Accarezzare un cucciolo, dargli il biberon, portarsi a casa la foto ricordo: sono alcune delle esperienze proposte nelle attrazioni turistiche con i leoni, ma dietro il momento da ricordare possono esserci pratiche molto diverse. A raccontarlo è uno studio durato tre anni in Sudafrica, pubblicato nel 2026 sulla rivista scientifica Animals e raccontato dagli stessi autori sul sito The Conversation.
I ricercatori, specialisti di conservazione, commercio di specie selvatiche e benessere animale, hanno lavorato con il supporto di Blood Lions e World Animal Protection. Hanno visitato 34 strutture turistiche in quattro province sudafricane: Gauteng, Limpopo, Nord-Ovest e Stato Libero.
Il risultato è netto: nessuna struttura ha ottenuto un punteggio alto sul benessere animale. Nel migliore dei casi, i leoni ricevevano il minimo indispensabile per sopravvivere, senza una qualità di vita soddisfacente.
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Carezze foto in braccio e biberon sono il primo segnale
In Sudafrica il turismo legato ai grandi felini ha tante forme: si va dall'osservazione nei recinti alle sessioni di coccole con i cuccioli, fino alle passeggiate con leoni giovani. Sono proprio le attività a contatto diretto con i visitatori quelle che i ricercatori hanno trovato più preoccupanti.
Il motivo è semplice da capire. In alcune strutture i leoni venivano maneggiati o disturbati dai turisti per otto ore al giorno, e le carezze continue impedivano a diversi animali di riposare abbastanza, giocare o stare liberamente con i loro simili.
L'allattamento con il biberon passa spesso sui social come l'esperienza più tenera. Nelle strutture che lo propongono è frequente la separazione precoce dei cuccioli dalla madre, una pratica che può disturbare lo sviluppo del comportamento e compromettere l'alimentazione.
Anche il modo in cui gli animali vengono raggruppati dice molto. Mettere insieme cuccioli di età diverse, o leoni con altre specie, rischia di creare tensioni e comportamenti aggressivi.
Se nel programma compaiono attività come "carezze", "foto in braccio" o "allattamento", c'è da insospettirsi. Quella proposta è pensata attorno al tuo scatto, più che attorno ai bisogni dell'animale.
Per gli autori dello studio la direzione è chiara: per vedere leoni e altri predatori in condizioni rispettose, il turismo dovrebbe puntare sull'osservazione nel loro ambiente naturale, invece che sulle interazioni organizzate in cattività. Meglio un avvistamento da lontano, anche se in foto il leone è un puntino, che un selfie con un cucciolo sottratto alla madre.
Chiedi da dove vengono i cuccioli e dove finiranno
Un cucciolo resta cucciolo per poco tempo. Ecco perché la domanda più utile da fare allo staff riguarda l'origine dei piccoli e il loro destino da adulti: dove sono nati, chi sono i genitori, cosa succede quando diventano troppo grandi per essere accarezzati.
Secondo una stima citata dai ricercatori, in Sudafrica ci sarebbero circa 8.000 leoni in cattività distribuiti in quasi 350 strutture, tra zoo e realtà commerciali aperte al pubblico.
Non tutti finiscono a fare da attrazione per sempre. Alcuni animali vengono allevati anche per il commercio di esemplari vivi, per la vendita di parti del corpo o per la caccia all'interno di recinti.
Se le risposte che ricevi sono vaghe, cambiano argomento o restano sul generico ("vanno in una riserva", senza dire quale), bada bene: è un segnale da non ignorare. Una struttura trasparente non ha problemi a raccontare il percorso dei suoi animali.
Il problema riguarda anche altre specie. Lo studio ha osservato 607 esemplari di altri mammiferi, tra cui tigri, leopardi, serval e caracal, e tra loro c'erano 69 cuccioli di tigre usati per le interazioni con i visitatori.
Sul fronte delle regole, nel 2021 il governo sudafricano aveva annunciato l'intenzione di chiudere gradualmente l'allevamento commerciale di leoni in cattività. Per i ricercatori questa linea deve valere anche per gli altri grandi felini, così che chi gestisce queste attività non si limiti a spostarsi su altre specie: se al posto del leoncino ti offrono un cucciolo di tigre, le domande da fare sono le stesse.
Volontariato a pagamento verifica cosa farai davvero
Per tanti ragazzi l'idea di passare qualche settimana in Africa a fare volontariato con gli animali selvatici è un sogno da realizzare dopo la maturità o durante una pausa dall'università. Proprio qui serve più attenzione, perché la scelta dell'organizzazione fa tutta la differenza.
Prima di iscriverti a un programma per "accudire i cuccioli", chiedi una descrizione precisa delle giornate. Che compiti avrai? Quanto tempo passerai a pulire, preparare il cibo o fare manutenzione, e quanto a stretto contatto con gli animali?
Se il cuore dell'esperienza è tenere in braccio i piccoli, giocarci e dargli da mangiare, diffida. È lo stesso schema delle attività turistiche a contatto diretto, solo che in questo caso a pagare per partecipare sei tu come volontario.
Vale la pena sapere anche in che condizioni potresti ritrovarti a lavorare. Alcuni felini osservati dai ricercatori vivevano in spazi di appena 250 metri quadrati, quando in natura i leoni si muovono su territori che possono arrivare a diverse centinaia di chilometri quadrati.
Per altre specie le cose andavano anche peggio. Tre leopardi dividevano un recinto di 140 metri quadrati, mentre un giaguaro era tenuto in uno spazio di soli 15 metri quadrati, con ripari insufficienti e pochi elementi per tenersi occupato.
Recinti spogli, poco stimolanti e senza riparo limitano esplorazione e movimento. Sul lungo periodo, secondo lo studio, condizioni del genere possono favorire stress cronico e ostacolare lo sviluppo muscolare: se dalle foto del programma vedi spazi così, hai già la risposta.
Informati prima di prenotare e non ripostare i selfie
Le regole locali, da sole, non bastano a garantirti che una struttura sia seria. In Sudafrica le norme cambiano da provincia a provincia, e le autorità incaricate dei controlli non sempre hanno i mezzi per verificare che i permessi vengano rispettati.
C’è anche un limite di fondo. Le norme in vigore riguardano soprattutto le dimensioni e la costruzione dei recinti, molto meno la qualità della vita complessiva degli animali.
Tocca quindi a te fare un po' di ricerca prima di prenotare. Salta le recensioni entusiaste e vai a leggere quelle critiche, poi guarda le foto pubblicate dagli altri visitatori, non quelle ufficiali della struttura.
Cosa cercare in quelle immagini? I segnali li indica lo studio stesso: recinti nudi, ripari scarsi e soprattutto animali che fanno avanti e indietro senza sosta. Questi movimenti ripetitivi possono essere indicatori di stress e di un ambiente che non risponde ai bisogni comportamentali del felino.
L'ultimo step si gioca sul telefono. Le foto con un cucciolo di leone in braccio girano tantissimo e fanno sembrare normale, anzi desiderabile, proprio il tipo di attività che i ricercatori hanno trovato più problematica.
Per questo evita di condividere o ripostare selfie con i leoncini, anche quelli degli amici. Il verdetto dello studio è chiaro: cibo e un riparo non bastano a garantire il benessere di un animale selvatico, e un like in meno a quelle foto è un modo concreto per non alimentare il trend.