, sapevi che non nacque ufficialmente nel 1789 e che all'inizio la parola "Fratellanza" non c'era? E pensa che durante la Seconda guerra mondiale fu persino sostituito. Ecco sette curiosità che probabilmente non conoscevi.
Indice
- Il motto non è nato ufficialmente nel 1789 (e c'entra Robespierre)
- Durante la Rivoluzione compariva anche la parola “morte”
- Per diventare ufficiale dovette aspettare quasi 60 anni
- Dal 1880 il motto cominciò a comparire sui palazzi pubblici
- Durante la Seconda guerra mondiale venne sostituito da un altro motto
- La “fratellanza” non piaceva proprio a tutti
- Nel 2018 la parola “fratellanza” è diventata protagonista di una sentenza storica
Il motto non è nato ufficialmente nel 1789 (e c'entra Robespierre)
Quando pensiamo a “Libertà, uguaglianza, fratellanza”, la nostra mente corre subito al 1789, l'anno della presa della Bastiglia e dell'inizio della Rivoluzione francese. Eppure, il celebre motto non nacque in quell'occasione come formula ufficiale.
I concetti di libertà e uguaglianza circolavano già da tempo tra i filosofi dell'Illuminismo, mentre l'idea di fratellanza aveva radici ancora più antiche. Fu durante la Rivoluzione che i tre principi cominciarono a essere riuniti in un'unica espressione politica.
Uno dei personaggi che contribuirono alla sua diffusione fu Maximilien Robespierre.
Nel dicembre del 1790, durante un intervento dedicato all'organizzazione della Guardia nazionale, propose di inserire le parole “Liberté, Égalité, Fraternité” sulle uniformi e sulle bandiere. La proposta, però, non venne approvata.
Durante la Rivoluzione compariva anche la parola “morte”
Oggi associamo il motto francese a tre valori positivi e universali. Ma durante la fase più radicale della Rivoluzione, le parole utilizzate negli slogan potevano assumere toni decisamente più minacciosi.
A partire dal 1793, sulle facciate di alcune abitazioni parigine cominciò a comparire una formula che comprendeva le parole “liberté, égalité ou la mort”, cioè “libertà, uguaglianza o la morte”.
L'espressione faceva parte di un'iscrizione più lunga che richiamava anche l'unità e l'indivisibilità della Repubblica.
Un messaggio ben diverso dalla versione che oggi conosciamo, soprattutto se consideriamo il contesto: erano gli anni del Terrore rivoluzionario, segnati da repressione politica e condanne a morte.
Il riferimento alla morte, troppo legato a quella stagione violenta, finì progressivamente per scomparire dagli slogan repubblicani.
Per diventare ufficiale dovette aspettare quasi 60 anni
Sembra incredibile, ma il motto che associamo alla Rivoluzione francese impiegò decenni per ottenere un riconoscimento istituzionale. Dopo gli eventi rivoluzionari, l'espressione perse progressivamente centralità, soprattutto durante l'Impero napoleonico.
Fu soltanto con la Rivoluzione del 1848 e la nascita della Seconda Repubblica che “Liberté, Égalité, Fraternité” tornò in auge. La Costituzione francese del 4 novembre 1848 riconobbe infatti libertà, uguaglianza e fratellanza come principi della Repubblica.
Ecco il paradosso: le tre parole che tutti colleghiamo al 1789 arrivarono a essere formalmente consacrate quasi sessant'anni dopo l'inizio della Rivoluzione francese. Ma la loro storia non era ancora finita.
Durante il Secondo Impero di Napoleone III furono nuovamente accantonate, prima di affermarsi definitivamente come simbolo della Repubblica nella seconda metà dell'Ottocento.
Dal 1880 il motto cominciò a comparire sui palazzi pubblici
Se oggi passeggi per una città francese, potresti imbatterti nelle parole “Liberté, Égalité, Fraternité” incise sulla facciata di un municipio, di una scuola o di un edificio pubblico.
Quelle tre parole rappresentano uno dei simboli ufficiali della Repubblica francese, al pari della bandiera tricolore e dell'inno nazionale, la Marsigliese.
La diffusione del motto sulle facciate degli edifici pubblici ricevette un impulso decisivo il 14 luglio 1880, quando la Terza Repubblica ne promosse l'iscrizione in occasione delle celebrazioni della festa nazionale.
Una data particolarmente significativa: proprio nel 1880 il 14 luglio era diventato ufficialmente la festa nazionale francese. Da quel momento, il motto divenne sempre più presente nello spazio pubblico, fino a trasformarsi in una componente fondamentale dell'identità repubblicana.
Durante la Seconda guerra mondiale venne sostituito da un altro motto
Non tutti sanno che, nel corso del Novecento, la Francia attraversò un periodo in cui il suo celebre motto fu sostituito.
Accadde durante la Seconda guerra mondiale, quando il regime autoritario di Vichy, guidato dal maresciallo Philippe Pétain e collaborazionista della Germania nazista, abbandonò i simboli della tradizione repubblicana.
Al posto di “Liberté, Égalité, Fraternité” venne adottata un'altra formula: “Travail, Famille, Patrie”, ovvero “Lavoro, Famiglia, Patria”. L'accezione non era soltanto linguistica, ma politica.
Il regime intendeva sostituire i valori della tradizione rivoluzionaria con principi coerenti con la propria ideologia autoritaria e conservatrice. Dopo la Liberazione, il motto repubblicano tornò a occupare il suo posto.
Venne poi inserito espressamente nella Costituzione del 1946 e, successivamente, in quella del 1958, che ancora oggi costituisce il fondamento della Quinta Repubblica francese.
La “fratellanza” non piaceva proprio a tutti
Libertà e uguaglianza sembravano concetti relativamente chiari, almeno sul piano degli ideali rivoluzionari. Ma la terza parola del motto, fraternité, generò diverse discussioni. Il motivo?
A differenza della libertà e dell'uguaglianza, che potevano essere tradotte in diritti e principi giuridici, la fratellanza richiamava anche una dimensione morale, sociale e, per alcuni, religiosa.
Secondo la ricostruzione storica pubblicata dalla Presidenza francese, durante l'affermazione della Terza Repubblica non tutti accolsero favorevolmente questa parola, proprio per le sue possibili connotazioni religiose.
E non mancavano discussioni nemmeno sull'uguaglianza: alcuni preferivano parlare di solidarietà, temendo che il concetto di uguaglianza potesse essere interpretato come un livellamento sociale.
Nel 2018 la parola “fratellanza” è diventata protagonista di una sentenza storica
L'ultima curiosità risale al luglio 2018, quando il Consiglio costituzionale francese si è pronunciato riconoscendo alla fratellanza il valore di principio costituzionale.Il caso riguardava le norme relative all'aiuto prestato a stranieri in situazione irregolare sul territorio francese.
Secondo i giudici, dal principio di fratellanza deriva anche la libertà di aiutare gli altri per ragioni umanitarie, indipendentemente dalla regolarità del loro soggiorno.
La decisione, che non ha eliminato le norme sull'immigrazione irregolare, né ha riconosciuto un diritto assoluto di ingresso nel Paese, ha affermato che la tutela dell'ordine pubblico deve essere conciliata con il principio costituzionale di fratellanza.
La dimostrazione che, almeno in Francia, quei principi non appartengono soltanto ai libri di storia.