Illustrazione di una ragazza alla fermata dell'autobus con zaino, telefono e fogli appoggiati sulla panchina
Immagine realizzata con AI

Se il tuo bisogno di controllo ti fa dare di matto per un voto, un messaggio o un bus in ritardo, Epitteto e lo stoicismo partono da una distinzione precisa: alcune cose dipendono da te, altre no.

La distinzione apre il primo capitolo del Manuale di Epitteto: "Alcune cose sono in nostro potere, altre no. In nostro potere sono l'opinione, l'impulso, il desiderio, l'avversione e, in una parola, tutto ciò che è opera nostra. Non sono in nostro potere il corpo, i beni, la reputazione, le cariche e, in una parola, tutto ciò che non è opera nostra".

Più che rinunciare al controllo, l'insegnamento chiede di capire dove ce l'hai davvero e lì concentrare le energie. Il nome stesso viene dalla Stoa Poikile, il portico dipinto dove i filosofi si riunivano a discutere in uno spazio pubblico e aperto.

Indice

  1. Le due colonne prima di una verifica
  2. Il contrattempo da dieci secondi
  3. Il messaggio senza risposta
  4. Separare impegno e voto
  5. Il riepilogo serale della rabbia

Le due colonne prima di una verifica

La sera prima di un compito in classe il bisogno di controllo lavora a pieno regime: ripassi tutto, poi ripassi di nuovo, poi provi a indovinare cosa chiederà il prof. Allora prendi un foglio e dividilo in due colonne: a sinistra cosa dipende da te, a destra cosa no.

Nella prima finiscono cose concrete: quanto ripassi stasera, quali argomenti rinforzi, a che ora vai a dormire, cosa metti nello zaino. Nella seconda ci sono le domande che usciranno, l'umore del prof, il compagno che ti distrae, la difficoltà della prova.

Ecco il passaggio che conta: il ripasso si concentra solo sulla colonna di sinistra. Quella di destra la scrivi per vederla nero su bianco e poi la lasci lì, senza regalarle altro tempo.

È la distinzione del Manuale applicata a una sera qualunque. Tra le cose in nostro potere Epitteto mette l'impulso e il desiderio, cioè le spinte ad agire e ciò a cui aspiri; le domande della verifica stanno invece tra ciò che non è opera tua.

Se ti accorgi che la colonna di destra si allunga, hai un segnale chiaro: stai spendendo energie dove non hai presa. Basta il retro di una fotocopia o le note del telefono.

Il contrattempo da dieci secondi

Ci sono giornate in cui un contrattempo minimo basta a far salire la rabbia: il bus che salta la fermata, il Wi-Fi che cade mentre carichi la consegna sulla piattaforma dell'università, la stampante che si inceppa. La distinzione di Epitteto serve proprio lì, a capire dove conviene intervenire davvero.

Il gesto è semplice: fermati dieci secondi e chiediti se quello che è successo dipende da te. Il bus no, la connessione del palazzo nemmeno, quindi la rabbia che ti sale non ha niente da sistemare.

Epitteto spiega bene da dove arriva quel fastidio: "non sono gli eventi a turbarci, ma le opinioni che abbiamo su di essi". Il ritardo resta un ritardo; il dramma lo aggiunge il giudizio che ci costruiamo sopra.

Dopo i dieci secondi, se la risposta è no, decidi solo la prossima mossa. Scrivi al prof che arrivi tardi, attivi l'hotspot dal telefono, controlli l'orario della corsa successiva.

Una mossa, una sola: il resto della giornata può aspettare. Capita che basti questo per passare dal "perché proprio a me" al "ok, cosa faccio adesso", che è esattamente il terreno su cui hai presa.

Il messaggio senza risposta

Hai scritto a qualcuno, un amico dopo una discussione, una compagna per il gruppo di studio, un docente per il ricevimento, e da lì controlli le spunte ogni cinque minuti.

Nel Manuale la reputazione sta tra le cose che non sono in nostro potere. Lo stesso vale per i tempi, l'umore e le priorità degli altri: puoi influenzarli con quello che scrivi, ma quando e come rispondere lo decidono loro.

Allora sposta l'attenzione su quello che controlli: quanto è chiaro e gentile il tuo messaggio. Prima di inviarlo rileggilo una volta e chiediti se si capisce cosa chiedi, se il tono è quello giusto, se manca un'informazione.

Una volta inviato, il tuo pezzo di lavoro è finito. Smetti di controllare le spunte e torna a quello che stavi facendo: se e quando rispondere lo decide l'altra persona, e quei tempi restano suoi.

Vale anche per le opinioni altrui in generale. Cosa pensano di te lo decidono gli altri; tu decidi come rispondi e quanto peso dai a quel giudizio rispetto al tuo.

Separare impegno e voto

Il voto di un'interrogazione è il caso più chiaro di una cosa che puoi influenzare senza controllarla del tutto. Lo stesso schema vale per la salute: mangiare bene è una scelta tua, ma non ti mette al riparo da ogni malattia.

Gli stoici ragionano così: la scelta di impegnarti dipende da te, il risultato finale no. Ci sono di mezzo la domanda del prof, il suo metro di giudizio, la giornata storta in cui ti si blocca la voce.

Per questo, dopo un'interrogazione, prova un esercizio in due tempi. Prima dai un voto tuo alla preparazione: quanto avevi studiato, cosa sapevi bene, dove sei inciampato. Solo dopo guardi il voto sul registro.

Il confronto tra i due numeri è uno spunto per riflettere. Se il tuo è basso, cerca cosa migliorare; se il tuo è alto e quello del prof no, rivedi la prova prima di concludere che lo scarto dipendeva solo da fattori esterni.

Il voto conta lo stesso, sia chiaro. Per gli stoici salute, soldi o successo hanno un loro valore: è razionale preferirli ai loro contrari e lavorarci, finché non metti in gioco il tuo carattere.

La bussola la dà Epitteto stesso: "Prima di' a te stesso che tipo di persona vuoi essere, poi fai quello che devi fare". Come chi fa sport, che prima sceglie la disciplina e poi si allena.

Il riepilogo serale della rabbia

L'ultimo esercizio si fa prima di dormire, prima di spegnere il telefono. Prendi un quaderno o le note e annota i momenti in cui ti sei arrabbiato durante la giornata, anche quelli piccoli.

Accanto a ciascuno scrivi una sola etichetta: dipendeva da me o no? Il bus in ritardo va nella seconda categoria, la risposta acida al compagno di banco nella prima.

Poi scegli un comportamento da cambiare domani, uno solo, preso dalla lista "dipendeva da me". Rispondere con calma alla prossima battuta, preparare lo zaino la sera, scrivere al prof prima invece di aspettare.

Seneca faceva qualcosa di molto simile. Nel De ira, il suo trattato sulla rabbia, racconta che ogni sera, spenta la luce, ripercorreva la propria giornata chiedendosi quali difetti avesse corretto e dove avesse sbagliato.

Le prime sere la lista può sembrare lunga, e il senso di colpa è dietro l'angolo. Lo stoicismo però è una pratica: l'obiettivo è diventare la persona che vuoi essere, e la serenità arriva come effetto collaterale. Stasera bastano tre righe e una scelta per domani.

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