Illustrazione di un uomo in abiti d'epoca che osserva un teschio accanto a una bilancia
Immagine realizzata con AI

"Essere o non essere, questo è il dilemma" è la domanda con cui il principe Amleto apre il suo soliloquio più famoso, nella prima scena del terzo atto della tragedia di William Shakespeare. Da lì nasce il dubbio amletico, l'espressione che ancora oggi usiamo per chi resta bloccato davanti a una scelta.

Il contesto: lo spettro del padre gli ha rivelato di essere stato avvelenato dal fratello Claudio, che ha preso il trono e sposato la regina Gertrude, e gli ha chiesto vendetta. Nel monologo Amleto si chiede se sia meglio sopportare i colpi della fortuna o ribellarsi rischiando di morire, e il discorso si chiude senza una risposta.

Da più di quattro secoli Amleto è il simbolo di chi non riesce a decidere. A rileggerlo, però, la sua indecisione racconta molto di più di un difetto di carattere: dice qualcosa di come funziona la mente di chiunque si trovi davanti a una scelta che conta.

Indice

  1. Chi esita, spesso, è chi pensa di più
  2. Il male che conosciamo fa meno paura di quello che non conosciamo
  3. Anche non scegliere è una scelta
  4. "Essere pronti è tutto"

Chi esita, spesso, è chi pensa di più

Amleto non è un vigliacco, e nemmeno uno sciocco. È il personaggio più intelligente della tragedia: ha studiato all'università di Wittenberg, smaschera le bugie della corte, gioca con le parole meglio di chiunque altro. Ed è proprio questo a fermarlo. Vede ogni conseguenza, ogni dubbio, ogni possibile errore, e il ragionamento finisce per divorare l'azione.

Lo ammette lui stesso, verso la fine del monologo: la coscienza ci rende tutti codardi, e il colore naturale della risolutezza impallidisce sotto il velo del pensiero. Ai tempi di Shakespeare "coscienza" voleva dire anche consapevolezza, la capacità di riflettere su ciò che si sta per fare. È quella che lo paralizza.

C'è qualcosa di quasi consolante in questa scena. L'indecisione, spesso, nasce dal prendere sul serio le cose. Chi sceglie in un attimo non sempre è più coraggioso: a volte, semplicemente, vede meno.

Il male che conosciamo fa meno paura di quello che non conosciamo

Il cuore del monologo è una riflessione sulla morte. Morire, dice Amleto, potrebbe essere come dormire, e dormire potrebbe mettere fine a tutte le pene. Ma nel sonno della morte potrebbero arrivare dei sogni, e nessuno sa quali, perché nessuno è mai tornato indietro da quel "paese inesplorato".

Da qui arriva la conclusione più amara del discorso: preferiamo sopportare i mali che abbiamo piuttosto che correre verso altri che non conosciamo. Amleto parla della morte, ma il meccanismo che descrive è universale. È la paura dell'ignoto a tenerci fermi, più del dolore che stiamo vivendo. È la stessa che fa restare per anni in un lavoro che non piace, in una città che va stretta, in una relazione finita da tempo.

Shakespeare non condanna questa paura. La racconta, con una precisione che dopo più di quattrocento anni suona ancora familiare.

Anche non scegliere è una scelta

La tragedia, però, mostra anche il prezzo dell'attesa. Mentre Amleto rimanda, il mondo intorno a lui va avanti. Quando finalmente colpisce d'impulso, attraverso un arazzo, uccide l'uomo sbagliato: Polonio, il consigliere del re. Ofelia, figlia di Polonio e innamorata di Amleto, perde la ragione e muore annegata. Nell'ultima scena la regina beve il vino avvelenato preparato per il figlio, e Amleto si vendica di Claudio solo quando è già ferito a morte.

Il dubbio, insomma, non lo protegge da niente. Rimandare una decisione è già un modo di decidere, e le sue conseguenze arrivano lo stesso, spesso anche per chi ci sta vicino. È l'insegnamento più duro dell'opera, ed è anche il motivo per cui Amleto resta una tragedia: ogni volta che il principe sceglie di non scegliere, il conto lo pagano anche gli altri.

"Essere pronti è tutto"

Eppure, alla fine, Amleto cambia. Nell'ultimo atto torna in Danimarca diverso: meno tormentato, quasi sereno. Prima del duello con Laerte, l'amico Orazio gli dice che, se ha un brutto presentimento, può ancora tirarsi indietro. Lui risponde con alcune delle parole più belle della tragedia: c'è una provvidenza speciale anche nella caduta di un passero. Se deve succedere ora, non succederà dopo; se non succederà dopo, succederà ora. Essere pronti è tutto.

È la sua ultima lezione, e la più profonda. Amleto smette di pretendere di sapere tutto prima di agire. Accetta che una parte di incertezza farà sempre parte della vita, e che la certezza perfetta, quella che ha inseguito per cinque atti, non arriverà mai.

Il dubbio amletico, alla fine, non si risolve con una risposta. Si scioglie quando si accetta di vivere anche senza.

Ti piacciono notizie come questa?
Aggiungici ai preferiti su Google, seguici sul canale WhatsApp o su Google News.
@gianmarcodeusebi ‘il Barbero de Roma’ svela 12 segreti di Roma: dal s***o al cornetto

Sesso, scandali, intrighi, curiosità e leggende: Roma nasconde storie nella sua storia millenaria che sembrano uscite da una serie TV. Scoprile nella seconda parte di #Screenshot (ft Azzykky)

Guarda il video