Per orientarti tra i film dello Studio Ghibli conviene partire dalla fine: l'ultimo è "Il ragazzo e l'airone", uscito nel 2023, ma il catalogo dello studio giapponese parte dal 1984 e mette in fila molti classici da recuperare. In tutto sono 25 lungometraggi, dai capolavori di Hayao Miyazaki come "Il mio vicino Totoro" e "La città incantata" ai titoli meno noti di Isao Takahata e degli altri registi.
Indice
Il film più recente dello studio e cosa arriverà dopo
La storia di "Il ragazzo e l'airone" segue Mahito, un ragazzo che perde la madre durante i bombardamenti su Tokyo della Guerra del Pacifico. Trasferito in campagna con il padre e la sua nuova compagna, incontra un airone parlante che lo guida in un mondo magico nascosto dentro una torre abbandonata.
Il titolo originale riprende quello del romanzo del 1937 "E voi come vivrete?" di Genzaburō Yoshino. In Giappone il film è arrivato in sala il 14 luglio 2023, in Italia dal 1° gennaio 2024.
Nel 2024 ha vinto l'Oscar come miglior film d'animazione. Al 'New York Times' Style Magazine, che gli chiedeva come avrebbe vissuto, Miyazaki aveva risposto così mentre ci lavorava: "Sto facendo questo film proprio perché non ho la risposta".
E dopo? Il presidente Kenichi Yoda ha spiegato che lo studio lavora a nuove idee, ma senza una programmazione chiusa e sapendo che non tutte diventeranno film. "Miyazaki ha già 85 anni, ma continua a disegnare tutti i giorni", ha detto a Oviedo.
I classici di Miyazaki da cui partire
"Il mio vicino Totoro" (1988) segue le sorelle Satsuki e Mei, che si trasferiscono in campagna per stare vicine alla madre ricoverata. Lì scoprono gli spiriti guardiani del bosco, il Gattobus e Totoro, diventato poi il logo stesso dello studio.
In "La città incantata" (2001) la decenne Chihiro vede i genitori trasformarsi in maiali in un parco a tema abbandonato. Per salvarli deve cavarsela in un mondo di spiriti, streghe e divinità, aiutata dal ragazzo drago Haku. Il film ha vinto l'Orso d'oro a Berlino nel 2002 e, nel 2003, è diventato il primo film d'animazione giapponese premiato con l'Oscar.
"Principessa Mononoke" (1997) è ambientato nel Giappone del XV secolo, quando l'estrazione del ferro spinge gli umani a depredare le montagne. Ashitaka, maledetto da un dio-cinghiale, finisce in mezzo alla guerra tra gli dei della foresta e una comunità mineraria, dove incontra San, la ragazza cresciuta dai lupi. In Giappone il film stabilì un record d'incassi, poi superato da "Titanic". A personale giudizio di chi scrive, il miglior film della produzione di Miyazaki.

"Il castello errante di Howl" (2004) adatta il romanzo di Diana Wynne Jones. La diciottenne Sophie, trasformata in anziana da una maledizione, trova rifugio nel castello semovente del mago Howl.
"Ponyo sulla scogliera" (2008), liberamente ispirato a "La sirenetta" di Andersen, racconta una pesciolina che vuole diventare bambina per giocare con Sosuke, cinque anni. La colonna sonora è di Joe Hisaishi.
Gli altri film di Miyazaki per completare il percorso
"Nausicaä della Valle del vento" (1984) è tratto da un manga dello stesso Miyazaki. In un mondo distrutto dalla guerra e avvolto da una giungla tossica, la principessa Nausicaä cerca di capire la natura invece di combatterla. Lo animò lo studio Topcraft, prima ancora dell'esistenza dello studio Ghibli.
"Kiki - Consegne a domicilio" (1989) segue una strega di 13 anni che lascia casa con il gatto nero Jiji e apre un servizio di consegne volando sulla scopa. Visto da circa 2,62 milioni di persone, fu il maggior incasso giapponese di quell'anno e il primo vero successo dello studio.
"Porco Rosso" (1992) ha per protagonista Marco Pagot, ex pilota dell'aviazione italiana della Prima guerra mondiale con il volto da maiale. Tra idrovolanti, pirati dell'aria e coste dell'Adriatico, la critica al fascismo sta tutta nella sua battuta più famosa: "Meglio porco che fascista".
"Si alza il vento" (2013) racconta Jirō Horikoshi (1903-1982), ingegnere aeronautico realmente esistito che, per colpa della miopia, rinuncia a pilotare aerei e li progetta. Durante la Mostra di Venezia del 2013, dove il film era in concorso, lo studio annunciò il ritiro di Miyazaki, poi revocato.
Natura, volo e lavoro a mano: le idee dietro i film
Il filo più evidente dei film dello studio è l'amore per la natura. Da "Nausicaä" a "Principessa Mononoke", fino a "Pom Poko" (del regista Isao Takahata), dove un gruppo di tanuki, cani procioni, lotta contro l'avanzata delle città che distrugge il loro habitat, lo scontro tra sviluppo umano e ambiente torna di continuo.
Le storie parlano di crescita, amore, coraggio e perdita, mescolando spesso mondo reale e fantastico. Nei film di Miyazaki ricorrono protagoniste femminili forti, mentre il volo diventa simbolo di libertà e della capacità di sognare.
La giuria del Premio Principessa delle Asturie 2026, presieduta dal direttore del Museo del Prado Miguel Falomir, lo ha riassunto così: lo studio "Ha creato storie universali piene di sensibilità e di valori umanisti: l'empatia, la tolleranza e l'amicizia, così come il rispetto per le persone e la natura".
Poi c'è il metodo. Molti film sono disegnati e dipinti a mano, con acquerelli, tempere e acrilici, e la computer grafica di solito pesa meno del 10% dell'opera finita.
Per "Principessa Mononoke" Miyazaki controllò di persona tutti i 144.000 disegni, ritoccandone circa 80.000. Per fare un esempio, in "Ponyo sulla scogliera" anche le meduse sono state disegnate una a una.
Come nasce lo studio e chi sono gli altri registi
A dare vita allo Studio Ghibli, il 15 giugno 1985, furono Hayao Miyazaki, Isao Takahata, il produttore Toshio Suzuki e il finanziatore Yasuyoshi Tokuma. Il nome si può tradurre con "vento caldo" e la prima sede era un piano in affitto a Kichijoji, sobborgo di Tokyo. Dal 1992 lo studio lavora a Koganei.
Takahata, scomparso nel 2018, rifiutò sempre cariche formali: "Gli autori non dovrebbero assumere ruoli dirigenziali". In contemporanea con "Totoro" diresse "Una tomba per le lucciole" (1988), la storia di Seita e della sorellina Setsuko, rimasti orfani durante la Seconda guerra mondiale. Bellissimo film dalle tematiche forti e molto reali, che di solito non entravano nei film di animazione.
Il figlio di Hayao, Gorō Miyazaki, ha diretto "I racconti di Terramare" (2006), "La collina dei papaveri" (2011), scritto dal padre con Keiko Niwa, ed "Earwig e la strega" (2020), primo film dello studio in 3D e computer grafica.
Nel 2024 Ghibli ha ricevuto anche la Palma d'oro onoraria a Cannes, la prima assegnata a un'azienda o a un collettivo artistico. In Italia Netflix ha acquisito i diritti di streaming del catalogo.
Le chicche meno conosciute da recuperare
"Pioggia di ricordi" di Takahata segue Taeko, impiegata di 27 anni che lascia Tokyo per aiutare in campagna nella raccolta del cartamo e ripensa alla sua infanzia. Il film arrivò nelle sale nordamericane un quarto di secolo dopo l'uscita giapponese.
"Si sente il mare" (1993), diretto da Tomomi Mochizuki, è un dramma realistico di 72 minuti sulle amicizie e sui sentimenti di un gruppo di adolescenti. Ruota attorno a Rikako, trasferita da Tokyo a Kōchi dopo il divorzio dei genitori.
"I miei vicini Yamada" di Takahata è considerato il film più sperimentale dello studio, oltre che la sua prima produzione digitale. Racconta una famiglia attraverso vignette sulla vita quotidiana, con immagini acquerellate e musiche di Akiko Yano.
"La storia della principessa splendente" (anche questo con la firma di Takahata), candidato all'Oscar nel 2015, segue Kaguya, bambina trovata dentro un bambù. Cresce in fretta e vive il contrasto tra la libertà del villaggio e le regole della corte imperiale.
Chi ama le storie intime trova in "Quando c'era Marnie" (di Hiromasa Yonebayashi) un racconto delicato sull'adolescenza, tratto dal romanzo di Joan G. Robinson. "I sospiri del mio cuore", scritto da Miyazaki e diretto da Yoshifumi Kondō, parla invece di sogni da inseguire.
Ultima tappa: "La tartaruga rossa" (2016), senza dialoghi, dell'olandese Michaël Dudok de Wit. È l'unico film Ghibli diretto da un regista non giapponese.